14:10 – 15/10/09 – Manifesto dei Docenti Italiani

Manifesto delle Docenti e dei Docenti Italiani
Manifesto delle Docenti e dei Docenti Italiani

Con preoccupazione ed allarme noi docenti intendiamo denunciare il pesante attacco in corso contro l'istruzione pubblica che avrà come inevitabile risultato quello di compromettere ancor di più il futuro delle nuove generazioni e dell'intera società italiana.

Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene soffocata economicamente da anni di tagli ai finanziamenti, da parte di uno Stato che riduce le risorse alle scuole per il normale funzionamento e rifiuta di rimborsare i miliardi di euro di crediti maturati dalle scuole italiane negli anni scorsi.

Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene smantellata con i tagli all'organico. Ridurre il numero dei docenti e delle docenti vuol dire produrre il sovraffollamento nelle classi, dequalificare la didattica, aumentando invece la condizione di precarietà lavorativa che incide negativamente sulla continuità e progettualità didattica.

Preoccupazione ed allarme, perché si fa sempre più concreto un progetto di incentivi e finanziamenti alla scuola privata, sottratti ad una scuola pubblica sempre più abbandonata a se stessa.
Respingiamo la persistente campagna denigratoria contro il corpo docente e contro la scuola pubblica.
Al contrario è evidente che essa, ormai da anni, resta ancora in piedi solo grazie all'impegno volontario di molti/e insegnanti e famiglie.

Accusiamo questa classe dirigente di scaricare sulla scuola pubblica la situazione di declino economico, sociale e culturale della società nella quale loro per primi ci hanno condotto; non è certo colpa delle/dei docenti e se questa società non riesce a garantire lavoro, mobilità sociale, utilizzo adeguato delle forze produttive, e se i lavori intellettualmente più qualificati sono resi precari o sottopagati obbligando migliaia di eccellenze ogni anno ad emigrare all'estero.

Accusiamo questa classe dirigente della responsabilità e degli effetti di trent'anni di videocrazia e di sospetta strategia di distrazione di massa, che si è tradotta per la cittadinanza in un allontanamento crescente dalle tematiche sociali, in disinformazione diffusa, in cancellazione della memoria recente, in superficialità delle conoscenze, in proposizione di modelli privi di qualsiasi spessore culturale.  È chi lavora nella scuola che ha subito e subisce gli effetti di questo degrado e che continua ad essere lasciato sola/o nella difesa di una dimensione culturale della persona e della vita. Ci accusano di non insegnare ai/alle giovani la Storia moderna, ma chi l'ha pervicacemente ridimensionata o addirittura eliminata dai curricoli? Chi l'ha eliminata dai programmi della Scuola Primaria insieme alla Geografia europea e mondiale, e allo studio di Darwin in Scienze? Chi vuole introdurre il dialetto a scuola mentre toglie le/i docenti specialisti di inglese nella primaria e taglia i fondi per l'insegnamento di altre lingue straniere?

Accusiamo questa classe dirigente di disinformare la popolazione riguardo la scuola pubblica con continue bugie che vengono insistentemente sostenute dai Ministri: in particolare ricordiamo che la spesa statale per l'istruzione pubblica in Italia è tra le più basse dell'OCSE, che la scuola pubblica italiana gode del maggior consenso delle famiglie in Europa, che a fronte della scuola privata italiana, classificata tra le peggiori al mondo, i risultati in diversi ordini della Scuola Pubblica sono stati tra i migliori al mondo, nonostante questa classe dirigente abbia fatto del suo peggio per indebolirla. Non è vero nemmeno che le bocciature sono aumentate, anzi sono invece diminuite: i docenti si sono rifiutati di essere esecutori acritici degli orientamenti ministeriali.

NOI DOCENTI DA PARTE NOSTRA:

Ribadiamo con ancora più forza il nostro impegno a sviluppare nei/nelle giovani le capacità logiche, di ragionamento e approfondimento e a favorire un pensiero critico e scientifico, la creatività e l'immaginazione contro ogni omologazione, conformismo, pregiudizio, luogo comune, rifiutando di ridurre l'intelligenza ad un dato banale misurabile con test o quiz.

Ribadiamo la volontà di continuare la tradizione egualitaria della scuola pubblica italiana, favorendo lo spirito di cooperazione e di solidarietà e, come prescritto nella Costituzione, prestando particolare attenzione verso chi incontra più difficoltà, contro ogni apparente meritocrazia basata in realtà sulle crescenti disuguaglianze sociali.

Ribadiamo l'importanza della relazione professionale ed umana tra docenti e studenti, l'importanza di rafforzare le motivazioni allo studio ed alle conoscenze e di stimolare la curiosità culturale.

Ribadiamo l'importanza di contrastare la grave dispersione scolastica italiana e di dare a ciascun allievo/a la possibilità di sviluppare le proprie capacità, valutandone i progressi rispetto le condizioni di partenza.

Ci rifiutiamo infine di ridurre il ruolo docente a quello di semplice funzionario-controllore dei comportamenti giovanili e del consenso sociale, in un contesto che genera sempre più emarginazione e che non è più in grado di garantire un futuro professionale nemmeno ai/alle più meritevoli.
Meglio invece sarebbe se cominciassero a pagare gli ingenti debiti contratti con le scuole, stabilizzassero gli organici, destinassero più fondi alla Scuola Pubblica e più risorse per eliminare la dispersione scolastica, invece che dirottarli a Banchieri ed Industriali, a guerre ed armamenti.

Portalo nella tua scuola, parlane con i colleghi, raccogli le firme!

19:05 – 06/10/09 – Firma anche Tu la Petizione Contro gli Inceneritori

Courtesy TerritorioScuola

Da Adele Dentice – Referente PBC Bari

È di moda raccontare le fiabe, tra le più gettonate c'è quella dei rifiuti che la bacchetta magica dell'inceneritore fa sparire, spettacolare risoluzione del problema finale che è stato necessario all'esordio del governo Berlusconi, e che ha portato con sé uno straordinario livello di militarizzazione del territorio.

Ma la combustione, oltre ad essere costosa, è il modo più inquinante per affrontare il problema poiché produce fumi, polveri sottili, ceneri sostanze estremamente pericolose riconosciute dall'OMS come responsabili di tumori e malformazioni genetiche , eppure la popolazione è ancora poco informata forse perché mediaticamente si tratta con molta leggerezza il fenomeno dell'aumento delle malattie oncologiche, trattate come se fossero numeri e statistiche delle indagini sui gradimenti televisivi, né si cerca di metterle in relazione con la diffusione sul territorio di questi impianti di morte.

Sicuramente, sarebbe molto istruttivo proporre un viaggio agli amministratori e politici regionali e agli imprenditori tra i malati dove si tocca con mano la sofferenza di chi non avrà più un futuro e di tutti i familiari che soffrono vicino ai propri cari.

Agli occhi della classe politica, accecata dalla sua ingordigia e incurante persino della salute dei propri figli, è improponibile perdere una quota enorme di profitti derivanti dall'incenerimento favorendo magari un corretto trattamento dei rifiuti; FARE AFFARI CON L'AMBIENTE continua ad essere lo slogan preferito dietro il quale si produce energia e si continua il business con la madre di tutti gli affari illegali lo smaltimento dei rifiuti tossici

Legittimati dai bisogni della popolazione e da un'interpretazione singolare delle direttive europee, gli amministratori hanno impunemente realizzato attività inquinanti, cedendo interi territori alle lobby e alle multinazionali che depredano il territorio, senza portare alcun beneficio alle popolazioni locali.

CAMBIAMO ARIA, Per non Incenerire il Nostro Futuro

Firma la Petizione contro l' Installazione degli Inceneritori

Approfondimenti:

Effetti degli Inceneritori sulla Salute Umana(Presentazioni PowerPoint)Oltre 100 fra lezioni, relazioni, pubblicazioni, articoli a contenuto didattico e/o scientifico.
Aspetti Epidemiologici degli inceneritori

12:32 – 14/09/09 – Il Potere è in mano agli Idioti…

Il Potere è in mano agli Idioti...
Il Potere è in mano agli Idioti...

di Cloro

Gelmini sul Corriere del 11/09/09 : «Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l'attuazione del­le riforme». In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente»

Ma razza di ignorantona da ignobel per la lingua italiana bistrattata, se sei tu che hai affermato che “le famiglie…devono poter scegliere …di lasciare i bambini a scuola…ovvero…tenerseli a casa”!

Sei tu Gelmini che hai parlato di “poter scegliere” se avere le 40 ore o i moduli col maestro unico e li hai previsti…cosa affermi ora? Sai cosa vuol dire “modulo”? Significa troncone orario curriculare. Che può adattarsi, o meno, alle esigenze delle famiglie che possono (per ora) scegliere per il proprio figlio il “tempo pieno”.

Mò s'incazza, la Gelmini, perché in Italia la maggioranza dei genitori che lavorano hanno ri-scelto il tempo pieno ovvero: il curricolo spalmato su 40 ore che richiede, per forza, l'apporto di due insegnanti. Ma è chiaro che la sciuretta che demolisce la scuola italiana pubblica per conto terzi, spara così, in un puro delirio propagandistico-elettorale, le sue cagate.

Quando iscrivi un bimbo alle elementari ti viene fornito un modulo (nel senso di foglio di carta, capito Gelmini?) con cui ti si chiede se vuoi far fare al pargolo 27, 30, o 40 ore. Ciò è previsto dalla legge che la stessa Gelmini  ha fatto stilare, ma da una che conosce poco la lingua italiana non ci si può aspettare che sia al corrente di ciò a cui ha dato seguito, perché è ignorante e soprattutto perché c'è poco di suo in queste deliberazioni.

Ma la strolega dell'istruzzione (in suo onore 2 zeta, che ha sfregiato il suo ruolo anche solo con il suo stile creativo di stravolgimento dell'italiano scritto) non se lo ricorda e poiché i fondi stanziati per la scuola sono proprio pochini pochini, insufficienti diciamo, per i bisogni della scuola primaria italiana, cosa fa?

Colpevolizza i docenti, ovvio. Brunetta-mode. Se ai bambini bisognerà controllare il sederino quando tornano da scuola perché non ci avranno nemmeno più la carta igienica e rischiano infiammazioni durature, la colpa non è sua e della brutta gente presso cui zerbina e si fa foraggiare per mettere il suo nome sul più immenso saccheggio della scuola pubblica mai attuato negli ultimi 150 anni. No. La colpa è (naturlich) di dirigenti e docenti scolastici che non applicano la riforma.

Non ci vuole molto a capire che, avendo lasciato la possibilità di scelta, la maggioranza dei genitori che lavorano scelgono le 40 ore. E quindi il maestro unico non ci sta. E quindi il suo livore per non far risparmiare come il “padrone Berlusconi” desidera sull'istituzione scolastica italiana, si esprime prendendosela con chi? non con i genitori, che sono tanti e votano, ma con il personale scolastico (quel poco che è rimasto) che oggi lavora in condizioni di “attività estrema”: senza segretari, senza materiale, senza tecnici informatici, senza bidelli, senza mediatori culturali e – dulcis in fundo – senza insegnanti di sostegno.

Esprimere malcontento a scuola per le pessime condizioni in cui questa sciacquetta costringe a lavorare i docenti è ovvio che è “fare politica”. Quindi: “via i professori che fanno politica” (titolo dell'articolo del Corriere).

Chiaramente, l'abitudine alla menzogna nel popolo dele libertà vigilate è contagioso, dice Gelmini che la scuola è:

” un servizio che dovrebbe stare a cuore a tutti. Come gli ospedali”

Certo, Gelmini. Te e i tuoi accoliti la scuola la state facendo diventare proprio come gli ospedali. Come questi ospedali precisamente.

Fonte: Il potere è in mano agli idioti – CloroalClero.it

10:54 – 13/09/09 – La Carriera del Gambero…

Storie di ordinaria precarietà
Storie di ordinaria precarietà
Mi chiamo V. La R. , a soli 19 anni sono diventata Maestra tramite Concorso superato a Brescia negli anni settanta.
Ho successivamente conseguito a Catania due idoneità all’insegnamento e, in più, ho seguito tantissimi corsi di perfezionamento e aggiornamento riguardanti la didattica.

Ad un certo punto di questo percorso, anche per motivi familiari, non ho potuto svolgere un servizio continuativo nelle scuola e ho lavorato a Catania solo con supplenze brevi.

Negli anni ottanta si è costituito il cosiddetto “doppio canale” nelle graduatorie, per cui chi avesse svolto solo 300 ore di servizio a scuola acquisiva automaticamente il diritto di entrare di ruolo…

Nel mio caso, avendo svolto solo servizio saltuario, pur essendo “plurititolata” (cioè in possesso di due idoneità come ho detto prima) non ho ottenuto il diritto al ruolo, in quegli anni aperto a tanti…

Dal 2000 in poi e dunque per ben otto anni… ho lavorato ogni anno (da ottobre/novembre fino al termine delle attività didattiche) riuscendo a maturare i 12 punti di servizio.

Per un anno intero ho perfino fatto l’esperienza didattica del sostegno (seppure sprovvista di titolo) con un bambino autistico.

In questi anni ho sempre lavorato con impegno e passione riuscendo ad ottenere dei risultati eccellenti anche nelle situazioni più problematiche e disagiate, pensando ad una “naturale” progressione di carriera… invece ho fatto solo la “carriera del gambero”… Lo scorso anno ho lavorato solo tre mesi… e, quindi, quest’anno non posso fruire nemmeno del sussidio della disoccupazione.

Mia figlia, che sognava di fare l’insegnante e si era iscritta ad una facoltà umanistica, ha ultimamente abbandonato il suo bel sogno avendo visto quanto difficile e controverso sia stato finora il mio percorso professionale, mai riconosciuto né premiato se non dagli apprezzamenti positivi che ho sempre avuto dai Genitori degli alunni, dai Dirigenti scolastici, dagli alunni stessi…

Mi sento davvero colpita nella mia dignità quando si afferma che nella Scuola si vuol fare il reclutamento in base al “merito”… Ma quale merito, dico io? Quale sarà la Scuola “della qualità”? Quella in cui, tra l’altro, non si tiene conto nemmeno della continuità didattica, con questa eccessiva precarietà, fluidità, andirivieni di insegnanti… tutti gli anni!

Ultimamente io e mio marito non lavoriamo, quest’anno io non ho ricevuto un incarico e mio marito ha da poco dovuto chiudere una piccola attività commerciale; non potremo forse nemmeno pagare gli studi a nostra figlia che rischia di demotivarsi ancora di più, spero non cada in depressione…

Adesso mi trovo qui al Provveditorato occupato di Catania cercando di trarre forza anche tramite il confronto con altri Colleghi nella mia stessa situazione. Certo, non ci arrenderemo, d’altronde siamo abituati a “lottare” e ci stiamo unendo tutti insieme per far capire che ci siamo, per difendere il nostro ruolo nella società, la nostra identità e dignità professionale giornalmente vilipese da una politica governativa che non ci riconosce… siamo qui per difendere la “nostra” Scuola pubblica e di qualità, ma nei fatti non nelle parole…!

Fonte: Storie di ordinaria precarietà

www.provveditoratoccupato.tk

20:01 – 12/09/09 – Scuola, il Futuro Rubato…

Di Marina Boscaino

Non Rubateci il Futuro
Non Rubateci il Futuro

Non rubateci il futuro è il nome del coordinamento degli istituti che lo scorso anno ha animato nella capitale la protesta contro la scuola del trio Tremonti-Brunetta-Gelmini. A quell’epoca sarebbe ancora stato possibile interpretare quella frase come una sollecita esortazione a ritornare sui propri passi rispetto ad una serie di (allora) progetti di affossamento della scuola pubblica italiana. Oggi possiamo ben dire che il futuro ce lo hanno rubato.

Si tratta di una affermazione che non ammette replica. Ce lo hanno rubato nella maniera più brutale e volgare, non solo perché quei progetti sono diventati quasi tutti realtà: con le (contro)riforme di tutti i segmenti dell’istruzione; con il taglio di risorse economiche e culturali, conseguenze di una Finanziaria che già dall’ estate 2008 si annunciava come una scure ai danni dell’istruzione; con la privatizzazione della scuola, prevista nel progetto di legge Aprea; con i provvedimenti dell’acchiappafannulloni Brunetta. Ce lo hanno rubato perché il tutto è avvenuto in un clima di indifferenza generale, in cui – se non fosse per le sacrosante proteste dei precari, che ancora vengono seguite da TV e giornali, fino a che i riflettori dei media decideranno che il fenomeno è decantato e non fa più audience e si appassioneranno ad altre vicende – non un editorialista, non un politico ha ritenuto di dover dedicare un momento di riflessione, ad esempio, al fatto che i regolamenti delle scuole superiori prevedono il taglio del 10% dell’orario. Avete capito bene: il 10%. E’ un’enormità. Si tratta di un colpo alla cultura, alla democrazia, alla emancipazione – che si concretizzerà a partire dal prossimo anno scolastico – e che non significa solo taglio di cattedre (e, di conseguenza, allontanamento dal lavoro di donne e uomini, i famosi precari, appunto, che hanno contribuito in maniera significativa a far crescere la scuola italiana); ma anche taglio di sapere, di conoscenza, di esperienza culturalmente determinata e determinante per i nostri ragazzi. Significa andare a condizionare pesantemente la possibilità che gli studenti italiani alimentino le proprie capacità critico-analitiche. Significa – tra le tante altre cose – concretizzare un’idea di scuola e di cittadinanza che non prevede – che non deve prevedere – l’affinamento e il potenziamento di quelle capacità.

Un evento simile in un Paese realmente democratico e che avesse davvero le parole della nostra Costituzione impresse in modo indelebile nel proprio Dna avrebbe scatenato le reazioni più vibranti. Invece silenzio. Silenzio anche di una buona parte della società e della scuola stessa, che in molti provvedimenti del suddetto trio hanno trovato pane per la propria necessità di certezze, in un periodo di drammatica incertezza: maestro unico, voto numerico, 5 in condotta. Per poter credere che quelli sono i problemi, che quella è la realtà. È rassicurante, perché qualcuno sta lavorando, ha lavorato per risolverli. Creando però intanto una scuola incapace di licenziare cittadini che rivendichino l’esigibilità dei propri diritti e che bevano acriticamente ciò che viene (ironicamente?) chiamata “l’informazione”.

Gli altri, quelli che non ci stanno, quelli che non ci starebbero, sono soli. Orfani di qualsiasi rappresentanza politica, considerando il fatto che la scuola pubblica non costituisce più una priorità nell’agenda di nessuno. Privi di riferimenti, pieni di rabbia, di indignazione, si agitano come vespe sotto un bicchiere, confinati lì in parte dalla schiacciante maggioranza che chi ci governa ha in Parlamento; in parte dal balbettio isolato e imbarazzato di pochi rappresentanti dell’ “opposizione”, impacciati portavoce di una compagine che non ha da tempo un programma convincente sulla scuola pubblica. E che anzi da alcune parti plaude compostamente a certi provvedimenti governativi.

Il futuro ce lo hanno rubato, dunque. Lo hanno rubato al Paese. Lo hanno rubato ai bambini e ai ragazzi che si trovano in una scuola povera, demotivata, sempre più inadeguata a fornire risposte alla complessità e alla diversità del fuori; lo hanno rubato a coloro che oggi nelle piazze rivendicano – purtroppo inutilmente – la propria dimensione professionale e i diritti ad essa conseguenti; lo hanno rubato alle donne e agli uomini di “buona volontà”, che in un questo tempo ingrato e privo di passioni che non siano pulsioni effimere trovano ancora la forza e la voglia di esigere il bene della collettività. Le responsabilità è da ricercare in un generale disinvestimento – prima che economico, culturale – sulla scuola pubblica, anche quello davvero bipartsan. Che ciascuno ha gestito alla sua maniera, partendo dalla propria storia e dalle proprie convinzioni. Ma che è confluito ovunque in un neoliberismo sfrenato, che immobilizzerà in maniera definitiva le differenze di classe. A pagare, come sempre, saranno i “meno”: i meno vecchi; i meno fortunati. Ma, prima di tutto, i meno abbienti: coloro che paradossalmente più degli altri vedevano in una scuola pubblica laica, pluralista, di qualità, la propria principale speranza per il futuro. A loro il futuro è stato scippato violentemente.

Fonte: Antefatto

Approfondimenti video: Non Rubateci il Futuro

13:57 – 09/09/09 – Giorgio Stracquadanio e la S(q)uola I(TAGLI)ana..

Video Courtesy TerritorioScuola – Servizio di Claudio Messora

Giorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24.

Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.»

Ma non è Pereira..
Ma non è Pereira..

Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero?  Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:

  1. Scuola materna: per la prima volta supereremo il milione di bambini. 28 mila in più dell’anno scorso. Una media di quasi 24 bambini per classe.
  2. Scuola media: da settembre ci saranno 18 mila studenti in più. Contestualmente, ci saranno ben 120 classi in meno.
  3. Scuola superiore: Dai 21,8 alunni per classe dello scorso anno, si passa a 22,1 alunni. Ci saranno classi con più di 30 alunni, esclusi uno o più eventuali alunni disabili.
  4. Disabili: sarà l’anno record per la presenza di alunni disabili: oltre 178 mila contro i 176.000 dell’anno scorso. Gli insegnanti di sostegno, tuttavia, restano invariati: 90.469.

Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.»

O è lui che questi numeri non li dà?

Giorgio Stracquadanio dice: «Quello che deve essere chiaro a tutti è che la scuola ha smesso definitivamente di essere un ammortizzatore sociale, quello per il quale si va a scuola non perché si ha una vocazione a insegnare, si fa un concorso e lo si vince, ma per cui si cerca un posto qualunque e si spera in una sanatoria.»

Giorgio Stracquadanio dice che i precari non hanno vinto nessun concorso, e che scelgono la scuola come si sceglierebbe un posto qualunque. Ma è vero?

Nella scuola lavorano due tipologie di precari: quelli abilitati e quelli non abilitati. In entrambi i casi, sono inseriti in graduatorie stilate sulla base di titoli posseduti e quindi di una professionalità ritenuta idonea al ruolo da ricoprire. I precari abilitati hanno sostenuto un concorso, e in alcuni casi anche un corso propedeutico della durata di 1 o 2 anni, per ottenere l’abilitazione, ossia quel titolo con validità ministeriale che permette di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. I concorsi e i corsi per accedere a tali graduatorie, stilate per assegnare contratti a tempo indeterminato e determinato nella scuola, sono stati organizzati dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con la partecipazione delle università che hanno certificato conoscenze e competenze idonee per l’insegnamento di una precisa materia.
I precari abilitati hanno effettuato un lungo percorso verso il ruolo – l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Hanno acquisito conoscenze e competenze specifiche, certificate, in anni di servizi svolti anche in scuole diverse, spesso non percependo che 10 mensilità annuali.

Giorgio Stracquadanio dice: «Ci dobbiamo interessare a lungo di una cena a cui partecipa il presidente del Consiglio.»

Una cena, caro Stracquadanio, cui parteciparono:

  1. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio);
  2. Angelino Alfano (Ministro della Giustizia);
  3. Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi e parlamentare PDL)
  4. Carlo Vizzini (presidente commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica)
  5. Luigi Mazzella (giudice della Corte Costituzionale)
  6. Paolo Maria Napolitano (giudice della Corte Costituzionale)

Il 6 ottobre 2009 la Consulta giudicherà sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, che rende immuni le quattro più alte cariche dello stato dalla mano della giustizia. Il lodo Alfano porta il nome del commensale n°2; è stato scritto in toto, in parte, o con la fondamentale consulenza del commensale n°3; è già servito a salvare il commensale n°1 dal processo per corruzione sul caso Mills, e verrà votato dai commensali n°5 e n°6. Potrebbe essere stata l’ultima cena. L’ultima del nostro ordinamento democratico.

Giornalista: «Che cosa consiglia al professore qui presente (ndr: un insegnante precario di educazione fisica) che dopo 25 anni si trova a rischio di perdere il posto di lavoro?»

Giorgio Stracquadanio dice: «Io in questo momento sono un deputato. Tra 4 anni potrei non esserlo più. Sono un giornalista e non ho nessun giornale che mi attende. Non ho nessuna aspettativa. Cosa mi consiglia lei di fare, nel caso in cui io non venissi ricandidato, rieletto e perdessi il lavoro? Di darmi da fare a cercarne un altro. O sbaglio?»

Caro Giorgio Stracquadanio, …sbagli!

Fra 4 anni, al termine della legislatura, avrai la tua pensione da parlamentare.  Hai idea di quante famiglie di precari ci vivrebbero?

Fonte: Claudio Messora – ByoBlu.com

22:26 – 18/07/09 – Italiani Imbecilli: La Lega attacca i precari della scuola: disadattati sociali.

Italiani Imbecilli...
Italiani Imbecilli...
La Lega attacca i precari della scuola: ‘disadattati sociali

Nel gioco politico abbiamo spesso assistito allo scaricabarile, abbiamo visto e sentito addossare agli altri colpe ed errori. Questo soprattutto quando un partito o uno schieramento non ha argomenti concreti, logici e ponderati da proporre e tenta di farsi strada screditando l’avversario, con ogni mezzo. Ma quando a screditare è un partito come la Lega, allora siamo di fronte all’assurdo che si fa realtà e alla più triviale cultura, nel già esistente vuoto politico. L’ignoranza che si autocompiace, mentre tutti ridono.

In un evidentissimo impoverimento culturale e in una accertata catalessi del sistema Italia dovuta alle dissennate politiche di destra e all’attuale governo mafioso, come può la Lega -partito di governo- attaccare ciò che di buono c’è stato (e che ancora forse resiste) in questo Paese? Dopo che il governo ha già distrutto la scuola pubblica e mandato a spasso 42 mila lavoratori del settore (solo per ora), come può la Lega, oggi, accusare gli altri di questo sfacelo?

Secondo la Lega, i mali odierni della scuola derivano da quel mirabile processo di riforme che, grazie alla cultura del ’68, portò l’Italia a competere con i migliori sistemi di istruzione mondiali. Quindi, secondo la Lega, se la scuola necessita di riforme, è per colpa della politica di sinistra. Non solo, con la sua proverbiale raffinatezza e con ricercato ricamo lessicale, la Lega attacca tutti i precari, definendoli ‘disadattati sociali‘ e ‘pseudointellettuali‘, quindi ‘ignoranti’ graziati da ‘ridicoli corsi abilitanti’ (peccato che l’ultimo corso abilitante lo abbia promosso la Moratti, con la firma della Lega). Beh, se la parola ‘ignorante’ la pronuncia la Lega… è tutto dire!

La Lega non dovrebbe avere nessuna voce in capitolo nelle questioni di governo, sappiamo tutti in che modo è andata a governare, ricattando Berlusconi. Ma non dovrebbe avere voce in capitolo soprattutto perché è completamente immersa nel brodo di una spaventosa ignoranza, dove i suoi militanti attingono alla più barbarica enfasi, degna delle peggiori taverne longobarde del IV secolo!

A cascarci sono sempre i più boccaloni, quelli che si lasciano abbindolare dai facili ritornelli populisti e volgari e che non hanno ancora capito che nelle scuole italiane, se oggi si studiano i testi di Popper, di Argan, di Arnheim, di Benjamin e di molti altri intellettuali, lo si deve proprio alla cultura di sinistra sessantottina!

L’articolo de La Padania (pdf)

Fonte: ITALIANI IMBECILLI: La Lega attacca i precari della scuola: ‘disadattati sociali’.
Track: Meglio “disadattati sociali” o leghisti? di Lucio Garofalo.