22:54 – 25/04/11 – UK: Partono i Bastimenti per Terre assai Lontane…

England by the Pound
England by the Pound

Lavorando come Foreign Language Assistant in una scuola nel Regno Unito vi sarà richiesto di aiutare l’insegnante di Italiano durante le lezioni o insegnare a piccoli gruppi di studenti per conto vostro.

L’obiettivo del ruolo è quello di migliorare la capacità degli studenti della comunicazione in italiano e cercare di rendere le lezioni più divertenti discutendo aspetti della cultura giovanile italiana includendo argomenti quali sport, moda, cinema, televisione, stile di vita e feste nazionali.

Questo viene raggiunto creando attività e giochi, usando foto, cartine, e testi tratti sia da giornali che da Internet.

L’esperienza vi consentirà di migliorare la vostra capacità linguistiche in inglese, imparare a migliorare le vostre capacità di comunicazione e vi darà un’esperienza di vita e lavoro nel Regno Unito.

Il sito del British Council chiarisce che la vostra esperienza dipenderà molto a seconda del tipo di scuola nella quale lavorerete, degli insegnanti, degli studenti e dell’area geografica nella quale la scuola si trova. Se avete però entusiasmo e idee per creare le attività durante le lezioni, riuscirete a massimizzare ciò che otterrete dall’esperienza.

È probabile che vi verrà assegnato un insegnante che vi farà da guida, probabilmente nel reparto di linguaggi moderni. In pratica è molto probabile che lavorerete con altri insegnanti che insegnano anche loro italiano.

È possibile che lavorerete per più di una scuola. Infatti il pagamento delle 12 ore lavorative previste da questo tipo di iniziativa è a carico della scuola. Se la scuola quindi non ha abbastanza risorse per pagare 12 ore è probabile che vi condivida con un’altra scuola. Una scuola superiore può ad esempio mandarvi a lavorare presso una scuola materna per un paio di ore alla settimana.

Ovviamente 12 ore alla settimana non sono abbastanza per mantenervi nel Regno Unito. Dovreste quindi pianificare di offrire lezioni private di italiano oppure di trovare un altro tipo di lavoro part-time. Ovviamente dovete fare in modo che questo non vi impedisca di lavorare le 12 ore presso la scuola.

Per quello che riguarda la destinazione geografica, potete scegliere tra 22 regioni del Regno Unito. Ovviamente le regioni di Londra sono molto popolari quindi vi si consiglia di prendere in considerazione anche le regioni meno gettonate per avere più possibilità di essere prescelti. Sulla vostra domanda, vi verrà chiesto di scegliere tre diverse ragioni, io vi consiglio di prendere seriamente in considerazione destinazioni più oscure, sarete piacevolmente sorpresi.

Esiste poi FLAonline, una risorsa on-line, che permette ai Foreign Language Assistants di conoscersi, condividere idee e fare domande.

Per fare domanda per insegnare Italiano nel Regno Unito, dovete contattare il ministero dell’istruzione.

Ministero dell’Istruzione, Universita e Ricerca (MIUR)
Dipartimento per la Programmazione
Direzione Generale per gli Affari Internazionali
Ufficio V
Viale Trastevere 76/A
00153 ROMA
Italy

Telephone: +39 06 5849 2774
Fax: +39 6 5849 3392

In bocca al lupo!

Fonte: ItalianSinFuga

22:01 – 23/04/11 – La Foglia Artificiale del MIT è 10 Volte più Efficiente di quella vera…

Foglia di Tiglio (fonte: Wikipedia)
Foglia di Tiglio (fonte: Wikipedia)
La foglia artificiale del MIT è dieci volte più efficiente di quella vera.

[Traduzione e adattamento in lingua italiana a cura di Davide Suraci] – Parlando al Meeting Nazionale della American Chemical Society in California, Daniel Nocera, professore del MIT, afferma di aver creato una foglia artificiale, realizzata con materiali stabili e poco costosi, che imita il processo fotosintetico naturale.

Il dispositivo è una cella solare avanzata, non più grande di una carta da gioco, che viene lasciata galleggiare in una vaschetta d'acqua. Poi, proprio come una foglia naturale, utilizza la luce solare per scindere l'acqua nelle sue due componenti principali, ossigeno e idrogeno, che sono immagazzinati in una cella a combustibile da utilizzare per la produzione di elettricità.

La foglia di Nocera è stabile – continuativamente per almeno 45 ore senza una diminuzione di attività nelle prove preliminari – e realizzata con materiali ampiamente disponibili e poco costosi – come il silicio, componenti elettronici e catalizzatori chimici. È anche potente: almeno dieci volte più efficiente di una foglia naturale nel realizzare la fotosintesi.

Con un solo gallone (litri 3,78) di acqua, sostiene Nocera, il chip potrebbe produrre abbastanza elettricità per alimentare una casa in un paese in via di sviluppo per un giorno intero. Fornire ogni casa del pianeta di una foglia artificiale significhebbe soddisfare il nostro bisogno di 14 terrawatt con un solo gallone di acqua al giorno.

Tali affermazioni sono impressionanti, ma non sono solo una terra promessa, un pensiero concettuale. Nocera ha già firmato un contratto con una società per commercializzare la sua idea rivoluzionaria. Il colosso indiano Tata Group ha stretto un accordo con il professore del MIT per costruire una piccola centrale elettrica, le dimensioni di un frigorifero, in circa un anno e mezzo.

Questa non è naturalmente la prima foglia artificiale in assoluto. Il concetto di emulazione della natura nel processo di generazione di energia è stato studiato per decenni e molti scienziati hanno cercato di creare delle foglie artificiali nel frattempo. La prima, realizzata più di dieci anni fa da John Turner del National Renewable Energy Laboratory, è stata efficiente nell'emulare la fotosintesi ma è stata costruita con materiali rari e estremamente costosi. È stata anche molto instabile e aveva una durata di vita di appena un giorno.

Per adesso, Nocera sta orientando le sue prospettive verso i paesi in via di sviluppo.

“Il nostro obiettivo è di fornire ogni casa di una propria centrale elettrica”, ha detto. “Possiamo immaginare che entro breve termine i villaggi in India e in Africa, potranno accedere all'acquisto di un conveniente sistema di alimentazione di base basato su questa tecnologia”.

Articolo originale di Mark Brown su Wired: MIT’s artificial leaf is ten times more efficient than the real thing.

12:44 – 23/04/11 – Energy Catalyzer Rossi: mentre Roma si ferma Uppsala raccoglie il 'Testimone'

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Le prestigiose Università Svedesi di Uppsala e di Stoccolma si apprestano a verificare e a validare l'Energy Catalyzer di Rossi e Focardi, mentre dall' Italia continua ancora l'emigrazione di cervelli..

Da un'intervista all'Ing. Andrea Rossi – Rossi: “We will give to the University of Uppsala and to the University of Stockholm our devices to allow them to use the same devices 24 hours per day, to get data regarding the energy production. We trust them, and we know they are really neutral, without binds with competitors of any kind. I personally know them and I have in them total trust.”

Rossi: “Daremo all'Università di Uppsala e all'Università di Stoccolma i nostri dispositivi per consentire loro di utilizzare gli stessi per 24 ore al giorno, per ottenere i dati riguardanti la produzione di energia. Abbiamo fiducia in loro e sappiamo che sono realmente neutri, senza relazioni con concorrenti di qualsiasi tipo. Personalmente li conosco ed ho in loro totale fiducia “.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

00:46 – 10/04/11 – Sergio Focardi: Parla il Padre della Fusione Fredda (Ni-H)

Courtesy TerritorioScuola

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

[Fonte: Città del Capo – Radio Metropolitana] – Il professor Sergio Focardi racconta ai microfoni di Città del Capo – Radio Metropolitana la storia della fusione fredda: dai fallimentari esperimenti di Fleischmann e Pons alle sue intuizioni utilizzando Nickel e Idrogeno. La diffidenza della scienza ufficiale e infine, tre anni fa, l'incontro con l'ing. Rossi e la creazione del prototipo: l'Energy Catalyzer che, secondo Focardi, produce fino a 200 volte l'energia immessa e che sta per essere prodotto in serie.

Focardi 1 – La Storia.

Nella prima parte dell'intervista Focardi ci racconta la storia dei suoi studi e sperimentazioni: dai fallimenti di Fleischmann e Pons col deuterio e il palladio alle sue intuizioni assieme al fisico Piantelli utilizzando Nickel e Idrogeno. Poi lo scetticismo dei suoi colleghi scienziati e una sorta di ostracismo che dura fin quasi ai giorni nostri. L'incontro con l'ingegner Rossi tre anni fa ridà slancio ai progetti che portano poi alla realizzazione del prototipo di reattore presentato il 14 gennaio scorso.

Focardi 2 – La Tecnica.

Nella seconda parte Focardi si addentra in dettagli tecnici e scientifici sulla natura del processo di fusione fredda (Ni-H), raccontando con chiarezza divulgativa (anche ai profani) quello che avviene nel processo di fusione fredda dentro il catalyzer: sono le ipotesi del fisico su come fanno i protoni a penetrare nel nucleo di Nickel (producendo rame).

Focardi 3 – Le Conferme.

Nell'ultimo spezzone di intervista Focardi ha confermato l'interesse di alcuni scienziati Svedesi al procedimento: la loro presenza a Bologna la settimana scorsa quando è stata replicata (davanti a un pubblico di esperti) la dimostrazione del 14 gennaio scorso: anche per i fisici svedesi Kullander e Hessén si tratta di una reazione nucleare (un report molto preciso lo trovate qui). Infine Focardi parla dell'applicazione pratica della loro invenzione: da quelli privati a uso elettrico o di riscaldamento, fino alla centrale in costruzione in Grecia. Per concludere alcune curiosità: sullo speciale composto brevettato da Rossi (il componente segreto…) e su come evitare dispersione di raggi gamma in caso di rottura del Catalyzer.

01:13 – 07/04/11 – Fusione Fredda: Fisici Svedesi a Confronto con Rossi…

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Servizio di Daniele Passerini (Fonte: Blog 22 Passi d'Amore e Dintorni).

Cresce nel mondonemo propheta in patria – la consapevolezza di quanto sia rivoluzionario l'Energy Catalyzer (E-Cat) dell'ingegner Andrea Rossi. In attesa che l'Università di Bologna perfezioni e ufficializzi il contratto di ricerca (finanziato dall'inventore), lo scorso 29 marzo gli scienziati Sven Kullander e Hanno Essén hanno partecipato al test di un E-Cat, nella versione (più piccola di quella vista in precedenza) che verrà utilizzata per allestire le unità da 1 MW, che saranno immesse sul mercato entro l'anno. Col nullaosta di Ny Teknik ho tradotto in anteprima assoluta per l'Italia due articoli usciti stamattina (alle 7.30) sul sito di Ny Teknik e stampati sul settimanale tradizionale. L'articolo contiene il link per scaricare il report scientifico dettagliato della prova, compilato dai due accademici svedesi, che si conclude così: Any chemical process should be ruled out for producing 25 kWh from the content of whatever in a 50 cm3 container. The only alternative explanation is that there is some kind of a nuclear process that gives rise to the energy production.

Ny Teknik (Nuova Tecnologia) è un settimanale svedese che ospita notizie, dibattiti, annunci su tecnologia e ingegneria. Fondato nel 1967, è distribuito a ogni membro dell'Associazione Svedese dei laureati in ingegneria (fonte Wikipedia). Con 156.000 copie diffuse (fonte TS), 290.000 lettori (fonte Orvesto), 131.363 visitatori unici settimanali dichiarati dal sito http://www.nyteknik.se/, è la più importante rivista scandinava specializzata in tecnologia.

Mats Lewan, vive e lavora a Stoccolma. Giornalista scientifico, laureato in Fisica Ingegneristica presso lo Swedish Royal Institute of Technology, fa parte della redazione di Ny Teknik dal 2002 ed è reporter freelance di CNET Networks. Parla e scrive in svedese, inglese, italiano fluentemente (e in spagnolo e francese discretamente). è felicemente sposato con un'italiana.

Sven Kullander è professore emerito dell'Università di Uppsala nonché presidente del Comitato dell'Energia presso l'Accademia Nazionale delle Scienze. Hanno Essén è professore associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology svedese, nonché presidente della Skeptics Society svedese, in altre parole l'equivalente del CICAP in Italia.

I fisici svedesi sull'E-Cat:
“è una reazione nucleare”
traduzione di Daniele Passerini dell'articolo di Mats Lewan
Swedish physicists on the E-cat: It's a nuclear reaction
pubblicato in inglese (qui) e svedese (qui) oggi su Ny Teknik
(foto di Giuseppe Levi)

In un report dettagliato, due fisici svedesi escludono che reazioni chimiche possano essere la fonte di energia dell'Energy Catalyzer italiano. I due fisici hanno partecipato di recente a un nuovo test del dispositivo effettuato a Bologna.

Bologna, 29/03/11 – tre E-Cat small nudi accanto a quello utilizzato nel test

In qualche modo un nuovo tipo di fisica sta succedendo. è un enigma, ma probabilmente non sono coinvolte nuove leggi della natura. Noi crediamo che sia possibile spiegare il processo con le leggi della natura che sono note, ha detto Hanno Essén, professore associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology svedese e presidente della Skeptics Society svedese.

Essén e Sven Kullander, professore emerito presso l'Università di Uppsala nonché presidente della Commissione Energia dell'Accademia Reale Svedese, il 29 marzo hanno partecipato a Bologna, come osservatori, a una nuova prova del cosiddetto Energy Catalyzer, che potrebbe basarsi su un fenomeno di fusione fredda o di LENR (Low Energy Nuclear Reaction), cioè reazione nucleare a bassa energia.

Erano presenti l'inventore del dispositivo, Andrea Rossi, il suo consulente scientifico Professor Sergio Focardi, il Dottor David Bianchini e il Dottor Giuseppe Levi, i due fisici dell'Università di Bologna che parteciparono alla prima dimostrazione pubblica dell'E-Cat il 14 gennaio 2011 a Bologna.

La nuova prova è stato condotta in modo molto simile a quella di gennaio e si è protratta per quasi sei ore. Secondo le osservazioni di Kullander ed Essén, è stata generata una energia totale di circa 25 kWh.

In una relazione dettagliata (scaricabile da qui), i due scienziati scrivono:

Per spiegare la produzione di 25 kWh da qualsivoglia cosa sia dentro un contenitore di 50 centimetri cubici, v
a escluso qualunque processo chimico. C'è solo un'altra spiegazione, che sia qualche tipo di processo nucleare a dare luogo alla produzione di energia misurata“.


La potenza in uscita è stata stimata pari a circa 4,4 kW. Appena la metà della potenza prodotta nei due precedenti esperimenti documentati (gennaio e febbraio 2011), questo perché la prova è stata fatta utilizzando una nuova versione – più piccola – dell'Energy Catalyzer.
La nuova prova è stata la prima, ufficialmente documentata, fatta con la versione più piccola che, secondo Rossi, è più stabile.

“Con la versione più piccola si evitano i picchi di potenza che si verificavano in fase di accensione e di spegnimento, ha detto Andrea Rossi a Ny Teknik.


Ha anche affermato che la versione più piccola sarà utilizzata per l'impianto di circa 1 megawatt destinato al “cliente pilota”, la Defkalion Green Technologies in Grecia.
Bologna, 29/03/11 – le dimensioni del “core” del dispositivo

Secondo Rossi, per l'impianto saranno utilizzati in tutto 300 reattori collegati in serie e parallelo. A quanto pare in origine per l'impianto da 1 MW erano previsti 100 reattori della versione che durante le prove precedenti ha fornito 10 kW di potenza. Rossi è ancora fiducioso che l'inaugurazione abbia luogo a ottobre 2011.


Alla prova Kullander e Essén hanno potuto esaminare l'Energy Catalyzer spogliato da isolamento e schermatura in piombo che lo avvolgono. Il design esterno è descritto nel loro rapporto.

Il reattore, che viene caricato con una polvere composta da nickel (e da catalizzatori segreti) e con gas idrogeno a pressione, ha un volume stimato in 50 centimetri cubici (3,2 pollici cubi). Il reattore è fatto di acciaio inossidabile.
Un tubo di rame circonda il reattore d'acciaio. L'acqua si riscalda mentre scorre tra l'acciaio e il rame. Durante il funzionamento, il reatore è inoltre avvolto da un isolamento e da una schermatura di piombo di circa due centimetri (0,8 pollici) di spessore.

Prima di iniziare, Kullander e Essén hanno calibrato il flusso dell'acqua, stimandolo pari a 6,5 kg/h. La potenza necessaria per riscaldare l'acqua corrente da 18 gradi e trasformarla completamente in vapore è stata calcolata pari a 4,7 kW.


Inoltre hanno riempito il reattore con idrogeno a una pressione di circa 25 bar. Il reattore, secondo Rossi, era caricato con 50 grammi di polvere di nickel.

Come nelle prove precedenti il processo è stato innescato utilizzando una resistenza elettrica. La potenza di ingresso era 330 watt, di cui circa 30 watt servivano a far funzionare l'elettronica.

Kullander e Essén hanno osservato questo fenomeno: la curva della temperatura dell'acqua in uscita ha mostrato un incremento costante fino a circa 60 ° C, dopodiché si è verificata un'impennata.

“Poi la curva è diventata più ripida, aveva decisamente una nuova derivata. Allo stesso tempo, non c'è stato alcun aumento di consumo di energia (elettrica), piuttosto è diminuita al crescere della temperatura, ha detto Essén.


Nel loro report osservano che ci sono voluti nove minuti per passare da 20 ° a 60 ° C, fase che corrisponde al riscaldamento dovuto alla potenza elettrica assorbita. Per il passaggio da 60 a 97,5 ° C, all'opposto, ci sono voluti appena quattro minuti.

Mentre l'esperimento si svolgeva, Kullander e Essén hanno avuto l'opportunità di esaminare le attrezzature.

Abbiamo controllato tutto ciò che poteva essere controllato, e abbiamo potuto andare in giro liberamente e dare un'occhiata alla maggior parte delle attrezzature, ha detto Essen.

“Abbiamo esaminato in modo specifico la grande centralina (che ospita l'elettronica), contiene per lo più raddrizzatori e componenti passivi non vi era nulla degno d'interesse,
ha detto Kullander, confermando ciò che Levi aveva osservato in passato.

Bologna, 29/03/11 – l'output del dispositivo liberato dall'isolamento

Kullander ed Essén ebbero il loro primo contatto con Rossi a metà febbraio, in occasione di una discussione sulla fisica dell'Energy Catalyzer, organizzata da Ny Teknik. Dopo avere ottenuto risposte da Rossi a diverse domande, espressero un giudizio cautamente ottimista sulla tecnologia.

In un primo incontro con Rossi, a fine febbraio, venne fornito loro un campione della polvere di nickel puro destinata a essere utilizzata nell'Energy Catalyzer, e un altro campione di polvere di nickel che, secondo Rossi, era stato usato nel reattore per 2 mesi e mezzo.

La loro analisi ha mostrato che la polvere pura è composta essenzialmente da nickel puro, mentre la polvere usata contiene diverse altre sostanze, in primis un 10% di rame e un 11% di ferro.

Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo, ha detto Kullander (vedi dettagli più avanti).

Proprio l'incontro di febbraio ha portato al loro coinvolgimento nella nuova prova tenutasi a Bologna.

“La mia convinzione che ci sia uno sviluppo di energia ben superiore a quanto sarebbe da aspettarsi è stata rafforzata in modo significativo, in quanto ho avuto occasione di vedere il processo personalmente ed effettuare le misure,” ha detto Kullander.

“Tutto ciò che abbiamo trovato finora collima. Non vi è niente che dia l'idea di essere strano. Tutte le persone coinvolte sembrano oneste e competenti,
ha aggiunto Essén.

In linea con ciò che esternarono durante la discussione a febbraio, credono che la fisica del catalizzatore di energia può forse essere spiegata con una combinazione di fisica atomica, molecolare, nucleare e del plasma. Allo stesso tempo, sono scettici rispetto a teorie dettagliate e ipotetiche suggerite in questa fase, e hanno sottolineato invece la necessità di ulteriori dati.

Ritengono che Focardi e Levi abbiano la stessa impostazione e sostengono il loro punto di vista.

Focardi, che ha lavorato con Rossi durante lo sviluppo dell'Energy Catalyzer, è professore emerito presso l'Università di Bologna, mentre Levi sarà ora responsabile della ricerca sull'Energy Catalyzer al Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna, ricerca commissionata da Rossi che paga 500.000 euro in base a un accordo tra la sua azienda (Leonardo Corporation) e l'Università.

Kullander ed Essén non sono coinvolti in questo progetto.

Durante la loro visita a Bologna si sono incontrati con il Rettore dell'Università di Bologna, il professor Ivano Dionigi, ed hanno discusso con lui, Rossi, Focardi, Levi e Bianchini sul progetto. Secondo Kullander e Levi, una futura collaborazione per la ricerca è possibile.

Mats Lewan (06/04/11, Ny Teknik, Svezia)
La polvere usata contiene
il dieci per cento di rame
traduzione di Daniele Passerini dell'articolo di Mats Lewan
The used powder contains ten percent copper

Le analisi della polvere di nickel usata nell'Energy Catalyzer di Rossi, mostra che si forma una grande quantità di rame. Per Sven Kullander questa è la prova di una reazione nucleare.

Perché dal nickel venga a formarsi rame, il nucleo di nickel deve catturare un protone. Il fatto che questo forse si verifica nel reattore di Rossi è la ragione per cui è stato accennato al concetto di fusione fredda che comporterebbe la fusione tra nuclei di nickel e idrogeno.

Un termine che molti considerano essere più corretto, comunque, è LENR (Low Energy Nuclear Reaction) ovvero reazione nucleare a bassa energia.

Ny Teknik: Per quanto tempo si presume che la polvere sia stata usata nel processo?

Kullander:
Secondo quanto ci è stato riferito da Rossi, la polvere è stata usata
ininterrottamente per 2 mesi e mezzo con una potenza in uscita di 10 kW. Ciò corrisponde a un'energia totale di 18 MWh, con un consumo fino a 100 grammi di nichel e di due grammi di idrogeno. Se quell'energia fosse stata prodotta bruciando petrolio, sarebbero state necessarie due tonnellate di petrolio.

Ny Teknik: Che analisi avete fatto sulle polveri?

Kullander:
analisi degli elementi e analisi isotopica. Presso il Laboratorio Ångström di Uppsala (Svezia), l'analisi degli elementi è stata effettuata utilizzando la Spettrofotometria XRF. Il Dottor Erik Lindahl ha eseguito l'indagine. Presso il Centro Biomedico Uppsala, sia l'analisi degli elementi sia l'analisi isotopica è stato fatto attraverso la Spettrometria di Massa a Plasma Accoppiato Induttivamente (ICPMS) . Il Professore associato Jean Pettersson ha eseguito la misurazione.

Ny Teknik: Che risultati avete ottenuto dalle analisi?

Kullander: Entrambe le misure mostrano che la polvere di nickel puro contiene principalmente nickel, e che la polvere usata è diversa in quanto diversi elementi sono presenti, principalmente rame (10%) e ferro (11%). L'analisi isotopica mediante ICPMS non mostra alcuna deviazione dalla composizione isotopica naturale di nickel e rame.

Ny Teknik: Come interpretate i risultati?

Kullander: Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo. Tuttavia, è da rimarcare che il nickel58 e l'idrogeno possono formare rame63 (70%) e rame65 (30%). Questo significa che nel processo, il nickel58 originale dovrebbe essere cresciuto rispettivamente di cinque e sette unità di massa atomica durante la trasmutazione nucleare. Tuttavia, ci sono due isotopi stabili del nickel con bassa concentrazione, il nickel62 e il nickel64, che, plausibilmente, potrebbero contribuire alla produzione del rame. Secondo Rossi il rame non è tra gli additivi. 100 grammi di nickel era stato usato per 2 mesi e mezzo di riscaldamento continuo con 10 kW di potenza di uscita. Un semplice calcolo mostra che gran parte del nickel deve essere stato consumato, se è stato bruciato in una reazione nucleare. È quindi un po' strano che la composizione isotopica non differisca da quella naturale.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

00:45 – 07/04/11 – Il Ritorno della Fusione Fredda: Intervista di Radio24 a…

06 Aprile 2011 Ascolta l’intervista al Dott. Levi sull'Energy Catalyzer. Clicca sul player sottostante per ascoltare.

[audio:http://www.territorioscuola.com/download/110406-mrkilowatt.mp3]

I test a cui è stato sottoposto l’Energy Catalyzer dell’Ing. Andrea Rossi, basato sugli studi di Sergio Focardi, Professore emerito dell’Università di Bologna, stanno facendo vacillare anche i più scettici, come i fisici svedesi Sven Kullander e Hanno Essén, che hanno partecipato a uno dei 4 test finora svolti, e che nel rapporto uscito oggi parlano di energia nucleare.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.