17:37 – 19/12/09 – Ministero Azzera fondi per Funzionamento Didattico e Amministrativo.

Finanziamo le Scuole Private?
Finanziamo le Scuole Private?

Governo stanzia soldi in finanziaria per sostenere la scuola privata, ma manda in miseria quella di Stato.

Con la nota n.8767 sulle istruzioni del programma annuale 2010 il dicastero di viale Trastevere comunica alle scuole che dovranno fare i bilanci con zero euro per le spese ordinarie e che verranno azzerati tutti i fondi per il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole, a sostenerlo è la FLC CGIL in un comunicato.

Ad esprimersi sulla questione è il segretario generale della FLC CGIL, Domenico Pantaleo che osserva ”Non si danno i soldi per il funzionamento, si danno poche migliaia di euro per le supplenze, si tagliano i fondi per i piani dell’offerta formativa. Tutto questo risulta oltremodo oltraggioso da parte di un Ministro che parla sempre di qualità”.

“Anche il 2010 – prosegue Pantaleo – sarà un anno molto difficile per 10.450 scuole affamate dalla politica del governo che stanzia i soldi in finanziaria per sostenere la scuola privata, ma manda in miseria quella di stato”. “Il Ministro dimentica – dice il sindacalista – che la scuola pubblica ha gli obblighi che le impone la Costituzione: è paradossale che per realizzare la propria missione istituzionale la scuola debba ricorrere a fondi privati perchè le viene negato l’obbligatorio finanziamento pubblico”.

In risposta alle parole pronunciate, due giorni fa, dal Ministro Gelmini nel corso di una nota trasmissione televisiva, con le quali affermava che “i soldi per la scuola ci sono, la finanziaria ha previsto questo e quell’altro e che per i precari si stanno prendendo chissà quali provvedimenti”, la FLC CGIL afferma che “Questo taglio si aggiunge ad altri tagli, altrettanto gravi e lesivi dell’attività scolastica e formativa, per non parlare di oltre 1 miliardo di euro anticipati dalle scuole per conto dello Stato negli ultimi anni e non ancora recuperati. E’ la politica – conclude – di chi vuole smantellare le scuole italiane. Ci batteremo contro questa gestione irresponsabile e dissennata che lascia le scuole nel caos e le costringe a chiedere soldi alle famiglie per l’attività di tutti i giorni e per chiamare i supplenti”.

Fonte: Il Manifesto.

Vedi anche:

13:57 – 09/09/09 – Giorgio Stracquadanio e la S(q)uola I(TAGLI)ana..

12:31 – 15/12/09 – Pensioni, da Gennaio più leggere. In vigore i nuovi coefficienti.

Dall’inizio dell’anno prossimo, per il calcolo della pensione, verranno applicati i nuovi parametri ribassati tra il 6,38 per cento e l’8,41 per cento. Legati alle migliori aspettative di vita. Per Cgil perdite almeno del 3-4%. Il sindacato chiede di modificare i criteri e non applicarli retroattivamente su tutti i contributi. TABELLA COEFFICIENTI: come saranno dal 2010. INTERATTIVO PENSIONE: calcola quando e quanto. REQUISITI: come cambiano

Mancano due settimane e poi le pensioni saranno più leggére. Dal primo gennaio 2010 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni. Ovvero quegli elementi che vengono utilizzati per calcolare il valore della pensione. I nuovi parametri, che verranno applicati a partire dall’anno prossimo, rispetto a quelli impiegati fino ad ora sono ribassati, a seconda dell’età, di un valore compreso tra il 6,38 per cento e l’8,41 per cento (vedi tabella).

Perdite del 3-4 per cento. Gli impatti saranno diversi a seconda del sistema con cui viene calcolata la propria pensione. La Cgil ha stimato che, con l’applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo, chi va in pensione oggi con il sistema misto (contributivo-retributivo) perderà circa il 3-4 per cento della pensione. La perdita sarà ancora maggiore per chi va in pensione con il sistema retributivo. Per questo Cgil ha chiesto di modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e di applicarli “pro quota” solo sul montante contributivo dal 2010 in poi e non retroattivamente su tutti i contributi.

Andare in pensione con le quote. A gennaio 2010, e per tutto il 2010, varrà pure il meccanismo delle quote per l’accesso al pensionamento di anzianità (introdotto dalla legge 247 del 24 dicembre del 2007) in vigore già da luglio 2009. Possono andare in pensione coloro che hanno compiuto almeno 59 anni e hanno 36 anni di contributi. Il meccanismo delle quote fa sì quindi che si può andare con 35 anni di contributi ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d’età. Fino alla fine di giugno 2009, i requisiti minimi erano di 58 anni con 35 anni di contributi.

A partire dal gennaio 2011 invece, per andare in pensione di anzianità, si dovrà toccare quota “96”: ovvero potrà andarci chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi. Di seguito la tabella con la somma di età anagrafica e anzianità contributiva e l’età anagrafica minima secondo la legge 247 (vedi tabella).

Lo strumento interattivo. Per calcolare la data di pensionamento e l’importo della pensione netta annua (vedi dettaglio) è possibile utilizzare lo strumento del Calcola Pensione che dà la possibilità anche di scoprire quanto vale la pensione netta in termini percentuali rispetto all’ultimo stipendio netto.

Le istruzioni per l’uso. Per utilizzare il calcolatore si dovrà specificare la data di nascita, il sesso, il codice di avviamento postale, la data di inizio di iscrizione alla previdenza obbligatoria, la categoria, la professione, e il reddito annuo. E’ utile precisare che, per una corretta lettura delle previsioni, l’importo del reddito da lavoro dell’anno in corso va imputato al netto di tasse e contributi. Sarà inoltre sempre l’utente a definire l’ipotesi del percorso di carriera – assestato, medio o brillante – da qui alla data di pensionamento.

INTERATTIVO:
Calcola Pensione

TABELLE:
Le “quote”
I coefficienti

Fonte: MioJob

17:51 – 14/12/09 – TFR addio: come ti finanzio la finanziaria..

Il TFR del Professore ma non solo…

Tremorti è arrivato all’ammazzacaffè del TFR dopo la frutta dello Scudo Fiscale e il dolce dei prelievi dai “conti dormienti”.

Tremorti userà 3,1 miliardi di euro del TFR depositati presso l’INPS a copertura di un terzo della Finanziaria. I risparmi di una vita vengono sottratti senza nessun consenso.

E’ la finanza creativa di uno Stato prossimo al default, l’azione disperata di Tremorti, un curatore fallimentare che non sa più che pesci pigliare.

Quale sarà la prossima mossa? Il quinto dello stipendio? La diminuzione delle pensioni? Il congelamento dei BOT? Il prelievo forzoso di una percentuale a piacere dai conti correnti?

Il TFR una volta serviva per garantire ai lavoratori una vecchiaia dignitosa. Oggi garantisce il buco dello Stato.

Fonte: Blog di Beppe Grillo.

21:09 – 09/12/09 – Ambiente: Terra Reloaded per le Scuole Italiane.


Il cambiamento parte dalla scuola, dai ragazzi. Il documentario Terra Reloaded è disponibile gratuitamente per ogni scuola che lo richiederà.

In Terra Reloaded alcuni opinion leader mondiali: Stiglitz, Rifkin, Sachs, Wackernagel, Brown, Pollan spiegano la follia che stiamo vivendo. Che sta uccidendo noi, l’umanità, non certo la Terra che sopravviverà comunque. In Italia la pazzia distruttiva sta accelerando. Ha preso il controllo dei partiti, della Confindustria, dei mezzi di informazione.

I deliri dei 150 all’ora in autostrada, i nuovi incentivi per la produzione di auto, lo Smogpass a Milano con cui si può inquinare pagando. E continui atti contro natura, altro che trans, come la costruzione di nuove centrali nucleari, gli inceneritori che spargono tumori attraverso la diossina, il Ponte di Messina, la cementificazione dell’Italia. Le nuove generazioni ci malediranno, questo lo dobbiamo mettere in conto. Abbiamo rovinato , o permesso che altri lo facessero, un pianeta di bellezza inestimabile. Stiamo continuando a farlo con i balbettii della Conferenza di Copenaghen.

I giovani erediteranno una Terra malata e vendicativa. Gaia si ribella ai virus. Terra Reloaded è un anti virus. Ringrazio fin da ora tutte le scuole che lo richiederanno.

Le ringrazio perché lo faranno vedere agli uomini e alle donne di domani. Molte scuole hanno già scritto, le prego di usare il modulo allegato per poter spedire il documentario. Ne cito alcune: “Caro Beppe, cosa devo fare per richiedere una copia “Terra Reloaded” per la mia scuola? I.C.S. “Giovanni Giannone” 74026 Pulsano -TA Lo so, non costa tanto, ma non abbiamo soldi nemmeno per sapone e carta, i genitori a turno portano l’occorrente da casa. Grazie per tutto quello che fai. Fernanda Dimitri”

“Sono un’insegnante di Lettere scuola media ICS “Primo Levi”. Via Pistoia 30, 20153 Milano, scrivo questo commento il giorno dopo che il governo si è svenduta anche l’acqua…mi piacerebbe vedere e far vedere il DVD ai miei alunni, magari diventano una generazione meno rimbecillita di quelle che la hanno preceduta, ottenebrati dalla televisione…. LUCA FALORNI”

“Insegno filosofia e storia nel Liceo Scientifico di Arezzo “F.Redi” e coordino un progetto di eco-scuola che ha come finalità,oltre che sensibilizzare ai temi legati alla crisi ambentale in atto,quella di intervenire praticamente modificando le abitudini anti-ecologiche di chi vive nella scuola e progettando interventi di riqualificazione dell’edificio per quanto riguarda lo spreco dell’energia e delle risorse idriche. Sarei felicissimo di ricevere il DVD Terra Reloaded. Forza e coraggio. Piero Campanile”

Tutte le scuole che faranno richiesta di Terra Reloaded saranno citate in una pagina speciale del blog con l’eventuale link al loro sito. Grazie in anticipo a tutte le scuole che parteciperanno all’iniziativa. Loro non si arrenderanno mai ma gli conviene?. Noi neppure.

via Blog di Beppe Grillo.

10:14 – 05/12/09 – La Cosa Berlusconi (Editoriale di José Saramago)

José Saramago - Premio Nobel Letteratura 1998
José Saramago - Premio Nobel Letteratura 1998

di José Saramago – Premio Nobel per la Letteratura 1998

Fonte originaria in lingua spagnola: http://caderno.josesaramago.org/2009/06/08/a-coisa-berlusconi/

Questo articolo, con questo stesso titolo, è stato pubblicato l’8 Giugno 2009 sul quotidiano spagnolo “El País”, che me lo aveva espressamente commissionato.

Considerando che in questo blog ho lasciato alcuni commenti sulle prodezze del primo ministro italiano, sarebbe strano non mettere anche qui questo testo. In futuro ce ne saranno sicuramente altri, visto che Berlusconi non rinuncerà a quello che è e a quello che fa. Né lo farò anch’io.

La Cosa Berlusconi

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee.

No-Berlusconi Day - 5 Dicembre 2009
No-Berlusconi Day - 5 Dicembre 2009
I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.

È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Belusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione.

È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Berlusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione.

Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?

Fonte: La cosa Berlusconi – il Quaderno di Saramago.

Risorse su José Saramago

18:46 – 27/11/09 – Salute in cattedra: risultati dell'indagine 2009 su 2.186 docenti..

Salute in cattedra: risultati dell’indagine 2009 su 2.186 docenti di 86 Istituti Scolastici provenienti da 12 Regioni.

I 30 seminari d’indagine hanno avuto luogo presso gli Istituti Scolastici dei Comuni di: Padova, Biassono, Pontassieve, Caserta, Pozzuoli, Pula, Sarroch, Domusnovas, Dolianova, Bari, Trani, Villanova d’Asti, Milano (2), Rho, Darfo, Pontevico, Ariccia, Cerveteri, Roma (4), Francavilla a Mare; Reggio Emilia, Palermo, Altofonte, Cefalù, Vicenza, Udine.

Scarica i risultati dell’indagine. File completo

Introduzione

Il fenomeno del disagio mentale professionale (DMP) degli insegnanti, più noto col nome di burnout, assume particolare rilevanza alla luce della nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e D. L.vo106/09). Questa pone in capo al datore di lavoro il compito di individuare e contrastare tutti i rischi sul lavoro, compresi quelli psicosociali, tenendo in giusto conto il genere e l’età del lavoratore. Dettagli tutt’altro che trascurabili poiché i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione, mostrano che il corpo docente è per l’81% composto da donne con un’età media che sfiora i 50 anni. La categoria professionale dei docenti rientra tra le cosiddette helping profession e risulta essere maggiormente esposta ad usura psicofisica (4; 20; 21). Nonostante ciò, nell’opinione pubblica è ben radicata la convinzione che la suddetta categoria fruisca di una condizione privilegiata.

Con la pubblicazione dello studio “Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?”  (La Medicina del Lavoro N° 5/04), si arriva finalmente a investire della questione “DMP nella scuola” anche il settore medico-scientifico e non più solamente quello psicologico. Il termine burnout (2; 12) è di origine “psicologica” e non è contemplato nei manuali di diagnostica psichiatrica quali il DSM IV TR americano e l’ICD 10 europeo.

L’esposizione al rischio di sviluppare una patologia psichiatrica è confermato da ricerche mediche sul corpo docente condotte anche a Torino, Verona e Milano (25; 1; 14).
Il fenomeno del DMP tra gli insegnanti è in realtà una questione internazionale, non relegabile ad uno specifico Paese proprio perché legato all’attività professionale svolta. Sono stati per primi la Francia (3; 10; 24) e il Giappone (11) a lanciare nel 2007 rispettivamente il preoccupante allarme suicidi tra gli insegnanti  (Il Sole 24 Ore Sanità N° 15/07) e il drammatico incremento delle diagnosi psichiatriche nelle assenze da lavoro per malattia (incremento dal 36% al 54,6% in un decennio).

La presente ricerca – condotta per conto di Orizzontescuola  – integra e completa quella realizzata nel 2008, successivamente pubblicata su La Medicina del Lavoro n° 3/09 .

Razionale della ricerca

L’obiettivo dell’indagine è consistito nel saggiare la consapevolezza dei docenti relativamente al fenomeno del DMP e ai fattori che lo determinano, il loro vissuto sul campo, la capacità a riconoscerlo/prevenirlo, il mobbing, l’allungamento dell’età pensionabile ed altro ancora. Sono stati pertanto posti loro specifici quesiti:
A determinare il tuo stress, prevale l’attività professionale o quella extra (famiglia, relazioni etc)?
A inizio anno scolastico ti senti sereno o sei in apprensione quando sali in cattedra?
Tendi a condividere i tuoi problemi con i tuoi colleghi, o te li gestisci da solo senza coinvolgerli?
Si acuisce nella donna-insegnante il rischio di usura psicofisica nel periodo della menopausa?
Effettui gli esami di screening per la prevenzione dei tumori?
Chi incide maggiormente sull’educazione dei ragazzi: famiglia, scuola, amici, tecnologie?
Sei mai stato vittima di mobbing?
Cosa pensi dell’allungamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne?
Quale relazione professionale ti pesa di più: con colleghi, alunni, loro genitori,o altro?
Hai in classe qualche alunno portatore di handicap psichico? Ed in caso affermativo, ti ritieni adeguatamente supportato dalle istituzioni scolastiche e sanitarie con i suddetti alunni?
Quale handicap psichico di un alunno ritieni particolarmente usurante per un docente?
Vorresti ricevere suggerimenti specialistici sugli atteggiamenti da adottare con questi alunni?

Metodi e analisi del campione

La rilevazione ha interessato complessivamente 2.186 insegnanti ai quali è stato somministrato un questionario strutturato semi-standardizzato. L’indagine si è svolta nell’arco di un anno (Ottobre 08/09) ed ha previsto come contesto di rilevazione il setting di formazione, nell’ambito del quale l’autore ha svolto seminari sul tema del DMP e delle relative modalità di riconoscimento e gestione efficace dello stesso. La modalità di somministrazione è stata quella dell’autocompilazione assistita. Tale sistema ha come punto di forza la possibilità di motivare gli intervistati alla compilazione del questionario, attraverso una relazione diretta e personale con i ricercatori e i formatori, e al contempo permette agli intervistati di chiarire eventuali dubbi in fase di compilazione. Considerando che i corsi di formazione sono stati organizzati in 12 regioni d’Italia  (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Campania), il campione oggetto di studio produce un quadro di riferimento della scuola e degli insegnanti di gran parte del territorio nazionale.

Per quanto concerne la composizione per sesso, il campione rispecchia la forte femminilizzazione dei docenti che esiste nella scuola italiana: l’81,3% degli insegnanti del campione sono donne, un valore che coglie con buona precisione la percentuale dell’universo pari all’81% (fonte Ministero dell’Istruzione, anno scolastico 2006/07).  Pur essendo le donne del campione di poco più giovani dei colleghi uomini (46 anni a fronte di 46,7 anni) è assai rilevante la quota del campione costituita da donne che si trova nella classe di età perimenopausale (45-55 anni) che rappresenta ben il 38% dei soggetti intervistati. Si tratta di un riferimento importante in quanto la numerosità campionaria di questo specifico segmento (a causa della correlazione che sussiste tra il rischio di patologia ansioso depressiva e l’insorgenza della menopausa) consentirà di effettuare su di esso specifiche riflessioni.

Dalla tabella 1 si evince che la maggioranza relativa dei docenti (il 44,5%) possiede un’anzianità di servizio di oltre 20 anni. Circa ¼ del campione insegna invece da meno di 10 anni.

Tabella 1Anzianità di servizio nel ruolo docente

Meno di 10 anni di servizio 25,2%
Tra i 10 e i 20 anni di servizio 30,3%
Oltre i 20 anni di servizio 44,5%
Totale 100,0%

Risultati

La ricerca operata complessivamente su 2.186 docenti ha appurato che:

  • quasi i ¾ degli intervistati (71%) hanno riconosciuto che nella loro vita prevale lo stress di origine professionale (“decisamente” il 48% e “moderatamente” il 23%) rispetto a quello extra-lavorativo (“decisamente” il 13% e “moderatamente” il 16%);
  • a inizio anno scolastico solo il 30% del campione si ritiene “sereno”, mentre il 57% si definisce “in apprensione” e il 12% “in grave stato ansioso”. Una minima parte (1%) si definisce “indifferente”;
  • per affrontare i propri problemi, i due terzi del campione sostengono di ricorrere allo appoggio dei colleghi e alla condivisione delle difficoltà, mentre il terzo restante preferisce reagire chiudendosi in se stesso;
  • solo il 41% del campione riconosce l’entità dell’incremento dell’esposizione al rischio depressivo durante la menopausa, mentre il 40% non lo sa e il 18%  lo nega fermamente. L’1% invece non risponde alla domanda;
  • dell’intero campione femminile il 68% e il 62% dichiarano rispettivamente di effettuare regolarmente gli esami di screening oncologico pap test e mammografia. Circa il 10% afferma di non eseguire alcun esame per la prevenzione dei tumori, mentre il 13% dichiara di non aver ancora raggiunto l’età per i suddetti esami;
  • tra i fattori che influenzano maggiormente l’educazione dei ragazzi loro affidati, gli insegnanti stilano una graduatoria che relega la scuola all’ultimo posto come importanza. Sono accreditate in ordine decrescente: la famiglia (86%); le tecnologie (10%); le amicizie (3%); la scuola (1%);
  • certamente preoccupante il dato riguardo alla percezione di “aver subito o subire” un’azione di mobbing. Quasi un terzo del campione dichiara di aver avuto a che fare col mobbing: il 23% dichiara di averlo subito in passato; il 4% ritiene di essere stato verosimilmente “mobbizzato”; l’1% si considera attualmente vittima di mobbing;
  • l’allungamento dell’età pensionabile per la donna a 65 anni è avversato dal 49% del campione, mentre il 38% si ritiene possibilista, pur chiedendo un approfondimento preventivo circa il rischio di usura psicofisica professionale prima di procedere alla riforma previdenziale. Il 5% dichiara di non aver problemi ad accettare la riforma da subito, mentre il restante 8% vorrebbe che l’eventuale permanenza a lavoro fino ai 65 anni avvenisse solo su base volontaria;
  • gli interlocutori dei docenti che causano loro maggior stress sul lavoro sono nell’ordine: studenti (25%); i loro genitori (21%); i colleghi (19%); il dirigente scolastico (3%). La restante parte (32%) ritiene invece tutte le relazioni parimenti usuranti;
  • il 63%  dichiara di avere in classe uno o più alunni certificati/riconosciuti come portatori di disturbi o deficit psichici. Il 96% dell’intero campione ritiene di non essere supportato adeguatamente dalle istituzioni scolastiche e sanitarie competenti, nello svolgimento delle proprie funzioni con tale utenza;
  • chiamati ad esprimere il disturbo psichiatrico che in un alunno richiede maggior impegno a un docente, vengono considerati in ordine decrescente: iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), schizofrenia, (37%), autismo (14%), epilessia (3%), ritardo mentale (2%), altro (6%);
  • il 94% ritiene molto (69%) o abbastanza (25%) utile un supporto scientifico specifico costituito da consigli e formazione di specialisti sui comportamenti da adottare con bimbi iperattivi con deficit dell’attenzione.

Discussione

La presente indagine integra quella pubblicata il giugno scorso su La Medicina del Lavoro n° 3/09 , proponendosi di approfondire alcune questioni irrisolte o lasciate in sospeso.
Quasi i ¾ del campione ritengono prevalente lo stress di origine professionale rispetto a quello esperito nella vita privata. L’affermazione assume particolare pregnanza poichè sostenuta da una popolazione, femminile per i 4/5, che svolge il “doppio lavoro” (a casa e a scuola). E’ dunque la vita di relazione, col suo contesto familiare, a fungere da ammortizzatore per lo stress.

Tuttavia la famiglia, quale punto di riferimento per la società e per lo stesso insegnante, diviene sempre più debole: se ne formano di meno, con pochi figli e sempre più instabili. Anche questa circostanza concorre verosimilmente a indurre un atteggiamento fortemente improntato all’ansia in oltre metà dei docenti a inizio anno scolastico.

La situazione si aggrava ulteriormente per quel terzo di insegnanti che, per indole o diffidenza, si rifiuta di condividere con i propri colleghi le difficoltà e tensioni esperite sul lavoro.
Sul versante medico si nota come sia decisamente sottostimato il potenziale “effetto menopausa” relativamente all’entità del rischio di sviluppare una depressione. Se nello studio succitato il 56% dei docenti riconosceva che la menopausa accresce la predisposizione della donna alla depressione, solo il 41% conosce l’entità del rischio che quintuplica rispetto all’età fertile.

Questa situazione può essere particolarmente delicata nella donna insegnante per una serie di fattori: primo perché svolge una helping-profession che è già di per sé a rischio di disturbi ansioso-depressivi; secondo perché i medici non sono a conoscenza dei rischi psicosociali degli insegnanti; terzo perché la donna si deve rivolgere al giusto specialista (ginecologo o psichiatra?) ai fini della corretta terapia (ormonale sostitutiva o antidepressiva). L’ultima questione è particolarmente delicata poiché il tono dell’umore deflesso in periodo menopausale dovrebbe essere trattato almeno inizialmente – e in assenza di controindicazioni – con fitoestrogeni o con terapia ormonale sostitutiva a basso dosaggio. Non è certo di prima scelta infatti, in tale circostanza, il ricorso ad antidepressivi classici e neppure di nuova generazione . In sostanza occorre che il curante sappia effettuare una diagnosi differenziale tra una depressione propriamente detta di competenza dello psichiatra ed una depressione da menopausa di competenza del ginecologo almeno inizialmente.

Anche sul versante oncologico vi sono ampi spazi di manovra riguardo all’attività di prevenzione. Infatti nello studio pubblicato su La Medicina del Lavoro (n° 5/04) emergeva che la prevalenza dei tumori era maggiore negli insegnanti rispetto ad altre categorie professionali considerate. Dall’attuale indagine risulta che solo il 60% delle donne in età esegue regolarmente gli screening oncologici.

Per gli intervistati, la famiglia è la principale agenzia educativa dei ragazzi, seguita – ad abissale distanza ma pur sempre sorprendentemente – dalle tecnologie. Telefonini, computer e televisione precedono nell’ordine gli amici e la scuola. Se la graduatoria risulta lusinghiera per la famiglia, che invero attraversa tempi difficili, è deprimente per la scuola, ove gli stessi docenti si considerano scavalcati, come impatto e forza educativa nei confronti dei giovani, relegandosi all’ultimo posto in graduatoria (1%). Interpretato come livello di autostima del corpo docente, il dato percentuale osservato non può essere certamente definito incoraggiante.
Un altro segnale preoccupante è quello relativo al mobbing in quanto rivelatore di una tensione dei rapporti nell’ambiente scolastico. Un docente su quattro ritiene infatti di essere stato vittima di mobbing. Considerando i due casi estremi (il mobbing percepito è reale ed il mobbing percepito è inesistente) ci troviamo comunque a dover constatare un problema di relazioni gerarchiche col dirigente scolastico, nonché un clima teso tra insegnanti.

Quasi metà del campione manifesta un’opposizione pregiudiziale a estendere l’età pensionabile a 65 anni per le docenti. Tuttavia sorprende che l’altra metà sia disposta a parlarne, solo dopo aver verificato la reale usura psicofisica dei docenti nel corso degli anni. L’apertura a un nuovo scenario potrebbe essere colta dall’istituzione per cominciare ad acquisire quei dati necessari a misurare i rischi psicosociali (tra l’altro come da nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro) e per supportare adeguatamente il percorso professionale dei docenti.

La maggiore fonte di stress sul lavoro sembra essere rappresentata dalle relazioni con l’utenza (con una lieve prevalenza di quelle con gli studenti rispetto a quelle con i loro genitori), seguite da quelle con i colleghi e, in minima parte, quelle col dirigente.

Nell’approfondire le relazioni con gli alunni, si sono volute indagare quelle particolarmente delicate come osservato da Bauer (Correlation between burnout syndrome and psychological and psycosomatic symptoms among teachers – Health 2006)  e dallo studio ETUCE (Prevenzione dello stress legato al lavoro educativo – Federazione Sindacati della Scuola dei Paesi Europei; 2007).
Oltre il 60% del campione ha nella propria classe un alunno con un disturbo psichico, e la quasi totalità (96%) dichiara di non essere supportato a sufficienza dalle istituzioni scolastiche e sanitarie nell’assolvere il proprio compito educativo.

Le patologie che preoccupano di più i docenti, che praticamente all’unanimità (94%) vorrebbero suggerimenti specialistici e una preparazione adeguata per poter trattare con questi utenti particolari, sono nell’ordine: l’iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), la schizofrenia (37%), l’autismo (14%), l’epilessia (3%). Il dato è da considerarsi con cautela in quanto è condizionato verosimilmente dalla patologia che ciascun docente si trova a gestire nella propria classe. Inoltre, come segnalato da numerosi insegnanti, il primo dei suddetti disturbi, al contrario degli altri, assai frequentemente non fruisce del “sostegno”.

Conclusione

La letteratura internazionale inquadra la categoria degli insegnanti tra le helping profession che sono particolarmente esposte ad usura psicofisica. Il nuovo Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e successivi) prevede all’art. 28 che siano individuati e contrastati i rischi specifici della professione e lo stress lavoro correlato, considerando opportunamente anche il genere e l’ètà del lavoratore. Ne consegue che il dirigente scolastico – equiparato al datore di lavoro – deve adeguare il Documento di Valutazione dei Rischi alle nuove esigenze individuate dal legislatore, tenendo conto che il personale docente è composto per i 4/5 da donne, con un’età media di 50 anni.

Dal presente lavoro, che integra i precedenti , emerge forte la necessità di rendere edotti gli ignari insegnanti su:

  • rischi specifici delle professioni d’aiuto (usura psichica)
  • rischi correlati ai fattori biologici (sesso; menopausa; postpartum; sindrome premestruale)
  • rischi legati alla eredo-familiarità e alla propria anamnesi familiare
  • importanza degli screening oncologici di prevenzione
  • reazioni di adattamento positive (es. condivisione) e negative (es. isolamento)

Contestualmente devono essere illustrati ai lavoratori i loro diritti e doveri nel tutelare la propria salute. Non risulta invece che i docenti siano a conoscenza – come gran parte dei loro dirigenti  –  delle procedure per sottoporsi all’accertamento sanitario, né le modalità per l’eventuale ricorso alla Commissione Medica di II istanza.
Le azioni sopra elencate si rendono ancor più necessarie alla luce della bassa autostima degli insegnanti e del clima che si respira nell’ambiente scolastico. E’ infatti sconcertante il risultato dell’indagine sul mobbing, effettivo o presunto che sia.

A seguito di questi presupposti, diviene cruciale acquisire i necessari elementi sull’effettiva usura psicofisica di questa professione, prima di promuovere l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni. L’istituzione potrebbe riguadagnare qualche punto di fiducia – attualmente peraltro assai bassa tra la categoria – se affrontasse seriamente l’argomento salute; così facendo restituirebbe il meritato prestigio alla professione docente di fronte all’opinione pubblica.
Si tratta di un passaggio dovuto soprattutto nei confronti delle donne lavoratrici.

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it
Novembre 2009

Bibliografia

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Scarica i risultati dell’indagine. File completo

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Sindrome da Burnout

18:33 – 26/11/09 – Meno libri per tutti, tagliati 103 milioni per i più poveri…

Questa volta i tagli previsti dall’ultima Finanziaria non passeranno inosservati perché mettono in crisi una misura che è un pilastro della scuola pubblica dal 1967 e che serve a garantire il diritto allo studio a tutti i ragazzi. La notizia sembra imbarazzare anche il governo: sono stati soppressi i fondi che servivano a fornire libri di testo gratis agli alunni meno abbienti nella scuola dell’obbligo.

Si tratta di 103 milioni di euro che, fino a oggi, venivano indirizzati agli enti locali per pagare i buoni libro.“Il governo – commenta il capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni – ha cancellato con la Finanziaria lo stanziamento di soldi che, come dimostra anche il servizio studi di Montecitorio, sono destinati alla fornitura gratuita dei libri di testo a chi non può permetterseli”.

Replica il ministero dell’Istruzione: “I finanziamenti per il 2010 sono già previsti. Saranno infatti assicurati dalle risorse che il governo sta predisponendo e che saranno anche in parte recuperate tramite il rientro dei capitali. É la nostra priorità”.

Se ne deduce che la possibilità, per gli studenti in difficoltà economiche, di accedere ai testi scolastici è appesa allo scudo fiscale: “Prima o poi – ragiona la Ghizzoni – si scoprirà che lo scudo non basterà per tutto. Ogni volta che tagliano, ci raccontano che possiamo stare tranquilli perché rientreranno i capitali dall’estero”. E soprattutto lo scudo è una misura una tantum che finanzierà l’accesso ai libri per un solo anno, mentre i 103 milioni ne avrebbero coperti tre.

Proprio questo lascia perplessa la Ghizzoni, cioè che l’impegno del governo si limiti, come conferma il portavoce del ministro Mariastella Gelmini, a garantire la gratuità dei testi solamente per il 2010: “E’ una beffa. A parte il fatto che non ci sono certezze, ma solo parole, se anche il ministero dell’Istruzione fosse sincero, sta promettendo solo una norma tampone. Quest’anno doveva essere rinnovato il prossimo triennio, come ha fatto tre anni fa il governo Prodi e come sempre avviene. Nel 2011 invece saremo scoperti. Anche il ministro Bondi, ieri in aula, ha ammesso che questo allarme è reale”.

E al ministero dell’Istruzione ammettono che ancora non sanno dove troveranno i fondi il prossimo anno. La preoccupazione emerge anche negli ambienti sindacali: “Questa nuova mossa del governo – dice il segretario generale della Cgil scuola, Mimmo Pantaleo – si inserisce in un’opera di demolizione della scuola pubblica”. E aggiunge: “Si va disperdendo il concetto di gratuità dell’istruzione e tutto ciò – sottolinea il sindacalista – finirà per gravare sulle famiglie, con conseguenze molto pesanti sui loro bilanci considerando la crisi economica che ancora attanaglia il paese”.

Attacca anche la Cisl: “Il mancato stanziamento dei 103 milioni di euro, destinati alla fornitura dei libri di testo per gli alunni meno abbienti, penalizza ingiustamente – dice il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima – coloro che hanno minori possibilità economiche. É inconcepibile che un paese civile e che si vanta di essere la sesta potenza economica del mondo ostacoli in questo modo l’esercizio del diritto allo studio”.

Né il ministero dell’Istruzione, né quello dell’Economia, sanno dire come verranno utilizzati i fondi sottratti alla scuola.

Fonte: Il Fatto Quotidiano