02:12 – 29/06/11 – Energia elettrica Verde: il Calore Convertito in Elettricità Utilizzando una Nuova Lega…

[Traduzione italiana di Davide Suraci]. I ricercatori della Facoltà di scienze e ingegneria dell'Università del Minnesota hanno recentemente scoperto un nuovo materiale in lega che converte il calore direttamente in elettricità. Questo rivoluzionario metodo di conversione dell'energia termica è nelle prime fasi di sviluppo, ma potrebbe avere un ampio impatto sulla generazione di energia elettrica ecologica dalle fonti di calore che normalmente si perdono durante numerosi tipi di trasformazioni energetiche.

I ricercatori sostengono che il materiale potrebbe essere utilizzato per catturare il calore dei gas di scarico di un'auto al fine di produrre elettricità per caricare la batteria in una vettura ibrida. Altri possibili utilizzi futuri includono la cattura del calore disperso dagli impianti industriali e lo sfruttamento delle differenze di temperatura negli oceani per produrre elettricità. Il team di ricerca sta studiando anche una possibile commercializzazione di questa tecnologia.

“Questa ricerca è molto promettente perché presenta un metodo completamente nuovo per la conversione dell'energia che non è mai stato fatto prima”, ha dichiarato il professore in ingegneria aerospaziale e meccanica, Richard James, dell'Università del Minnesota, che ha guidato il team di ricerca. “È anche il più recente modo ecologico per creare energia elettrica in quanto utilizza il calore di scarto per produrre elettricità senza anidride carbonica.”

Per creare il materiale, il team di ricerca ha combinato elementi a livello atomico per creare una nuova lega multiferroica, Ni45-Co5-Mn40-Sn10. Questa lega multiferroica combina materiali inusuali per proprietà elastiche, magnetiche ed elettriche. La lega Ni45-Co5-Mn40-Sn10 raggiunge lo stato multiferroico subendo una trasformazione di fase in cui si verifica un passaggio di stato solido<->solido altamente reversibile. Durante questa trasformazione di fase la lega subisce cambiamenti nella sua proprietà magnetiche che vengono sfruttate nel dispositivo di conversione di energia.

Durante una piccola dimostrazione in un laboratorio dell'Università del Minnesota, il nuovo materiale creato dai ricercatori inizia come un materiale non magnetico, poi acquisisce proprietà magnetiche quando la temperatura si alza di una piccola quantità. Quando questo accade, il materiale assorbe calore e produce spontaneamente energia elettrica in una bobina entro cui è avvolto. Una parte di questa energia termica è persa in un processo chiamato isteresi. Una scoperta fondamentale del team di ricerca è il modo sistematico per minimizzare l'isteresi nelle trasformazioni di fase. Il team di ricerca è stato recentemente pubblicato nel primo numero della nuova rivista scientifica Materials Advanced Energy.

Ecco alcuni video sul nuovo materiale che assume proprietà magnetiche quando riscaldato: UMN Energy Conversion.

Oltre al professor James, gli altri membri del gruppo di ricerca includono: l'Università del Minnesota (facoltà di ingegneria aerospaziale e meccanica), i ricercatori post-dottorato Vijay Srivastava e Kanwal Bhatti e lo studente Yintao Song. Il team sta lavorando anche con il dipartimento di ingegneria chimica e scienza dei materiali dell'Università del Minnesota diretto dal professor Christopher Leighton per creare una sottile pellicola di materiale che potrebbe essere utilizzata, ad esempio, per convertire parte del calore di scarto dei computers in energia elettrica.

“Questa ricerca attraversa tutti i confini della scienza e dell'ingegneria,” ha detto James. “Si prevede che interesserà l'ingegneria, la fisica dei materiali, la chimica, la matematica e altro ancora. “È richiesto a tutti noi nel collegio dell'università di scienze e ingegneria di lavorare insieme per pensare in modo nuovo.”

I finanziamenti per la ricerca nella fase iniziale della lega multiferroica provenivano da una Multidisciplinary University Research Initiative (MURI) sovvenzionata da parte del US Office of Naval Research (che coinvolge altre università tra cui il California Institute of Technology, la Rutgers University, la University of Washington e la University of Maryland), e da sovvenzioni di ricerca da parte del US Air Force e della National Science Foundation. La ricerca è anche provvisoriamente finanziata da una sovvenzione presso la University of Minnesota – Iniziativa per le Energie Rinnovabili e l'Ambiente.

Articolo originale in inglese su ScienceDaily: Generating 'Green' Electricity: Waste Heat Converted to Electricity Using New Alloy

20:59 – 24/06/11 – I nuovi esperimenti di Sugata Mitra sull'auto-insegnamento.

Il pedagogista Sugata Mitra affronta uno dei principali problemi della scuola – gli insegnanti e le scuole migliori non si trovano dove ce ne è più bisogno.

In una serie di esperimenti sul campo da New Delhi al Sudafrica all'Italia, ha dato ai bambini l'accesso al web in autogestione ed ha osservato risultati che potrebbero rivoluzionare la nostra idea di insegnamento.

Translated into Italian by Gaetana Ariu
Reviewed by Paolo Santinello

13:26 – 24/06/11 – Fusione Fredda: Atene Annuncia la Nascita di Hyperion

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

[Traduzione italiana a cura di Davide Suraci] – 23 Giugno 2011. Giovedì, nel corso di una conferenza stampa ad Atene, la società greca Defkalion Green Technologies ha annunciato i suoi futuri prodotti basati sull'E-Cat di Andrea Rossi – il dispositivo che produce calore probabilmente tramite una reazione nucleare di tipo attualmente sconosciuto.

Il prodotto della Defkalion si chiama Hyperion e sarà disponibile in due modelli principali – uno è un box di 55.9 x 45.7 x 35.6 cm e con una potenza termica compresa tra i 5 e 30 kilowatt, l'altra più grande, per impianti di riscaldamento, con una potenza tra 1,15 e 3,45 megawatt.

Essi possono essere combinati con diversi tipi di turbine o microturbine a unità CHPCombined Heat and Power. Defkalion sostiene che la tecnologia può ridurre il prezzo attuale dell'energia elettrica del 90 per cento.

Come nelle precedenti prove del catalizzatore di energia la reazione è accesa e mantenuta in attività da una resistenza elettrica. Secondo Defkalion l'energia in uscita da Hyperion è da 6 a 30 volte maggiore dell'energia di ingresso.

Gli impianti più grandi sono costruiti in contenitori da 6 metri di lunghezza. Tutti i modelli sono sotto continuo monitoraggio da parte di Defkalion attraverso la connettività cellulare.

Sul nuovo sito dell'azienda c'è una comunicazione stampa in cui viene descritto un abbozzo di unità più piccole.

Uno o più reattori E-Cat sono collocati all'interno di un contenitore isolato termicamente e schermato. Il calore viene trasportato con il glicole, attraverso un circuito chiuso termicamente, all'esterno dei box schermati.

All'esterno del box vi è un serbatoio di idrogeno (L'E-Cat è costituito essenzialmente da un reattore riempito con polvere di nichel e un catalizzatore – coperto da segreto industriale – in pressione con idrogeno).

C'è anche una centralina elettronica e una pompa per il circuito di riscaldamento chiuso, e ragionevolmente anche uno scambiatore di calore per il trasporto del calore ad un circuito secondario aperto.

Un involucro esterno racchiude tutti i componenti.

Defkalion afferma che le autorità competenti sono in procinto di rilasciare i certificati necessari UE in materia di sicurezza dei prodotti.

Defkalion, come precedentemente annunciato, prevede l'inizio della produzione per l'inizio del 2012, mentre un impianto di riscaldamento pilota da 1 MW, costituito da unità più piccole collegate in serie e in parallelo, sarà inaugurato, come previsto, nel quarto trimestre del 2011.

Defkalion conferma che il primo stabilimento è in costruzione nella città di Xanthi, Grecia, con una superficie di 65.000 metri quadrati e una capacità di produzione massima di 300.000 unità all'anno, mentre un secondo stabilimento due volte più grande è previsto nella stessa città.

Le due fabbriche in primo luogo realizzeranno l'assemblaggio di componenti per i prodotti Hyperion, mentre un terzo impianto, di proprietà dalla Defkalion Praxen – società a controllo cipriota, produrrà i reattori con le sue parti segrete.

Defkalion, a sua volta, venderà i diritti per produrre i prodotti di Hyperion ad imprese di altri paesi e quindi riceverà una royalty fissa per ogni prodotto venduto. Tuttavia, i reattori saranno ancora prodotti in Grecia.

Defkalion ha comunicato che si aspetta un ampliamento delle opportunità disponibili per delle fonti di energia più pulita, più verde ed economica, senza acquisire monopolii in qualsiasi mercato.

L'azienda spera anche di contribuire a che la Grecia diventi autosufficiente energeticamente e quindi ad una ripresa del paese da un'economia disastrata.

Allo stesso tempo Defkalion sottolineato che l'83% dei depositi europei nichel si trovano in Grecia.

Alla conferenza stampa è stato anche rivelato che gli investitori, fino ad allora sconosciuti, in Defkalion hanno sede in Canada e hanno una origine greca. L'investimento necessario per soddisfare i mercati della Grecia e dei Balcani è stato quantificato in circa 200 milioni di euro da Alexandros Xanthoulis, rappresentante degli investitori.

Dopo la conferenza stampa, l'inventore Andrea Rossi ha anche confermato che un accordo sulla ricerca commissionata nel catalizzatore di energia, per un valore di euro 500.000, è stato finalmente firmato con l'Università di Bologna Mercoledì scorso, dopo diverse settimane di trattative.

L'accordo, che formalmente è realizzato con la società srl EFA con la moglie di Rossi, Maddalena Pascucci (principale titolare) avrà una durata di due anni.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Articolo originale in: NyTeknik

Defkalion Green Technologies

12:32 – 20/06/11 – La Valutazione dei Docenti Italiani (Rapporto OCSE-TALIS)

Scarica il Rapporto Ufficiale OCSE – TALIS (Versione integrale in lingua italiana.)

[Sintesi del documento] Le ricerche condotte dall’OCSE – PISA sono note a tutti. I risultati di tali indagini sugli apprendimenti hanno spesso come effetto una grande diffusione e il successivo alternarsi di punti di vista, di prese di posizione, di proposte e contro-proposte.

L’OCSE ha condotto anche la ricerca TALIS i cui risultati, ai fini dell’analisi comparativa dei diversi sistemi di istruzione, rivestono uguale importanza. Eppure ai risultati di questa indagine non si è voluto attribuire uguale rilievo. Anche il Miur, che ha aderito al progetto e partecipato alle spese, non ha ritenuto di dare ampia diffusione ai risultati della ricerca che è rimasta dunque ignota ai più.

TALIS è una ricerca che parte da un preciso punto di vista quello dei docenti: “in che modo gli insegnanti percepiscono la propria professione?” I risultati sono stati raccolti in un database, la Uil Scuola ha scelto di esaminarne alcuni.

OCSE —TALIS


Teachers And Learning International Survey


Indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento


Sintesi della ricerca

L’indagine Ocse Talis, rappresenta in primo tentativo di analizzare, parametrandole, le dichiarazioni dei docenti in relazione al lavoro svolto a scuola. Non un’indagine su dati, quindi ma sullo ‘status’.

Quella che viene esaminata è la percezione che gli insegnanti hanno della loro professione.

Un approccio nuovo, per una indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento condotta in 23 paesi del mondo, Italia inclusa, che ha messo in un data base le dichiarazioni di un campione significativo di insegnanti e presidi di scuola superiore di primo grado.

La prossima edizione della ricerca sarà nel 2013 e opererà anche sui dati dell’indagine Pisa 2012 con i risultati degli studenti. L’ufficio studi e ricerche della Uil scuola ne ha messo a confronto i dati.

Misurare la ‘soddisfazione’:

Gli italiani al primo posto.

Sono gli insegnanti italiani quelli più soddisfatti del lavoro svolto in classe. Il 95% dei docenti di scuola media dichiara, infatti, di essere appagato del proprio lavoro anche in relazione al clima disciplinare in aula e al rapporto con gli studenti. Nella classifica internazionale gli italiani registrano 6 punti percentuali in più rispetto alla media (89,6%) seguiti dai colleghi sloveni, belgi, messicani, bulgari e austriaci.

Ad essere i meno soddisfatti sono gli australiani (82,4%) e poi gli ungheresi, i turchi, i brasiliani e i portoghesi.

Misurare il ‘tempo’:

In Italia troppa burocrazia e più tempo per tenere l’ordine in classe.

I docenti italiani lamentano di dover utilizzare il 14% del tempo per mantenere l’ordine in classe.

Più alto della media dei 23 paesi è anche il tempo che è sottratto all’insegnamento per espletare troppi adempimenti burocratici (8,8%). Una situazione che accomuna gli insegnanti italiani a quelli spagnoli.

Sono gli insegnanti brasiliani a faticare di più per mantenere l’ordine (17,8% del tempo passato in classe).

In Estonia, Lituania e Polonia ci vuole invece meno tempo: il 9% circa.

Il maggior peso negli adempimenti burocratici tocca agli insegnanti messicani con un carico di pratiche pari al 16,5% del tempo, quasi il doppio rispetto alla grande maggioranza degli altri paesi.

Misurare l’’efficacia’.

Sono i norvegesi a sentirsi ‘più bravi’. Italiani al secondo posto.

L’indagine TALIS ha interrogato i docenti sulla percezione che loro hanno dell’ efficacia personale in relazione all’attività educativa con i propri studenti. Sotto la lente di ingrandimento sono state messe una serie di variabili relative al lavoro d’aula, non sotto il profilo delle materie insegnate, ma su quello relazionale.

I docenti sono stati invitati ad esprimersi sulla loro personale percezione che:

l’insegnamento produce significativi cambiamenti nella vita dei propri studenti;

si riesce a far progredire anche gli studenti più difficili e non motivati;

si ha successo con gli studenti nella propria classe;

si riesce a mettersi in relazione con gli studenti;

si crea una piacevole atmosfera di apprendimento;

non si deve perdere molto tempo all’inizio della lezione, per avere degli studenti “tranquilli”;

non si perde tempo a causa di studenti che interrompono la lezione.

L’analisi comparata dei dati mostra che è appannaggio dei docenti norvegesi la più positiva percezione complessiva circa l’efficacia del loro lavoro, al secondo posto gli italiani mentre, all’estremo opposto, si situano i professori coreani e quelli spagnoli.

Misurare la ‘crescita’.

attività di sviluppo professionale: sono ancora in pochi a seguirle ma sono tante le giornate impegnate

Tra i temi affrontati nella ricerca c’è anche quello della partecipazione ad attività di sviluppo professionale: si va dai corsi / seminari alle conferenze o seminari di formazione, dai programmi di qualificazione (ad esempio un corso di laurea) alle visite di osservazione in altre scuole, dalla partecipazione ad una rete di docenti alla ricerca individuale, fino alle esperienze di tutoraggio, osservazione ed esercitazione con colleghi, come parte di un sistema di formazione formale, alla lettura di testi professionali, al dialogo fra colleghi.

E’ stato quindi chiesto agli insegnanti se hanno partecipato a tali attività negli ultimi 18 mesi e per quanti giorni: il risultatoˆ è che, in tutti i Paesi, la partecipazione a questo genere di attività è piuttosto ampia.

L’Italia si colloca sotto la media per numero di insegnanti coinvolti.

Per quanto attiene invece al numero medio delle giornate impegnate in tali attività, si va da un minimo di 5,6 giorni dell’Irlanda ad un massimo di 34 giorni del Messico, attestandosi la media di tutti i Paesi a 15,3 giorni medi nel periodo dei 18 mesi considerati. I docenti italiani, al quarto posto, si situano abbondantemente al di sopra della media con 26,6 giornate medie.

I risultati mostrano quindi che è ancora basso, rispetto al dato medio, il numero di insegnanti coinvolti in attività di sviluppo professionale. La durata di queste attività, per chi le svolge, è invece ben al di sopra del dato medio degli altri paesi.

Misurare i ‘bisogni’.

Forte e al passo con i tempi in Italia la domanda di formazione in servizio.

L’inchiesta TALIS non si limita a registrare le dichiarazioni dei docenti circa le attività ma domanda anche quale siano le loro necessità d aggiornamento.

Tra i settori nei quali gli insegnanti dichiarano di avere maggiore bisogno di aggiornamento ci sono l’insegnamento a studenti con bisogni speciali di apprendimento (31,3%) e lo sviluppo di competenze nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, TIC, (24,7%).

I docenti italiani esprimono una diffusa domanda di formazione, superiore di 10 punti alla media dei colleghi delle altre nazioni. Per loro rappresentano delle priorità: l’insegnamento a studenti con bisogni speciali (35,3%), l’esigenza di migliorare la pratica didattica (34,9%), l’accrescimento delle competenze nel proprio ambito disciplinare (34%).

Misurare il ‘lavoro’.

Ancora pochi gli insegnanti coinvolti nei processi di valutazione.

Una parte dell’indagine Talis è dedicata alla valutazione degli insegnanti. Ricerca condotta non in modo ‘generico’ ma basata sulla richiesta di ‘precise’ esperienze di valutazione, sia interna che esterna, che i docenti hanno avuto negli ultimi cinque anni.

Il 13,8% dei docenti dei 23 paesi esaminati dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di valutazione.

Per gli italiani questa percentuale è del 20%. Sono gli spagnoli, i danesi, i portoghesi, gli austriaci e gli irlandesi i meno valutati. Coreani, ungheresi, slovacchi e turchi sono quasi tutti sottoposti a processi di valutazione.

Per quanto riguarda la valutazione interna quasi la metà degli insegnanti italiani è impegnata almeno una volta l’anno nelle pratiche di autovalutazione della scuola, livello simile alla media degli altri paesi.

Per quanto attiene alla valutazione esterna oltre il 60% dei nostri insegnanti non è mai stato coinvolto (negli altri paesi il livello di quanti non hanno ricevuto mai una valutazione è mediamente intorno al 30%).

L’11, 3% è stato coinvolto una volta, il 14,6% da due a quattro volte, il 12,3 % una volta all’anno, solo l’1% più di una volta all’anno.

Misurare il ‘merito’

E’ un ‘grazie’ il riconoscimento più diffuso in Italia. Niente soldi né bonus.

Un ulteriore aspetto di osservazione della ricerca riguarda le ricadute della valutazione sulla vita professionale dei docenti: variazioni di retribuzione, bonus economico o altra forma di premio economico, cambiamento nelle prospettive di carriera, riconoscimento pubblico del preside e / o dei loro colleghi, opportunità di aggiornamento, cambiamenti nelle responsabilità lavorative che rendono il lavoro piùattraente, acquisizione di un ruolo nelle iniziative di aggiornamento o formazione.

L’incremento della retribuzione è assolutamente marginale per la media dei Paesi: si verifica nel 9,1% dei casi, mentre in Italia è dichiarato nel 2% (probabilmente riferibile alla conferma in ruolo dopo il periodo di prova e alla conseguente ricostruzione di carriera). Gli altri Paesi dell’Europa occidentale, con l’eccezione della Norvegia, si situano su percentuali analoghe o addirittura minori.

Altri premi di natura economica o bonus sono mediamente attribuiti all’11% dei docenti, mentre la gratificazione — immateriale – per il pubblico riconoscimento del preside e dei colleghi che riguarda il 36,4% degli insegnanti dei paesi presi in considerazione sale al 46,4% nel caso dell’Italia.

Altre forme di riscontro nel nostro paese sono: il coinvolgimento attivo nelle iniziative di aggiornamento e/o di formazione dei colleghi (38,3%, la media degli altri paesi è 29,6) e il cambiamento nelle responsabilità lavorative che rendono il lavoro piùattraente (27,1%, la media degli altri paesi è 26,7%).

Che cosa pensano gli insegnanti di ciò che accade dopo la valutazione sulla propria scuola? L’indagine si occupa anche di questo: il 70% dei professori italiani pensa che la valutazione porti ad ‘azioni di aggiornamento o formazione affinché i docenti migliorino il proprio lavoro’. Il 40% sostiene che nella ‘scuola la revisione del lavoro dei docenti ha scarso impatto sul modo in cui i docenti insegnano in classe’. Il 33% pensa che la valutazione venga fatta ‘soprattutto per finalità amministrative’. Poco meno di un terzo (28%) è convinto che ‘il persistente scarso rendimento di un docente sarebbe tollerato dagli altri’.

E’ questo il quadro di insieme tracciato dall’insieme delle opinioni degli insegnanti italiani rispetto ai processi di valutazione. Una serie di dati che fotografa ciò che succede realmente: spesso la gratificazione è rappresentata solo da un riconoscimento pubblico, da un elogio. A questo sono abituati gli insegnanti italiani. A riconoscimenti ‘immateriali’ e pochi soldi. E questo vale non solo in relazione alla valutazione ma sembra — per l’Italia — restare ‘ancorato’, connaturato alla funzione docente.

Scarica il Rapporto Ufficiale OCSE – TALIS (Versione integrale in lingua italiana.)

17:11 – 16/06/11 – Fusione Fredda: il Video-Report di Giacomo Guidi…

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Questo video è stato realizzato da Giacomo Guidi e descrive la storia dei fatti degli ultimi anni su questa importante e rivoluzionaria scoperta scientifica. Gli autori hanno come obiettivo quello di seguire tutte le vicende e di aggiornarle in questo documentario in una memoria collettiva che verrà pubblicata nella primavera 2012.

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

11:38 – 15/06/11 – Fusione Fredda: Conferme da Brian Ahern.

[Servizio speciale a cura di Davide Suraci] – Brian Ahern, esperto di scienza dei materiali presso il MIT di Boston e “Senior” da 17 anni presso i laboratori USAF di Hanscom – Air Force Base, ha replicato – in modo del tutto indipendente – una reazione nucleare a bassa energia e in nanoscala ottenendo 8 Watts.

Brian Ahern ha riprodotto il lavoro del fisico giapponese Y. Arata in un ordine di grandezza più manipolabile e quindi gestibile. Per la precisione, il processo è stato attivato utilizzando 10 grammi di nano-polveri dei seguenti elementi e nei rapporti: Zr (Zirconio) 66%; Nikel 21%; Cu (Rame) 13%, ha prodotto 8 Watts di potenza per quattro giorni ininterrottamente e senza radiazioni rilevabili oltre quella già presente nel fondo naturale. Lo Zirconio si trasforma in diossido di zirconio dopo la cottura.

Secondo le ultime indiscrezioni, Brian Ahern sta tentando anche di replicare il funzionamento dell'Energy Catalyzer di Rossi e Focardi migliorandolo ulteriormente per ottenere un aumento dell'efficienza del processo.

La comunità di studiosi delle LENR (Reazioni Nucleari a Bassa Energia) sembra sempre di più orientata (come, del resto hanno dimostrato Rossi e Focardi) a lavorare su livelli di nanoscala.

La descrizione delle fasi del processo LENR che hanno generato 5 Watts in due giorni. (Comunicazione originale di Brian Ahern al CMNS)

Riportiamo, a beneficio degli interessati (testo originale in inglese), la sequenza di un analogo esperimento di Brian Ahern in cui sono stati ottenuti 5 Watts in un paio di giorni.

The description of steps taken to get 5 watts for a few days (Message of Brian Ahern to CMNS).

Ames National Laboratory processed metal alloy foils via arc melting
followed by melt spinning. This is the Yamaura process employed by Arata
and others. The foils were baked in ordinary air at 445C for 28 hours.

The brittle, oxidized foils were placed in a tumble mill for 24 hours.

This resulted in 30 grams of black powder with a median grain size of about
40 microns.Presumably, each grain has about one million nanoscale islands of
NiCu inside.

The 30 grams occupies about 7 ml inside the 50 ml dewar. The system was
vacuum baked at 220C for 24 hours and cooled to room temperature.

H2 gas was added at 200psi. The pressure dropped only to about 185 psi over
twenty minutes. In these replication experiments the exothermic reactions
have had peak temperatures above 220C with substantial loading above 3.0 H/M
ratios. This time the temperature only rose by 2 degrees C.

The system was heated with a band heater to high temperature. There was no
controller. A rheostat was set at an arbitrary position and the system comes
to a an arbitrary temperature.The average power input was 90 watts.

After several hours the hydrated system was evacuated overnight at a
constant high temperature at 530C. The next day H2 gas was again added at
100psi and the temperature rose by 40C to 570C and came back down to 530C
after two hours. At the end of the day the dewar was again evacuated while
still at 530C overnight.

The third day repeated the same procedure. H2 gas was added at 100psi and
the temperature rose by 44C to 574C. However, this time it did not come back
to the initial temperature. It remained at the elevated temperature
overnight.

On the fourth day H2 gas was again added at 100psi and the system rose by
50C to 580C and again stayed at the elevated temperature indefinitely.

A rough calibration suggests that the 30 grams of hydrated nanopowder is
putting out 5 watts of excess power.

Yesterday Peter Gluck suggested that the relationship between loading and
excess power may be a myth. This seemed to be true for electrolysis with Pd
and heavy water where loading levels exceeding 0.9 D/M were a prerequisite
for observing excess power.

My loading level with this nanopowder sample as less than 0.1 H/M.

This 5 watt excess is very much less than Rossi, but it is a real and
repeatable experiment There was no radiation above the background level.

[IT] Fusione Fredda (Risorse Enhanced Wiki sulla Fusione Fredda – report scientific, download documenti, ppt, video and molte altre risorse)

[EN] Cold Fusion (Enhanced Wiki Resources on Cold Fusion – scientific reports, download documents, ppt, video and more)

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

01:18 – 07/06/11 – La Formazione Italiana del Gruppo di Ricerca sull'E-Cat!

Formazione del gruppo di ricerca del dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna:

  • Ennio Bonetti – professore associato confermato di fisica della materia.
  • Enrico Campari – professore associato confermato di fisica sperimentale.
  • Loris Ferrari – professore associato confermato di fisica della materia.
  • Giuseppe Levi – ricercatore confermato di fisica fisica nucleare e subnucleare.
  • Mauro Villa – professore associato confermato di fisica sperimentale.

Questa è la composizione base del gruppo, che chiaramente si allargherà in seguito. (Fonte: 22passi.blogspot.com)

Articolo pubblicato da Loris Ferrari su SocialNews :

Fusione fredda: un'energia da matti!

(pubblicato su SocialNews di Maggio 2011 – link)

L'atteggiamento dello Scienziato non dovrebbe mai essere quello di negare a priori un Evento. Dovrebbe, piuttosto, essere quello di dichiarare, eventualmente, che non possiede, allo stato attuale, una spiegazione scientifica. La Scienza, insomma, è fatta meno per negare, che per affermare.

Dai giorni della malaugurata fusione fredda di Fleischmann e Pons (1989), la comunità scientifica si è divisa. Una minoranza (che per comodità chiameremo i Matti) insiste ad affermare che qualcosa accadeva, in quegli esperimenti, e che quel qualcosa, anche se molto inferiore a quanto proclamato inizialmente, valeva la pena studiare. Una larga maggioranza (i Sani) afferma, invece, la totale inconsistenza del fenomeno.

Nel ventennio successivo, i canali di informazione dei Matti hanno più volte riportato di anomale emissioni di energia, in condizioni diverse e difficilmente controllabili, con gradi diversi di attendibilità. Unico fattore comune a quasi tutte queste anomalie era il fatto che si verificavano in metalli idrogenati o deuterati: Palladio e Nichel, ad esempio. Questi metalli funzionano da spugne di Idrogeno (o Deuterio): lo catturano nella gabbia formata dai loro nuclei e ne assorbono l'unico elettrone fra quelli che formano i legami strutturali del metallo stesso (tecnicamente, elettroni di valenza).

Perché si parla di emissioni anomale? Perché la potenza prodotta in questi eventi appare molto più elevata di quanto ci si aspetta dalle reazioni chimiche. Reazioni nucleari, allora? No, perché semplici calcoli ed evidenze sperimentali su nuclei nudi (non facenti parte di una struttura solida) mostrano che tali reazioni nucleari sono talmente improbabili da non fornire alcun effetto pratico. Un bel dilemma, dunque. Sempre che non si pensi ad una gigantesca truffa trans-nazionale dei Matti, o ad una loro totale imperizia nell'effettuare le misure.

A favore dei Sani, giocava fino a ieri il fatto che queste emissioni erano spesso elusive, di difficile ripetibilità, molto intense, magari, ma sostanzialmente imprevedibili. Quindi, difficilmente catalogabili come Fatti.

I Fatti vanno distinti dagli Eventi: i primi sono ripetibili e controllabili, i secondi avvengono e basta. Da Galileo in poi, lo Scienziato si occupa dei primi ed esita a parlare dei secondi. Nel corso della storia, però, molti Eventi sono stati ricondotti alla categoria dei Fatti: i fulmini, le meteore, le comete, le eruzioni vulcaniche, i terremoti. Persino la manna biblica (pare). Proprio per questo, l'atteggiamento dello Scienziato non dovrebbe mai essere quello di negare a priori un Evento.

Dovrebbe, piuttosto, essere quello di dichiarare, eventualmente, che esso non possiede, allo stato attuale, una spiegazione scientifica. La Scienza, insomma, è fatta meno per negare che per affermare.

Tornando all'argomento specifico, la situazione, fino a pochi anni fa, era che le emissioni anomale di energia si presentavano come Eventi (un po' come le Madonnine che piangono lacrime di sangue), il che le esponeva al dubbio sulla loro autenticità (un Fatto è sicuramente reale, un Evento può essere simulato e manipolato) o, comunque, all'impossibilità pratica di accertare la concatenazione cause-effetti, che prevede, come condizione essenziale, la ripetibilità dell'esperimento.

Oggi, la situazione appare radicalmente mutata. Studi condotti da Sergio Focardi (Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna), prima in collaborazione con Francesco Piantelli (Università di Siena), poi proseguiti da solo, hanno reso possibile un'emissione di energia da Nichel idrogenato, moderata, ma tale da non potersi spiegare in semplici termini chimici. Di recente, poi, un'apparecchiatura inventata e brevettata da Andrea Rossi, sempre basata sul Nichel idrogenato, ha permesso di produrre una potenza termica molto maggiore, variabile da 25 a 40 Kwatt, a fronte di un'immissione di potenza elettrica nell'ordine di centinaia di watt.

Per intenderci: dalla potenza necessaria a tenere accese alcune lampadine ad incandescenza, si ottiene quella assorbita da 10 o 20 lavatrici. La durata delle emissioni supera certamente la decina di ore, né si è ancora rilevata traccia di esaurimento. L'effetto è riproducibile e controllabile.

In pratica, si è passati dall'Evento al Fatto, dal si dice al si misura. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna (Ennio Bonetti, Enrico Campari, Giuseppe Levi, Mauro Villa ed io), oltre a Sergio Focardi (in pensione come Professore Emerito) possono ora studiare l'apparecchiatura di Rossi in modo continuativo ed approfondito. Ci si offre, per la prima volta, una concreta possibilità di vederci chiaro.

Stabilito con precisione come avviene il fenomeno (ecco l'importanza della ripetibilità e della controllabilità), si confida che, prima o poi, emergerà anche il perché. Posto che lo si accerti, ciò che rende affascinante l'effetto è che non esistono, a tutt'oggi, spiegazioni convincenti: qual è il combustibile che produce l'eccesso di energia? In quanto tempo verrà consumato? C'entra davvero l'energia nucleare? Questa è la curiosità dello Scienziato, la prima e migliore molla possibile verso una ricerca seria. Poi c'è la possibilità di un enorme impatto economico-ambientale. Cosa chiedere di più? Per una volta, mi sembra davvero il caso di dare ascolto ai Matti.

Loris Ferrari

Professore Associato di Fisica della Materia

Università di Bologna Alma Mater Studiorum

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Fonte: http://dibattiti.wordpress.com