21:00 – 19/10/10 – Ore21: Lezione di Banche e Investimenti Finanziari…

Lezione a cura del Prof. Beppe Scienza – Università degli Studi di Torino.

A cosa servono le banche in Italia? Questa domanda, semplice, semplice, ha molte risposte, nessuna rassicurante per i risparmiatori. Se i partiti sono i camerieri dei banchieri, i banchieri per conto di chi operano, chi servono a tavola? Chi muove i fili dei grandi banchieri della finanza, da Passera a Geronzi? Qual è il reale potere di questi ultimi? A giudicare dalla fine di Arpe e Profumo licenziati dalla mattina alla sera, non molto. Qualcuno dura più di altri perché è più funzionale al sistema. Le banche rispondono a interessi superiori, sconosciuti ai più, investono i soldi dei risparmiatori in buchi neri, come è avvenuto per Telecom, per Alitalia, per Air One. Investimenti a fondo perduto buttati nel cesso fatti con i soldi dei correntisti, di chi deposita i suoi risparmi. Le banche sanno sempre prima quello che i loro clienti sapranno dopo. Questo è il trucco che gli consente di vendere i derivati con il buco dentro o di consigliare l'acquisto di obbligazioni Parmalat fino a un'ora prima della bancarotta. Le banche possono consigliare, vendere azioni di aziende a un valore inesistente, come è avvenuto per Saras, il cui titolo è stato subito svalutato dal mercato, senza mai rischiare nulla.
Le banche italiane sono un monopolio di fatto, i loro servizi hanno un costo superiore (spesso di molto) alle banche europee. Sono al servizio di politica, lobby. Finanziano cemento e centrali nucleari, Tav e ponte di Messina, ma ottenere un prestito per un piccolo imprenditore per la sua azienda o un mutuo per una famiglia è peggio che scalare l'Everest. Le banche decidono se un'impresa vive o muore, se un territorio è distrutto o rilanciato.

Intervista a Beppe Scienza del Dipartimento di Matematica Università di Torino.

Le banche, il vero nemico (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
“Sono Beppe Scienza, mi occupo di matematica e di soldi, di matematica finanziaria e oggi parleremo di imposte, di tasse perché l'argomento interessa sempre gli italiani, gli italiani odiano il fisco, non entro in merito se questo odio sia motivato, esagerato, su cui si specula, però una cosa merita chiarire. Per i risparmiatori il vero nemico non è assolutamente il fisco, ma in generale sono le banche, il sistema finanziario, i fondi comuni a portare via soldi ai risparmiatori, molti di più di quelli che porta via il fisco.

Riprendete il controllo dei vostri soldi ! (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Prima conclusione direi inconfutabile, il mondo finanziario, le banche, le banche e i loro collegati vari etc., portano via in Italia molti più soldi ai risparmiatori, di quanti gliene porta via il fisco, quindi prima di lamentarsi delle tasse i risparmiatori devono lamentarsi semmai delle banche, però vorrei aggiungere qualcosa sempre riprendendo le analisi dell'ufficio studi di Mediobanca,

perché uno dei confronti che fanno da anni è tra i fondi comuni da un lato e i Bot dall'altro, come dire tra un investimento evoluto, prodotto comunque da una forma di ingegneria finanziaria e dall'altro lato invece l'investimento della vecchietta, non siamo a livello di buoni postali fruttiferi, ma siamo vicini, come direi che ci vuole a prendere i Bot, poveri scemi quelli che prendono i Bot, poveri scemi non lo credo, ma comunque viene fuori che di regola chi è rimasto ancorato ai Bot, non ha fatto faville, non ha ottenuto investimenti strabilianti ma comunque ha ottenuto di più che con i fondi comuni che, questa mi i sembra una condanna senza appello, se non riescono neanche nell'arco di 26 anni a fare meglio di chi va ogni anno ai nuovi Bot, siamo veramente messi male.
Qui vediamo due dati, il nero sono i 10 anni che abbiamo visto prima, questi sono gli ultimi 10 anni dove ogni anno chi si è fidato dei fondi comuni ci ha mediamente rimesso il 3% rispetto ai Bot, un po' diverso se guardiamo gli ultimi 5 anni, comunque ha perso quasi l'1%, ma soprattutto significativo da fine 1984 a fine 2009 chi ha affidato i suoi risparmi al risparmio gestito, ha ottenuto mediamente lo 0,8% all'anno meno di chi li ha tenuti in Bot e tra l'altro meglio ancora è stato l'investimento nei Btp, nei Cst, o nei buoni fruttiferi postali che hanno reso ancora di più.
Conclusioni? Il discorso è complesso, però a parte come già detto che sono più rapaci le banche, i fondi del fisco, a questa rapacità si può sfuggire perché al fisco non si può sfuggire, ma alla rapacità delle banche e dei fondi unici si può sfuggire, basta non dargli i soldi in gestione e vista l'esperienza fallimentare di 26 anni del risparmio gestito con le eccezioni che sono minime, direi che quando un gruppo di persone ha dato prova di tale inettitudine o addirittura disonestà meglio riportare i remi in barca, riprendere il controllo dei propri soldi, al limite rinvestirli in Bot di altri Stati se uno li ritiene più sicuri, come la Francia o la Germania, ma non lasciare i propri soldi in mano a altri, non lasciare che altri gestiscono, ma prenderli, comprare dei titoli, quello che si vuole e tenerseli ben stretti.

E poi non dite che non vi avevamo informati…

01:14 – 19/10/10 – Bandiera: Adesso ci vuole quella Bianca…

In attesa dei preparativi per i festeggiamenti del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, c’è chi la vuole verde, c’è chi vede rosso dappertutto…

Di Giovanni Falcetta.

Com'è solerte Maria Stella Gelmini. E' bastato un articolo pubblicato sul giornale di famiglia – famiglia Berlusconi, s'intende – per far scattare gli ispettori.

C'erano simboli politici in una scuola pubblica. No, no – che avete capito? – non sto parlando di Adro, ma di Livorno. Questi i fatti. Ieri il Giornale ha pubblicato in prima pagina “Altro che Adro, a scuola sventola la bandiera rossa'”. E poi, nelle pagine interne, la foto del vessillo comunista su un vecchio muro.

Immediato l'intervento del ministro, che ha ordinato un'ispezione nella scuola dell'infanzia San Marco di Livorno. “Il provvedimento” – recita il comunicato del dicastero – “si è reso indispensabile per verificare la notizia per cui sarebbe presente nell'istituto una bandiera del Partito dei Comunisti Italiani. La scuola è un'istituzione pubblica che deve garantire a tutti un'educazione imparziale ed autonoma rispetto a qualsiasi orientamento politico”.

Quest'ultima parte è un capolavoro. Di comicità naturalmente. Se fosse vera la metà delle cose scritte, se la Gelmini le pensasse davvero così, il caso Adro non sarebbe mai esistito. Avrebbe mandato gli ispettori con la stessa immediatezza e la faccenda sarebbe stata risolta in un batter di ciglia.

La prima considerazione da fare è quasi banale: ci sono due pesi e due misure per la Gelmini. I simboli leghisti possono restare dove sono, i simboli di altri partiti vanno rimossi. In ogni caso il ministro ha fatto una bella gaffe.

I simboli comunisti non erano affissi sulla scuola, ma su un edificio poco distante, precisamente sul vecchio muro del teatro dove nel 1921 nacque il Partito Comunista Italiano. Il sindaco, Alessandro Cosimi, le ha risposto in modo impeccabile e tra le altre cose ha detto: “al posto degli ispettori ci mandi i soldi'”.

Una figuraccia non da poco. Ecco cosa succede a fidarsi delle notizie pubblicate dal duo Feltri-Sallusti, gli “agit prop” di Berlusconi.

Il ministro ha mostrato il suo vero volto ed ha confermato che vuole fare del ministero una succursale del Pdl. Mai nella storia della Repubblica il ministero dell'istruzione era sceso così in basso. Del resto nessun presidente del Consiglio si sarebbe mai sognato di nominare un ministro come la Gelmini. Un altro effetto perverso del berlusconismo.

00:42 – 13/10/10 – INPS: Pensioni a Sorpresa?

Sei un lavoratore parasubordinato? Vuoi sapere se andrai in pensione? Chiedilo al presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua che ha detto: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parsubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Da qualche giorno circola sul web questa notizia (riportata da varie testate minori: AGORA VOX, INTRAGE,…) secondo la quale il presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua ha dichiarato ad una intervista al Corriere, che i lavoratori parasubordinati non avranno la pensione pur versando i contributi. La questione sembra essere passata in sordina sui principali media.

Il mio auspicio è che una voce autorevole come la vostra, dopo aver accertato la credibilità delle fonti, sia in grado di divulgare la notizia al resto del Paese che non si informa attraverso il web.

Se quanto sostenuto dall'articolo fosse vero, i cittadini hanno il diritto di sapere. Con quale fiducia un giovane lavoratore dovrebbe continuare a versare i contributi all'INPS ?!? Nicholas B.

20:44 – 08/10/10 – Supplente della Scuola Statale Costretto a Dormire in Tenda…

Vita da precari...
Vita da precari...

(La Scuola ai tempi della Gelmini)

Non è un Reality ma la dura Realtà, di un Precario.

Euristeo proviene da un paese della Calabria (Rossano Calabro) e da circa 10 anni lavora nella scuola come precario tra Forlì e Cesena. Fino allo scorso anno è sempre stato nominato con incarico annuale e quindi riusciva ad organizzarsi di conseguenza. Quest’anno Grazie ai disastrosi tagli Gelmini ha ottenuto solo 26 giorni di supplenza e questo gli ha comportato un disagio enorme.

Con 26 giorni di supplenza pagati a 40 euro al giorno netti è impensabile andare in albergo (il più economico è almeno di 30 euro al giorno) ma del resto nessuno affitta una camera per un periodo di tempo così breve. Quindi l'unica sistemazione che gli è rimasta è stata quella di accamparsi in una tenda, con il freddo e tutti i disagi che comporta un alloggio di fortuna come quello che ha trovato.

Oggi questa è la situazione della maggior parte dei lavoratori precari della scuola che a vario titolo non sono stati messi in condizione di poter lavorare in modo tranquillo e sereno.

Euristeo Ceraolo tiene a precisare che verso i suoi confronti è scattata una corsa di solidarietà tra i suoi colleghi offrendogli riparo per la notte (..e qui coglie l'occasione di ringraziarli pubblicamente: Edmondo, Monia, Giulia e Vicenzina). Ora si trova nella Sede Caritas di Forlì, che ha risposto prontamente alla sua richiesta di aiuto e che ringrazia. Il suo contratto presso l' I.T. per Geometri di Cesena scadrà il 16 ottobre e poi il problema è sempre lì alla prossima chiamata sperando che sia più lunga di un mese.

12:55 – 04/10/10 – Una Storia Afgana…

Del Prof. Francesco Mele – ITC Carpi (Modena).

Il mio amico e collega Paolo sabato mattina si è recato con le sue classi ad un incontro con Enaiatollah Akbari e Fabio Geda, per la presentazione del libro Nel mare ci sono i coccodrilli ed è rimasto entusiasta di quanto ha sentito al punto da esclamare “Così dovrebbe essere la scuola!”.

Sostiene che a suo avviso i ragazzi abbiano veramente imparato molto.

La storia, se qualcuno non ne fosse al corrente, è la storia vera di un ragazzino di 10 anni, Enaiatollah Akbari appunto, che fugge dall'Afghanistan, cioè dalla guerra e dai soprusi, e dopo 5 anni di odissea arriva in Italia.

Fabio Geda ha scritto la storia di Enaiatollah e ad un certo punto nel libro Enaiatollah riferisce un episodio (da pg 21 a pag 24) in cui il suo maestro viene ucciso davanti agli alunni, come esempio, perchè voleva insegnare LIBERAMENTE, senza chiudere la mente e la bocca, nonostante le ripetute minacce dei talebani.

Paolo è intervenuto nel dibattito e ha fatto presente al ragazzo che anche in Italia, sebbene meno gravi, ci sono episodi di “BAVAGLI” istituzionali e d'acchito gli è venuta questa proposta che ha formulato davanti all'auditorio, ricevendo molti applausi dagli studenti presenti.

PERCHE' OGNI ISTITUTO DI CARPI NON DEDICA UNA SUA AULA ALLA MEMORIA DI QUESTO INSEGNANTE AFGANO, INSERENDO SULLA PORTA O SUL MURO UNA TARGHETTA CON IL SUO NOME?

Il nome gli è stato poi riferito da Enaiatollah ed è:

HADI HARAKAT

le sue ultime parole prima di essere fucilato sono state: “Ba Omidi Didar” (Arrivederci).

La targhetta secondo la sua proposta dovrebbe contenere anche le parole di commento di Enaiatollah: “La Vita senza la Scuola è come la Cenere”.

Io dico, perchè non facciamo nostra questa proposta e la diffondiamo in tutte le scuole del paese?

Francesco Mele.

PS: La targa potrebbe essere pensata così:

 "Alla memoria di HADI HARAKAT
         insegnante afgano ucciso dai talebani, 
          sotto gli occhi dei suoi allievi, perchè
            voleva insegnare LIBERAMENTE."

Egli davanti ai fucili che lo hanno giustiziato ha detto:

Ba Omidi Didar(Arrivederci).

Enaiatollah Akbari, uno di quegli allievi 
             testimone dell'uccisione, dice:
          "La Vita senza la Scuola è come la Cenere".

19:52 – 01/10/10 – Perché la Scuola Sciopererà l'8 Ottobre.

Di Stefano d’Errico – Segretario Nazionale dell’Unicobas.

Con la cosiddetta “riforma epocale” della scuola superiore, da questo settembre hanno tagliato altri 41.200 posti (25.600 docenti e 15.600 amministrativi), dopo i 57 mila eliminati lo scorso anno. Vogliono distruggere la scuola pubblica distruggendo le risorse umane e negando normali apporti finanziari. Licenziano decine di migliaia di precari, dequalificano l’istruzione “flessibilizzando” i docenti perdenti posto, “riciclati” senza rispetto per le loro abilitazioni e per la qualità della didattica e negano il tempo pieno alle famiglie (cresciuto, ma in modo inadeguato alle richieste e stravolto nell’organizzazione didattica interna). In più, anche con la complicità di Cisl, Uil, Snals e Gilda, Berlusconi & C. hanno bloccato il contratto ed eliminato gli scatti d’anzianità, rateizzato il Tfr e avviato un nuovo stop ai pensionamenti. In tutta Europa, nonostante le note difficoltà finanziarie, nessun governo tocca la scuola, che anzi ottiene finanziamenti ulteriori.

In Italia, il paese che (come dimostrano i recentissimi dati Ocse) spendeva già la percentuale più bassa del prodotto interno lordo per istruzione, università e ricerca, vengono sottratti alla scuola 8,5 miliardi di euro. Il saldo è peraltro negativo anche sotto il profilo della qualità. Per la prima volta abbiamo un liceo scientifico privo del latino, una drastica riduzione dei programmi di storia nella Primaria, l’impoverimento generalizzato delle ore di italiano, il taglio delle ore di laboratorio persino negli istituti tecnici e nei professionali. Il “governo delle tre i” ha addirittura ridotto l’informatica e fatto sparire il bilinguismo nella media di primo grado. Questa è una scuola minimalista: una vera condanna per un paese ove il 47 per cento della popolazione in età lavorativa ha al massimo la terza media (dati Istat).

Per quanto riguarda la crisi, la paghi chi l’ha creata! Né può accettarsi il massacro del futuro del paese dopo i regali fatti agli evasori con il condono dello scudo fiscale o l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, 100 elicotteri NH90 e altri 121 caccia Eurofighter, che costano da soli 29 miliardi di euro (4 in più dell’intera manovra di Tremonti).

Domenica 26 settembre, a Roma, nei locali del teatro Volturno si sono incontrati i comitati dei precari in lotta e le realtà dei genitori sorte in difesa della scuola pubblica, nonché i rappresentanti di pressoché tutte le realtà studentesche, provenienti dalle principali città italiane. L’invito all’assemblea era esteso anche ai rappresentanti dei sindacati di base della scuola pubblica e alla Flc-Cgil. La maggior parte degli interventi ha indicato nell’8 ottobre la data sulla quale far convergere sia le manifestazioni studentesche (già previste) sia la giornata di sciopero del settore.

Noi manifesteremo con loro. Per le vie della capitale l’Unicobas, i Coordinamenti precari, l’Unione sindacale italiana (Usi) e l’Unione degli studenti promuovono la manifestazione più importante che, con concentramento alle ore 9.00 dal Piazzale dei Partigiani (Piramide) svilupperà un corteo che arriverà ad assediare il Ministero occupato da Mariastella Gelmini in viale Trastevere. Qui terremo dalle 12.00 una grande assemblea pubblica. Nella stessa data la Cgil ha indetto uno sciopero orario. Invitiamo la Confederazione a trasformarlo in uno sciopero unitario proclamandolo come noi per l’intera giornata e a scendere in piazza insieme. Sarà una grande giornata di lotta.

19:32 – 01/10/10 – Università Chiuse e Nuovi Emigranti…

Nell'Europa comunitaria i primi emigranti sono romeni con 1,9 milioni, molti in Italia. Un dato quasi scontato. La seconda nazione di emigranti europei è l'Italia con 1,2 milioni di persone. Un dato molto meno scontato. I nostri ragazzi dopo la laurea se ne vanno, se disoccupati se ne vanno, se precari se ne vanno, se sottopagati se ne vanno.

In Spagna, in Inghilterra, in Francia, in Olanda, in Danimarca. E' la nuova emigrazione. Nel dopoguerra gli italiani partivano per le miniere belghe e le industrie tedesche, erano i viaggi della speranza con le valigie di cartone. Oggi ci sono i viaggi della disperazione.

Si parte con i voli low cost per le multinazionali, le aziende tecnologiche o per un qualunque lavoro dignitoso in un Paese civile.

Un Paese che fa studiare i propri giovani per offrire loro solo la disoccupazione e li costringe all'emigrazione è un Paese di folli.
fonte: Eurostat.

Le Università rimandano l'apertura. Quando riapriranno? A che serve studiare in un un Paese dove fanno carriera i cialtroni e i leccaculo?

“Sono iscritto all'università di Pisa, facoltà di Ingegneria.

Ti scrivo per una situazione davvero insostenibile. La facoltà di Pisa come tante altre facoltà in tutta Italia, la stessa “Sapienza” di Roma ha pubblicato un comunicato sul proprio sito in cui denuncia che, nonostante i tagli effettuati in base alle disposizioni ministeriali, non ci sono i fondi necessari per dare inizio all'anno accademico sta rinviando di settimana in settimana l'inizio delle lezioni con un disagio enorme per noi studenti.

Il governo dello psiconano sta distruggendo una risorsa troppo importante per uno Stato sia a livello europeo che mondiale. Il vero problema è che nessuno ne parla, nè i giornali ,nè le televisioni, NESSUNO!! Stiamo regredendo sempre di più… dall'”alto” vogliono un popolo italiano ignorante e suddito… NOI GIOVANI DOVREMMO ESSERE IL FUTURO PER L'ITALIA E QUESTO FUTURO CE LO VOGLIONO TOGLIERE!”. Gianni S.