12:22 – 08/09/09 – Intervista al Prof. Alberto Marani

Prof. Alberto Marani - Liceo Scientifico A. Righi - CESENA
Prof. Alberto Marani - Liceo Scientifico A. Righi - CESENA

Intervista di Davide Suraci al Prof. Alberto Marani, Docente di Matematica presso il Liceo Scientifico A. Righi – CESENA.

Davide Suraci: Mobbing-bossing scolastico: l’informazione sui fatti è sufficiente?

Alberto Marani: Il mobbing scolastico è misconosciuto. Nessuno crede che esista. I motivi sono i seguenti.

1) La massa pensa che il mobbing sia caratteristico del rapporto di lavoro privato, dove il superiore è padrone, motivato a sottomettere e a negare diritti mosso da un proprio interesse economico diretto. Non crede quindi che un Dirigente pubblico sia motivato a maltrattare un dipendente o a negargli diritti.

2) La massa pensa che il settore pubblico, e a maggior ragione la scuola, sia il regno della legalità più assoluta. Nessuno immagina che i Dirigenti Scolastici sistematicamente si facciano beffe del Testo Unico delle Leggi sull’istruzione, e gestiscano la scuola praticando l’illegalità quotidiana.

3) Tutti si accorgono che chi sceglie di insegnare generalmente ha una certa statura morale, è una persona equilibrata, corretta nelle relazioni interpersonali. Pensano quindi che i dirigenti siano persone di questo tipo, anzi, siano i migliori insegnanti. Non vedono che era così 30 anni fa, mentre oggi l’unico effetto che si è avuto nel trasformare – per volere CGIL CISL UIL SNALS – i presidi in Dirigenti Scolastici, con stipendio raddoppiato e poteri accresciuti, è di selezionare individui ignoranti, senza valori e senza etica, attaccati solo… ai soldi , al potere e all’immagine, capaci di qualsiasi meschinità.

Davide Suraci: Quanto, l’opinione pubblica avverte questa ed altre patologie sociali?

Alberto Marani: Ecco perchè il mobbing dilaga nella scuola, ma la gente non lo sa.

Per capire la fenomenologia “nuovi dirigenti scolastici” nelle scuole superiori della provincia di Forlì-Cesena, bisogna partire dal fenomeno ASA-FOCE (associazione dei Dirigenti Scolastici della provincia).

Chi non l’ha ancora fatto cominci a leggersi e a fare conoscere questa tragicomica chicca:

http://digilander.libero.it/cobasfc/volantini08/vol_64_dirigenti_ubriachi.pdf

Si tratta della farneticante lettera in cui, come presidente dell’ASA-FOCE , la DS Paola Pezzi (Scuola Media via Ribolle FORLI’) espone quelli che secondo lei sarebbero i più urgenti problemi della scuola, e cioè che i bidelli sono AVANZI DI GALERA SPACCIATORI PEDOFILI E PERSINO…MALATICCI, e propone come soluzione poteri assoluti ai DS per assumere e licenziare il personale (!)

Intervista rilasciata via Facebook a Davide Suraci dal Prof. Alberto Marani.

15:54 – 05/09/09 – Quando il Professore Scassa

Il Prof. Angelo Scassa scrive:

La Rottura..
La Rottura..

Egregio Direttore,

Sono un ingegnere professore di ruolo di discipline meccaniche presso un istituto professionale statale di Torino, che costituisce una realtà dimensionalmente importante nel panorama della scuola in Piemonte con i suoi circa 1.000 allievi.

La mia vicenda personale è emblematica dello stato di paura in cui vivono i docenti italiani, che, anche per via del numero non indifferente di precari, sono usi ad obbedir tacendo. Ricordo che a dicembre dello scorso anno una collega di una scuola di Chieri, che su Internet aveva denunciato i pericoli della suo istituto, dopo il drammatico crollo di una controsoffittatura al liceo Darwin di Rivoli, in cui perse la vita uno studente, venne minacciata dal dirigente scolastico di licenziamento.

Credo infatti di essere uno dei pochi docenti italiani punito per aver denunciato gravi fatti gestionali della scuola in cui insegna in una conferenza stampa che tenni nel giugno 2008 in Piazza Montecitorio a Roma.

Sono pure reo di aver consentito a studenti maggiorenni di scioperare per sacrosanti motivi inerenti l’arbitrio organizzativo dell’istituto e lo stato pietoso dei laboratori.

Complessivamente mi sono stati recentemente comminati – con due decreti punitivi – 40 giorni di sospensione dall’insegnamento ed il blocco degli aumenti di stipendio per tre anni, il che significa oltretutto un danno economico stimabile complessivamente negli anni pari a 22.000 euro.

La mia preside ha richiesto un’ispezione durante la quale ragazzi palesemente impauriti hanno invece semplicemente ed unicamente dichiarato all’ispettrice che “abbiamo scioperato perché il 25 ottobre durante la lezione il prof. Scassa ha dichiarato che potevamo fare sciopero… Il professore ci ha così influenzato ed abbiamo deciso di scioperare”. Io non sono manco stato ascoltato.

Ho subito minacce, intimidazioni ed ingiurie assortite da parte di collaboratori e tirapiedi vari della preside.

Ho denunciato nella conferenza stampa incriminata fatti gravi che comprendono:

1) il depauperamento per centinaia di migliaia di euro del patrimonio tecnologico della scuola: è stato rottamato un impianto di produzione del valore di circa un miliardo e mezzo di vecchie lire, sono state sprecate decine di migliaia di euro per materiale informatico inservibile o mai consegnato, si è abbattuto un laboratorio di chimica costruito cinque anni prima per costruirvi un secondo bar;

2) gravi problemi di sicurezza: gli allievi sono stati spediti in laboratori a forte rischio per la sicurezza con pericolo di esplosioni, di collassi strutturali;

3) il taroccamento di crediti scolastici, attribuiti con errori ed in modo casuale, dietro disposizione del Dirigente Scolastico, che contribuiscono a definire il voto dell’Esame di Stato e possono quindi risultare determinanti per la promozione;

4) la gestione illegittima della scuola – per almeno un decennio non sono mai stati né letti né approvati i verbali dei collegi docenti, le elezioni per gli organi collegiali si svolgono in clima di intimidazione pesante per i candidati dissenzienti;

5) Una pianificazione sistematica del mobbing nei confronti di chi denuncia le porcherie che si verificano nella scuola mediante l’uso di tutti gli strumenti ritenuti all’uopo idonei, ivi comprese calunnie assortite. Un collega dissenziente, con pretesti, è stato addirittura cacciato dalla scuola.
Alcuni di tali episodi furono già oggetto di interrogazioni al Senato ed in Consiglio Regionale del Piemonte..

Qui la punizione è arrivata per direttissima, nessuna ispezione.

Ho scoperto da poco, e denunciato il fatto, che la mia preside per costruire la sua macchinazione e per discolparsi ha prodotto addirittura una serie di documenti grotteschi che sono a sottoscrizione palesemente falsa: lo ha fatto sia nei confronti dei suoi superiori – che comunque le parano il sacco – sia con i giudici che l’hanno indagata e che lei palesemente in tal modo irride.

Nella puntata di Report andata in onda il 19/4/2009 si trattavano casi di dirigenti scolastici che hanno rubato e sottratto fondi, rimasti impuniti al loro posto: purtroppo il ministro Gelmini, dinnanzi a queste sconcertanti vicende, rispondeva alla Gabanelli: “Ho le mani legate”. Da quanto si è visto nella trasmissione pare infatti che l’autonomia scolastica funzioni sul modello bolscevico: in questo caso gli Uffici scolastici regionali (Comintern) proteggono i dirigenti scolastici (capataz locali).

Personalmente ho fatto anche un piccolo miracolo: Berlusconi ha trasformato – con la sua vita privata – la sinistra in moralista e bacchettona, dopo decenni in cui aveva decantato le virtù dell’amore libero, io ho portato una storica dirigente di sinistra dell’Ufficio scolastico regionale, indagata per mobbing dalla Procura, a negare il diritto di sciopero agli studenti maggiorenni. Inoltre la sinistra burocratica della scuola mi ha punito a tempo di record con una grave sospensione per una conferenza stampa: davvero qui da una parte si tuona contro la mediacrazia berlusconiana, salvo poi, nel solco del miglior bolscevico, senza vergogna alcuna, arrivare alla censura del dissenso.

Lei, Egregio Direttore, di questo sfascio della scuola che ne pensa?
Le pare poco che nella scuola pubblica italiana non trovino cittadinanza i diritti, di espressione del proprio pensiero e di protestare, pacificamente sanciti dagli art. 21 e 40 della Costituzione?
Non ritiene utile un’indagine giornalistica in merito? Altro che insegnanti di religione di serie B: qui siamo tutti insegnanti di serie Z!

Prof. Angelo Scassa

Approfondimenti video: Puntata di Report andata in onda il 19/4/2009

12:00 – 29/08/09 – La Gelmini e il Nuovo Anno Scolastico.

di Lucio Garofalo

Maestro Unico
Maestro "Unico"

Esordisco con un promemoria per aiutare gli smemorati
. Ricordo che con un semplice articolo, inserito all'ultimo istante, l'art. 4 del decreto legge n. 137/2008 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, meglio noto come Decreto Gelmini, il governo ha reintrodotto la figura del “maestro unico”, azzerando trent'anni di organizzazione e buon funzionamento della scuola elementare. Un'istituzione che, in base alle statistiche internazionali, ha sempre dimostrato di funzionare molto bene, collocandosi ai vertici delle graduatorie mondiali.

Il Decreto è, a tutti gli effetti, una legge dello Stato, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 2008. Con l'inizio, ormai imminente, del nuovo anno scolastico, si annuncia una vera “rivoluzione” nell'assetto organizzativo e didattico della scuola primaria, una “riforma” imposta con una decisione unilaterale, senza alcun confronto con i sindacati e le varie componenti del mondo della scuola, senza consultare nemmeno il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, senza alcuna riflessione di natura teorica, giuridica e tantomeno pedagogica.

Il ministro ha pensato di imporre dall'alto la resurrezione del maestro unico, malgrado siano trascorsi all'incirca vent'anni da quando, con l'istituzione dei moduli organizzativi, questa figura è stata abolita, estendendo a tutta la scuola elementare le pratiche di collaborazione e condivisione di responsabilità tra i docenti, maturate nella sperimentazione del tempo pieno.

L'ordinamento della scuola elementare, fondato sulla pluralità docente, ha consentito agli insegnanti di affinare le proprie competenze didattiche, ha favorito la diffusione di uno spirito di cooperazione, rendendo la scuola elementare una comunità dialogante, ricca di risorse umane e professionali, di stimoli e conoscenze. La pluralità dei docenti, ossia dei modelli educativi, comportamentali e culturali, ha offerto un arricchimento in termini di atteggiamenti, valori e apprendimenti, maturando una crescente apertura verso la complessità multiculturale del mondo contemporaneo.

Ma non c'è solo la restaurazione del maestro unico a destare preoccupazione. Il ritorno all'antico sembra essere una moda, uno stile di questo governo, non solo sul fronte della politica scolastica. Appare chiaro che la Gelmini è una sorta di “ministro ombra” e che la politica scolastica la detta Tremonti. Ricordo un articolo che Tremonti ha inviato al Corriere della Sera il 22 agosto 2008, intitolato “Il passato e il buon senso“, in cui il ministro dell'economia anticipava i temi dei voti, dei libri di testo e del numero dei docenti per classe, indicando la linea da seguire alla Gelmini.

Sul piano occupazionale le conseguenze sono devastanti e si prospetta una vera macelleria sociale. Nel complesso è stato calcolato che il taglio di insegnanti solo nella scuola elementare, per effetto della restaurazione a regime del maestro unico, sommerebbe ad oltre 80mila posti, ma saranno i precari ad essere massacrati.

Pertanto, il governo insegue semplicemente un ritorno al passato che gli permetta di fare cassa, riscuotendo nuovi introiti a scapito della già malconcia scuola pubblica, mentre le risorse finanziarie vengono dirottate altrove. Scimmiottando con 30 anni di ritardo il modello anglo-americano, cioè le politiche neoliberiste che hanno ispirato le amministrazioni ultraconservatrici di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli USA, il piano del governo Berlusconi è di subordinare la scuola pubblica agli interessi e al servizio del mercato del lavoro. La conseguenza inevitabile sarà lo smantellamento della scuola pubblica, per concedere una formazione d'eccellenza ad una platea sempre più elitaria e procurare una manodopera crescente a basso costo proveniente dalle scuole pubbliche, riservate alle masse popolari.

Questo è ciò che senza indugi il duo Tremonti/Gelmini intende fare del sistema di istruzione del nostro Paese. Una scuola dove il binomio competenze/conoscenze viene cancellato e sostituito dalla voce abilità. Una scuola sempre più simile ad una sorta di “supermercato” dell’offerta educativa e sempre meno comunità educante.

00:26 – 21/08/09 – Riforme all’amatriciana…

Efficienza...parlamentare!
Efficienza...parlamentare!
L’articolo 21 della legge n. 69 del 18 giugno 2009 prevede che ogni scuola inserisca nel proprio sito il curriculum e lo stipendio dei preside, oltre che le assenze del personale docente e non docente. Perfetto. Entro il 31 luglio 2009. Girando di qua e di là in nessun sito scolastico sono riportati i dati richiesti.

Hanno spiegato a Brunetta come funziona un sito web? Lo sa che un sito ha bisogno di un server dove essere ospitato e che un sito non si aggiorna da solo? Lo sa che tutte queste cose costano tempo, se il sito è curato da personale della scuola, o denaro se si appalta la gestione? Per ultimo il ministro sa che le scuole non sono obbligate ad avere un sito internet ?

Ecco la riforma all’italiana: obbligare a pubblicare dati su un supporto non obbligatorio.

Fonte: bianco nero o grigio: Riforme all’amatriciana.

19:31 – 27/07/09 – Un complotto contro la prof…

Isolamento da Mobbing
Isolamento da Mobbing

La preside e quattro insegnanti del Liceo scientifico Copernico sono accusati di aver ordito una specie di complotto ai danni di una loro collega per farla trasferire: per questo ieri sono stati tutti rinviati a giudizio. Dovranno rispondere a vario titolo di falso materiale e ideologico, omissione e abuso d’ufficio.

PRATO. La preside e quattro insegnanti del Liceo scientifico Copernico sono accusati di aver ordito una specie di complotto ai danni di una loro collega per farla trasferire: per questo ieri sono stati tutti rinviati a giudizio. Dovranno rispondere a vario titolo di falso materiale e ideologico, omissione e abuso d’ufficio.

Una vicenda quantomeno sorprendente, che arriva davanti al giudice cinque anni dopo i fatti e quattro dopo la prima denuncia, e sulla quale sarà chiamato a pronunciarsi il Tribunale nel processo fissato per l’11 dicembre.

Le indagini della polizia hanno dato sostanza all’esposto presentato nel luglio 2005 dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo per conto della professoressa Rossana Cavaliere, insegnante di lettere al Copernico. La docente lamentava di essere stata oggetto di una forma di mobbing da parte della preside Lucia Napolitano, spalleggiata da un gruppetto di insegnanti (Patrizia Russi, Giacomo Bini, Saura Lascialfari e Alina Carbone, ora difesi dagli avvocati Roberto Montini, Gianfranco Nesi, Massimo Pagnini e Paolo Cappelli). Sembrava una storia come tante, che si possono comporre bonariamente. Invece gli accertamenti della polizia avrebbero trovato qualche riscontro che ha convinto il gup Anna Liguori a disporre il giudizio.

La professoressa Cavaliere, che dal prossimo anno scolastico insegnerà al Keynes, non piaceva ad alcuni suoi studenti, uno in particolare che non brillava nella sua materia. I genitori se n’erano lamentati con la preside e questo (ma probabilmente c’è dell’altro) avrebbe innescato una serie di azioni che poi si sono tradotte in quello che gli inquirenti hanno definito un «complotto». Tra le contestazioni agli imputati c’è di aver falsificato il verbale del consiglio di classe della III Hs tenuto il 7 maggio del 2004. L’ordine del giorno era «Valutazione», in pratica fu un processo alla professoressa Cavaliere. Il verbale (la cui minuta, sequestrata, non corrisponde alla versione finale) fu poi trasmesso al Provveditorato e innescò un’ispezione disciplinare ai danni della docente che si è conclusa senza alcun addebito. La preside Napolitano è accusata anche di omissione d’atti d’ufficio perché si sarebbe rifiutata di far vedere il verbale alla insegnante fino al 19 luglio.

Ma c’è di più. La polizia ha ascoltato una ventina di testimoni, compresi alcuni studenti, e sono emersi episodi poco chiari. Un paio di studentesse, rappresentanti di classe, sarebbero state convocate dalla preside che avrebbe tentato di convincerle a parlare male della professoressa Cavaliere (una delle due si oppose fermamente). Per questo la preside e uno degli insegnanti erano anche accusati di violenza privata, ma sono stati prosciolti perchè il reato nel frattempo si è prescritto (l’insegnante avrebbe ordinato alle due ragazze di dire che erano andate in segreteria anziché dalla preside).

Un testimone racconta che il ragazzo che più degli altri era entrato in conflitto con la professoressa Cavaliere, dopo aver ricevuto un richiamo, andò dalla preside accompagnato da uno degli imputati e tornò dai compagni ridendo e assicurando che la prof sarebbe stata trasferita in altre classi. Cosa che poi accadde davvero l’anno successivo. Un altro testimone riferisce di un’interrogazione alla quale il ragazzo non seppe rispondere e dette sulla voce all’insegnante.

Sembra che i colleghi della professoressa Cavaliere le dicessero che l’esuberanza degli studenti è un segno di malessere che va capito, mentre lei rispondeva che a tutto c’è un limite. Ma, ammesso e non concesso che l’accusa mossa ai cinque sia fondata, basta questo e le lamentele di un paio di genitori per innescare un complotto?

Fonte: Un complotto contro la prof | Il Tirreno.

12:10 – 16/07/09 – Studiare non serve e il lavoro non c'è…

Il Corriere della Sera pubblica un articolo di Alessandra Mangiarotti sui giovani inattivi, circa settecentomila su uno studio che riguarda i giovani dal 15 ai 35 anni.

Giovani Colpiti in Volo...
Giovani Colpiti in Volo...

Giovani nè-nè vengono definiti perchè non credono che lo studio possa servire e non credono di riuscire a trovare un lavoro.

Non ci sono grandi novità da rilevare perchè è un atteggiamento riconducibile a quello che Padoa Schioppa definì inopportunamente “bamboccioni”, ricevendo notevoli e meritate critiche.

Ma il problema rimane la nostra è una gioventù iperprotetta ma anche con delle considerazioni che se non giustificano offrono un facile cuscino dove piangere invece che muoversi per trovare quello che non c’è.

Ne abbiamo parlato spesso di come il nostro sia un paese non per giovani, dove vige una scarsa mobilità sociale, dove avere il papi conta e molto, dove non conta invece la meritocrazia.

Può bastare per non impegnarsi nel trovare un lavoro, per smettere di studiare al primo scoglio, per non partecipare, pur con mille difficoltà di accesso, alla vita della comunità?

Viene da riflettere anche sui dati dei bocciati nella scuola, la Gelmini dice che questa dimostra una inversione di condotta nella scuola, dove si vede chi studia e chi non studia.

Io sono seriamente preoccupato dall’abbandono scolastico, dalle bocciature che lo provocano senza costituire un incentivo al riconoscimento del merito.

Dovrebbe essere preoccupato anche il nostro governo da queste statistiche che escono perchè se questo è il nostro futuro forse questa è davvero una emergenza.

Date però una occhiata dove si spende nel welfare in generale , tra politiche del lavoro e politiche di prevenzione sociale, per la promozione di opportunità per i giovani e capirete come davvero questo non sia un paese per giovani .

Fonte: Studiare non serve e il lavoro non c’è – Pollicino.