17:56 – 31/08/10 – Torino: USP Occupato.

Oggi, al termine delle convocazioni farsa che hanno prodotto ulteriori disoccupati tra lavoratrici e lavoratori della scuola, duecento precari, con la partecipazione della CUB Scuola e dei Cobas scuola, hanno occupato l’ufficio scolastico provinciale di via Coazze.

Tale iniziativa è stata presa dopo un’affollata assemblea nella quale lavoratrici e lavoratori della scuola espulsi dai tagli del ministro Gelmini hanno nuovamente denunciato il licenziamento di massa attuato dal ministero e l’opera di distruzione della scuola pubblica intrapresa dal governo Tremonti-Berlusconi.

Venerdì scorso un corteo spontaneo di centinaia di precari aveva percorso le strade del centro cittadino al termine delle operazioni di conferimento dei contratti temporanei, mentre ieri un altro corteo si era recato in Prefettura per esporre ai rappresentanti del governo sul territorio l’emergere del dramma sociale rappresentato dal licenziamento di 800 lavoratori.

Oggi i precari cittadini hanno deciso di occupare simbolicamente l’uffico scolastico provinciale per denunciare la situazione di fronte alla città tutta. Mentre scriviamo è in corso un incontro d’urgenza con il vice direttore scolastico regionale Paolo Iennaco.

per la CUB Scuola-Università e Ricerca
Stefano Capello Cosimo Scarinzi

18:03 – 30/08/10 – Tagli alla Scuola: L'Appello dei Comitati Campani.

Dopo i cinquemila posti tagliati quest'anno nella Scuola in Campania , che si aggiungono agli undicimila dei due anni precedenti, registriamo parziali recuperi, anche se solo su sostegno e sulla riattivazione dei fondi regionali, da accreditare alla pressione delle lotte fatte dai precari in questi due anni.

Quindi le lotte pagano e stanno ripartendo in tutta la Campania.

A Benevento i precari della scuola hanno occupato un ex asilo nido affinché questo diventi luogo di aggregazione ed organizzazione sociale e culturale delle lotte in difesa della scuola pubblica e fulcro centrale per creare forme di mutuo soccorso atte a superare la crisi lavorativa in tutti i settori.

Tra le occupanti, Daniela Basile ha iniziato un non programmato e rischioso sciopero della fame da 5 giorni, intenzionata a non smettere sino a quando non sarà fissato un incontro in Prefettura cui siano presenti i funzionari regionali e della Pubblica istruzione compreso il Ministro Gelmini

I Comitati Campani (comitato insegnanti precari e ata sanniti, insegnanti precari Caserta, precari scuola Salerno, precari scuola Napoli, CPS Avellino), firmatari di questo appello riuniti nella scuola occupata di Benevento, nel sottolineare il sostegno e la solidarietà alla lotta dei precari della provincia e della collega, rilanciano per tutta la regione gli obiettivi del movimento:

  • 1. RITIRO DI TUTTI I TAGLI DEGLI ORGANICI
  • 2. ASSEGNAZIONE AI PRECARI DI TUTTI POSTI RECUPERATI SUL SOSTEGNO
  • 3. NO ALL'UTILIZZAZIONE SUL SOSTEGNO DI DOCENTI SENZA SPECIALIZZAZIONE
  • 4. BLOCCO DEGLI ORARI CATTEDRA SUPERIORI ALLE 18 ORE SETTIMANALI
  • 5. MESSA A DISPOSIZIONE PER LE SUPPLENZE DI TUTTI GLI SPEZZONI ORARI
  • 6. UTILIZZAZIONE DEI FONDI REGIONALI PER LA RIORGANIZZAZIONE DI POSTI SULLE CLASSI DI CONCORSO MAGGIORMENTE COLPITE DAI TAGLI

L'Assemblea regionale dei precari invita il personale della scuola di ruolo, che oggi verificano la precarietà del lavoro determinata dai tagli, ad unirsi nella lotta insieme a tutti i lavoratori precari della scuola.

In difesa della Scuola pubblica, del diritto all'istruzione, dei posti di lavoro unisciti a noi. Raggiungici al Presidio presso l'ex asilo nido sito in via Torre della Catena, di fronte Port'Arsa o ai Presidi organizzati dai comitati firmatari in tutte le Province Campane. Non chiudetevi in solitudine nelle vostre case; non cedete alla depressione; non permettete a chi vi distrugge la vita di avere il sopravvento. Uniti e numerosi si vince.

13:03 – 30/08/10 – Uomini e Topi (Appello ai Colleghi Tutti).

di Marcella Raiola

Diceva Gorgia che le cose non esistono, che se esistessero non sarebbero conoscibili e che se fossero conoscibili non sarebbero comunicabili, perché la parola è un'altra “cosa”, cioè una duplicazione dell'oggetto che essa millanta di definire, afferrare e racchiudere nelle sue sillabe incantatrici e provocatorie.

Nel famoso film di Martone Morte di un matematico napoletano, ispirato alla vita di Renato Caccioppoli, il professore napoletano considerato un genio, c'è una scena in cui l'attore che lo impersona, facendo ruotare disperatamente una mano attorno al suo polso, paragona la mano alla parola e il polso cui è attaccata, invece, alla “cosa”, all'Essere. La mano tenta disperatamente di afferrare il polso, ma non può. Non riesce.

Mi sono venute in mente tutte queste strane reminiscenze, ieri, mentre, sotto un padiglione improvvisato a Viale Trastevere, a Roma, in uno spiazzo di terra invaso da immondizie e percorso estemporaneamente da topi di campagna di considerevolissima dimensione, che si trova a poca distanza dal Ministero della Pubblica Istruzione, sedevo su una sedia da giardino, assieme ad una ventina di docenti precari convenuti da varie regioni d'Italia, poco distante dai due colleghi di Palermo che hanno intrapreso (uno da 11, l'altra da 2 giorni) lo sciopero della fame.

Pensavo alla discrepanza tra parole e cose perché, anche se ragionarci sopra è praticamente il mio mestiere, càpita raramente di trovarsi in una situazione in cui si può concretamente verificare lo scollamento tra la rappresentazione di un fatto, sempre cristallizzante, parziale, rimodellata o interessatamente retorizzata, e la sua natura sfuggente e polivalente.

In una Roma deserta e afosa, riuniti in un'assemblea che somigliava molto ad un bivacco rom e molto poco ad un raduno di insegnanti, ma che aveva assai più dignità di qualunque rissosa seduta dell'attuale Parlamento, insozzato dalla rozzezza squadrista di leghisti e pidiellini e devoluto alla ratifica delle sconce proposte berlusconiane o alla svendita di sé in cambio di prebende o “massaggiatrici di qualità”, abbiamo parlato ancora e ancora di scuola, di istruzione, di lotta, e lo abbiamo fatto guardando negli occhi Giacomo, deperito ma sereno e lucido, e Caterina, vitalissima e prorompente, confrontandoci con la loro volontaria scelta, senza lesinare critiche, rimbrotti e perplessità.

La realtà è complessa, molto complessa. Uno sciopero della fame è una cosa che può apparire eroica o disperata, narcisistica o provocatoria, dolorosa o esaltante e, ancora una volta, sta alla parola, ai comunicati, alle interviste, alla nostra “amministrazione” (tutta squisitamente “politica”) della situazione, rimandare alla gente da coinvolgere quel significato e quelle sensazioni che di volta in volta siano ritenute più opportune e “produttive”. E' un processo che potrebbe essere non sempre eticamente connotato nel senso della limpidezza.

E' un processo che comporta scelte gravose, rinfacci, duro scontro. Giacomo e Caterina lo sanno; lo sapevano fin da quando hanno iniziato. Non sono degli ingenui; non sono dei sempliciotti; non sono dei semplicisti.

Voglio solo accennare ad alcuni dei problemi che sorgono quando la lotta arriva ad un certo stadio, per far comprendere quale logorio mentale, coscienziale e morale comporti la partecipazione a tutto ciò e quanto le cose spesso semplificate e banalizzate risultino, invece, intricate e, nello stesso tempo, paradigmatiche, capaci di illustrare, cioè, a livello funzionale, ogni meccanismo e dibattito democratico.

Primo problema: due che fanno lo sciopero della fame ad oltranza davanti a Montecitorio, quali che siano le loro ragioni, quando un governo traballa, diventano ambìte “prede” di varie forze politiche, strafottenti e latitanti fino a che non gli è convenuto strumentalizzare la cosa e tutt'a un tratto indignatissime di fronte all'estremo gesto degli “onesti lavoratori”. Dov'è il problema? Nel decidere, da protagonisti della lotta, se a questa gente si debba sputare in faccia o se, considerando che le leggi nascono e muoiono in Parlamento e non per strada, sia comunque utile strumentalizzarla a nostra volta per ottenere qualche concreto risultato.

Secondo problema: due che fanno lo sciopero della fame non possono farlo fino a morirne, perché metterebbero tutti gli altri precari in condizione di sentirsi in colpa atrocemente tutta la vita, per non parlare dell'abbandono dei cari, del lutto irreparabile… Ma come si fa a “ripiegare” onorevolmente, in un'ottica politica, quando si è arrivati allo stremo, senza dare l'impressione che si alzi bandiera bianca?? Paradossalmente, un'azione del genere può essere efficace, mediaticamente e politicamente (forse!) solo se lo scioperante ci lascia le penne!! Tutto questo abbiamo detto davanti a chi si stava astenendo da giorni dal cibo. Di tutto questo loro si rendono conto. Hanno risposto che l'azzardo è proprio quello di produrre una reazione prima che le loro condizioni degenerino. Del resto, l'attenzione mediatica è stata ottenuta grazie al loro gesto, e questo è indubitabile!

Terzo problema: Bisogna stabilire se un presidio permanente in una piazza “nodale” come Piazza Montecitorio “distolga” o meno l'attenzione dalle altre iniziative non meno “forti” attuate in altre parti d'Italia (a Pisa hanno bloccato le nomine; si preparano volantinaggi nei singoli provveditorati, tre prèsidi di Bologna hanno dichiarato che si rifiutano di aprire i loro istituti perché i tagli non consentono manco l'ordinaria gestione della vita scolastica etc. etc.)… Altra discussione, altro giro di opinioni, altro confronto su ciò di cui non si deve né si può evitare di parlare, come molti precari, che badano solo a verificare lo stato dell'alternativa “posto sì/posto no”, ancora non arrivano a capire.

Siamo pervenuti ad una mediazione: il presidio va tenuto, stanti le attestazioni di solidarietà politica che stanno arrivando, ma occorre considerarlo come l'ideale fulcro cui riferire tutte le altre azioni. Nel concreto, ciò vuol dire che chi non piglia incarichi e capisce, finalmente, che gli hanno tagliato le gambe, dovrebbe partire e piazzarsi a Roma a braccia incrociate accanto a Caterina e Giacomo, per un'ora, per due ore, per un minuto, per condividere simbolicamente la loro sorte e farsi “rappresentare” dal loro stato organico di progressivo deperimento da ingiustizia sociale, da “fame” di cultura.

Alla fine dell'assemblea, abbiamo taciuto e siamo giunti alla stessa convinzione: ABBIAMO TUTTI RAGIONE. Abbiamo ragione quando facciamo lo sciopero della fame e abbiamo ragione quando ne evidenziamo i pericoli e i limiti; abbiamo ragione quando diciamo che i politici dovrebbero avere la decenza di non accostarsi e quando diciamo che invece è bene che, sia pure in questa estrema fase della lotta e tardivamente, ci siano vicini e facciano gli interessi della scuola pubblica per una volta nella loro vita; abbiamo ragione quando diciamo che non possiamo e abbiamo ragione quando diciamo che dobbiamo a tutti i costi; abbiamo ragione quando diciamo che siamo esausti e abbiamo ragione quando diciamo che resisteremo un minuto più di chi ci vuole affossare…

Nel generale sgomento per la violenza che il nostro senso comune e la nostra normalità stanno subendo, non ha senso parlare di rassegnati e non rassegnati, realisti e idealisti, barricaderi e lassisti: abbiamo tutti ragione.

Io voglio, allora, visto che le speranze di recuperare la nostra dignità e il nostro ruolo di docenti sono appese a un filo, quale che sia la nostra sorte quest'anno, invitare TUTTI I COLLEGHI E GLI STUDENTI, vittime anche loro di questa dissennata distruzione della scuola pubblica, a ESSERCI, CON LA PROPRIA RAGIONE SINGOLA E SINGOLARE, a PASSARE PER MONTECITORIO, A LANCIARE IL PROPRIO URLO CONTRO CHI FA LA FAME o a PORTARE LORO IL PROPRIO ABBRACCIO.

Proprio perché non abbiamo nulla da perdere, proprio perché siamo stati già sconfitti dalla necessità stessa di arrivare a questo punto, a questo ricatto, a questa forma di follia, possiamo potenziare al massimo, ora che è inutile, la nostra reazione, la nostra reattività. Passiamo tutti per Piazza Montecitorio, dunque: ognuno di noi sarà come uno degli orchestrali del Titanic, che ribadirono la loro suprema superiorità di esseri umani sopra un destino ottuso, suonando imperturbabilmente melodie briose, mentre il nero li inghiottiva.

20:06 – 26/08/10 – Precari della Scuola, le Proposte dei Finiani…

Il governo licenzia i precari della scuola, e i finiani dicono: “Bisogna assumerli, 20 mila all’anno”. Lo dice senza mezzi termini il senatore Giuseppe Valditara, il referente di scuola e università del gruppo: “Già un anno fa avevo sollevato il problema indicando la soluzione: mandare in pensione al più presto gli insegnanti più anziani, e al loro posto assumere precari e giovani. Venti mila all’anno, senza particolari oneri per le casse dello Stato”.

Per l’esponente finiano uno dei problemi di fondo della scuola italiana è il reclutamento degli insegnanti, ossia un sistema di assunzioni che risolvano la piaga del personale assunto e licenziato ogni anno, che di conseguenza comporta una pessima qualità della didattica. Si costringono gli alunni a uno stillicidio assurdo di verdersi in cattedra ogni volta insegnanti diversi, con metodi diversi di insegnamento, con rapporti di fiducia reciproca da ricostruire. “Finchè restano nelle graduatorie 150 mila docenti in attesa di un posto – continua il senatore Valditara – non è pensabile di poter risolvere il problema del reclutamento. Per questo ritengo che bisogna trovare il modo di far posto anche a loro”.

Una posizione ufficialmente esposta in un disegno di legge in cui si legge testualmente: “Il personale docente delle scuole statali che, entro il 31 gennaio 2010, con decorrenza dal successivo 1° settembre 2010, rassegni le dimissioni volontarie dall’impiego, può domandare di accedere al trattamento pensionistico, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 34 e di una età pari o superiore ad anni 59, di una anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore a 58 anni, oppure in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 36 anni e di un’età pari o superiore a 57 anni, oppure, indipendentemente dall’età, in presenza di un requisito di anzianità contributiva pari o superiore a trentotto anni”.

E invece sono arrivati i tagli imposti dal duo Gelmini Tremonti, e per il problema dei precari è caduta ogni speranza di soluzione. “E invece basta dare la possibilità di lasciare il servizio agli insegnanti più anziani, riducendo l’età dei pensionamenti a 58 anni”.

E come coprire i costi di questa operazione? “La risposta: “Assumendo i precari si recupererebbe l’assegno di disoccupazione che comunque lo Stato sarebbe costretto a riconoscere loro quando perdono l’incarico. Inoltre lo stipendio iniziale di un neoassunto è certamente inferiore rispetto a quello di chi va in pensione. Un ragionamento che mi pareva fosse accettato anche dal governo, ma che non ha avuto seguito”.

Per l’intervento di Giulio Tremonti che comunque sollevò la questione delle liquidazioni dei pensionandi per i quali per due anni non ci sarebbero state risorse. “Nemmeno la mia controposta – conclude Giuseppe Valditara – di rinviare appunto la liquidazione per due anni è stata accettata. Con la conseguenza che oggi ci troviamo ad affrontare il dramma dei precari in un contesto sempre più drammatico. Il problema non può più essere sottovalutato”. Per i finiani, insomma, la questione dei precari resta un banco di prova per continuare la collaborazione di governo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

19:20 – 26/08/10 – Prof. Rocco Altieri: Sciopero della Fame.

Uno sciopero della fame “non contro qualcuno ma per qualcosa” è stato deciso da Rocco Altieri, docente di diritto ed economia al corso serale dell’istituto professionale ‘Matteotti’ di Pisa, per “sensibilizzare le autorità e l’opinione pubblica sul tema cruciale della formazione degli adulti con particolare interesse verso l’accoglienza, la formazione e l’integrazione dei lavoratori immigrati”.

Il corso serale del ‘Matteotti’, viene infatti spiegato, rischia di essere cancellato per mancanza di fondi dopo i tagli alle risorse della scuola imposti dalla riforma Gelmini.

E ieri Altieri, insieme alla collega Anna Maria Agresta, coordinatrice del corso e allo studente lavoratore, Diego Battistessa, ha incontrato la dirigente scolastica provinciale Maria Alfano per illustrarle “le ragioni che dovrebbero motivare tutte le parti a impegnarsi nel voler salvaguardare il diritto allo studio dei lavoratori”.

La dirigente scolastica ha promesso il suo impegno per salvaguardare il corso e, spiegano Altieri, Agresta e Battistessa in una nota, “si è impegnata a battere tutte le strade possibili per cercare di assegnare al ‘Matteotti’ una classe prima serale, coordinata secondo gli indirizzi economico-aziendale e alberghiero”.

La notizia della cancellazione della classe, giunta il 9 agosto scorso con decine di iscrizioni già fatte, secondo i docenti, rischia di essere solo l’anticamera dell’estinzione di tutto il corso anche perché, spiegano, “è l’unica prima classe attualmente presente in tutta la provincia di Pisa”.

Fonte: 50Canale – Pisa

L'Antefatto

Di seguito, riportiamo i documenti ufficiali prodotti da Rocco Altieri, Anna Maria Agresta, coordinatrice del corso e dallo studente lavoratore, Diego Battistessa.

Nella mattinata del giorno 24 agosto 2010 una delegazione del corso serale si è recata presso la sede provinciale di Pisa dell' Ufficio Scolastico Regionale in via Pascoli 8, per conferire con la dirigente dott.essa Maria Alfano sulla scottante questione  dei corsi serali per studenti lavoratori. Erano presenti in rappresentanza della scuola serale del Matteotti la prof. Anna Maria Agresta, coordinatrice del corso, il prof. Rocco Altieri, docente di diritto ed economia, e Diego Battistessa, studente lavoratore.

E' stato presentato un documento, che alleghiamo di seguito, che illustra  le ragioni che dovrebbero motivare tutte le parti a impegnarsi nel voler salvaguardare il diritto allo studio dei lavoratori.

Alla fine dell'incontro, molto proficuo, la dott.essa Alfano si è dichiarata sensibile all'esigenza di permettere la sopravvivenza del corso serale professionale del Matteotti, unico in tutta la provincia,  e si è impegnata a battere tutte le strade possibili per cercare di assegnare al Matteotti una classe prima serale, coordinata secondo gli indirizzi economico-aziendale e alberghiero, .

Da parte sua il prof. Rocco Altieri ha dichiarato di voler iniziare un digiuno gandhiano a tempo indeterminato, che non è pensato contro qualcuno, ma che ha per scopo di sensibilizzare le autorità e l'opinione pubblica sul tema cruciale della formazione degli adulti, con particolare interesse verso l'accoglienza, la formazione e l'integrazione dei lavoratori immigrati.

Docenti e degli studenti del corso serale dell'Istituto professionale Giacomo Matteotti di Pisa (recapito telefonico 050 542573)

* * *

Alla cortese attenzione della dirigente dell'Ufficio XV per la Provincia di Pisa dell'USR dott.essa Maria Alfano e, per conoscenza, agli amministratori pubblici, agli organi politici, alle organizzazioni sindacali del territorio, ai mezzi di informazione.

Pisa, 24 agosto 2010

Cara dott.essa Maria Alfano,

si era partiti per le vacanze tranquillizzati a fine luglio dalla dott.essa Barletta sul mantenimento della prima classe del corso serale dell'Istituto Matteotti di Pisa. Il 9 di agosto è arrivata, invece, una contro comunicazione che annunciava la cancellazione della classe prima.

Quanti colpi di scena in queste settimane, imprevisti e difficili da comprendere!

Di fronte all'impegno preso dall'istituzione scolastica rispetto alle decine di studenti lavoratori, che in numero crescente si sono iscritti anche quest'anno al corso serale, si è davvero sconcertati dall'eventualità di doverli rimandare indietro e di negare loro il principio costituzionale fondamentale del diritto allo studio.

Appare evidente, inoltre, che la non concessione della prima classe, l'unica attualmente presente in tutta la provincia di Pisa, prefiguri la graduale estinzione del corso serale e di ogni progetto concreto di educazione degli adulti.

Il corso serale del Matteotti ha svolto in questi anni una funzione culturale e sociale davvero preziosa, come testimoniato dai lusinghieri risultati dal punto di vista scolastico e professionale delle centinaia di studenti lavoratori che ne hanno seguito i percorsi formativi.

Rispetto al conseguimento di obiettivi strategici nel campo del recupero del disagio, della dispersione scolastica, della intercultura e dell' educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità, ci permettiamo, perciò, di fare appello alla sua coscienza di educatrice, perché si possa rivedere la decisione e recuperare l'attivazione della classe prima.

I corsi serali non sono numericamente in estinzione, ma stanno acquisendo un'ulteriore importante funzione sociale nei confronti, ad esempio, dei lavoratori immigrati, realizzando concretamente l'accoglienza e l'integrazione. Al serale del Matteotti si contano 19 diverse nazionalità di provenienza.

Come ricorda Martin Luther King, l'apostolo americano della nonviolenza e dei diritti umani per tutti, nessuno escluso, quando ci si illude di risparmiare sulla scuola, sarà poi pagato, centuplicato, in sofferenze umane e sociali, in costi crescenti per la gestione repressiva dei conflitti, dovendo spendere sempre più per polizie, eserciti e prigioni, divenuti necessari per arginare la violenza crescente e l'anomia sociale.

Cordiali saluti,

Anna Maria Agresta
Rocco Altieri
Diego Battistessa

* * *

Lettera aperta alla dirigente scolastica dell'Ufficio XV dell'USR  per la Provincia di Pisa

Cara dottoressa,

la ringrazio, innanzitutto, di aver trovato il modo ieri, pur tra i suoi gravosi impegni mattutini, di ricevere la nostra delegazione del corso serale dell'Istituto Matteotti, che si era presentata nel suo ufficio senza avere avuto il modo di preavvertirla.

La sua disponibilità umana e il suo calore partenopeo ci hanno rincuorato, e noi crediamo sinceramente nel suo impegno per garantire l'istituzione della prima classe serale del Matteotti.

Di fronte a tanta disponibilità, l'avere da parte mia iniziato un digiuno gandhiano su questa questione non ha il senso della minaccia o del ricatto, come qualcuno pure ha scritto sulla stampa, ma ha il valore religioso del silenzio e della preghiera che vogliono coadiuvare il suo saggio operare.

Siamo perfettamente consapevoli del compito ingrato che ha di fronte in questi giorni difficilissimi per la scuola pubblica. Tutti siamo parte in causa per trovare le migliori soluzioni ai problemi che ci vengono posti, siano essi didattici, organizzativi o finanziari.
La mia scelta di un digiuno a tempo indeterminato, oggi al secondo giorno di attuazione, nella gravità e pesantezza della decisione corrisponde a un'esigenza che sento impellente non per me, ma per tutti quelli di cui voglio farmi tramite e portavoce.

Nel salvaguardare l'istituzione della prima classe del serale, infatti, non entra in gioco la semplice riduzione degli organici e di poche ore di lezione. Il fatto sarebbe forse irrilevante per un digiuno. Personalmente, prossimo al pensionamento, troverei una sistemazione in qualche altra scuola per i pochi anni di insegnamento che mi restano da sostenere.

In realtà, nel mio proposito di difendere l'esistenza della prima classe del serale ho presente le decine di studenti e studentesse, tutti dotati di una straordinaria ricchezza umana, che ho avuto modo di incontrare e accompagnare in questi anni di docenza al Matteotti secondo percorsi didattici molto importanti e gratificanti, che spaziano dall'educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità, dall'educazione ambientale all'educazione alla salute, alla costruzione della pace.

In classe ho incontrato le persone più diverse per età e condizione sociale: giovani lavoratori e persone già pensionate, disoccupati e lavoratori in cassa integrazione, donne rom e piccoli imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi, tante operaie dai pesanti turni di lavoro in fabbrica, poliziotti e secondini del carcere a fianco di ex tossico dipendenti, di giovani alcolisti o genericamente di giovani a rischio di devianza, infine tanti lavoratori immigrati di ben diciannove nazionalità diverse che hanno permesso nei fatti di sviluppare un proficuo dialogo multi culturale mirante all'incontro e all'integrazione.

È per costoro e per tutti quelli che come loro potrebbero trovare nella scuola serale un'opportunità di elevazione e di riscatto sociale, di qualificazione  professionale e di crescita culturale che io supplico, scongiuro l'autorità  scolastica di porre al primo posto dei propri obiettivi la salvaguardia del corso serale del Matteotti.

La funzione sociale dei corsi serali non va cancellata, ma potenziata!

Cordiali e deferenti saluti,

Rocco Altieri, docente di diritto al corso serale del Matteotti

Pisa – 25.8.2010

17:29 – 17/08/10 – Quei 117mila Ragazzi Dispersi…

Pubblicato qualche settimana fa il IXº rapporto di monitoraggio del diritto-dovere condotto dall’Isfol per conto del ministero del Lavoro.

Un’interessante fotografia che molto ci racconta sul tema della dispersione scolastica e si basa sulla redazione di rapporti regionali di monitoraggio: solo 14 regioni dispongono di un proprio sistema informativo e quello della mancanza di un’anagrafe nazionale continua ad essere un problema nella efficacia della lotta alla dispersione.

Un fenomeno che, al di là delle tragiche conseguenze sui destini individuali, rappresenta un problema per la collettività, producendo danni economici rilevanti e a lungo termine. Non a caso uno dei 5 obiettivi della strategia di Lisbona – fondata sull’idea grande di basare la costruzione dell’Europa sulla stabilizzazione di un’economia della conoscenza – fu proprio quello di dare risposte a questa piaga, limitandone l’incidenza nei Paesi membri. L’Italia (nonostante qualche miglioramento) continua a registrare un allarmante numero di abbandoni.

Oltre 117mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni non hanno seguito, durante il 2008, alcun tipo di attività formative. Uno dei problemi è il malfunzionamento, o – talvolta – l’inesistenza, delle anagrafi regionali, che hanno individuato solo 31mila di questi dispersi. Nel 2008 erano iscritti ai percorsi triennali (organizzati presso gli istituti tecnici e professionali in compartecipazione con le agenzie formative, o unicamente dalle agenzie formative) 153mila ragazzi, più di 100mila presso le agenzie, 52mila presso le scuole. Si tratta di giovani avviati all’ottenimento di una qualifica professionale: derogando all’art. 33 della Costituzione, che prevede che il sistema scolastico sia costituito da scuola statali e paritarie, non da soggetti ulteriori come le agenzie formative, si definisce conseguimento dell’obbligo allo stesso modo l’aver frequentato un biennio di liceo, l’aver frequentato questo “sistema misto” e, da quest’anno, persino aver affiancato a un anno di scuola un anno di apprendistato.

La diversificazione dei percorsi di raggiungimento dell’obbligo di istruzione che, proprio in virtù di quanto ho detto in precedenza, non può chiamarsi “scolastico”, è fortemente sostanziata e marcata su base socio-economico-culturale.

È così che la scuola, rinunciando alla sua funzione di “ascensore sociale”, immobilizza destini e non rappresenta più uno strumento di emancipazione. I 117mila 14-17enni fuori dai percorsi formativi hanno certamente provenienze sociali svantaggiate: ce lo dimostreranno esplicitamente, come sempre, le evidenze delle ricerche che seguiranno, che ogni anno evidenziano lo stretto (e ovvio) rapporto tra origini sociali e insuccesso scolastico.

Inoltre, l’esame della disaggregazione territoriale dei dispersi mostra che la percentuale più elevata si trova al Sud e nelle isole. Oltre 71mila di loro sono meridionali, il che significa che solo in quella zona del Paese si trova oltre un disperso su 2.

Va sottolineato che tra il 2007 e il 2008 si è registrato un aumento delle iscrizioni ai percorsi di formazione professionale del 9.5%.

Se da una parte il dato può incoraggiare nell’individuare in questo sistema un’alternativa alla dispersione scolastica, dall’altra esso conferma la definitiva sconfitta della linea della scuola per tutte e per tutti senza se e senza ma.

Nonostante l’Europa sia andata in quella direzione (ricordo che l’Italia è il Paese con il più basso obbligo scolastico), continuiamo a preferire un percorso precocemente professionalizzante ad una dimensione interamente culturale.

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

21:38 – 16/08/10 – In Italia, invece, abbiamo O' Sistema…

El Sistema (“Il Sistema”) è un modello didattico musicale, ideato e promosso in Venezuela da José Antonio Abreu, che consiste in un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini e fanciulli di tutti i ceti sociali.

Questo sistema didattico ed educativo è gestito e promosso da una fondazione, la Fundación del Estado para el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela (FESNOJIV, nome anglofono internazionale Foundation for the National Network of Youth and Children Orchestras of Venezuela). Si tratta di una fondazione statale venezuelana che si occupa della gestione e promozione di oltre 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche e dell’educazione di oltre 350.000 studenti in 180 nuclei operativi sul territorio venezuelano.

Nel giugno del 2007 la Banca per lo Sviluppo Inter-americano ha annunciato il prestito di 150 milioni di dollari alla FESNOJIV per la costruzione e l’espansione di ulteriori nuclei regionali del Sistema. Alcuni banchieri presso l’IDB inizialmente erano scettici su tale finanziamento, obiettando che la musica classica sarebbe per le élites. A seguito di ciò la banca ha condotto alcuni studi sugli oltre due milioni di bambini educati attraverso El Sistema, concludendo che la partecipazione al programma migliorava la partecipazione scolastica e riduceva la delinquenza giovanile. La banca ha calcolato che per ogni dollaro investito nel Sistema ci sarebbero circa 1,7$ di dividendi sociali. El Sistema è stato introdotto ufficialmente nei programmi di studi della scuola pubblica, con l’obiettivo di istruire in questo modo almeno 500.000 fanciulli entro il 2015.

Riflessioni: considerati gli enormi tagli che stanno perpetrando Tremonti e Gelmini ai danni dell'istruzione, dell'educazione, della cultura, della ricerca in Italia, dovremo attenderci un imminente aumento della criminalità organizzata e disorganizzata? Non ci basta già quella organizzata pseudo-istituzionale?

Qui da noi per 1 dollaro investito in criminalità organizzata e politica ne vengono fuori oltre 500.000, senza neanche fare troppo rumore e senza contare il frutto di altri sporchi affari trasversali, intascati da “O' Sistema” alla faccia dei diritti umani e civili degli italiani..