Contratti di disponibilità Scadenza domande il 9 ottobre 2009
E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 82 del 29 settembre 2009 con il quale il Ministro Gelmini istituisce le cosiddette “graduatorie prioritarie” per i lavoratori precari licenziati a seguito dei tagli.
Come avevamo denunciato il provvedimento risulta parziale, iniquo e non aggiunge alcuna risorsa né posti: definisce semplicemente una priorità nel conferimento delle supplenze temporanee ai precari licenziati.
I requisiti richiesti per poter presentare la domanda per tali graduatorie sono di due tipi:
1) Occorre essere inclusi a pieno titolo
per il personale docente: nelle graduatorie ad esaurimento
per il personale ATA: nelle graduatorie permanenti (24 mesi) o nelle graduatorie/elenchi ad esaurimento (DM 75/01 o DM 35/04).
2) Aver ottenuto nel 2008/09 un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche (31/08 o 30/06) (per un insegnamento tipo di posto/profilo) per il quale si è inclusi a pieno titolo nelle graduatorie di cui al punto 1) e non averlo ottenuto quest’anno.
* Rientrano tra i destinatari anche coloro che hanno accettato un posto ad orario ridotto, ai fini del completamento (naturalmente la domanda andrà presentata nella stessa provincia).
* Sono esclusi dalla procedura coloro che abbiano rinunciato ad un posto intero (annuale o fino al termine delle attività didattiche), nella provincia di effettiva inclusione o dalle graduatorie d’istituto.
* Non è motivo di esclusione aver rinunciato ad uno spezzone orario in assenza di posti interi o aver rinunciato, anche ad un posto intero, in una delle province aggiuntive.
Scadenza delle domande
Le domande vanno indirizzate all’ufficio scolastico provinciale prescelto, per il tramite della scuola di servizio del 2008/2009 (che certificherà la sussistenza della nomina lo scorso anno). La domanda deve essere presentata entro il 9 ottobre 2009, a mano o con raccomandata A/R: fa fede il timbro postale.
La provincia alla quale indirizzare la domanda può essere:
* Per il personale ATA quella di attuale inclusione nelle graduatorie permanenti (24 mesi) o nelle graduatorie/elenchi ad esaurimento (DM 75/01 o DM 35/04).
* Per il personale docente si può scegliere tra la provincia di inclusione effettiva nelle graduatorie ad esaurimento e quella in cui si è inclusi nelle graduatorie d’istituto. Nel caso che si sia accettato uno spezzone in una delle province aggiuntive si deve presentare la domanda nella stessa ai fini del completamento (che può avvenire solo nella provincia di servizio).
Nella nota di accompagnamento al Decreto viene definitivamente chiarito che fino alla pubblicazione di queste graduatorie prioritarie, per le supplenze brevi si utilizzano regolarmente le graduatorie d’istituto (con contratti fino a scadenza) e che le stesse vanno utilizzate anche per tutte le nomine su posti vacanti e/o disponibili per i quali non vi siano più aspiranti nelle graduatorie provinciali (il decreto prevede la priorità solo sulle supplenze per sostituzione di colleghi assenti).
ho avuto l’occasione di partecipare ad una conferenza a Bologna del sociologo americano Richard Sennet, che ha offerto alcuni interessanti spunti di riflessione sul carattere dell’insegnamento tecnico nei paesi occidentali. Sennet suggerisce quali potrebbero essere alcune fondamentali modifiche al sistema, se si volesse veramente migliorare la qualità dell’istruzione tecnica. “Se si volesse”, perché invece pare evidente la volontà di dequalificare sempre più i nostri tecnici, dal momento che quelli dei paesi in via di sviluppo sono molto preparati e soprattutto molto più economici.
Conferenza “Le mani per pensare”, Bologna, Università degli Studi, 18 settembre 2009
Il concetto di MAESTRIA nella lingua inglese viene definito con il termine craftsmanship, che significa letteralmente “fare un buon lavoro per il desiderio di farlo”. Si tratta quindi sì di un artigiano, che conosce la tecnica e le procedure legate al suo mestiere, ma contemporaneamente le arricchisce di un’altra dimensione, quella intellettuale. Il concetto arricchisce la tecnica.
Ci sono 4 vie per migliorare le competenze tecniche dei nostri studenti:
1) TEMPO: il lavoro artigianale è lento. La maggior parte dei sistemi di istruzione, invece, si basano sulla rapidità dell’apprendimento: ciò non consente la lentezza necessaria a giungere a maestria e competenze adeguate. Esistono una fase tacita ed una esplicita nell’acquisizione delle competenze: va imparata una routine che è soggetta ad una riflessione esplicita sul gesto appreso. Il processo è circolare: acquisiamo un repertorio di competenze e riflettiamo sulle possibili variabili dello stesso gesto. E’ fondamentale apprendere con lentezza, dare il tempo allo studente di comprendere che lo stesso risultato può essere raggiunto in molti modi alternativi. Va interiorizzata una corrispondenza tra pensiero e azione che ci consente un ritmo variato. E’ stato calcolato che il passaggio dal fare tacito a quello esplicito per ritornare poi di nuovo a quello tacito ha bisogno di 10.000 ore, vale a dire 3-4 ore al giorno di pratica, ovvero sia 5-6 anni. E’ assolutamente identico al processo attraverso il quale si impara a suonare uno strumento: solo così si arriva ad una TECNICA CREATIVA. Il sistema di istruzione, però, non è tarato su questi ritmi, non viene arricchita la competenza dalle varianti e dalla riflessione, con il risultato di rendere stupidi gli studenti, che apprendono una sola modalità di soluzione dei problemi invece di molte ed attuano le procedure senza pensare. Invece noi vogliamo insegnare alle persone a pensare a quello che fanno. Va superato l’approccio operativo, il legame tra funzionalità e soluzione.
2) CONTENUTI: CARATTERE ESPLORATIVO del processo di apprendimento tecnico. Vanno strettamente collegati problem solving e problem finding, soluzione e ricerca dei problemi, che non sono finiti se io li risolvo. Ne nasceranno infatti altri, nuovi e io non li devo solo saper risolvere, devo saperli prevedere, cercare e trovare. Tutte le competenze tecniche sono una narrativa, non hanno una chiusura definita. Dobbiamo creare una generazione di persone che si rendono conto dei problemi, invece usiamo i test standardizzati, che privilegiano e valutano le capacità di problem solving superficiale. Viene quindi valutato negativamente proprio chi capisce i problemi in profondità. I test ci fanno perdere la capacità riflessiva, ci fanno sorvolare sui perché e ci impediscono di acquisire competenze complesse. Una delle questioni pedagogiche da risolvere è quindi quella di ELIMINARE I TEST, perché soffocano il talento ed insegnano a non mettere in dubbio la risposta.
3) IMMAGINAZIONE: spesso pensare in modo artistico e non tecnico, capire una procedura usando competenze non tecniche ci fa trovare la soluzione. Infatti una procedura tecnica, anche se dettagliatamente descritta, non spiega tutto. Ad es, certo non mi spiega quello che sento e provo nell’attuare quella procedura. Il linguaggio usato normalmente nella tecnica è denotativo e ci dice esattamente cosa fare, ma non ci consente assolutamente di capire cosa si prova e che cosa significhi un procedimento dato. Il linguaggio connotativo, invece, sveglia l’immaginazione, arricchisce. La lingua denotativa è più precisa, ma non usa metafore, simboli, insomma non è viva, è inerte. L’analogia, la teatralità divengono fondamentali: è una questione profonda, di cui va tenuto conto, anche se ci interessa la prassi dobbiamo imparare ad usare un linguaggio più attivo. La definizione blocca, congela la pratica, mentre la connotazione suggerisce la pratica.
4) LATO SOCIALE DELL’APPRENDIMENTO TECNICO: sono stati condotti esperimenti di apprendimento con gruppi di studenti ed hanno dimostrato che imparare in gruppo, attraverso la discussione ed il confronto, senza il sostegno delle tecnologie conduce ad un apprendimento più rapido e personale. E’ una tentazione politica terribile quella cui assistiamo: si usano i computer per limitare la presenza attiva e viva degli insegnanti; l’isolamento è assai meno costruttivo del dialogo con gli altri. Stiamo perdendo come docenti la capacità di allontanarci e prendere le distanze dal mondo dell’informatica: il computer non può né deve essere pensato come un sostituto, ma come un supporto. La tendenza corrente è quella all’ABUSO DELLE TECNOLOGIE, che è DISABILITANTE PER GLI STUDENTI.
Non bisogna mai confondere il processo con il risultato, la simulazione con l’oggetto reale, la raffinatezza dell’oggetto tecnico con la raffinatezza dell’umana immaginazione. Le persone che operano devono essere valorizzate nella loro professionalità perché non perdano il piacere di viverla.
Nei paesi capitalisti occidentali si separano nettamente elite e massa, l’artigianato e la tecnologia, mentre le culture che seguono la qualità, che lasciano spazio e tempo alla programmazione che conduce alla maestria e all’arte sono vincenti anche in campo tecnologico. Basta pensare al mercato dell’auto giapponese, ma soprattutto all’India e alla Cina, dove da genitori artigiani nascono bravissimi tecnici informatici, nonostante le minori risorse.
Roberta Roberti - Docente di Parma Scritto da Roberta Roberti, insegnante e genitore di Parma
Gentile Ministro Gelmini, insegno da 17 anni nella scuola superiore della Repubblica italiana. Credo di dare molto al mio lavoro. Non solo da un punto di vista organizzativo o rappresentativo, ma anche da un punto di vista qualitativo.
La difesa della scuola pubblica che da anni pratico con orgoglio, visto lo scempio progressivo del sistema educativo nazionale, non è funzionale ad alcuna posizione partitica.
E’ semmai vero il contrario: io sono costretta a vivere la mia professione in una dimensione politica, perché il diritto all’istruzione e gli obiettivi della scuola in cui credo e che vorrei per mio figlio sono seriamente compromessi dai tagli, dall’incompetenza di chi dall’alto decide, dalla volontà di privatizzare o quantomeno semiprivatizzare il sistema educativo, dai nidi all’università. Difendere la scuola pubblica per me significa pratica quotidiana in classe, nella ricerca di metodologie didattiche che mi aiutino ad entrare in comunicazione con i ragazzi, a “farli respirare con il cervello”, come diceva alla radio una giovane studentessa.
Lei mi dice che io sono un funzionario pubblico e che pertanto posso non essere d’accordo con la sua riforma, ma devo tacere e limitarmi ad eseguire, obbedendo al mio datore di lavoro. Altrimenti dovrei lasciare la scuola e candidarmi nelle liste di qualche partito. Le ricordo, ma credo Lei debba averlo ben presente in quanto donna di legge, che i “funzionari pubblici” non devono giurare fedeltà a nessuno, se non alla Costituzione. Come funzionario pubblico, io sono garante, per quanto di mia competenza, dei diritti che la nostra Costituzione sancisce per i cittadini. E quindi, nell’adempiere le mie funzioni, devo dare loro una buona scuola e devo renderli consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri di studenti e di cittadini. Se la qualità della scuola che frequentano non è all’altezza della sfida cui ci mette di fronte la società della conoscenza, allora io ho il dovere di informarli del perché ciò accade, di ciò cui avrebbero diritto e viene loro negato, responsabilizzandoli perché sappiano difenderlo.
No, caro ministro Gelmini. Noi genitori non ci stiamo, perché la scuola dei nostri figli si impoverisce sempre di più, in tutti i sensi, pedagogico, didattico, materiale. Il tempo pieno non esiste più, è inutile che ci raccontiate che è cresciuto. Che schizofrenia è sostenere nella stessa intervista che le compresenze sono abolite, che c’è il maestro unico e che si sono aperte 35.000 sezioni a tempo pieno in più? Per i nostri figli e le nostre figlie noi non vogliamo un parcheggio. Hanno diritto ad una scuola di qualità, laica, democratica, pluralista e gratuita. Ci spaventano i tagli ai fondi e al personale, ci spaventano i programmi veramente immiseriti dalle varie indicazioni nazionali dei suoi predecessori, che Lei ora si appresta ad armonizzare.
No, caro Ministro Gelmini, noi docenti non ci stiamo. Fra i principi costituzionali ai quali io, funzionario pubblico, devo essere fedele, c’è anche quello che mi tutela nell’esercizio delle mie funzioni. Esiste la mia libertà di insegnamento, e Lei, ministro, non può toccarmela. Lei potrà boicottarmi togliendomi le compresenze, le ore di programmazione in team, le ore di sostegno a ragazzi e ragazze, bambini e bambine disabili, Lei potrà soffocarmi con indicazioni nazionali misere e impoverite, Lei potrà anche impormi tutti i test del mondo, ma in classe ci vado io e la mia libertà di insegnamento mi consente di esprimere le mie opinioni. O vuole preparare dei bei video ministeriali sui vari argomenti di studio, che saremo costretti a propinare ai nostri studenti? Lo diceva anni fa l’onorevole Aprea: in palestra, davanti ad un bel maxischermo, se ne possono tenere anche 70, di bambini.
Ci sentiamo presi in giro dalle conferenze stampa e dai proclami su giornali e televisioni, che presentano della situazione una lettura talmente falsata, ignobilmente distorta, da lasciarci senza parole. Perché quest’anno in tanti entreremo in classe e ci troveremo di fronte 30-33 alunni, alcuni di recente immigrazione, alcuni che hanno perduto le ore di sostegno, con meno ore di laboratorio, senza un euro per le supplenze, con locali fuorilegge quanto all’affollamento, eccetera, eccetera. Ci troveremo a correre da una classe all’altra, senza avere il tempo di stabilire relazioni con gli alunni, con i colleghi, con i genitori. O forse Lei vuole dirmi che nella scuola che verrà io non dovrò fare altro che eseguire asetticamente le Sue unità didattiche finalizzate a far superare ai miei alunni i Suoi test. Che non devo perdere tempo nella crescita emotiva e nell’educazione, nello sviluppare insieme a loro il pensiero critico e riflessivo sui fenomeni e gli eventi?
Quando avrà trovato una teoria pedagogica sufficientemente accreditata in grado di dimostrare che per un processo di apprendimento efficace non è indispensabile la relazione, allora potremo cominciare a discutere. Quanto ai contenuti, mi permetta di dubitare seriamente che ci sia mai stato, finora, qualcuno veramente in grado di occuparsene. E anche in questo caso, di persone che vivono in aula, a scuola, ne sono state interpellate veramente poche.
Ministro, nell’Atto di Indirizzo da Lei firmato, si parla di sostegno alla progettazione, ai gruppi di lavoro e di ricerca per una buona scuola. In modo politico, ma assolutamente gratuito e trasparente, centinaia di migliaia di insegnanti, genitori e studenti Le stanno dicendo che non vi lasceranno distruggere la scuola e l’università pubbliche. Non sanno solo dire dei no. Hanno idee chiare e precise da sottoporvi, frutto di un lungo entusiasmante lavoro di condivisione e confronto. Hanno studiato, fatto ricerche, costruito la buona scuola giorno per giorno. Nessuno di Voi vuole ascoltarli. Non mi illudo che possa esserci un’inversione di tendenza da parte del Suo governo. Il controllo sociale che ne può derivare, oltre al business che si può aprire, sono troppo allettanti, e l’opposizione del mondo della scuola si presenta ancora fiacca, divisa e rassegnata. Ma, sinceramente, non capisco come una donna possa prestarsi ad un gioco come questo, senza nessuna vergogna. Il ministro Moratti, quando le dissero che avrebbero tagliato i fondi alla scuola e all’università in maniera assai meno ingente di quanto non sia stato detto ora a Lei, si disse pronta a dare le dimissioni. E i tagli furono decisamente ridimensionati. Ma la Moratti era Disneyland a confronto. Alla scuola della quale Lei è la responsabile governativa, stanno tagliando miliardi di euro e 150.000 posti di lavoro. Lei sarà per sempre ricordata come il ministro che ha affossato la scuola e l’università pubbliche.
Ci pensi, Ministro. Io, intanto, nel mio piccolo, farò un po’ di politica in classe e cercherò di avvicinare i miei allievi al significato della bellezza. Il che può essere molto utile per sentirsi cittadini consapevoli.
Sindrome da Burnout Il dott. Vittorio Lodolo D’Oria scrive:
Gentili docenti e dirigenti, nel porgere l’augurio di un proficuo lavoro per il nuovo A.S., desidero mettervi al corrente dell’iniziativa in corso che spero vorrete promuovere nel Vs.istituto. Sollecitato da numerosi docenti, e al fine di ottenere la debita attenzione sulla questione del Disagio Mentale Professionale, ho deciso di avviare una raccolta firme di docenti e dirigenti per attivare risposte concrete al succitato fenomeno.
Nell’appello allegato, suffragato da evidenti dati scientifici, si chiede al Ministro della Pubblica Istruzione di:
– attivare la raccolta di dati epidemiologici sul DMP nei docenti; – avviare sistematicamente formazione e informazione di dirigenti e docenti sulla prevenzione e la gestione del DMP;
– valutare attentamente i dati raccolti sul fenomeno DMP prima di innalzare“tout court” a 65 anni l’età pensionabile delle donne-insegnanti; – informare la classe medica sulla reale condizione di usura psicofisica della professione e sensibilizzare l’opinione pubblica per restituirle, almeno in parte, la spettante dignità.
Quanto sopra anche alla luce del nuovo Testo Unico sulla sicurezza dei lavoratori (D. Lgs 81/08) e delle recenti modifiche (D. Lgs. 106/09). Chi volesse aderire al suddetto appello, firmando lo stesso e promuovendo la raccolta firme nel proprio istituto, è pregato di accompagnare la sottoscrizione col numero del documento di identità non scaduto. La raccolta si protrarrà solo fino al 30 settembre.
L’appello (scaricabile del link sottoriportato e corredato dagli spazi per le firme), già sottoscritto da 700 docenti che hanno partecipato ai seminari formativi della settimana scorsa (7-11/), sarà presentato al Ministro in Ottobre. Si richiede infine di spedire le firme raccolte al seguente indirizzo: Dr. Vittorio Lodolo D’Oria c/o Argon Via Stephenson 43A 20157 Milano
Lavagne Interattive Multimediali Un collega della scuola “Iqbal Masih” – 126° Circolo di Roma scrive:
Per la nostra scuola non ci sono soldi, ci viene ripetuto costantemente.
Non ci sono soldi per le supplenze, non ci sono soldi per i progetti, non ci sono soldi per la minima iniziativa di miglioramento dell’offerta formativa, non ci sono i soldi per la carta igienica e il sapone (ma questi non ci sono mai stati).
In compenso, stiamo per essere inondati dalle LIM, dalle Lavagne Interattive Multimediali, che cominceranno presto a essere distribuite nelle scuole secondarie di primo grado e nelle scuole superiori.
Dal sito della Pubblica Istruzione:
“…Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con un investimento di 20 milioni di euro, mette a disposizione delle scuole secondarie di primo grado 10.000 Lavagne interattive multimediali (Lim). … Verrà potenziata la dotazione informatica delle scuole. Lavagne digitali, pc portatili e fondi per acquisire contenuti digitali verranno dati, a partire dal mese di dicembre 2008, a 1.180 scuole (il 10% degli istituti scolastici principali). Nel mese di dicembre 2009 il progetto verrà attivato in 4.180 scuole (il 40% degli istituti scolastici principali). Le scuole potranno così sviluppare contenuti didattici digitali, fruirne in rete e utilizzare strumenti di collaborazione come blog, wiki e videoconferenze. ….”
Ma se non c’è un euro per la banale gestione del quotidiano, che senso ha prevedere un investimento così massiccio in un progetto estremamente sofisticato e leggermente utopico?
Se a me manca il pane quotidiano, decisamente non vado a investire tutti i miei risparmi a Vienna in una costosa torta Sacher. Oppure no?
Ma accantoniamo per un attimo i tanti dubbi che il progetto LIM ministeriale porta con sè.
Diamo per scontato che il progetto abbia un senso, che la scuola italiana sia matura per un’ipotesi di lavoro su queste basi, e che ci sia un gran numero di docenti disposti a organizzare le loro lezioni con l’ausilio di un computer, un videoproiettore e una penna virtuale all’infrarosso.
Anche in questo caso, la scelta del Ministero di spendere 20 milioni di euro per migliaia di set completi è estremamente discutibile.
È possibile oggi realizzare lavagne multimediali a costi estremamente contenuti, utilizzando i computer e i videoproiettori già esistenti in molte delle scuole italiane, e investendo non più di 50 euro per l’acquisto dei due unici accessori aggiuntivi che sono necessari: un videocomando del Nintendo WII (meno di 40 euro) e una penna all’infrarosso (meno di 10 euro). Chi scrive ha realizzato personalmente una LIM con queste modalità, impegnando un pomeriggio di lavoro e spendendo 44,50 euro.
Per i lettori interessati a saperne di più, qui sotto sono elencati alcuni indirizzi internet molto utili.
Prof di sostegno – Quattromila convocazioni per gli insegnanti di sostegno in Lombardia. Rispondono in un centinaio soltanto.Il segretario Cisl Scuola Bergamo D’Acunzo spiega perché.
Quattromila convocazioni per gli insegnanti di sostegno in Lombardia. Rispondono in un centinaio soltanto. E al governatore Roberto Formigoni questa situazione non piace per nulla, così chiede formalmente al ministro Maria Stella Gelmini il via libera per sperimentare già dal prossimo anno l’albo regionale dei prof che consentirebbe di “scavalcare” le graduatorie romane: una sorta di federalismo della scuola.
Ma cosa è successo solo sabato scorso quando il provveditorato lombardo ha convocato ben quattromila persone per assegnare le cattedre del sostetgno e si sono presentati in cento?
Lo spiega Vincenzo d’Acunzo, segretario bergamasco della Cisl Scuola: “Il fatto è che agli insegnanti del Sud non conviene oggi come oggi accettare questo tipo di cattedre al Nord, visto che possono contare su una quota di stipendio assegnata dallo Stato per la disoccupazione e su un’altra quota assegnata dalla Regione, per un totale che arriva fino al 90 per cento, senza muoversi da casa”.
Quindi i prof non si spostano: questo comporterà problemi alle scuole lombarde e a quelle bergamasche? “Nei prossimi giorni saranno i presidi a nominare i prof di sostegno, scegliendoli dai precari della terza fascia, che hanno le competenze ma non sono abilitati. Quindi per la scuola non ci saranno problemi, per questi insegnanti invece sì perché la politica (e con politica intendo i governi, non solo l’ultimo, anche quelli precedenti) non ha saputo e non sa come muoversi per dare loro l’abilitazione, non ha costruito un percorso per questi insegnanti che in Bergamasca sono almeno duemila”.
Brunetta Flu Di Rita Guma –Presidente dell’Osservatorio sulla Legalità.
A seguito del documento redatto dai ministri Gelmini e Fazio e inviato agli uffici scolastici regionali, in cui si sollecita la responsabilita’ di personale della scuola e studenti nel rimanere a casa in caso di malattie da raffreddamento per evitare il potenziale contagio qualora si manifesti una influenza suina, l’Osservatorio ritiene sarebbe opportuno sospendere altre norme volute dai ministri Brunetta e Gelmini che di fatto confliggono con tale raccomandazione.
Infatti, in virtu’ delle disposizioni volute dai ministri Brunetta e Gelmini per il personale della pubblica amministrazione e della scuola, l’impiegato pubblico che si assenti per malattia, ove non ospedalizzato, subisce la decurtazione di un terzo dello stipendio per i primi dieci giorni di OGNI episodio di malattia. Il che, ovviamente, scoraggia chi non viva di rendita dal rimanere a casa ogni volta che contrae una malattia da raffreddamento o ha tosse, dolori articolari o febbre.
Molti docenti, anzi – contrariamente a quanto si crede – da sempre si fanno un punto d’onore di andare a scuola anche quando stanno male, e sarebbe molto difficile far loro cambiare idea mantenendo in vigore una normativa che sembra considerare i dipendenti in malattia tutti come fannulloni.
Altra disposizione rischiosa, questa volta del solo ministro Gelmini, riguarda le assenze degli studenti che, qualora superino il terzo dei giorni di scuola, determinano l’automatica impossibilita’ di essere promossi a fine anno. Se confermata e non revocata, tale disposizione dissuadera’ la maggior parte delle famiglie dal tenere i figli a casa alle prime avvisaglie di febbre o di sintomatologia influenzale, perche’ il ripetersi di tali eventi (in inverno non infrequente) potrebbe portare ad un cumulo di assenze troppo elevato. Gia’ oggi, soprattutto nella scuola dell’obbligo, molti genitori mandano i figli a scuola anche quando stanno male perche’ non hanno chi li guardi ne’ – data l’eta’ – possono lasciarli a casa da soli. Sarebbe grave dare a loro e ad altri una ragione in piu’ per non astenersi dalla scuola in caso di rischio per gli altri.