18:26 – 12/08/10 – Riflessioni di Mezza (e Oltre) Estate…

“Pochi giorni fa, in una scuola elementare, domandai ai bambini quali erano i loro sogni per il futuro. Ha risposto subito Massimo: “diventare miliardario!”. Sogno, condiviso dagli altri bambini, che ci fa riflettere.

Oggi è difficile educare perché il nostro impegno di formare, a scuola, il cittadino che collabora, che antepone il bene comune a quello egoista, che rispetta e aiuta gli altri, è quotidianamente vanificato dai modelli proposti da chi possiede i mezzi per illudere che la felicità è nel denaro, nel potere, nell’emergere con tutti i mezzi, compresa la violenza.

A questa forza perversa noi dobbiamo contrapporre l’educazione dei sentimenti: parlare di amore a chi crede nella violenza, parlare di pace preventiva a chi vuole la guerra. Dobbiamo imparare a fare le cose difficili, come disse Gianni Rodari in una delle sue ultime poesie: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco, liberare gli schiavi che si credono liberi.” (Mario Lodi). – (Dal Saluto al Convegno “Educare è difficile”, Legambiente – MCE Perugia marzo 2003) – Atti del Convegno

Questa ed altre citazioni sull’Educazione in: Citazioni… Educative!

Scheda Enhanced TS su: Mario Lodi

11:13 – 11/08/10 – Io Non Sono in Ansia…

Io Non Sono in Ansia
Io Non Sono in Ansia

Di Claudio Messora.

Così Francesco Cossiga in una intervista pubblicata sul Resto del Carlino il 23 ottobre 2008:

" Per fermare gli studenti universitari che protestano, Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero Ministro dell'Interno. Ossia lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopodichè, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti all'ospedale. Non arrestarli, che tanto i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli, e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. "

 Detto fatto, il 29 ottobre 2008 Maroni lo accontenta subito, e infiltra di agenti provocatori la manifestazione della scuola a Roma. Quello che successe, lo descrisse bene Curzio Maltese, in una concitata telefonata a Repubblica.

Curzio Maltese in diretta a Repubblica. Roma – 29/10/2008

Courtesy TerritorioScuola

Il 18 luglio 2008, così invece Francesco Cossiga sull'arresto di Ottaviano del Turco per corruzione (poi passato giustamente nelle file del PDL):

" Anche se avesse davvero rubato la mia stima per Del Turco rimarrebbe immutata perché tra sardi il legame è eterno. Sarebbe bello se si uccidesse in carcere, così affretterebbe il processo di riforma della magistratura. "

 Forse tra piduisti queste sono esternazioni comuni, ma sapreste dirmi cosa c'è di emerito in un Presidente della Repubblica così?

Fonte: ByoBlu

19:05 – 10/08/10 – Rapporto Nazionale INVALSI a.s. '09/'10: gli Esiti Ufficiali delle Prove.

[Preambolo] – Il giorno 17 giugno 2010 circa 585.000 candidati all'esame di Stato previsto al termine del primo ciclo di istruzione hanno affrontato la Prova nazionale, prevista dalla legge 25/10/2007 n. 176, che anche per l'a.s. 2009-2010 prevedeva una sezione di Italiano e una di Matematica.

Le operazioni necessarie a garantire lo svolgimento della Prova nazionale sono state avviate all'inizio del 2010. La prima operazione è consistita nel censimento della popolazione dei possibili candidati all'esame.

Dal 1 febbraio 2010 tutte le Istituzioni scolastiche, appartenenti alla scuola secondaria di primo grado, hanno potuto comunicare attraverso un apposito modulo attivato sul sito dell'INVALSI i dati relativi agli alunni partecipanti all'esame di Stato di fine primo ciclo.

Attraverso tale modulo le scuole hanno inviato i propri dati anagrafici, il numero delle terze classi, il numero di alunni che dovevano sostenere l'esame di Stato, la presenza di alunni con disabilità visiva e l'eventuale numero di candidati esterni.

Nell'a.s. 2009-2010, per la prima volta, in una prospettiva di attuazione progressiva della normativa vigente, la Prova nazionale è stata somministrata anche agli studenti delle scuole italiane all'estero operanti in Paesi con un fuso orario (da GMT-12 a GMT+3) compatibile con quello italiano. Anche tali Istituzioni hanno comunicato i propri dati attraverso il modulo on line.

Sulla base dei dati ricevuti, l'INVALSI ha predisposto la stampa e la spedizione dei fascicoli di Italiano e Matematica.

Le Istituzioni scolastiche avrebbero dovuto comunicare i dati richiesti entro il 20 marzo 2010. Non tutte le scuole hanno però rispettato la scadenza prevista, e alla data del 18 marzo 2010, circa 230 Istituzioni scolastiche non avevano ancora effettuato alcuna registrazione sul sito dell'INVALSI.

Scarica il Rapporto Nazionale INVALSI 2009/2010 in versione integrale.

12:27 – 09/08/10 – Scuole a Rischio Amianto ma i Soldi per Bonificarle Spariscono…

5 scuole su 100 contaminate ma i soldi per ripulirle sono spariti…

Roma, 9 ago. (Apcom) – Ci sarebbero in Italia 2.400 istituti scolastici a rischio amianto per la presenza di questo materiale cancerogeno delle strutture: lo dice un dossier del ministero della Pubblica istruzione secondo quanto rivela oggi il Messaggero.

L’amianto sarebbe presente sui tetti, nelle palestre, nei muri. Le scuole italiane sono 41.900 circa, dunque cinque scuole su cento circa sono ancora toccate dal problema. Ma il peggio, scrive il Messaggero, è che i 358 milioni di auro annunciati in primavera per l’edilizia scolastica (e quindi anche per liberare le scuole dall’amianto) non ci sono più, spariti nell’ultima manovra finanziaria.

In aprile il ministro Gelmini aveva annunciato la ‘messa in sicurezza’ degli istituti, ricorda il quotidiano romano. I soldi, dice il quotidiano, potrebbero anche riapparire nella prossima manovra ‘invernale’ ma non c’è alcuna garanzia, e intanto le scuole in autunno riapriranno, anche quelle contaminate.

L’amianto, comunissimo negli anni del boom perchè assai resistente (anche al fuoco) con le sue polveri provoca tumori all’apparato respiratorio.

Il Messaggero cita anche alcune delle scuole tuttora non bonificate secondo il dossier ministeriale. Fra le altre il prestigioso liceo romano Tasso, la media Bitossi a Balduina sempre nella capitale; 34 le scuole toccate a Milano, e a Torino la situazione forse più difficile. Qui la Procura sta indagando sulla morte di ben 27 insegnanti nel sospetto che siano legate al contatto con l’amianto.

A partire da Domenico Mele, maestro in pensione della “Don Milani” morto per un tumore, che due anni fa parlò con i magistrati ricordando i lavori di bonifica svolti mentre in classe continuavano le lezioni.

Vedi anche: 11:31 – 08/06/10 – Elenco Nazionale delle Scuole con Problemi di Sicurezza.

17:42 – 06/08/10 – "Tutti Noi" Siamo più Intelligenti di "Uno di Noi"

Di Pamela Smith. Traduzione e adattamento in lingua italiana a cura di Davide Suraci.

Riassunto – Questa è una mia riflessione sul “come” pensano al sistema di istruzione i leaders di successo. I dirigenti delle imprese e gli amministratori condividono un tratto di carattere decisivo. È la capacità di riconoscere che non tutte le decisioni sono basate sulla scelta di una risposta fra due alternative. I buoni leaders riescono a vedere il potenziale di prendere il meglio da due visioni opposte, combinarle e creare un'idea completamente nuova. Nel mondo degli affari, questa capacità è misurata in profitti. Nel sistema di istruzione, con questa abilità si misura il successo degli studenti.

“Tutti noi” siamo più intelligenti di “uno di noi.”

Martin (2007) ha coniato la frase, “Pensiero Integrato” (Integrated Thinking), nel suo articolo intitolato: “Come pensano i leaders di successo”. Il “Pensiero Integrato” descrive il processo mentale di tutti i buoni leaders quando devono prendere delle decisioni cruciali. Nel mondo degli affari, la persona con autorità finale prende le decisioni difficili. È la stessa pratica nelle scuole pubbliche, eccetto che per la mancanza della figura dell'amministratore delegato. Il leader della scuola pubblica è l'amministratore della scuola. Gli amministratori scolastici dimostrano il “Pensiero Integrato” ogni giorno attraverso le loro interazioni con i docenti e il personale.

In un ambiente scolastico, le decisioni dell'amministratore possono influire sul rendimento complessivo degli studenti e, di conseguenza, sull'accreditamento della scuola. Al fine di prendere le decisioni cruciali, gli amministratori dipendono dalla facoltà delle parti interessate a partecipare al processo decisionale con propri suggerimenti. Questi suggerimenti, insieme con l'esperienza personale e la conoscenza professionale degli amministratori, forniscono una base di idee per lo sviluppo di un piano o la formulazione di una decisione.

Il modello di “Pensiero Integrato” di Martin per i leader di successo è un processo che comporta la raccolta di informazioni e la pazienza. Recentemente, in una scuola media locale, l'amministratore stava prendendo in considerazione tutti i suggerimenti degli insegnanti di matematica per un adeguato metodo di rivedere gli standard di apprendimento (SOLS) delle prove. Gli insegnanti volontari hanno condiviso le opinioni e le storie delle classi in materia di tempi di attenzione, motivazione e debolezze. Pochi giorni dopo, l'amministratore è tornato con un piano per la revisione SOL. Il piano è stato una nuova combinazione di idee e competenze proveniente da tutti. Il piano, che è stato implementato in via sperimentale, ha incoraggiato le revisioni. Martin sostiene che il “Pensiero Integrato” genera delle opzioni e delle soluzioni nuove (2007, p. 67).

Spesso viene suggerito di dividere un gruppo in due fazioni, pro e contro. Un amministratore esperto darà ascolto a tutte le idee del gruppo, senza escludere nessuna opzione. Successivamente, l'amministratore si prenderà del tempo per esaminare tutti gli aspetti di ciascuna scelta. Infine, l'amministratore del “brainstorming” creerà un nuovo scenario da tutte le idee. Un “Pensatore Integrato” non accetterà di prendere decisioni da solo una delle due scelte. Come nell'esempio precedente, il leader di successo creerà uno scenario completamente nuovo da cui partire per prendere una decisione.

Il “Pensiero Integrato” di Martin è una caratteristica dei leaders di successo se operano nel mondo degli affari o nel sistema educativo. Nel mondo degli affari, i “Pensatori Integrati” possono essere il catalizzatore per la fabbricazione di milioni di dollari utilizzando un approccio innovativo per risolvere un vecchio problema. Nel sistema di istruzione, il modello dei “Pensatori Integrati” per gli studenti è il processo di pensiero integrato che ispira degli approcci creativi e innovativi per risolvere i problemi!

Di seguito, sono riportati dei riferimenti bibliografici.

Riferimenti:


All of us are smarter than one of us

  • Author:Pamela Smith
  • Subject: Social Sciences
  • Institution Name: Connexions
  • Collection:Connexions
  • Grade Level: Post-secondary
  • Abstract: This is a reflection adapting Martin’s How Successful Leaders Think to the education system. Business leaders and administrators share a key character trait. It is the ability to recognize not all decisions are based on choosing one answer from two alternatives. Good leaders see the potential to take the best from the two opposing issues, combine them, and create a completely new idea. In the business world, this skill is measured in profits. In the education system, this skill is measured in the success of the students.
  • Course Type:Learning Module
  • Languages:English
  • Material Types:Readings
  • Media Formats: Text/HTML, Downloadable docs

11:42 – 05/08/10 – Ottavia, la Città della Rete.

Di Claudio Messora.

” Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge. “

[Italo CalvinoLe Città Invisibili]

Dio distrusse la Torre di Babele perché gli uomini, presuntuosi, volevano giungere fino a lui. E per assicurarsi che non ci riprovassero, confuse lingue e idiomi, in modo che comprendersi e mettersi d’accordo diventasse molto difficile.

Qualche migliaio di anni dopo, il tempo di riorganizzarsi, abbiamo ricominciato a parlare tutti un’unica lingua, l’inglese. E stiamo ricostruendo la torre. Non una: dieci, cento, mille torri. E sono decine di volte più alte dei 90 metri che tanto fecero infuriare il cielo. Non in Italia ovviamente – le nostre pendono miserevolmente -, ma nel resto del mondo. Gli uomini si stanno arrampicando sempre più in alto, ogni giorno più vicini a Dio.

A Dubai, Burj Khalifa misura oltre 800 metri, ma ci sono progetti, in attesa di finanziamento, che puntano ai 1600 metri. Entro il 2025 il Giappone potrebbe avere la tecnologia per costruire isole galleggianti con una base larga 3 chilometri ed un tetto circolare del diametro di mille metri, posto ad un chilometro secco sopra la superficie del mare. Per non parlare di “Ultima”, una vera e propria montagna alta più di 3 chilometri, capace di contenere un milione di persone e che l’uomo giudica assolutamente indistruttibile. Evidentemente non abbiamo imparato la lezione.

Ottavia, invece, è la città della rete. Anziché concentrare una enorme pressione su una ristretta superficie da costruirsi con materiali sempre più resistenti, l’ingegneria di Ottavia si basa sulla distribuzione delle forze.

La città della rete è come una ragnatela. Non è superba perché non sfida il cielo, semmai cade, come l’acqua nelle cascate. Ottavia capovolge ogni nostra convinzione, mandando a gambe all’aria secoli di architettura. Le sue fondamenta sono in alto: funi tese tra le sommità delle pareti di un crepaccio alle quali si allacciano corde, catene, passerelle. La vita si sviluppa in armonia con la struttura e con gli spazi, perché il rispetto del bilanciamento dei carichi è essenziale. Ogni intersezione, ogni nodo della rete vibra all’unisono, rendendo i cittadini di Ottavia fortemente connessi gli uni agli altri. Ognuno percepisce fisicamente la propria dipendenza dall’ultimo degli abitanti e questo crea responsabilità e suggella un patto di aiuto e di sostegno reciproco.

Ad Ottavia, tutti sanno di vivere in condizioni di equilibrio precario. Nessuno si sente onnipotente né crede davvero di potersi appoggiare indefinitamente sulle spalle degli altri. Gli abusivismi edilizi non vengono condonati, perché farebbero crollare l’intera struttura. La viabilità è fluida, perché tra un luogo di partenza e la sua destinazione ci sono tanti percorsi quanti sono i possibili viaggiatori. I servizi sono distribuiti e non è possibile che alcune zone si sviluppino più di altre, pena il cedimento di tiranti e legacci. La democrazia è la sola forma di sopravvivenza possibile, perché l’ultimo degli emarginati ha il potere di far cedere l’intero sistema.

Nella riserva naturale di Tawakoni, in Texas, nell’agosto 2007 gli entomologi hanno scoperto una ragnatela enorme, estesa per oltre 180 metri. E’ stata tessuta dai ragni della famiglia Tetragnathidae, in collaborazione con altre 10 specie diverse. Al suo interno, una sterminata quantità di insetti ha trovato la morte, confermando così che la collaborazione è una strategia vincente anche per i meno socievoli degli animali. Dopo la prima scoperta, altre tele giganti sono state trovate in Florida, in Canada, in Ohio e perfino in Italia.

I ragni sono avanti, ma noi gli stiamo dietro. Il World Wide Web è la tela più estesa del mondo. Nel 2000 era percorsa da 361 milioni di persone. Al 30 giugno di quest’anno sono diventate già 2 miliardi, con una crescita del 445%. Stiamo costruendo una ragnatela di proporzioni mostruose.
Ognuno intessa la sua. Quelle più piccole si allacceranno alle più grandi, mentre altre andranno a rinforzare le strutture portanti ed altre ancora lanceranno nuove propaggini nel vuoto, allontanando ulteriormente le estreme periferie dal punto di origine.

La superficie totale sta per coprire ogni pensiero e presto sarà così fitta da catturare nelle sue maglie ogni informazione di una certa rilevanza, che sarà avviluppata in un bozzolo, digerita e trasmessa in ogni direzione grazie alle vibrazioni che l’impatto produce sulla tela. Più l’informazione è grossa e pesante, più i nodi della rete risuoneranno in maniera decisa ed energica.

E allora coraggio: facciamolo cantare, questo web!

Fonte: ByoBlu.com

15:31 – 01/08/10 – Cara Gelmini ti Scrivo…

Di Jacopo Fo

Gentile Gelmini,

Le scrivo per porle un problema di fondo della scuola italiana. Quello dell’insegnamento.

Rinuncio qui ad affrontare altre questione cocenti che riguardano i lavoratori della scuola, le risorse, le modalità dei concorsi eccetera. Argomenti sui quali non ci troveremmo d’accordo.

Vorrei invece parlarle di quello che si insegna perché sono convinto che pur essendo di diversa fede politica potremmo metterci d’accordo su alcune questioni pratiche.

E penso che sul COME si insegna potremmo trovare dei punti di intesa.

Si tratta di un argomento discusso pochissimo al di fuori di ristretti ambiti pedagogici.

Invece io credo che dovrebbe essere un grande tema di dibattito.

La prima domanda che vorrei porre è: cosa fa crescere un adolescente?

Quando ero molto giovane me ne andai a vivere in una casa diroccata in mezzo ai monti.

Avevo vissuto una serie di esperienze traumatiche e non stavo molto bene di testa, tra depressione e stati di panico.

Un bel giorno arriva mio padre a trovarmi.

Non so se ha presente mio padre, detto fra noi non è uno abile a lavorare col trapano e il martello, meglio lasciar perdere, io non gli avevo mai visto piantare un chiodo.

Invece arriva e si mette a riparare la casa dove vivevo. Inchioda una porta, aggiusta una ringhiera.

Quando se ne è andato dopo una settimana io ero scioccato. Mi dissi: “Se mio padre è venuto qui e si è messo a riparare questa casa vuol dire che è veramente preoccupato per me e io sono proprio messo male.” E lì ho iniziato a decidere che era meglio smettere di essere depressi e cercare di combinare qualche cosa di buono nella vita.

Se mio padre mi avesse fatto una bella predica non avrebbe ottenuto niente. Invece è stato zitto e si è messo a lavorare e mi ha coinvolto. Perché ovviamente non potevo stare con le mani in mano mentre mio padre si dava da fare per migliorare la mia casa.

Io credo che il problema della scuola italiana sia innanzi tutto che si parla molto e non si fa quasi nulla di pratico.

L’insegnamento è astratto.

Questa era una cosa che mi dava enormemente sui nervi quando ero studente. Infatti ero un pessimo studente.

Ho iniziato a studiare con grande impegno solo quando ho lasciato la scuola e mi sono messo a lavorare. Sapere mi era diventato necessario per realizzare i miei progetti.

Tempo fa ho realizzato un corso in dieci lezioni di matematica da ridere, in una scuola media inferiore.

La mia idea era quella di tentare di coinvolgere gli allievi, di appassionarli.

Ho incominciato con alcuni giochi. Ad esempio dimostrando che 111 x 111 fa 12321, un numero speculare e 11.111 x 11.111 = 123454321.

Poi ho fatto notare che la tabellina del 9 non vale la pena di impararla a memoria, è speculare anche lei, : 9-90, 18-81, 27-72 eccetera.

Poi sono passato a dimostrare che chi non capisce i numeri non riesce neanche a capire quanto costa un computer reclamizzato in una rivista. Quel “+ Iva” che trovi dopo il prezzo vuol dire che devi aggiungere il 20% di tasse.

Ecco perché saper calcolare le percentuali è così importante. Se non sei capace non riesci a capire quanto costano le cose che vuoi comprare.

Dopodichè ci siamo messi ad analizzare i contratti dei cellulari. Come saprà è impossibile capire quanto costa veramente telefonare con una data compagnia telefonica senza usare l’aritmetica e un po’ di pazienza. Le proposte sbandierate dalla pubblicità contengono spesso raffinate trappole logiche. Solo se ci ragioni sopra capisci quanto paghi veramente.

Ho continuato così a mischiare giochi matematici, indovinelli geometrici, enigmi di insiemistica e questioni di utilità quotidiana.

A un certo punto ho chiesto ai ragazzi se sapevano come funziona un conto bancario. E ho spiegato loro che molto probabilmente le loro famiglie non sanno bene quante spese pagano per la gestione del conto, quanto prendono di interessi, quanto pagano ogni volta che ritirano del denaro contante con il bancomat, quanto costa farsi spedire a casa i conteggi.

La mia idea era di far sì che alla fine gli studenti potessero avere la soddisfazione di dare una mano alla loro famiglia e usare il tempo scolastico per rivedere contratti telefonici e bancari.

I genitori rimproverano spesso gli adolescenti dicendo loro che sono bravi solo a spendere. Mi pareva che dar modo a un dodicenne di far risparmiare del denaro alla propria famiglia grazie a quello che ha imparato a scuola, potesse dargli autostima, soddisfazione e far germogliare in lui la comprensione che studiare è un modo per migliorare la propria vita.

Sono restato sconcertato scoprendo che la maggioranza delle famiglie si era rifiutata di fornire ai figli i contratti telefonici. Ovviamente non chiedevamo la bolletta con il dettaglio delle telefonate ma solo i dati indicanti il tipo di contratto. Mi sono dovuto quindi fermare, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessi chiesto i dati sulla tipologia dei contratti bancari…

Ma nonostante questo ostacolo dopo 10 lezioni di matematica da ridere c’è stato un incontro con il consiglio di classe molto positivo.

Infatti i professori avevano riscontrato un miglioramento nel rendimento degli ultimi della classe anche nelle altre materie di studio.

Restai molto lusingato da questo giudizio e altrettanto stupito quando appresi che l’esperimento veniva però interrotto. Non certo per questioni di soldi visto che lavoravo gratis. Semplicemente quel che insegnavo era al di fuori del programma e non avevano altro tempo da perdere.

Io credo che debba essere affrontato in modo prioritario invece il problema della passione per lo studio. Dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola: insegnare a studiare prima ancora di fornire informazioni.

E per ottenere questo dobbiamo rendere divertenti le lezioni e insegnare anche cose utili nella vita reale.

E’ mai possibile che la scuola non insegni a leggere una busta paga, come funziona un mutuo, come si cambia un pannolino, come si intenta una causa per danni o come avvalersi dell’assistenza sanitaria?

Credo che si potrebbe ottenere un grande salto di qualità anche dando modo agli studenti di misurarsi con la realtà, mettere alla prova le proprie capacità.

Con un liceo scientifico abbiamo studiato un progetto ambizioso. Gli studenti sotto la guida degli insegnanti analizzano i costi energetici della loro scuola, e i modi per ottenere maggiore efficienza, valutano le soluzioni tecniche, quindi prendono contatto con le aziende capaci di realizzare i cambiamenti progettati e con una banca disposta a finanziare l’intervento, realizzano quindi un piano operativo e finanziario. E’ probabile che questo piano contenga la sostituzione della caldaia, isolamento di tetto e pareti, tripli vetri, termostati, pannelli solari.

Redatto il piano gli studenti si adoperano per convincere le istituzioni a realizzare queste migliorie. Se ci riescono ottengono anche una percentuale dalle aziende in quanto agenti di vendita. Con questi soldi si possono realizzare attività utili per scuola e studenti. Si tratta di un modo concreto per proteggere il nostro pianeta e per mettere in pratica conoscenze scientifiche, capacità di scrittura e verbalizzazione. Un sistema per permettere agli insegnanti di diverse materie di collaborare e per dare agli studenti modo di capire come utilizzare in pratica quel che imparano.

Il progetto ha trovato grande entusiasmo tra gli studenti e gli insegnanti. Insieme al preside e al provveditore agli studi abbiamo tenuto una conferenza stampa che ha interessato i giornalisti e poi sono usciti alcuni articoli sulla stampa locale. Quindi il progetto è stato cancellato.

Cose che succedono. Soprattutto perché le priorità della scuola oggi sono altre.

I programmi scolastici non danno modo agli studenti di fare i conti con la realtà. L’insegnamento è astratto, nozionistico. Non si insegna a lavorare ma a far bella figura con i professori.

Questa situazione allontana molti ragazzi dallo studio: si annoiano, non capiscono l’utilità di imparare qualche cosa a proposito della vita di Napoleone.

Questa situazione oltretutto è grande fonte di disagio e emarginazione e alimenta la devianza e la criminalità.

La scuola dovrebbe avere invece la funzione di primo baluardo della legalità proprio insegnando ai giovani la moralità della passione per il lavoro.

Sono 20 anni che alla Libera Università di Alcatraz ospitiamo gite scolastiche e vacanze estive.

Molte volte sono arrivati da noi gruppi di ragazzi portati dai servizi sociali, ragazzi con gravi problemi di bullismo e piccola criminalità. Magari avevano semidistrutto l’ultimo albergo che li aveva ospitati provocando centomila euro di danni.

Il nostro sistema con questi ragazzi è di una semplicità elementare. Quando scendono dal pullman diamo a ognuno un cavallo. E gli diciamo: “Questo è il tuo cavallo, te ne occupi tu. Vuoi sapere come funziona?”

Poi gli facciamo vedere come si cavalca. E gli facciamo fare subito qualche cosa di spaventoso come salire in piedi sulla groppa di un cavallo. In realtà è molto facile perché i nostri cavalli sono dei pezzi di pane e non muovono un muscolo quando hanno sopra un ragazzino. Ma i nuovi arrivati non lo sanno e sono entusiasti perché hanno avuto paura ma ce l’hanno fatta. Li facciamo sentire importanti, gli diamo fiducia. In 20 anni non si è mai fatto male un solo allievo. E i ragazzi si comportano poi in modo irreprensibile, non rompono neanche un piatto. E’ come se non aspettassero altro che di incontrare una persona che gli dia un buon motivo per rigare dritto.

E con i cavalli diventano subito bravissimi. Perché i ragazzi “peggiori” in realtà sono spesso molto intelligenti e svegli, il problema è che non hanno avuto occasione di utilizzare positivamente le loro risorse. Non hanno incontrato qualcuno che trasmettesse loro la passione per il lavoro, per l’avventura di imparare cose nuove, affrontare le difficoltà e superarle.

Questi ragazzi non sopportano la scuola perché si parla troppo mentre loro hanno una spasmodica voglia di vivere, di sperimentare.

Un elemento essenziale in questo approccio è la fiducia.

Io ti do subito un cavallo da curare. Un gesto che prevede che io abbia piena fiducia in te. Questa azione da sola motiva molto.

La scuola italiana al contrario è più centrata sul giudizio, sulla divisione tra bravi e cattivi, primi e ultimi.

Un metodo che sembra fatto apposta per creare emarginati.

Ma che valore ha una scuola che funziona bene solo per i primi della classe?

Ci sono molte ricerche che avvalorano questa realtà. Per dimostrarla si sono trovate soluzioni molto astute.

Ad esempio, un gruppo di insegnanti delle elementari chiede un incontro con gli insegnanti delle medie che prenderanno in consegna i loro studenti l’anno successivo.

Gli insegnanti delle elementari spiegano che questo incontro si è reso necessario perché si sono trovati di fronte a una quinta elementare composta da geni. E volevano avvisare i professori delle medie che proprio perché sono bambini con un’intelligenza fuori dal comune, a volte sembrano stupidi, ma questo dipende dal fatto che vedono le cose in maniera diversa, riescono a intuire punti di vista insoliti sui problemi. Se li si ascolta si scopre che ragionano in modo eccellente.

Dopo 3 anni i ricercatori vanno a vedere quali sono i risultati ottenuti da quella classe, che in realtà era assolutamente normale, non c’era neanche un piccolo genio.

Ma la suggestione sugli insegnati ha creato un miracolo: gli studenti sono diventati veramente dei geni! E in particolare sono progrediti quelli che alle elementari erano i peggiori.

I ragazzi per crescere hanno bisogno della fiducia, della passione e di esperienze positive.

La scuola italiana da questo punto di vista è estremamente carente.

Pensa che si potrebbe fare qualche cosa?

Supponendo che a lei questo discorso interessi aggiungo qualche proposta pratica.

La mia figlia maggiore ha avuto la fortuna di capitare con un insegnante straordinario, Pasquale Guerra*,* che organizza a scuola incontri con cantautori e scrittori e poi porta tutta la classe una settimana in montagna, in un luogo sperduto, senza strade e copertura cellulare. Una baita dove i ragazzi cucinano e si occupano di tutto, fanno lunghe camminate e a turno leggono romanzi ad alta voce. Un’esperienza che entusiasmò mia figlia e le fece imparare l’amore per la scrittura.

Perché insegnanti simili non vengono premiati? Perché non viene replicato il loro metodo e diffuso il loro entusiasmo?

Negli Usa esiste poi da tempo un sistema che prevede la valutazione del livello di preparazione degli allievi.

Gli insegnanti che ottengono che gli ultimi della classe progrediscano tengono poi dei corsi di formazione per gli altri. Cioè, si è individuato un sistema che permette alla scuola nel suo complesso di migliorare premiando chi riesce ad appassionare i ragazzi e dà modo agli insegnanti migliori di trasmettere questa abilità ad altri docenti.

In Italia abbiamo un’esperienza eccellente, riconosciuta e stimata in tutto il mondo, l’asilo Diana di Reggio Emilia. Qui possiamo trovare più di 50 anni di esperienza in un modo diverso di concepire l’insegnamento. Sostanzialmente si tratta dello stesso approccio che le ho testé illustrato.

I risultati dell’asilo Diana sono straordinari da tutti i punti di vista. Prova ne è che Svezia, Canada e Giappone hanno adottato da tempo gran parte di questi criteri formativi ottenendo ulteriori conferme della validità dell’approccio didattico. Non sarebbe il caso di farlo anche da noi?

Non sarebbe il caso di inserire nel percorso formativo degli insegnanti qualche lezione su come si utilizza la voce, come si racconta una barzelletta, come si organizza un lavoro in equipe, come si affrontano certe dinamiche interpersonali, come funziona la comunicazione emotiva?

Ai nostri insegnanti si chiede di conoscere la materia che insegnano. Non dovrebbero anche essere capaci di insegnarla in modo avvincente?

Perché non esistono canovacci delle lezioni? In Italia ogni anno si tengono migliaia di lezioni sul Teorema di Pitagora. Ogni insegnante si inventa il suo modo di spiegare perché la somma dei quadrati costruiti sui cateti è pari al quadrato costruito sull’ipotenusa, senza avere mai occasione di confrontarsi con altri insegnanti.

Perché il suo ministero non crea un forum, diviso per argomenti, nel quale gli insegnanti possano pubblicare i canovacci o magari i video delle loro lezioni? E si potrebbero anche premiare gli insegnanti che propongono soluzioni innovative. Far nascere così un’attenzione e una sana competizione nell’arte di esporre argomenti scientifici e culturali.

Fonte: ilfattoquotidiano – Blog di Jacopo Fo