12:00 – 29/08/09 – La Gelmini e il Nuovo Anno Scolastico.

di Lucio Garofalo

Maestro Unico
Maestro "Unico"

Esordisco con un promemoria per aiutare gli smemorati
. Ricordo che con un semplice articolo, inserito all'ultimo istante, l'art. 4 del decreto legge n. 137/2008 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, meglio noto come Decreto Gelmini, il governo ha reintrodotto la figura del “maestro unico”, azzerando trent'anni di organizzazione e buon funzionamento della scuola elementare. Un'istituzione che, in base alle statistiche internazionali, ha sempre dimostrato di funzionare molto bene, collocandosi ai vertici delle graduatorie mondiali.

Il Decreto è, a tutti gli effetti, una legge dello Stato, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 2008. Con l'inizio, ormai imminente, del nuovo anno scolastico, si annuncia una vera “rivoluzione” nell'assetto organizzativo e didattico della scuola primaria, una “riforma” imposta con una decisione unilaterale, senza alcun confronto con i sindacati e le varie componenti del mondo della scuola, senza consultare nemmeno il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, senza alcuna riflessione di natura teorica, giuridica e tantomeno pedagogica.

Il ministro ha pensato di imporre dall'alto la resurrezione del maestro unico, malgrado siano trascorsi all'incirca vent'anni da quando, con l'istituzione dei moduli organizzativi, questa figura è stata abolita, estendendo a tutta la scuola elementare le pratiche di collaborazione e condivisione di responsabilità tra i docenti, maturate nella sperimentazione del tempo pieno.

L'ordinamento della scuola elementare, fondato sulla pluralità docente, ha consentito agli insegnanti di affinare le proprie competenze didattiche, ha favorito la diffusione di uno spirito di cooperazione, rendendo la scuola elementare una comunità dialogante, ricca di risorse umane e professionali, di stimoli e conoscenze. La pluralità dei docenti, ossia dei modelli educativi, comportamentali e culturali, ha offerto un arricchimento in termini di atteggiamenti, valori e apprendimenti, maturando una crescente apertura verso la complessità multiculturale del mondo contemporaneo.

Ma non c'è solo la restaurazione del maestro unico a destare preoccupazione. Il ritorno all'antico sembra essere una moda, uno stile di questo governo, non solo sul fronte della politica scolastica. Appare chiaro che la Gelmini è una sorta di “ministro ombra” e che la politica scolastica la detta Tremonti. Ricordo un articolo che Tremonti ha inviato al Corriere della Sera il 22 agosto 2008, intitolato “Il passato e il buon senso“, in cui il ministro dell'economia anticipava i temi dei voti, dei libri di testo e del numero dei docenti per classe, indicando la linea da seguire alla Gelmini.

Sul piano occupazionale le conseguenze sono devastanti e si prospetta una vera macelleria sociale. Nel complesso è stato calcolato che il taglio di insegnanti solo nella scuola elementare, per effetto della restaurazione a regime del maestro unico, sommerebbe ad oltre 80mila posti, ma saranno i precari ad essere massacrati.

Pertanto, il governo insegue semplicemente un ritorno al passato che gli permetta di fare cassa, riscuotendo nuovi introiti a scapito della già malconcia scuola pubblica, mentre le risorse finanziarie vengono dirottate altrove. Scimmiottando con 30 anni di ritardo il modello anglo-americano, cioè le politiche neoliberiste che hanno ispirato le amministrazioni ultraconservatrici di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli USA, il piano del governo Berlusconi è di subordinare la scuola pubblica agli interessi e al servizio del mercato del lavoro. La conseguenza inevitabile sarà lo smantellamento della scuola pubblica, per concedere una formazione d'eccellenza ad una platea sempre più elitaria e procurare una manodopera crescente a basso costo proveniente dalle scuole pubbliche, riservate alle masse popolari.

Questo è ciò che senza indugi il duo Tremonti/Gelmini intende fare del sistema di istruzione del nostro Paese. Una scuola dove il binomio competenze/conoscenze viene cancellato e sostituito dalla voce abilità. Una scuola sempre più simile ad una sorta di “supermercato” dell’offerta educativa e sempre meno comunità educante.

12:44 – 21/08/09 – INVALSI, Aprea e Gelmini all'attacco degli Insegnanti..

La Scuola Impiccata
La Scuola Impiccata
Il 5 luglio 2009 scrivevamo un post, in cui si denunciava il vero scopo dell’INVALSI, tenuto ben nascosto dietro la scusa della valutazione nazionale dello Studente. Avevamo ragione: la valutazione dello studente era una bufala, una scusa, praticamente un cavallo di troia; all’interno del cavallo si sono tenute nascoste le vere armi per distruggere la scuola pubblica e ora, una volta fatto entrare l’equino in tutte le scuole, la pancia dello stesso sta pericolosamente aprendosi. Vediamo quali armi ci sono al suo interno per distruggere la figura del docente della scuola pubblica italiana.

Il piano scriteriato della Gelmini va considerato nell’àmbito di una strettissima relazione tra la proposta di legge Aprea e il vero ruolo dell’INVALSI. Queste tre entità non vanno mai disgiunte, poiché ognuna di esse potenzia le finalità distruttive delle altre.

Diciamo subito che alcuni punti del testo della legge Aprea, discussa il 16 luglio scorso, sono stati cambiati rispetto alla prima stesura, ma i cambiamenti avvenuti sono tutti di facciata e NON modificano l’intenzione criminale iniziale.

Professore, addio!

Se la ‘riforma’ Gelmini è stata pensata sostanzialmente per eliminare moltissimi posti di lavoro, quindi per ridurre le spese destinate alla scuola pubblica, adesso l’INVALSI e l’Aprea pongono l’obiettivo di rendere la scuola pubblica un luogo in cui non sarà più la conoscenza degli studenti ad essere valutata, bensì la produttività gli insegnanti, ponendoli in una condizione in cui la sacrosanta libertà all’insegnamento verrà meno, insieme a tutte le altre prerogative proprie dell’insegnante e che hanno reso la nostra scuola una delle migliori al mondo (fino ad almeno dieci anni fa).

Ogni docente sarà ricattabile e licenziabile, poiché verrà posto sotto il giogo di decisioni arbitrarie piovute dall’alto e persino dall’esterno, classificato in fasce di merito (leggasi di demerito) e verrà valutato non in base a un merito proprio e oggettivo (titoli di studio, cultura personale…), ma, come dicevamo, secondo la sua produttività. Questo vuol dire che un docente, per dimostrare la propria produttività e non finire in mezzo a una strada, dovrà necessariamente assegnare voti alti anche agli studenti che non li meritano (gli studenti che non hanno voglia di studiare, possono dormire tranquilli). Ricordiamo che anche gli istituti scolastici verranno classificati in fasce di merito (in base al computo dei voti degli alunni tradotti in media) e saranno inseriti in graduatorie (ranking). La posizione in graduatoria stabilirà la bontà di una scuola e del suo insegnamento. Ciò fa chiaramente presupporre e intuire le posizioni che ogni preside dovrà assumere nei confronti del docente che, legittimamente, valuterà non proprio bene il lavoro di qualche suo alunno (ogni docente sarà monitorato accuratamente, così come ogni singolo voto dato ad ogni singolo alunno, in ogni singola prova).

Collegio Docenti, addio!

Nelle scuole, oggi, esiste uno strumento decisionale in mano ai docenti che si chiama Collegio dei Docenti, in cui vengono votate e deliberate le decisioni preventivamente discusse in un clima democratico. E’ in questa sede che una decisione del capo d’istituto può essere promossa o bocciata. Ebbene, il Collegio dei Docenti non esisterà più! Al suo posto ci saranno i Consigli di Dipartimento, quindi organi che frantumeranno l’unità collegiale dei docenti, cioè la loro forza.

Scuola pubblica, addio!

Nella Scuola entreranno i privati, in ragione e in misura dei loro finanziamenti. I docenti non avranno più modo di progettare il POF (Piano dell’Offerta Formativa), poiché saranno le aziende a decidere cosa (e come) insegnare. Da qui si vede come il progetto sia incentrato esclusivamente allo smantellamento dell’elemento docente.

A sostituire il tradizionale Consiglio di Istituto ci sarà un vero e proprio Consiglio di Amministrazione (Che è stato cambiato in Consiglio di Indirizzo, per rendere meno indigesto il nome) composto anche da membri esterni alla scuola – che potranno addirittura presiederlo – e che naturalmente avrà potere decisionale e legislativo.

In sostanza, le principali differenze tra prima e seconda stesura della Proposta di Legge Aprea sono tre:

1) Le scuole non si trasformeranno direttamente in fondazioni, ma potranno ‘promuovere o partecipare alla costituzione di fondazioni e consorzi finalizzati al sostegno della loro attività’ (art. 2, c. 1).

2) Questa possibilità non riguarderà più tutti gli ordini di scuola, ma solo ‘Le istituzioni scolastiche d’istruzione secondaria superiore, singolarmente o in rete’ (art. 2, c. 1).

3) Viene abolito il Collegio Docenti e sostituito con i Consigli di Dipartimento (art. 3, c. 1 e art. 7).

Restano sostanzialmente uguali (con leggere modifiche):

1) Il Consiglio di Amministrazione (che cambia nome in Consiglio di Indirizzo) (art. 5).

2) I Nuclei di Valutazione (art. 10)

3) L’espulsione degli ATA dal Consiglio di Indirizzo

4) L’impianto e le finalità generali della legge (tutto il CAPO I).

In tutto questo l’INVALSI gioca un ruolo fondamentale, attraverso un capillare controllo su tutto il territorio nazionale. (Il testo scritto per l’INVALSI dai professori Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini, illustra chiaramente le modalità di smantellamento della scuola pubblica e lo svilimento del ruolo del docente. Per leggerne alcuni passi andate al nostro post).

Ci chiediamo come mai i docenti, negli anni passati. non si siano mai accorti – o quantomeno insospettiti – del ruolo di questo INVALSI che, candidamente e ipocritamente, prometteva valutazioni degli alunni e statistiche nazionali. Dietro la faccia d’angelo, il mostro!

La PDL N° 953 (Aprea)

Il documento INVALSI (dei professori Daniele Checchi, Andrea Ichino e Giorgio Vittadini)

Il documento riassuntivo dei Cobas (Pdf)

Fonte: Italiani Imbecilli – INVALSI, Aprea e Gelmini all'attacco degli Insegnanti

18:09 – 30/07/09 – Intervista a Maria Stella Gelmini.

Maria Stella Gelmini
Maria Stella Gelmini
Intervista a Maria Stella Gelmini

Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, ma davvero per insegnare nelle scuole lombarde si dovrà conoscere il dialetto? E quale? Quello di Milano, quello di Lecco o quello di Bergamo?

«Legare il reclutamento degli insegnanti al territorio mi sembra giusto. Esiste un problema reale, molto sentito al Nord al di là dei colori politici, tanto è vero che il consiglio provinciale di Vicenza ha approvato una mozione bipartisan contro i dirigenti del sud».

La Lega però nell’emendamento alla riforma Aprea chiede ai docenti un test d’ingresso per l’iscrizione all’Albo regionale in cui si valuterà, fra l’altro, «l’influenza» che il loro sistema di valori «può avere sull’apprendimento degli studenti, influenzando il loro sviluppo fisico, intellettuale, linguistico, culturale ed emotivo».

«Il legame con il territorio è importante, bisogna mettere fine al via vai di insegnanti che arrivano al nord e poi vanno via dopo poco tempo minando la didattica. Ma bisogna trovare altri modi per riuscirci. Ci stiamo pensando. Si potrebbe legare il reclutamento alla residenza, ad esempio. Oppure alla regionalità».

E si valuteranno anche le conoscenze sulla cultura del territorio?

«Penso che si possa più utilmente inserire all’interno delle scuole un approfondimento con lo studio dei dialetti o della storia del luogo».

Che fine farà la proposta della Lega sul reclutamento dei professori in base ai dialetti conosciuti?

«Penso che questa proposta sarà superata da altri provvedimenti più facili da mettere in pratica ma in una ottica sempre di attenzione al territorio».

Allora bisogna considerare questo episodio come l’ennesima puntata dello scontro tra Lega e Pdl sulla scuola che va avanti già da un anno?

«Non esiste alcun problema con la Lega».

Bossi non fu gentile con lei lo scorso anno quando sostenne che «per capire che cosa serve alla scuola devi averci vissuto dentro».

«Dopo quell’episodio abbiamo lavorato molto bene insieme. La Lega è stata molto funzionale nel permettere di approvare le riforme, i loro voti e il loro appoggio non sono mai mancati. E’ vero che Bossi ha capito che una scuola efficiente e che funziona è necessaria e quindi bisogna riformarla».

Ministro, lei vuole mettere fine al via vai di insegnanti su e giù per l’Italia ma proprio il suo ministero ha dovuto dare via libera all’ingresso di 647 dirigenti scolastici quasi tutti meridionali che andranno a finire in gran parte nelle scuole del nord.

«Non è stata una decisione di questo esecutivo, non facciamo altro che eseguire provvedimenti decisi dal governo Prodi e quindi immetteremo in ruolo questi dirigenti idonei sui quali in alcuni casi ci sono perplessità».

Lei aveva previsto un accorpamento delle scuole con meno di 600 alunni. In quel caso gli attuali 10.450 dirigenti diventerebbero 8-9 mila con un risparmio di 3-5 milioni di euro. Per il momento però abbiamo soltanto 647 dirigenti in più che entreranno da settembre nelle scuole.

«Accorpare è necessario per poter reinvestire in edilizia scolastica, in formazione, in incentivi. In alcune situazioni un solo dirigente per due scuole vicine può bastare, il piano di razionalizzazione è partito, e dal prossimo anno si dovrebbero vedere i risultati anche in termini di organico dei dirigenti scolastici».

Ma, prima o poi, oltre ai tagli arriveranno investimenti per i docenti? Si riuscirà a aumentare le risorse per la loro formazione?

«Stiamo pensando a sgravi fiscali e aiuti economici per i professori che vogliano investire nella loro formazione acquistando libri o aggiornandosi sulle nuove tecnologie».

E il ministro Tremonti è d’accordo?

«Si tratta di risorse che fanno parte del nostro budget. In tre anni prevediamo risparmi per 2 miliardi di euro e contiamo di redistribuirli su base meritocratica come avviene in altri Paesi».

Quindi le scuole che meritano avranno fondi e incentivi? E su che base?

«E’ il grande lavoro che dovrà realizzare l’Invalsi, valutare ogni scuola per restituire loro credibilità. Soltanto dopo averle valutare potremo definire come incentivare il lavoro delle più meritevoli».

Fonte: ADIGE.TV – Vicenza – Intervista a Maria Stella Gelmini – Videonotizie on-line del nordest.

11:59 – 21/07/09 – Coord. Precari Scuola vs Aprea/PD: Chiediamo un Tavolo Tecnico…

Ecco cosa rispondono Aprea e opposizione (?)…

Report incontro delegazione Coordinamento Precari Scuola con VII Commissione Cultura a Montecitorio in data 15/07/2009.(In corsivo il commento della delegazione C.P.S.)

Come stanno giocando il governo e il PD contro il Coordinamento Precari Scuola...
Come stanno giocando il governo e il PD contro il Coordinamento Precari Scuola...
La delegazione del Coordinamento Precari Scuola (C.P.S.) – formata da otto portavoce, scelti su base della provenienza geografica, di tutti i coordinamenti di precari promotori del sit-in davanti Montecitorio del 15 luglio – ha incontrato, mentre l’iniziativa di protesta era i corso, i rappresentanti della VII Commissione Cultura, nelle persone della Presidente On. Valentina Aprea, e di quattro esponenti del PD, Coscia, LaTorre, Ghizzoni, Siragusa.

La delegazione ha portato a conoscenza della Presidente i tre punti programmatici del sit-in di protesta, indetto dal Coordinamento Precari Scuola, organismo nazionale auto-organizzato dei precari della scuola, autonomo da partiti e sindacati:

1. No ai tagli, previsti dalla Legge 133;
2. No al PDL Aprea;
3. Assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari su tutti i posti vacanti e disponibili in organico di diritto e di fatto.

La delegazione ha inoltre richiesto che la Presidente e i rappresentanti dell’opposizione si facciano portavoce presso il Governo della richiesta del Coordinamento Precari Scuola di aprire un Tavolo tecnico al fine di definire insieme ai rappresentanti dei precari un piano che arrivi, nel più breve tempo possibile, a realizzare il terzo punto programmatico.

La prima preoccupazione dell’On. Aprea è stata quella di lamentarsi con la delegazione dei presunti slogan lanciati durante il sit-in, offensivi verso la sua persona. Averle fatto presente che vivere da anni in una condizione di precarietà e rischiare a breve di non lavorare più, può giustificare un certo grado di esasperazione e di rabbia non sembra aver lenito la suscettibilità dell’Onorevole.

A seguire l’Aprea ha annunciato che il progetto di legge che porta il suo nome è in corso di modifica (probabilmente nella parte riguardante la possibilità per le scuole pubbliche di trasformarsi in fondazione) ma ne ha difeso l’impianto complessivo, sostenendo che esso ha lo scopo di trasformare, per ragioni di maggiore efficienza e qualità, il sistema di reclutamento delle future generazioni di insegnanti senza tuttavia toccare i diritti acquisiti dagli insegnanti attuali. Di conseguenza l’On. Aprea ha riferito alla delegazione di “aver proposto la non cancellazione delle attuali graduatorie provinciali” e di volersi impegnare per la “stabilizzazione(ha parlato di stabilizzazione e non di assunzione) dei precari della scuola, sia abilitati, sia i non abilitati con vari anni di servizio. Alla nostra domanda su come questo “impegno” si possa conciliare con il piano di tagli predisposto da Gelmini/Tremonti ha risposto che quella è una questione che riguarda il Governo e non lei che è “solo una parlamentare” e che quindi non ha competenze a decidere. Viene spontaneo supporre che anche la sua proposta di “non cancellazione delle graduatorie”, in quanto proposta da “una semplice parlamentare”, rischia di non essere presa in considerazione dal governo. L’Onorevole, incalzata dalla delegazione, non ha dato per altro risposta su tempi e modi in cui intenderebbe concretizzare il suo “impegno per la stabilizzazione”, né ha dato una disponibilità personale sulla nostra richiesta di Tavolo tecnico. Il tempo concesso dall’Onorevole Valentina Aprea alla delegazione è stato molto breve e dopo pochi minuti si è accomiatata “per altri impegni urgenti”.

L’incontro è quindi continuato con le sole Onorevoli rappresentanti del PD, senza più la presenza di alcun rappresentante della maggioranza della VII Commissione Cultura. Le rappresentanti dell’opposizione hanno riferito che, in questo stesso giorno, nell’aula dei Deputati era in corso una votazione su alcune mozioni, presentate dal Partito Democratico proprio sul tema scuola e dai contenuti più favorevoli alle rivendicazioni del Coordinamento, mozioni tutte respinte dal governo, in particolare la richiesta di ripristino delle risorse finanziarie tagliate.

Le rappresentanti del PD si sono anch’esse lamentate per la leggera contestazione fatta dai precari in piazza all’ex Ministro dell’Istruzione del governo Prodi, Fioroni; esse hanno difeso l’operato del precedente governo di centro-sinistra sulla scuola e in particolare dell’ex ministro sostenendo che questi aveva in carica predisposto delle assunzioni poi fermate dal successivo governo di centro-destra e liquidando con un perentorio “sono favole” le consuete critiche, molto facili per altro da sostenere con prove documentate, al Fioroni-ministro per il suo piano di tagli al personale (anche se più modesto di quello della Gelmini) e la sua proposta, molto simile a quella avanzata oggi dall’On. Aprea, di permettere alle scuole pubbliche di trasformarsi in fondazioni. Che inconsciamente le Onorevoli del PD rimproverino soprattutto ai precari di avere buona memoria?

Le rappresentanti hanno ribadito la piena adesione del Partito Democratico ai tre punti programmatici del sit-in (a cui il Partito ha per altro aderito) salvo sostenere, in linea con le giustificazioni dello stesso governo, che “non ci sono i soldi per le assunzioni” [On. La Torre (?)]. Hanno denunciato l’assoluta chiusura del governo a qualsiasi trattativa e “apertura” alle proposte dell’opposizione sulla scuola e che nel Parlamento non ci sia più alcuno spazio per la discussione sui provvedimenti licenziati dal governo visto che questi li blinda quasi tutti con l’arma della “fiducia”. Anche sull’ultima uscita del governo sul “contratto di disponibilità” per gli insegnanti “tagliati” non c’è, secondo le rappresentanti, in realtà ancora nessuna proposta ufficiale, nulla di scritto. Hanno lamentato anche la scarsa partecipazione/mobilitazione degli ultimi mesi dei precari della scuola.

Il tono generale dell’intervento delle rappresentanti del PD è stato un po’ quello dello scarica-barile, pur se alcuni punti sono condivisibili: sul governo che non dialoga, sulla stampa controllata e che non dà spazio neanche al principale partito d’opposizione (persino il quotidiano “La Repubblica”, da sempre filo-centrosinistra, si sarebbe rifiutato di pubblicare un loro articolo sulla scuola), sulle altre opposizioni parlamentari dalla doppia faccia che in piazza appoggiano una cosa e in aula votano l’esatto contrario (riferimento a Di Pietro e l’Italia dei Valori, altro partito che ha dato la propria adesione al sit-in), sui sindacati che non fanno il loro dovere (“a chi lo dice!”) e trattano informalmente con il governo sui famigerati contratti di disponibilità; fino al più clamoroso degli scarica-barile: sui precari stessi che non si “mobiliterebbero abbastanza” per convincere/motivare/giustificare il PD verso un’azione più decisa in difesa dei loro interessi. (“voi precari dovete protestare di più, solo in quel caso noi potremo muoverci e fare qualcosa”). Può il principale partito dell’opposizione avere come unica strategia di azione sulla scuola quella di trovarsi degli alibi al proprio immobilismo?

Anche le rappresentanti del PD si sono mantenute fredde sulla nostra richiesta di Tavolo tecnico, adducendo che “non sarebbe possibile per legge”.

L’incontro tra la delegazione del Coordinamento Precari Scuola e i rappresentanti della VII Commissione Cultura si è concluso dopo circa due ore di colloquio.

Il Coordinamento Precari Scuola

11:26 – 18/07/09 – Pisa: No ai Corsi Gratuiti.

La scelta dell’Università di Pisa di bandire corsi di insegnamento non retribuiti è un’iniziativa grave, che colpisce la dignità di coloro che prestano la propria opera intellettuale al servizio della formazione delle giovani generazioni. I provvedimenti della Gelmini, di per sé già preoccupanti, che hanno previsto la possibilità di attivare insegnamenti sia in forma gratuita che retribuita (pur senza specificare le modalità e l’entità di tale retribuzione) sono stati estremizzati dall’ateneo pisano, che ha deciso che la stragrande maggioranza dei corsi dovessero essere effettuati gratis. Noi sosteniamo invece che qualsiasi lavoro debba essere riconosciuto economicamente: lo dice la Costituzione (art.36) e lo dicono i diritti che vogliamo che ad ogni lavoratore siano assicurati.

Questo provvedimento sui corsi non retribuiti è ancor più grave se si evidenzia anche il fatto che a tenere tali insegnamenti possa essere anche personale “in formazione”: i precari della ricerca e della didattica, ossia dottorandi, borsisti, assegnisti, contrattisti. Siamo al paradosso di un’Università che prima nega ai dottorandi lo status e i diritti di lavoratori, considerandoli alla stregua di “studenti” che fanno ricerca, o che prima stabilisce che gli assegnisti non possano svolgere attività didattica e poi coinvolge i soggetti più deboli (e ricattabili dai baroni di turno) ad effettuare gratuitamente attività senza delle quali le facoltà non potrebbero andare avanti. All’Università chiediamo di scegliere: o il personale in formazione deve occuparsi solo di ricerca ed essere quindi esentato dall’insegnamento; oppure, se si ritiene che anche l’attività didattica debba far parte del processo di formazione di un ricercatore universitario, essa deve essere pagata in maniera congrua rispetto al servizio svolto.

Naturalmente, il provvedimento di cui ci troviamo a discutere è figlio dei tagli al sistema universitario portati avanti a livello nazionale dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Se l’università fosse stata finanziata come avviene in altri Paesi, avremmo oggi la possibilità di compensare i ricercatori per tutto il servizio svolto. Ciò che non possiamo accettare è che il prezzo dei tagli di Tremonti e Gelmini sia fatto pagare ai lavoratori universitari, in particolare ai precari già sottopagati e supersfruttati, a cui toccherebbero la gran parte dei corsi gratuiti.

I Cobas università di Pisa sono al fianco dell’Assemblea della Ricerca e della Didattica dell’Università di Pisa e sostengono la campagna rivolta al personale universitario per l’indisponibilità ad accettare insegnamenti gratuiti.

Nella scuola italiana accade qualcosa di simile ai tanti docenti precari che, non riuscendo a trovare lavoro presso gli istituti pubblici si vedono costretti ad accettare di lavorare presso scuole private spesso in forma gratuita o con compensi irrisori, pur di fare punteggio ed aspirare in tal modo ad un futuro meno incerto. Che forme simili di sfruttamento vengano sostenute anche dalle università pubbliche lo riteniamo del tutto inaccettabile.

Fonte: Pisa. No ai corsi gratuiti :: Il pane e le rose – classe capitale e partito.

18:37 – 13/07/09 – Tagli alle superiori: 3.643 docenti in esubero e oltre 6.000 precari licenziati

Dal riepilogo dell’organico della scuola secondaria di secondo grado dopo i dopo i trasferimenti pubblicati il 26 giugno, è possibile ricavare immediatamente l’effetto dei tagli voluti da Gelmini e Tremonti: oltre 3600 professori di ruolo non trovano posto nelle scuole della loro provincia e quindi sono dichiarati soprannumerari.

Inoltre in molti casi per rientrare nei tagli imposti, sono state costituite cattedre in organico di diritto illegittimamente a più di 18 ore in aperta violazione del Ccnl.

Il dato conferma quanto avevamo sostenuto, malgrado i tentativi di rassicurazione del Ministro: ci sarà meno scuola, ma anche meno docenti, sia di ruolo che precari.

Questa situazione di esubero, infatti, si aggiungerà alla riduzione dei posti determinando il licenziamento, solo per i docenti della scuola secondaria di secondo grado, di oltre 6.000 lavoratori precari per i quali il Ministero, dopo alcuni annunci propagandistici, non ha ancora fornito risposte concrete.

Dopo i dati della primaria, questo è un altro effetto tangibile dei tagli al quale si aggiungeranno a breve quelli per secondaria di primo grado e per il personale ATA oltre agli ulteriori tagli previsti in organico fatto.

Di fronte a questa intollerabile situazione la FLC Cgil prosegue nelle sue iniziative di contrasto alla politica di tagli e di smantellamento della scuola pubblica e sarà in piazza Montecitorio il 15 luglio per sostenere le rivendicazioni e i diritti dei lavoratori precari della scuola.

Roma, 13 luglio 2009

Fonte: Tagli alle superiori: 3.643 docenti in esubero e oltre 6.000 precari licenziati / Luglio / 2009 / News / Notizie / Home / FLC CGIL.