13:42 – 10/11/09 – La carica del personal prof: è boom per le lezioni private…

Personal Teacher
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Di Vera Schiavazzi

10 Novembre 2009 – Dalla terza elementare (ma qualcuno comincia anche prima) alle “consulenze tesi”: bambini, ragazzi e giovanotti incapaci di studiare da soli, bocciati una prima volta o a rischio di finire l’anno con due o tre “debiti scolastici” tornano ad alimentare un fiorente mercato. Lezioni private, ripetizioni, aiuto scolastico. Siamo davanti ad un vero boom con le famiglie italiane in corsa per i “personal prof”.

Ognuno si definisce come vuole, e si fa pubblicità su siti dedicati praticamente in ogni città senza – per altro – neppure l’ombra di una qualsivoglia forma di tassazione. Il risultato è in una spesa che – secondo Adoc e Codacons, le prime associazioni di consumatori ad aver lanciato l’allarme – oscilla tra i 1.000 e i 2.100 euro all’anno per le famiglie dei liceali che hanno almeno un’insufficienza, cioè una su quattro. Dai 20 ai 40 euro il costo orario, con medie che variano dalle due alle sei ore settimanali di lezioni e aumenti fino al 20% per chi sceglie un docente, in servizio o in pensione, rispetto al più economico studente universitario.

Tornano così nelle famiglie italiane, a fronte delle ondate di panico seminate dai primi 4 in latino o matematica raccolti nei licei dell’era-Gelmini, figure che parevano scomparse, e c’è chi riscopre la parola “precettore”, come nelle famiglie abbienti di cinquanta o cento anni fa: Augusto Monti e Franco Antonicelli, per esempio, lo furono a lungo in casa Agnelli. Un elemento di censo che si introduce nel sistema educativo pubblico (non tutti possono permettersi spese come queste), un segnale della grande ansietà e dell’importanza che madri e padri attribuiscono al curriculum scolastico dei figli, ma – anche – una fonte di reddito per migliaia di studenti, precari a vita o insegnanti delusi dalla scuola pubblica. “Con cinque allievi diversi, quattro liceali e uno di terza media, riesco a mettere insieme tra gli 800 e i 1.000 euro al mese – racconta Michele, torinese, neo laureato e collaudatissimo ripetitore di latino – ora sto provando con i concorsi e i colloqui nelle scuole private”. Michele conclude il suo racconto dicendo di esser “tentato di puntare molto su questo tipo di lezioni, perché alla fine rendono meglio. Le mamme si passano il mio numero di telefono, io cerco di entrare in sintonia con i ragazzi ma anche di ottenere il risultato: la promozione a fine anno”.

Qualcuno però non si commuove affatto di fronte a una potenziale fonte di lavoro per i giovani, come Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Cgil-Flc, l’organizzazione sindacale che raccoglie 190.000 iscritti tra docenti e personale scolastico: “Il boom delle lezioni private è la prova che si sta destrutturando, pezzo dopo pezzo, il sistema pubblico. I corsi di recupero nelle scuole praticamente non ci sono più perché mancano i soldi per pagarli, gli insegnanti sono demotivati, l’idea vincente è che la scuola è tanto più seria quanto più boccia, mentre noi crediamo esattamente il contrario, e cioè che la missione culturale e educativa sia quella di portare quanti più studenti possibile alla fine del percorso. Invece, stiamo tornando a una scuola che esclude soprattutto i più deboli e i più svantaggiati”.

Tilde Giani Gallino, la più autorevole esperta italiana di psicologia dell’età evolutiva, ritiene invece che nel ritorno del ‘ripetitore’ possa esserci qualcosa di buono: “Quarant’anni fa queste figure erano importanti, e di solito se ne occupavano i vecchi insegnanti o i maestri in pensione, con matematica, latino e greco a far la parte del leone. Oggi, probabilmente, molti professori in servizio non hanno più tempo per arrotondare lo stipendio in questo modo, e il testimone è passato soprattutto agli universitari. Questi giovani possono essere un modello per i ragazzini: sono più grandi di loro, ma non ancora adulti, entrano facilmente in comunicazione, si scambiano mail o notizie musicali… E c’è anche un altro messaggio: il ragazzo di 20 o 22 anni che viene a darti lezioni è qualcuno che ancora studia ma intanto lavora per rendersi autonomo, come anche tu potrai fare tra pochi anni”.

Ma reclutando ripetitori in abbondanza non si rischia di rendere bambini e ragazzi ancora meno autonomi e responsabili nei confronti dello studio? “Il rischio c’è – risponde Giani Gallino – ma discende direttamente dal fatto che, oggi, fin da bambini tutto viene concesso senza alcuno sforzo. I genitori, da parte loro, hanno più impegni di un tempo e pur essendo più attenti al rapporto con i figli preferiscono condividere con loro il tempo libero, le attività più divertenti piuttosto che i compiti per il giorno dopo. A questo punto, un elemento esterno può aiutare tutti”. E Silvia Ciairano, ricercatrice all’Università di Torino che si occupa di psicologia dello sviluppo, sottolinea: “A bambini e ragazzi può far bene chi si confronta con loro e li stimola a studiare meglio, non qualcuno che li sostituisca nei compiti, come troppo spesso fanno anche certe madri. Oggi il timore della frustrazione è molto, troppo forte in tutti, genitori e figli, e non si dà più agli insegnanti la giusta fiducia: a questo punto le lezioni private possono diventare uno strumento per ‘proteggerè i figli da un professore ‘cattivo’, il che è invece decisamente sbagliato”.

Mentre il dibattito continua, però, siti e bacheche di annunci si riempiono di indirizzi, distribuiti online (su siti come studenti.it o bakeca) ma anche attaccati fuori dalle scuole, dal panettiere o direttamente nelle bacheche degli istituti: “Sono una giovane biologa disponibile a impartire lezioni private in tutte le materie scientifiche a ragazzi delle medie e superiori. Metodo di studio mirato e innovativo. Cordiale e socievole, prezzi invitanti”, come a dire che perfino gli insegnanti privati devono dichiararsi non troppo severi. Oppure: “Ciao, sono un ragazzo di 25 anni con laurea specialistica in ingegneria. Mi reputo una persona molto preparata, paziente e in grado di mantenere gli impegni presi”. Segue elenco delle materie disponibili, come nel menù di un ristorante. Stranamente, nessuno tra i giovani e meno giovani aspiranti ripetitori si propone di aiutare i giovani lacunosi a realizzare l’unico obiettivo che forse servirebbe davvero, cioè imparare a studiare per conto proprio, a leggere correttamente un libro scolastico, a impegnarsi con una parvenza di metodo. Conta il risultato finale: tu paghi e io faccio prendere a tuo figlio almeno 6, le vacanze estive sono garantire e nessuno si farà male.

“I più ‘colpitì da questo mercato, rigorosamente in nero, sono i ragazzi dei licei classici e scientifici, o meglio i loro genitori – conferma Mauro Antonelli del Codacons – E se il boom è arrivato negli ultimi due anni è perché questo tipo di scuole non è in grado di offrire nulla al di là dell’orario, tanto meno d’estate quando si dovrebbe ‘recuperarè in corsi di quindici ore dove spesso si accorpano insieme tre o quattro classi o interi raggruppamenti di materie. Così, chi ha un figlio che inizia il liceo si rassegna e mette in preventivo almeno 500 euro di lezioni nella materia più difficile”. Nelle grandi città, soprattutto al nord, è partita una sorta di riscossa: torna il doposcuola, negli oratori e nelle chiese evangeliche, nascono ‘punti studio’ nelle circoscrizioni per chi cerca soprattutto qualcuno che assista i bambini nei compiti. Ma soltanto il 5% dei ragazzi, e solo fino alla terza media, ha a disposizione una simile possibilità. Per gli altri, e per le mamme e i papà che devono scegliere, la scelta è chiara: lezioni a pagamento o rischio bocciatura.

Fonte: La Repubblica

01:45 – 09/11/09 – E il Dirigente disse alla Docente Disabile: Alzati e Cammina..

Sintesi della Conferenza-stampa del CO.NA.M.BO.S. (Comitato Nazionale Contro il Mobbing-Bossing Scolastico) tenutasi a Roma il 31/10/09.

E il Dirigente Scolastico disse alla Prof. disabile: “Alzati e cammina”. Ma lui, a differenza di Cristo, le fece pure un Ordine di Servizio e un Addebito disciplinare perché si rifiutava comunque di obbedirgli salendo le scale.

È solo una delle tante storie di follie, abusi, crimini ed illegalità di vario genere che da anni si consumano da parte di troppi Dirigenti Scolastici (DS) affetti da delirio di onnipotenza nell'odierna Scuola Pubblica ormai completamente Feudalizzata da 10 anni di Autonomia (nell'indifferenza quando non con l'attiva complicità delle gerarchie e dell'intera Amministrazione Scolastica).

Una delle tante che si sono scambiati docenti ed altri dipendenti della Scuola Pubblica provenienti da Centro, Nord e Sud Italia, membri del nostro Comitato, riunitisi ieri mattina a Roma nei pressi della Stazione Termini per documentare con una casistica sconcertante il tema che si erano dati per l'incontro:
“10 ANNI di AUTONOMIA SCOLASTICA (1999-2009): SCUOLA DEMOCRATIZZATA o FEUDALIZZATA? GRIDO D’ALLARME e PUBBLICA DENUNCIA SUL PREOCCUPANTE
DEGRADO di LEGALITA’, DIRITTO, DEMOCRAZIA, CRESCENTI LIVELLI di OMERTA' INTIMIDAZIONI NELLA SCUOLA PUBBLICA POST-AUTONOMIA!”
(vedi in allegato il “manifesto” completo distribuito come invito per l'incontro).

Tema che appare proprio appropriato e niente affatto esagerato alla luce delle tantissime e documentate esperienze che sono circolate ieri all'incontro romano.

Il Prof. Ingegner Paolo Spinelli, docente di Scuola Superire a Milano, ci ha rivelato come pur di ”far fuori” un docente scomodo come lui che “pretende” il rispetto della Legge e del Diritto a Scuola e coprire varie irregolarità da lui scoperte il DS ha cercato di incastrarlo in tutte le maniere, l'ultima addebitandogli un'inesistente aggressione ad una bidella “compiacente” che ha poi pure chiamato il 118, ma poi tutta la messinscena è caduta.

Guardacaso identica esperienza e stesso espediente messo in atto 2 anni fa a carico del Maestro Adriano Fontani a Siena quando scoprì e denunciò in sede sindacale e nel Collegio dei Docenti l'irregolare ed iniqua spartizione di potere e degli incentivi del Fondo di Istituto nella sua Scuola, ciò che diede inizio ad un'ondata persecutoria di 3 ridicole sanzioni disciplinari in un mese seguite dalla solita quadristica Ispezione prefabbricata per licenziarlo di cui è maestra la Scuola in tutta Italia a carico dei docenti scomodi. Ha raccontato di un DS che ha trasferito in altra sede e contestato un addebito disciplinare ad una bidella che si rifiutava di smaltire i pannolini di una maestra che essa lasciava a giro in una Scuola dell'Infanzia.

Il Segretario Regionale della Campania del Gilda, il Prof. Gaetano Mattera da Napoli, oltre ai clamorosi abusi citati nel titolo, ci ha confermato, come da noi denunciato da anni la totale impunità di cui godono i DDSS, inamovibili qualunque violazione compiano. In provincia di Benevento, ha denunciato, un DS resta al suo posto nonostante 4 condanne del Tribunale del Lavoro per i suoi abusi e favoritismi di persone a lui vicine e nonostante che abbia pagato a carico del Fondo di Istituto le spese di giudizio alla controparte stabilite dal Tribunale. Oltre a confermare gli innumerevoli falsi che si commettono nei “bugiardoni”, i Verbali della Scuola, in tutta Italia.

Atteggiamento di impunità e copertura da parte dell'Amministrazione pienamente confermato da ciò che sta accadendo in una Scuola Superiore di Modica, come documentato per iscritto dal Segretario Provinciale di Ragusa del Gilda Professor Raffaele Brafa, insieme ad un messaggio trovatosi poi impossibilitato a partecipare all'incontro. Nonostante che il DS di quella Scuola ed il suo Collaboratore abbiano già collezionato ben 5 condanne in sede penale e civile per abusi vari sui docenti che esigevano il rispetto della Legalità essi restano a loro posto mentre uno di loro che di tali abusi è stato vittima è stato sanzionato dall'Amministrazione con la sospensione dal servizio e dallo stipendio per 3 giorni.

Il Segretario scolastico (DSGA) della provincia di Salerno Vincenzo Serra ci ha raccontato come talvolta i Dirigenti Scolastici ignorino tante leggi nella Scuola ove si insegna “educazione alla legalità” e siano incapaci di svolgere l'importante incarico dirigenziale cui sono preposti, omettendo atti dovuti e violando precise disposizioni di legge e contrattuali in materia di tutela della salute sul posto di lavoro (stress lavoro correlato) e di importanti diritti (ferie, diritto all'integrità fisica e personalità morale ex art. 2087 c.c…) e spesso tollerano l'affermarsi, anzi incoraggiano ed usano nell'ambiente scolastico, della vile “legge del branco” che si estrinseca in comportamenti ingiuriosi e calunniosi a danno di chi è preso di mira perché vuole svolgere con correttezza l'attività che gli compete e ha l'unica colpa di turbare equilibri derivanti da una determinata sottocultura ambientale, attecchita anche nelle scuole. Una scuola così può contribuire a formare i futuri cittadini?

Il Professor Piero Caluori da Firenze ha confermato da una parte che un pesante clima di paura, ricatto ed intimidazione esiste in tante Scuole dove nessuno osa criticare o contrapporsi allo strapotere dei moderni DDSS e dall'altra che chi lo fa, insistendo sul rispetto della Legge e del Diritto e promuovendo democrazia viene preso di mira con raffiche di sanzioni, perseguitato con cinismo, cacciato via per “incompatibilità ambientale” e calunniato sistematicamente dall'Amministrazione scolastica per delegittimarlo agli occhi dei colleghi.

Alla luce di mille simili esperienze, anche più gravi ma tutte documentatissime, che il nostro Comitato ha raccolto in tutta Italia in 3 anni di attività una misura appare ineludibile per porre argine agli abusi e difendere le vittime:

Stabilire sistemi di controllo e valutazione sull'operato dei ddss degli oltre 10.000 istituti scolastici italiani, la loro punibilita', sanzionabilita' e rimozione in base a precisi criteri di legalita' e diritto. inoltre che tutti essi siano preventivamente e regolarmente sottoposti a quelle visite di idoneita' mediante accertamenti psichiatrici che invece troppo spesso, come vessatoria persecuzione, essi ingiustificatamente chiedono a carico di tutti quei docenti scomodi che pretendono legalita', diritto e democrazia in quella scuola che deve educare e formare i cittadini di domani.

Maestro Adriano Fontani

18:10 – 08/11/09 – Sette! (ma non è un numero): Il Lavaggio Istituzionalizzato del Docente…

Circolare Ministeriale - 26 giugno 1998 -  Prot. N.4942 dell 8 Luglio 1998
Circolare Ministeriale - 26 giugno 1998 - Prot. N.4942 dell' 8 Luglio 1998

del Maestro Adriano Fontani

La Ricostruzione di un fatto: quando l'ex-Ministero della Pubblica Istruzione incaricò Scientology…

In italia il più grande ente pubblico statale, la più grande azienda nazionale, MPI-MIUR, con Scientology stipulò una convenzione onde i seguaci di Ron Hubbard tenessero corsi di aggiornamento e formazione per docenti di ogni ordine e grado.

Premetto che la nostra Amministrazione è un mostro di proporzioni mondiali, ingestibile e clientelare, un mastodonte verticistico ed autoritario, troppo spesso inosservante di leggi e regolamenti, prima vera causa di mobbing-bossing, una Istituzione Pubblica centralizzata che per la sua elefantiacità e mastodonticità non ha uguali nel mondo: 1.310.000 dipendenti. Il più grande Ente pubblico degli USA, il Dipartimento della Difesa (il Pentagono), militari inclusi, ha meno della metà dei dipendenti: 652.400. Negli Usa (4 volte i nostri abitanti) il Ministero-Dipartimento dell'Educazione conta 4.573 dipendenti.

Una delle conseguenze di tanta mole sono clientelismo, ingestibilità, incontrollabilità e favoritismi: solo un simile ente poteva stipulare una convenzione con quella che a giudizio di tutti è in assoluto di gran lunga la più pericolosa tra le grandi, ricche sette religiose multinazionali: Scientology, fondata da Ron Hubbard.

Ricordo che in data 16-7-2007, su diretto invito del Presidente Luciano Violante, fui personalmente audito in Commissione Affari Costituzionali della Camera proprio sulla pericolosità delle Grandi Sette internazionali (audio su Radio Radicale e resoconto stenografico facilmente reperibili su Internet, digitando Maestro Adriano Fontani).

In quel caso era in gioco un'altra potente Setta, anch'essa, diversamente che in Italia, non riconosciuta legalmente nella più avanzata ed avveduta Francia, la CCT di Geova con la quale pure il MPI-MIUR (stando a 5 diversi Casi documentati successi in diverse parti d'Italia dal 1990 al 2007) ha strani ed ambigui rapporti di sudditanza.

Una Circolare del Viceministro Carla Rocchi (allora MPI Luigi Berlinguer), datata 26 giugno 1998 (Prot. N.4942 dell’ 8 Luglio 1998), stabiliva che la Commissione degli Ispettori Tecnici aveva dato parere favorevole in data 16.6.1998 ad attività di aggiornamento e formazione dell'Associazione A.N.C.I.M., parte di Scientology, avente come tema le tecnologie di comunicazione di Ron Hubbard, (fondatore appunto di Scientology). La circolare specificava pure che la frequenza a tale Corso, a Roma, dava diritto agli incentivi economici e di carriera previsti dal CCNL.

La pericolosità di Scientology, in quanto a distruzione della personalità, plagio, manipolazione mentale, subornazione, induzione al suicidio e mobbing, è ampiamente comprovata. Resta da chiedersi dietro quali eventuali lauti compensi la ricchissima setta abbia ottenuto simili permessi, autorizzazioni e riconoscimenti da un ente che, come la scuola pubblica, ha come unica finalità quella educativa, ma che, a sua volta vede essa stessa e non pochi suoi dirigenti sempre più spesso perdere cause, subire ricorsi, condanne penali e civili e pagare risarcimenti danni nei tribunali italiani per casi di mobbing, bossing, abusi d'autorità e violazione delle leggi.

Adriano Fontani

N.d.r.: usanze del genere continuano, purtroppo, ad attraversare – immutate – intere generazioni di governi, partiti, istituzioni e ministeri.

16:23 – 08/11/09 – E il Preside Ordinò: Leopardi non s'ha da fare!

Sempre caro mi fu...
Sempre caro mi fu...

Prof. Piero Caluori – Firenze

In Firenze, Istituto d' Istruzione Superiore (?), 06 novembre 2009, consiglio di classe di una Vª che dovrà sostenere a fine anno l’esame di maturità.

Il preside ingiunge al professore d' italiano, di anni 62 e con decenni d' insegnamento, di non trattare Leopardi e le sue opere risultando agli alunni, a suo parere, troppo difficile.

Il professore – uno dei pochi rimasti tra il gregge ovino – richiama al tale dirigente la sua esperienza e la costituzionale libertà d' insegnamento.

Il preside, pronto, gli ricorda che lui è il suo datore di lavoro. Quindi…

Silenzio impaurito degli altri docenti presenti, il tal alieno professore dichiara che Leopardi continuerà certamente a proporre e trattare.

P.S.: questo messaggio non è per chi pecora s' è fatto ed altro non sa che farsi mungere e tosare.

Prof. Piero Caluori – M.M.Q.F. del Comitato Nazionale contro il Mobbing Scolastico.

18:05 – 04/11/09 – Che Cosa si Nasconde dietro a un Crocifisso…

Mappa Mondiale della Percezione della Corruzione...
Mappa Mondiale della Percezione della Corruzione... (clicca sull'icona per ingrandire)

La Chiesa costa ogni anno ai contribuenti italiani circa 4 miliardi e mezzo di euro. Più del costo del sistema politico. Mezza finanziaria. Quella che presentiamo qui non è che la stima ottimistica. Ce ne sono alcune che arrivano anche a 9 miliardi di euro all’anno.

 L’otto per mille, grazie ad un meccanismo messo a punto a metà degli anni 80 da un consulente del governo Craxi di nome Giulio Tremonti, assegna alla Chiesa Cattolica anche le quote di chi non ha espresso alcuna preferenza. Per fare un esempio, fatta 100 la base dei contribuenti, se ce ne sono 40 che mettono una croce su uno dei destinatari possibili dell’8 per mille, e 30 di questi scelgono la Chiesa Cattolica, i tre quarti degli altri 60 contribuenti che non hanno espresso alcuna preferenza – ben 45 persone – si troveranno a devolvere il loro 8 per mille al Vaticano. Da 30 preferenze reali a 75 con un colpo di bacchetta magica degno di Harry Potter. Un giochetto che porta nelle casse della Chiesa Cattolica circa un miliardo di euro ogni anno. Nel resto dell’Europa diversamente religiosa, naturalmente, la contribuzione è non solo volontaria, ma le quote derivanti dalle preferenze non espresse restano allo Stato.

Se siete deboli di cuore non leggete la prossima frase. L’Art.47 della legge 20 maggio 1985, n. 222 stabilisce che ogni anno, entro il mese di giugno, lo Stato corrisponde alla Conferenza Episcopale Italiana un anticipo calcolato sulle preferenze espresse dell’anno precedente. Avete capito bene: voi anticipate ogni anno le tasse e l’Iva sulla base dei vostri guadagni passati e della presunzione di quelli attuali. Se non avete guadagnato dovete giocoforza andare a rubare. Lo Stato, viceversa, prende i vostri anticipi e li anticipa alla Chiesa Cattolica. Che glieli abbiate dati o meno. Nel 2007 abbiamo anticipato alla CEI 354 milioni di euro.

 Un altro miliardo se ne va per gli stipendi ai circa 22 mila insegnanti di quella che impropriamente viene chiamata ora di religione. In realtà, anche tecnicamente, si chiama Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), anche se lo stato non sa bene cosa effettivamente si insegni durante le lezioni, come sostenne lo stesso Berlinguer in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana. Quello che è certo è che i docenti – pagati dallo Stato italiano – che si azzardano ad accennare alla storia delle altre religioni o a diverse concezioni del mondo, vengono licenziati.


 Almeno 700 milioni vengono versati da tutti noi per le convenzioni su scuola e sanità. Nel solo 2004, le scuole cattoliche hanno beneficiato di 258 milioni di euro di finanziamento, 44 milioni per le cinque Università cattoliche, 20 milioni per il Campus Biomedico dell’Opus Dei, portati a 30 dall’anno successivo. Con la circolare ministeriale 38/2005, le scuole non statali hanno raddoppiato le elargizioni: 527 milioni di euro, portati a 532,3 milioni a fronte dei tagli all’istruzione. Si impoverisce l’istruzione per tutti, si arricchisce l’istruzione per pochi. Più siete ignoranti, più siete propensi a votare per maghi, ballerine, showgirl e presentatori.

Le convenzioni pubbliche con gli ospedali cattolici ammontano poi a un altro miliardo di euro. Quelle con gli istituti di ricerca a circa 420 milioni mentre le case di cura raggranellano la bellezza di 250 milioni di euro.
 Poi ci sono le regalie una tantum. Il Giubileo è stato finanziato con quattro spicci: 3500 miliardi di lire. Uno degli ultimi raduni di Loreto ci è costato 2,5 milioni e così via, per una media annua di circa 250 milioni di euro.

 Il mancato incasso dell’Ici vale circa 700 milioni di euro all’anno, ma c’è chi – per esempio Piergiorgio Odifreddi – valutando il patrimonio immobiliare della Chiesa in alcune centinaia di miliardi di euro, arriva a considerare il mancato gettito fiscale pari ad almeno 6 miliardi di euro. Lo sconto del 50% su Ires, Irap e altre imposte ci costa più o meno 500 milioni. L’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, con i suoi 40 milioni di pellegrini che ogni anno vanno avanti e indietro dall’Italia, ammonta ad altri 600 milioni di euro.

 A questi dati, aggiungo i 52 milioni di euro che ho calcolato personalmente nell’articolo Tele-Vaticano: il subappalto alla Chiesa Cattolica di oltredueterzi del palinsesto del servizio pubblico televisivo, che il trattato di Amsterdam ci obbliga a ricollegare direttamente alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società, e all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione.

 Non esiste un altro paese che spende altrettanto per il costo di una religione. Nessun altro paese laico, perlomeno.

A fronte di tutto questo, ieri la Chiesa Cattolica ha diramato un comunicato dove afferma che “non è certo espressione di laicità, ma la sua  degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione”. Non oso immaginare quale tributo di sangue dovremmo pagare se non fossimo ostili a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione. L’Avis al confronto è uno spaccio di succhi di frutta.

 Ovviamente non sono tutte rose e fiori. Anche la Chiesa, come la RAI fa con l’AGCOM, deve inviare un resoconto dettagliato allo Stato italiano sull’utilizzo delle somme derivanti dall’incasso dell’otto per mille. L’articolo 44 della legge 20 maggio 1985, n. 222 dispone che la Conferenza Episcopale Italiana trasmetta annualmente all’autorità statale competente il rendiconto relativo all’effettiva utilizzazione delle somme di cui agli articoli 46, 47 e 50, terzo comma, della stessa legge.

 Se avete presente gli spot elettorali della CEI per incentivare la preferenza sull’otto per mille, quelli con la musica strappalacrime e i bambini africani che spalancano enormi occhioni scuri provati dalla fame, sapete bene che il mantenimento delle missioni e gli interventi caritativi nel mondo sono un argomento efficacemente usato per convincervi ad apporre la famigerata x. Stupisce quindi che gli interventi caritativi a favore dei paesi del terzo mondo, nel rendiconto relativo all’utilizzazione delle somme pervenute nel 2007, assommino a soli 85 milioni di euro, circa l’8% del totale ricevuto. C’è poi un 12% utilizzato per interventi di carità in Italia e il resto serve all’autofinanziamento: il  35% va agli stipendi dei quasi 40 mila sacerdoti italiani, mentre mezzo miliardo all’anno viene speso per imperscrutabili esigenze di culto, spese di catechesi, attività finanziarie ed immobiliari. “Il Vaticano è il più ricco Stato del mondo per reddito pro capite.” [Curzio Maltese, La Questua, Feltrinelli]

 “La Chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo.”
 No, non l’ho detto io. L’ha detto trent’anni fa un teologo progressista: Joseph Ratzinger.

 Credete ancora che il vero problema siano i crocifissi nelle aule?

Fonte: ByoBlu – Il Blog di Claudio Messora

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Sto ascoltando: Franco Battiato – Inneres Auge
via FoxyTunes

20:18 – 02/11/09 – Precari Scuola: Sit-in di Protesta Sedi RAI Regionali

Questa la noterebbero subito...
Questa la noterebbero subito...

Il CPS Coordinamento Precari Scuola indice per venerdì 6 novembre un sit-in contemporaneo in tutta Italia davanti alle sedi regionali della RAI per protestare contro l'oscuramento mediatico di cui siamo stati vittime.

Da più di un anno, i precari di tutta Italia si sono mobilitati per protestare contro i tagli all'istruzione. In realtà, la nostra lotta per la difesa della scuola pubblica statale e del nostro posto di lavoro dura da più di un anno, da quando, cioè, si è palesato il progetto del governo di smantellare il sistema pubblico di istruzione, formazione e ricerca. Lo scempio che ora è sotto gli occhi di tutti era prevedibile fin da allora, da quando, con la Legge 133, si è ha deciso di tagliare 8 miliardi di euro alla scuola, con conseguente riduzione dell'organico di 87.000 docenti e 43.000 ATA in tre anni. Il destino di noi precari, da allora, è segnato: una parte consistente di noi verrà estromessa definitivamente dal mondo della scuola.

La drammaticità della nostra situazione, però, è stata taciuta dai mezzi di informazione. Per rompere il muro di silenzio che per lungo tempo ha circondato le nostre mobilitazioni, abbiamo dovuto mettere in atto le forme più eclatanti di protesta, dalle occupazioni dei provveditorati ai presìdi permanenti, dagli incatenamenti agli scioperi della fame. Siamo dovuti ricorrere a forme di mobilitazione ad alto impatto mediatico, per avere i riflettori puntati su di noi per qualche giorno. Ma, passati i momenti più “caldi”, è calato nuovamente il sipario sul precariato scolastico. Persino la nostra manifestazione nazionale del 3 ottobre, salvo rare eccezioni, è passata sotto silenzio ed è stata completamente oscurata proprio dalla manifestazione per la libertà d'informazione. Certo, non sono mancate interviste, foto, riprese, ma di tutto questo materiale ben poco è stato effettivamente mandato in onda dalle televisioni o pubblicato sui giornali. Se si è parlato di scuola, lo si è fatto per lo più facendo sentire una sola campana, quella del governo e del ministro dell'istruzione, che mistificano la realtà e presentano come provvidenziali provvedimenti che in realtà distruggono la scuola.

Se i mezzi d'informazione si occupassero di come la scuola primaria sta vivendo il primo anno con il maestro unico e di quali scenari si prospettano con i nuovi Licei e i nuovi istituti Tecnici e professionali, con inchieste ed analisi precise, raccontando ciò che veramente sta accadendo, dietro i grembiulini, il voto in condotta e il “salvaprecari”, non avremmo bisogno di salire sui tetti o di metterci in mutande davanti ai provveditorati.

Chiediamo, dunque, alla stampa e ai mezzi d'informazione di raccontare il paese reale, non quello delle “escort” e dei festini, ma quello delle lotte sociali e delle mobilitazioni dei lavoratori. Noi continueremo la nostra battaglia per il ritiro dei tagli, per la difesa del diritto al lavoro e del diritto allo studio sanciti dalla Costituzione, e lo faremo mettendo in campo tutte le forme di mobilitazione che riterremo opportune.

Chiediamo dunque che, diversamente da quanto accaduto sino ad ora, i mezzi d'informazione diano adeguato spazio alla voce dei precari ed invitiamo ad aderire e partecipare al sit-in non solo il mondo della scuola, ma anche la società civile e tutte quelle forze che hanno a cuore la difesa della democrazia, della Costituzione e della scuola pubblica statale. La scuola pubblica statale è un patrimonio inestimabile di tutta la società e costituisce, forse, l'ultimo baluardo di democrazia nel nostro paese. La sua difesa, pertanto, è interesse di tutti, non solo dei precari, ed è per questo che i media hanno il dovere di informare.

16:48 – 02/11/09 – I Ragazzi Afgani di Roma Ostiense…

Courtesy TerritorioScuola

Giulio Recco scrive:

Siamo in Afghanistan per combattere i feroci talebani (o per pagarli?). Per salvare donne e bambini. Dei profughi afghani, dei ragazzi afghani, presenti in Italia invece ce ne freghiamo.

“Abbiamo un problema. Quanto è credibile lo Stato Italiano?

In otto anni di guerra in Afghanistan abbiamo speso oltre 2,5 miliardi di euro, inviato nei diversi avvicendamenti dei contingenti almeno 10 mila soldati, con una presenza fissa adesso di 3 mila e 22 di loro sono rientrati in Italia solo in bare di legno avvolte dal Tricolore.

Tutto questo perché, tra i principali obiettivi della missione c’è quello di garantire la sicurezza, una vita quotidiana tranquilla a milioni di afgani.

Ma saremo realmente in grado di mettere in salvo 25 milioni di afgani dalla ferocia dei talebani, dai proiettili degli Ak-47, dagli Ied se nel cuore di Roma alle spalle della stazione Ostiense non siamo in grado di proteggere 150 profughi afgani da pioggia, pulci, topi e soprattutto a preservarne la dignità?

Su di loro, lunedì, incombe l’ennesimo sgombero”.

Fonte: Beppe Grillo Blog | TerritorioScuola InterAzioni.