12:44 – 18/09/09 – Imparare Sicuri: Rapporto sulla Sicurezza nelle Scuole

Imparare Sicuri - Rapporto 2009
Imparare Sicuri - Rapporto 2009
Scuola: alle aule la palma della insicurezza. E da oggi il rischio è il sovraffollamento. Presentato il VII° Rapporto di Cittadinanzattiva su sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici.

Aule invivibili, bagni sporchi, palestre inagibili, cortili immondezzai. E poi crolli di intonaco, sedie e banchi rotti, barriere architettoniche, cavi volanti, pavimenti sconnessi. Un campionario di insicurezza diffuso nelle nostre scuole da Nord a Sud, con alcune situazioni paradossali: ad esempio l’aula con luci talmente soffuse da sembrare un night club, la scuola con 12 alunni disabili ma senza bagni adeguati, e quella senza riscaldamento anche se inaugurata solo tre anni fa.

Dal VII° Rapporto Impararesicuri di Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma, emerge l’immagine di una scuola un pò cadente su sicurezza, qualità e comfort. Da ormai sette anni Cittadinanzattiva indaga sulla sicurezza delle nostre scuole e quest’anno giunge a quota 1447 edifici monitorati da un totale di 1527 cittadini adeguatamente formati.

Il Rapporto 2009 fa riferimento a 106 scuole di 11 regioni, per un totale di 33.606 studenti, di cui 610 disabili, e 3.726 insegnanti.

Già il contesto è a rischio

Gli edifici monitorati si trovano in un contesto ambientale caratterizzato da rischio sismico (54% delle scuole), rischio idrogeologico (26%), rischio industriale (7%), ed in zone ad elevato inquinamento acustico (8%) o elettromagnetico (4%). Le stesse scuole hanno registrato episodi di criminalità nei pressi o all’interno dell’edificio (14%), oltre che episodi di bullismo (11%) e vandalismo (34%). Per gli incidenti, ricordiamo i dati Inail appena pubblicati: nel 2008 ci sono stati 92.060 infortuni accorsi a studenti (+1.6% rispetto al 2007) e 13.879 ad insegnanti (+1,8%).

Certificazioni: sempre assenti

Resta grave l’assenza delle certificazioni. Risulta provvista del certificato di agibilità statica solo una scuola su tre (32%), ed una su quattro ha i certificati di agibilità igienico-sanitaria (26%) e di prevenzione incendi (27%).

Dato molto positivo è quello relativo alle prove di evacuazione, realizzate da tutte le scuole monitorate, almeno una volta l’anno. C’è però ancora la metà degli studenti che riceve solo sporadicamente, o non riceve affatto, attività formative sui comportamenti per la sicurezza. A questo proposito Cittadinanzattiva annuncia che anche quest’anno, il 25 novembre, si celebrerà la VII Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole: saranno coinvolte le scuole di tutta Italia, con un evento centrale in Abruzzo in collaborazione con il Dipartimento nazionale della Protezione civile.

Distacchi e crolli di intonaco: si salvi chi può

Basterebbe riepilogare gli episodi di cronaca che, solo nel corso del 2008-2009, hanno raccontato di cadute di finestre, solai, tetti e controsoffitti per rendersi conto che è un problema da non sottovalutare. Da Naro (AG) a Biella, da Poggioreale a Messina, da Bolzano a Agrigento, da Novoli (LE) a Belluno ed ancora a Carbonia, solo per citarne alcuni come esempio. I distacchi di intonaco interessano, in misura diversa, tutti i locali scolastici: sono segnalati nel 17% delle aule, nel 16% dei laboratori scientifici, 14% delle palestra, 13% delle mense, 11% dei bagni e aule computer.

Aule, che disastro!

Le aule in cui studenti ed insegnanti trascorrono dalle cinque alle otto ore al giorno, sono un vero disastro dal punto di vista del comfort e della sicurezza. Come se non bastasse, da questo nuovo anno scolastico, saranno anche a rischio sovraffollamento, a causa del nuovo decreto attuativo del Ministro Gelmini (legge 133/2008, art.64) che innalza il numero minimo e massimo di alunni per classe. Per questo Cittadinanzattiva lancia da oggi una “Misuriamoci con classe”, campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini per invitarli a segnalare aule sovraffollate. Basterà compilare l'apposita scheda.

Aule con...
Aule con...
Ecco alcuni dati:

Fonte: Cittadinanzattiva, VII Rapporto Impararesicuri 2009

Le palestre: così poche, così malmesse

Il 34% delle scuole monitorate non dispone di una palestra al suo interno. Per il resto conquistano la palma dell’ambiente più sporco della scuola e ben poco adeguato ai disabili (ben il 22% presenta barriere architettoniche).

Ecco la classifica degli ambienti più sporchi: palestre (17% delle scuole), bagni e corridoi (12%), aule studenti (11%), mensa (9%), sala docenti (6%), aula computer (5%), segreteria e laboratori scientifici (4%), biblioteca (3%).

Altro che mascherina, qui serve il sapone

Mentre si parla di influenza suina e di strategie per la prevenzione nelle scuole, Cittadinanzattiva registra ormai da anni bagni senza sapone. Quest’anno sono il 61% del totale.

Cosa manca...
Cosa manca...

Fonte: Cittadinanzattiva, VII Rapporto Impararesicuri 2009

Cosa chiediamo

Dati certi da quali partire. “Il ministro Gelmini, spiega Bizzarri, ha annunciato che a dicembre si sarà l’Anagrafe dell’edilizia scolastica. Noi aspettiamo che i risultati siano resi pubblici e soprattutto che servano da base per disporre gli interventi necessari e non più prorogabili”.

Nessuna proroga. Sempre a dicembre 2009 è il termine ultimo perchè enti locali e regioni adeguino le scuole alla legge sulla sicurezza (decreto 81/08). Non accetteremo proroghe.

Non interrompere i finanziamenti per almeno un quinquennio. E’ indispensabile proseguire nel reperimento dei fondi, pubblici e privati, dando la priorità, per la messa in sicurezza degli edifici, a quelli in peggiori condizioni e a quelli situati nelle zone ad alta e altissima sismicità.

Idoneità sismica. Nelle zone ad elevato rischio sismico, la certificazione non è tutto. Per le scuole situate in queste zone va prevista anche l’idoneità sismica perchè è l’unica che attesta che la scuola è in grado di “reggere” ai terremoti.

Aule sicure e accoglienti. In aula i ragazzi trascorrono il 90% del loro tempo a scuola. Bisogna investire per la loro messa in sicurezza e per renderle accoglienti. “Al Ministero chiediamo di valutare l’impatto del decreto (legge 133/2008, art.64) che innalza il numero minimo e massimo di alunni per classe e, se necessario, che lo ritiri: il rischio del sovraffollamento è reale, e non si può scaricare tutta la responsabilità sui dirigenti. Dal canto nostro vigileremo sulla situazione ed interverremo a sostegno dei cittadini”, conclude Bizzarri.

Download Rapporto 2009 ImparareSicuri

Fonte: CittadinanzAttiva

12:32 – 14/09/09 – Il Potere è in mano agli Idioti…

Il Potere è in mano agli Idioti...
Il Potere è in mano agli Idioti...

di Cloro

Gelmini sul Corriere del 11/09/09 : «Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l'attuazione del­le riforme». In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente»

Ma razza di ignorantona da ignobel per la lingua italiana bistrattata, se sei tu che hai affermato che “le famiglie…devono poter scegliere …di lasciare i bambini a scuola…ovvero…tenerseli a casa”!

Sei tu Gelmini che hai parlato di “poter scegliere” se avere le 40 ore o i moduli col maestro unico e li hai previsti…cosa affermi ora? Sai cosa vuol dire “modulo”? Significa troncone orario curriculare. Che può adattarsi, o meno, alle esigenze delle famiglie che possono (per ora) scegliere per il proprio figlio il “tempo pieno”.

Mò s'incazza, la Gelmini, perché in Italia la maggioranza dei genitori che lavorano hanno ri-scelto il tempo pieno ovvero: il curricolo spalmato su 40 ore che richiede, per forza, l'apporto di due insegnanti. Ma è chiaro che la sciuretta che demolisce la scuola italiana pubblica per conto terzi, spara così, in un puro delirio propagandistico-elettorale, le sue cagate.

Quando iscrivi un bimbo alle elementari ti viene fornito un modulo (nel senso di foglio di carta, capito Gelmini?) con cui ti si chiede se vuoi far fare al pargolo 27, 30, o 40 ore. Ciò è previsto dalla legge che la stessa Gelmini  ha fatto stilare, ma da una che conosce poco la lingua italiana non ci si può aspettare che sia al corrente di ciò a cui ha dato seguito, perché è ignorante e soprattutto perché c'è poco di suo in queste deliberazioni.

Ma la strolega dell'istruzzione (in suo onore 2 zeta, che ha sfregiato il suo ruolo anche solo con il suo stile creativo di stravolgimento dell'italiano scritto) non se lo ricorda e poiché i fondi stanziati per la scuola sono proprio pochini pochini, insufficienti diciamo, per i bisogni della scuola primaria italiana, cosa fa?

Colpevolizza i docenti, ovvio. Brunetta-mode. Se ai bambini bisognerà controllare il sederino quando tornano da scuola perché non ci avranno nemmeno più la carta igienica e rischiano infiammazioni durature, la colpa non è sua e della brutta gente presso cui zerbina e si fa foraggiare per mettere il suo nome sul più immenso saccheggio della scuola pubblica mai attuato negli ultimi 150 anni. No. La colpa è (naturlich) di dirigenti e docenti scolastici che non applicano la riforma.

Non ci vuole molto a capire che, avendo lasciato la possibilità di scelta, la maggioranza dei genitori che lavorano scelgono le 40 ore. E quindi il maestro unico non ci sta. E quindi il suo livore per non far risparmiare come il “padrone Berlusconi” desidera sull'istituzione scolastica italiana, si esprime prendendosela con chi? non con i genitori, che sono tanti e votano, ma con il personale scolastico (quel poco che è rimasto) che oggi lavora in condizioni di “attività estrema”: senza segretari, senza materiale, senza tecnici informatici, senza bidelli, senza mediatori culturali e – dulcis in fundo – senza insegnanti di sostegno.

Esprimere malcontento a scuola per le pessime condizioni in cui questa sciacquetta costringe a lavorare i docenti è ovvio che è “fare politica”. Quindi: “via i professori che fanno politica” (titolo dell'articolo del Corriere).

Chiaramente, l'abitudine alla menzogna nel popolo dele libertà vigilate è contagioso, dice Gelmini che la scuola è:

” un servizio che dovrebbe stare a cuore a tutti. Come gli ospedali”

Certo, Gelmini. Te e i tuoi accoliti la scuola la state facendo diventare proprio come gli ospedali. Come questi ospedali precisamente.

Fonte: Il potere è in mano agli idioti – CloroalClero.it

10:54 – 13/09/09 – La Carriera del Gambero…

Storie di ordinaria precarietà
Storie di ordinaria precarietà
Mi chiamo V. La R. , a soli 19 anni sono diventata Maestra tramite Concorso superato a Brescia negli anni settanta.
Ho successivamente conseguito a Catania due idoneità all’insegnamento e, in più, ho seguito tantissimi corsi di perfezionamento e aggiornamento riguardanti la didattica.

Ad un certo punto di questo percorso, anche per motivi familiari, non ho potuto svolgere un servizio continuativo nelle scuola e ho lavorato a Catania solo con supplenze brevi.

Negli anni ottanta si è costituito il cosiddetto “doppio canale” nelle graduatorie, per cui chi avesse svolto solo 300 ore di servizio a scuola acquisiva automaticamente il diritto di entrare di ruolo…

Nel mio caso, avendo svolto solo servizio saltuario, pur essendo “plurititolata” (cioè in possesso di due idoneità come ho detto prima) non ho ottenuto il diritto al ruolo, in quegli anni aperto a tanti…

Dal 2000 in poi e dunque per ben otto anni… ho lavorato ogni anno (da ottobre/novembre fino al termine delle attività didattiche) riuscendo a maturare i 12 punti di servizio.

Per un anno intero ho perfino fatto l’esperienza didattica del sostegno (seppure sprovvista di titolo) con un bambino autistico.

In questi anni ho sempre lavorato con impegno e passione riuscendo ad ottenere dei risultati eccellenti anche nelle situazioni più problematiche e disagiate, pensando ad una “naturale” progressione di carriera… invece ho fatto solo la “carriera del gambero”… Lo scorso anno ho lavorato solo tre mesi… e, quindi, quest’anno non posso fruire nemmeno del sussidio della disoccupazione.

Mia figlia, che sognava di fare l’insegnante e si era iscritta ad una facoltà umanistica, ha ultimamente abbandonato il suo bel sogno avendo visto quanto difficile e controverso sia stato finora il mio percorso professionale, mai riconosciuto né premiato se non dagli apprezzamenti positivi che ho sempre avuto dai Genitori degli alunni, dai Dirigenti scolastici, dagli alunni stessi…

Mi sento davvero colpita nella mia dignità quando si afferma che nella Scuola si vuol fare il reclutamento in base al “merito”… Ma quale merito, dico io? Quale sarà la Scuola “della qualità”? Quella in cui, tra l’altro, non si tiene conto nemmeno della continuità didattica, con questa eccessiva precarietà, fluidità, andirivieni di insegnanti… tutti gli anni!

Ultimamente io e mio marito non lavoriamo, quest’anno io non ho ricevuto un incarico e mio marito ha da poco dovuto chiudere una piccola attività commerciale; non potremo forse nemmeno pagare gli studi a nostra figlia che rischia di demotivarsi ancora di più, spero non cada in depressione…

Adesso mi trovo qui al Provveditorato occupato di Catania cercando di trarre forza anche tramite il confronto con altri Colleghi nella mia stessa situazione. Certo, non ci arrenderemo, d’altronde siamo abituati a “lottare” e ci stiamo unendo tutti insieme per far capire che ci siamo, per difendere il nostro ruolo nella società, la nostra identità e dignità professionale giornalmente vilipese da una politica governativa che non ci riconosce… siamo qui per difendere la “nostra” Scuola pubblica e di qualità, ma nei fatti non nelle parole…!

Fonte: Storie di ordinaria precarietà

www.provveditoratoccupato.tk

20:01 – 12/09/09 – Scuola, il Futuro Rubato…

Di Marina Boscaino

Non Rubateci il Futuro
Non Rubateci il Futuro

Non rubateci il futuro è il nome del coordinamento degli istituti che lo scorso anno ha animato nella capitale la protesta contro la scuola del trio Tremonti-Brunetta-Gelmini. A quell’epoca sarebbe ancora stato possibile interpretare quella frase come una sollecita esortazione a ritornare sui propri passi rispetto ad una serie di (allora) progetti di affossamento della scuola pubblica italiana. Oggi possiamo ben dire che il futuro ce lo hanno rubato.

Si tratta di una affermazione che non ammette replica. Ce lo hanno rubato nella maniera più brutale e volgare, non solo perché quei progetti sono diventati quasi tutti realtà: con le (contro)riforme di tutti i segmenti dell’istruzione; con il taglio di risorse economiche e culturali, conseguenze di una Finanziaria che già dall’ estate 2008 si annunciava come una scure ai danni dell’istruzione; con la privatizzazione della scuola, prevista nel progetto di legge Aprea; con i provvedimenti dell’acchiappafannulloni Brunetta. Ce lo hanno rubato perché il tutto è avvenuto in un clima di indifferenza generale, in cui – se non fosse per le sacrosante proteste dei precari, che ancora vengono seguite da TV e giornali, fino a che i riflettori dei media decideranno che il fenomeno è decantato e non fa più audience e si appassioneranno ad altre vicende – non un editorialista, non un politico ha ritenuto di dover dedicare un momento di riflessione, ad esempio, al fatto che i regolamenti delle scuole superiori prevedono il taglio del 10% dell’orario. Avete capito bene: il 10%. E’ un’enormità. Si tratta di un colpo alla cultura, alla democrazia, alla emancipazione – che si concretizzerà a partire dal prossimo anno scolastico – e che non significa solo taglio di cattedre (e, di conseguenza, allontanamento dal lavoro di donne e uomini, i famosi precari, appunto, che hanno contribuito in maniera significativa a far crescere la scuola italiana); ma anche taglio di sapere, di conoscenza, di esperienza culturalmente determinata e determinante per i nostri ragazzi. Significa andare a condizionare pesantemente la possibilità che gli studenti italiani alimentino le proprie capacità critico-analitiche. Significa – tra le tante altre cose – concretizzare un’idea di scuola e di cittadinanza che non prevede – che non deve prevedere – l’affinamento e il potenziamento di quelle capacità.

Un evento simile in un Paese realmente democratico e che avesse davvero le parole della nostra Costituzione impresse in modo indelebile nel proprio Dna avrebbe scatenato le reazioni più vibranti. Invece silenzio. Silenzio anche di una buona parte della società e della scuola stessa, che in molti provvedimenti del suddetto trio hanno trovato pane per la propria necessità di certezze, in un periodo di drammatica incertezza: maestro unico, voto numerico, 5 in condotta. Per poter credere che quelli sono i problemi, che quella è la realtà. È rassicurante, perché qualcuno sta lavorando, ha lavorato per risolverli. Creando però intanto una scuola incapace di licenziare cittadini che rivendichino l’esigibilità dei propri diritti e che bevano acriticamente ciò che viene (ironicamente?) chiamata “l’informazione”.

Gli altri, quelli che non ci stanno, quelli che non ci starebbero, sono soli. Orfani di qualsiasi rappresentanza politica, considerando il fatto che la scuola pubblica non costituisce più una priorità nell’agenda di nessuno. Privi di riferimenti, pieni di rabbia, di indignazione, si agitano come vespe sotto un bicchiere, confinati lì in parte dalla schiacciante maggioranza che chi ci governa ha in Parlamento; in parte dal balbettio isolato e imbarazzato di pochi rappresentanti dell’ “opposizione”, impacciati portavoce di una compagine che non ha da tempo un programma convincente sulla scuola pubblica. E che anzi da alcune parti plaude compostamente a certi provvedimenti governativi.

Il futuro ce lo hanno rubato, dunque. Lo hanno rubato al Paese. Lo hanno rubato ai bambini e ai ragazzi che si trovano in una scuola povera, demotivata, sempre più inadeguata a fornire risposte alla complessità e alla diversità del fuori; lo hanno rubato a coloro che oggi nelle piazze rivendicano – purtroppo inutilmente – la propria dimensione professionale e i diritti ad essa conseguenti; lo hanno rubato alle donne e agli uomini di “buona volontà”, che in un questo tempo ingrato e privo di passioni che non siano pulsioni effimere trovano ancora la forza e la voglia di esigere il bene della collettività. Le responsabilità è da ricercare in un generale disinvestimento – prima che economico, culturale – sulla scuola pubblica, anche quello davvero bipartsan. Che ciascuno ha gestito alla sua maniera, partendo dalla propria storia e dalle proprie convinzioni. Ma che è confluito ovunque in un neoliberismo sfrenato, che immobilizzerà in maniera definitiva le differenze di classe. A pagare, come sempre, saranno i “meno”: i meno vecchi; i meno fortunati. Ma, prima di tutto, i meno abbienti: coloro che paradossalmente più degli altri vedevano in una scuola pubblica laica, pluralista, di qualità, la propria principale speranza per il futuro. A loro il futuro è stato scippato violentemente.

Fonte: Antefatto

Approfondimenti video: Non Rubateci il Futuro

15:10 – 12/09/09 – Sardegna: Scuola, i precari bloccano la 131 per ore

Grande solidarietà dagli automobilisti e dagli amministratori del Sassarese

di Pier Giorgio Pinna

La 131 bloccata dai precari della scuola
La 131 bloccata dai precari della scuola
SASSARI. Ci sono molti modi per vincere una battaglia. E non sempre il successo appare chiaro subito. I precari della scuola hanno capito di avercela fatta solamente alle 9 del mattino. Non prima, quando all’alba si erano mossi in trecento per paralizzare all’altezza del bivio per Muros la più importante strada della Sardegna, la Carlo Felice. E neanche nel momento in cui sindaci e politici avevano garantito il loro appoggio. È stato due ore dopo, non appena tutti i blocchi sulla 131 sono stati eliminati, quando 20 km di tir, auto, furgoni e pullman sono lentamente sfilati davanti ai manifestanti ai due lati della carreggiata. Minuti carichi di tensione, all’inizio. Poi da moltissimi dei mezzi in attesa da oltre mezz’ora sono arrivati saluti, incitamenti, applausi, mentre tanti clacson suonavano in segno di apprezzamento. Solo qualche camionista ha lanciato insulti distribuendo vaffa… a raffica. Tutti gli altri, ai bidelli con gli striscioni anti-tagli e ai prof che gridavano «siamo gli insegnanti dei vostri figli», hanno manifestato comprensione, sostegno, solidarietà. Dando una prova di tolleranza niente male. E facendo tirare un sospiro di sollievo alle decine di agenti e carabinieri che sino a quell’istante avevano controllato con mano ferma il sit-in per evitare incidenti.

IL CORTEO. Una giornata, quella di ieri, densa di proteste e proposte. Appuntamento al sorgere del sole: km 201 della Carlo Felice, nell’ampia carreggiata a tre corsie per senso di marcia tra i distributori Esso e Tamoil e lo svincolo. Un punto scelto non a caso: è uno dei pochi di tutta la 131 dov’è possibile far rallentare il traffico senza problemi. Pattuglie della Stradale presidiano i tratti nevralgici di Campomela. Arrivano gli aderenti al Comitato precari della provincia di Sassari. Seguono dirigenti della Cgil e della Cisl. Sventolano le bandiere dei sindacati, affiancate da quelle dell’Irs e di Sinistra e libertà.

I dimostranti invadono le corsie alle 7 in punto, come previsto. Gli agenti segnalano il sit-in con palette e lampeggianti. A fermarsi per primo davanti al blocco è un autocarro diretto verso Cagliari. Trasporta materiali derivati da «grandi estrazioni», come reca scritto sulle fiancate. Dietro, comincia a formarsi una fila di macchine. Lo stesso succede dall’altra parte della strada, dove è all’opera il secondo gruppo di precari. Le code diventeranno sempre più estenuanti col passare del tempo: i dimostranti si faranno da parte a intervalli di 10 minuti, ma il transito sarà lentissimo.

GLI STRISCIONI. Alle 7.10, verso Sassari, le colonne arrivano sino alle gallerie del Mascari. Nel frattempo i precari sviluppano la loro pacifica offensiva mediatica. Ancora al buio, indossano giubbini catarifrangenti. Cominciano a distribuire volantini. Tirano fuori dalle sacche megafoni, fischietti, coperchi di pentole per ritmare gli slogan, persino campanacci. E issano manifesti e striscioni. Tanti. Colorati. Tutti ricchi di fantasia. Parlano meglio loro di un oratore consumato. «Il ministro non vuole una scuola di qualità/ Vuole una scuola dell’antichità». «Cara Gelmini, siamo stanchi di viaggiare per andare a lavorare/Ma lei non pensi di farci riposare». «Siamo docenti non stabilizzati: schiavi di Stato». Con reminiscenze dei movimenti studenteschi del passato, ce n’è davvero per tutti: «Per quanto vi crediate assolti, siete comunque coinvolti». «+Tagli -Scuola = Ignoranza». «Senza lavoro e senza bidella: ecco la ricetta di Mariastella». «La cultura non si vende/Le scuole non sono aziende».

I COMMENTI. A piedi, con la fascia tricolore, dopo le 8 approdano sulla Carlo Felice i primi cittadini di Tissi, Ossi, Codrongianos, Florinas, Cargeghe, Muros. E la presidente della Provincia, Alessandra Giudici. Che ricorda: «Agli Stati generali della scuola convocati per la prossima settimana a Sassari ho invitato l’a ssessore Baire e il governatore Cappellacci. Mi auguro partecipino: abbiamo bisogno di risposte da parte della Regione». Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, rincara la dose: «Il progetto del governo è indecente, inaccettabile, soprattutto nell’isola, dove si rischia una perdita di scolarizzazione nelle zone interne».

LE REAZIONI. Duro il leader d’Indipenditzia Repubbrica de Sardigna, Gavino Sale: «Lo sfascio è totale. Non si salva nulla: dalla chimica ai fondi Fas, dall’energia sino, adesso, alla scuola. Stare con l’Italia è un lusso che non possiamo più permetterci». Incalza il consigliere comunale sassarese del Partito democratico Roberto Schirru: «I tagli andavano fatti altrove, non certo tra gli insegnanti e i bidelli». Mentre il candidato alla segreteria sarda del Pd Silvio Lai rileva: «Sono convinto che esistano ampi spazi perché la Gelmini modifichi la sua posizione, ma il fronte della protesta deve restare compatto in tutt’Italia». «Abbiamo un governo geniale: per risolvere la questione-precari li licenzia tutti, come fece Reagan con i controllori di volo negli Usa», osserva il difensore civico del Comune di Sassari Graziano Tidore, anche lui professore. E Rosario Musmeci, di Sinistra e libertà: «L’isola sta diventando il baluardo di un nuovo modello dove la Regione è una stampella utile a finanziare il disimpegno nazionale».

Crede invece nell’intesa ratificata il 30 luglio dall’assessore Baire il responsabile sardo della Uil scuola, Giuseppe Macioccu: «Ma l’accordo va modificato in modo da garantire anche i precari senza abilitazione». E se i giovani comunisti del circolo Centro storico di Sassari si dicono pronti a contribuire a costituire un comitato unitario anticrisi, afferma la sua netta contrarietà all’u ltima misura varata a Roma il coordinatore di Sardigna Natzione Indipendentzia. Sostiene infatti Bustianu Cumpostu: «Premesso che questa scuola è una istituzione coloniale che cancella l’identità dei sardi, diciamo no ad assunzioni clientelari».

LE IDEE. Sulla 131 i precari rilanciano il loro piano. Criticano le posizioni di alcuni sindacati, giudicati troppo arrendevoli. Scandiscono con slogan il programma. «A fora, a fora/la ministra accabadora». «Alunni accorpati/Insegnanti disoccupati». «Tagliate i vostri privilegi, non il nostro lavoro». C’è chi, come Sara Marras e Sabrina Casu, tra le ultime inserite in graduatoria dopo i corsi Siss, chiede: «A che è servito buttar via tanti soldi, se oggi il nostro titolo non è spendibile e siamo comunque tagliate fuori?». Altri, in vena di citazioni, ricordano come in queste ore sulle mura del liceo classico Siotto, a Cagliari, siano apparsi alcuni versi di Archiloco: un inno alla libertà, ancora attuale dopo quasi tre millenni. E, da professionisti della cultura, ne approfittano per lanciare un segnale. Come il poeta greco, prima di nuove battaglie, avvertono: «La volpe conosce mille trucchi, l’istrice uno solo ma buono».

Fonte: La Nuova Sardegna

16:29 – 09/09/09 – Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti…

“Avevo proprio deciso di votare P.C.I. ma ora lo piglia in culo”Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana
Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana

In questi primi giorni di settembre, dopo la lunga pausa estiva, presidi e insegnanti hanno ripreso a lavorare, discutere ed incontrarsi nelle sedute dei Collegi dei docenti, nelle riunioni delle commissioni tecniche, nei Consigli di Istituto, per organizzare e progettare le attività didattiche curricolari e aggiuntive in relazione al nuovo anno scolastico. Ovunque, nelle case e nelle scuole fervono gli ultimi preparativi per l’imminente avvio delle lezioni. Il ministro, alti dirigenti e funzionari scolastici, varie figure di esperti gareggiano per lanciare qualche input, offrire consigli preziosi agli insegnanti, indicare ed illuminare la “retta via” a chi, eventualmente, l’avesse smarrita.

Inoltre, gli insegnanti precari hanno iniziato a ribellarsi e protestare in modo massiccio e compatto. Si tratta di una rivolta senza precedenti perché i licenziamenti di massa sono senza precedenti. Mai come in questo momento occorre stare al fianco dei lavoratori precari del mondo della scuola in un “autunno caldo” esploso con largo anticipo.

Si annuncia infatti un settembre infuocato nella scuola italiana, totalmente destabilizzata dalla “riforma” Gelmini, che in un botto solo ha lasciato 42mila persone senza lavoro, causando una vera macelleria sociale. E tutto per fare cassa, come detta Tremonti, e dirottare i finanziamenti alle banche e alle imprese private. In Campania, come in tutta Italia, i docenti precari hanno assaltato gli Uffici Scolastici Provinciali, in perfetto stile INNSE, avviando con forza una serie di vertenze mai conosciute in passato.

Nel frattempo continuano ad essere alimentate ideologie cariche di pregiudizi e veleni piccolo-borghesi. In seguito ad una martellante campagna demagogica e diffamatoria è inevitabile che si scatenino polemiche e piovano accuse che screditano il corpo docente, già mortificato da tempo. Stiamo parlando di una categoria professionale chiamata ad assolvere il difficile compito di educare e istruire le future generazioni, di formare i cittadini del futuro, per cui meriterebbe maggior rispetto e considerazione. Simili campagne ideologiche e strumentali sul presunto “parassitismo” dei lavoratori statali non costituiscono una novità. Inoltre mi indignano, nella misura in cui celano interessi affaristici e mercantilistici. Insomma, oltre al danno c’è anche la beffa.

Le retribuzioni salariali degli insegnanti italiani sono tra le più basse in Europa. Peggio di noi stanno solo i colleghi greci e portoghesi. Intanto, il governo in carica continua ad imporre pesanti tagli e riduzioni alle già misere risorse della scuola pubblica. Tutto ciò comporta e arreca gravi danni al budget finanziario riservato alla scuola pubblica, per dirottare i soldi verso altre destinazioni. Si pensi alle sovvenzioni stanziate per gli armamenti militari e ai contributi statali regalati alle scuole private.

Per quanto mi riguarda continuerò a seguire il principio riassunto nella frase contenuta in “Lettera a una professoressa”, scritta dai ragazzi della scuola di Barbiana del maestro don Milani: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Un concetto che richiama una visione anomala e anticonformista (diciamo pure antiborghese) della democrazia, riferita alla scuola e all’intero ordinamento sociale. La nostra è una scuola di disuguali inserita in una società sempre più disuguale, laddove pesanti disuguaglianze materiali e sociali sono destinate ad aggravarsi ulteriormente.

Dinanzi a simili sperequazioni economiche e sociali, di fronte ad allarmanti situazioni di crescente disagio e bisogno materiale, riconducibili alle nuove povertà e alle contraddizioni derivanti dai massicci fenomeni migratori provenienti dal Terzo mondo, la scuola non è attrezzata e preparata a fronteggiare tali emergenze, anzitutto per ragioni di ordine finanziario già spiegate in precedenza.

Ogni valida azione è affidata alla buona volontà, alla capacità, allo zelo spontaneo (altro che fannulloni) degli insegnanti, all’iniziativa autonoma delle istituzioni scolastiche e dei lavoratori – docenti e non docenti – che operano nelle scuole pubbliche. La cosiddetta “democrazia” non può ridursi ad un’ipotetica offerta di “pari opportunità”, esplicandosi in un’arida ed insufficiente prassi di uniformità distributiva delle risorse, così come avviene nel modello finora adottato di welfare universalistico e indifferenziato.

Al contrario, occorre rilanciare e rafforzare l’attenzione verso l’uguaglianza e la giustizia redistributiva del reddito sociale, intese in termini di equità sociale e redistribuzione delle ricchezze, possibili solo in un altro assetto del welfare e dell’ordinamento statale e sociale, che sia in grado di fornire “a ciascuno secondo i propri bisogni” e chiedere ad ognuno “secondo le proprie possibilità”. Il che significa rivoltare l’organizzazione sociale esistente, ridefinire e capovolgere l’idea stessa e la prassi finora applicata e conosciuta di democrazia, di scuola e di Stato sociale.

Di Lucio Garofalo

13:57 – 09/09/09 – Giorgio Stracquadanio e la S(q)uola I(TAGLI)ana..

Video Courtesy TerritorioScuola – Servizio di Claudio Messora

Giorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24.

Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.»

Ma non è Pereira..
Ma non è Pereira..

Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero?  Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:

  1. Scuola materna: per la prima volta supereremo il milione di bambini. 28 mila in più dell’anno scorso. Una media di quasi 24 bambini per classe.
  2. Scuola media: da settembre ci saranno 18 mila studenti in più. Contestualmente, ci saranno ben 120 classi in meno.
  3. Scuola superiore: Dai 21,8 alunni per classe dello scorso anno, si passa a 22,1 alunni. Ci saranno classi con più di 30 alunni, esclusi uno o più eventuali alunni disabili.
  4. Disabili: sarà l’anno record per la presenza di alunni disabili: oltre 178 mila contro i 176.000 dell’anno scorso. Gli insegnanti di sostegno, tuttavia, restano invariati: 90.469.

Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.»

O è lui che questi numeri non li dà?

Giorgio Stracquadanio dice: «Quello che deve essere chiaro a tutti è che la scuola ha smesso definitivamente di essere un ammortizzatore sociale, quello per il quale si va a scuola non perché si ha una vocazione a insegnare, si fa un concorso e lo si vince, ma per cui si cerca un posto qualunque e si spera in una sanatoria.»

Giorgio Stracquadanio dice che i precari non hanno vinto nessun concorso, e che scelgono la scuola come si sceglierebbe un posto qualunque. Ma è vero?

Nella scuola lavorano due tipologie di precari: quelli abilitati e quelli non abilitati. In entrambi i casi, sono inseriti in graduatorie stilate sulla base di titoli posseduti e quindi di una professionalità ritenuta idonea al ruolo da ricoprire. I precari abilitati hanno sostenuto un concorso, e in alcuni casi anche un corso propedeutico della durata di 1 o 2 anni, per ottenere l’abilitazione, ossia quel titolo con validità ministeriale che permette di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. I concorsi e i corsi per accedere a tali graduatorie, stilate per assegnare contratti a tempo indeterminato e determinato nella scuola, sono stati organizzati dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con la partecipazione delle università che hanno certificato conoscenze e competenze idonee per l’insegnamento di una precisa materia.
I precari abilitati hanno effettuato un lungo percorso verso il ruolo – l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Hanno acquisito conoscenze e competenze specifiche, certificate, in anni di servizi svolti anche in scuole diverse, spesso non percependo che 10 mensilità annuali.

Giorgio Stracquadanio dice: «Ci dobbiamo interessare a lungo di una cena a cui partecipa il presidente del Consiglio.»

Una cena, caro Stracquadanio, cui parteciparono:

  1. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio);
  2. Angelino Alfano (Ministro della Giustizia);
  3. Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi e parlamentare PDL)
  4. Carlo Vizzini (presidente commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica)
  5. Luigi Mazzella (giudice della Corte Costituzionale)
  6. Paolo Maria Napolitano (giudice della Corte Costituzionale)

Il 6 ottobre 2009 la Consulta giudicherà sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, che rende immuni le quattro più alte cariche dello stato dalla mano della giustizia. Il lodo Alfano porta il nome del commensale n°2; è stato scritto in toto, in parte, o con la fondamentale consulenza del commensale n°3; è già servito a salvare il commensale n°1 dal processo per corruzione sul caso Mills, e verrà votato dai commensali n°5 e n°6. Potrebbe essere stata l’ultima cena. L’ultima del nostro ordinamento democratico.

Giornalista: «Che cosa consiglia al professore qui presente (ndr: un insegnante precario di educazione fisica) che dopo 25 anni si trova a rischio di perdere il posto di lavoro?»

Giorgio Stracquadanio dice: «Io in questo momento sono un deputato. Tra 4 anni potrei non esserlo più. Sono un giornalista e non ho nessun giornale che mi attende. Non ho nessuna aspettativa. Cosa mi consiglia lei di fare, nel caso in cui io non venissi ricandidato, rieletto e perdessi il lavoro? Di darmi da fare a cercarne un altro. O sbaglio?»

Caro Giorgio Stracquadanio, …sbagli!

Fra 4 anni, al termine della legislatura, avrai la tua pensione da parlamentare.  Hai idea di quante famiglie di precari ci vivrebbero?

Fonte: Claudio Messora – ByoBlu.com