Servizio di TRC (TV Carpi di Modena) sulla sanzione disciplinare che è stata irrogata al Prof. Francesco Mele per aver difeso il diritto del Collegio dei Docenti dell’ ITC di Carpi (MO) ad esprimere il proprio pensiero in merito alla Riforma Gelmini.
20:40 – 03/09/10 – Va Tutto Bene per la Gelmini ma i Precari sono alla Fame….
17:56 – 31/08/10 – Torino: USP Occupato.
Oggi, al termine delle convocazioni farsa che hanno prodotto ulteriori disoccupati tra lavoratrici e lavoratori della scuola, duecento precari, con la partecipazione della CUB Scuola e dei Cobas scuola, hanno occupato l’ufficio scolastico provinciale di via Coazze.
Tale iniziativa è stata presa dopo un’affollata assemblea nella quale lavoratrici e lavoratori della scuola espulsi dai tagli del ministro Gelmini hanno nuovamente denunciato il licenziamento di massa attuato dal ministero e l’opera di distruzione della scuola pubblica intrapresa dal governo Tremonti-Berlusconi.
Venerdì scorso un corteo spontaneo di centinaia di precari aveva percorso le strade del centro cittadino al termine delle operazioni di conferimento dei contratti temporanei, mentre ieri un altro corteo si era recato in Prefettura per esporre ai rappresentanti del governo sul territorio l’emergere del dramma sociale rappresentato dal licenziamento di 800 lavoratori.
Oggi i precari cittadini hanno deciso di occupare simbolicamente l’uffico scolastico provinciale per denunciare la situazione di fronte alla città tutta. Mentre scriviamo è in corso un incontro d’urgenza con il vice direttore scolastico regionale Paolo Iennaco.
per la CUB Scuola-Università e Ricerca
Stefano Capello Cosimo Scarinzi
18:03 – 30/08/10 – Tagli alla Scuola: L'Appello dei Comitati Campani.
Dopo i cinquemila posti tagliati quest'anno nella Scuola in Campania , che si aggiungono agli undicimila dei due anni precedenti, registriamo parziali recuperi, anche se solo su sostegno e sulla riattivazione dei fondi regionali, da accreditare alla pressione delle lotte fatte dai precari in questi due anni.
Quindi le lotte pagano e stanno ripartendo in tutta la Campania.
A Benevento i precari della scuola hanno occupato un ex asilo nido affinché questo diventi luogo di aggregazione ed organizzazione sociale e culturale delle lotte in difesa della scuola pubblica e fulcro centrale per creare forme di mutuo soccorso atte a superare la crisi lavorativa in tutti i settori.
Tra le occupanti, Daniela Basile ha iniziato un non programmato e rischioso sciopero della fame da 5 giorni, intenzionata a non smettere sino a quando non sarà fissato un incontro in Prefettura cui siano presenti i funzionari regionali e della Pubblica istruzione compreso il Ministro Gelmini
I Comitati Campani (comitato insegnanti precari e ata sanniti, insegnanti precari Caserta, precari scuola Salerno, precari scuola Napoli, CPS Avellino), firmatari di questo appello riuniti nella scuola occupata di Benevento, nel sottolineare il sostegno e la solidarietà alla lotta dei precari della provincia e della collega, rilanciano per tutta la regione gli obiettivi del movimento:
- 1. RITIRO DI TUTTI I TAGLI DEGLI ORGANICI
- 2. ASSEGNAZIONE AI PRECARI DI TUTTI POSTI RECUPERATI SUL SOSTEGNO
- 3. NO ALL'UTILIZZAZIONE SUL SOSTEGNO DI DOCENTI SENZA SPECIALIZZAZIONE
- 4. BLOCCO DEGLI ORARI CATTEDRA SUPERIORI ALLE 18 ORE SETTIMANALI
- 5. MESSA A DISPOSIZIONE PER LE SUPPLENZE DI TUTTI GLI SPEZZONI ORARI
- 6. UTILIZZAZIONE DEI FONDI REGIONALI PER LA RIORGANIZZAZIONE DI POSTI SULLE CLASSI DI CONCORSO MAGGIORMENTE COLPITE DAI TAGLI
L'Assemblea regionale dei precari invita il personale della scuola di ruolo, che oggi verificano la precarietà del lavoro determinata dai tagli, ad unirsi nella lotta insieme a tutti i lavoratori precari della scuola.
In difesa della Scuola pubblica, del diritto all'istruzione, dei posti di lavoro unisciti a noi. Raggiungici al Presidio presso l'ex asilo nido sito in via Torre della Catena, di fronte Port'Arsa o ai Presidi organizzati dai comitati firmatari in tutte le Province Campane. Non chiudetevi in solitudine nelle vostre case; non cedete alla depressione; non permettete a chi vi distrugge la vita di avere il sopravvento. Uniti e numerosi si vince.
13:03 – 30/08/10 – Uomini e Topi (Appello ai Colleghi Tutti).
di Marcella Raiola
Diceva Gorgia che le cose non esistono, che se esistessero non sarebbero conoscibili e che se fossero conoscibili non sarebbero comunicabili, perché la parola è un'altra “cosa”, cioè una duplicazione dell'oggetto che essa millanta di definire, afferrare e racchiudere nelle sue sillabe incantatrici e provocatorie.
Nel famoso film di Martone “Morte di un matematico napoletano“, ispirato alla vita di Renato Caccioppoli, il professore napoletano considerato un genio, c'è una scena in cui l'attore che lo impersona, facendo ruotare disperatamente una mano attorno al suo polso, paragona la mano alla parola e il polso cui è attaccata, invece, alla “cosa”, all'Essere. La mano tenta disperatamente di afferrare il polso, ma non può. Non riesce.
Mi sono venute in mente tutte queste strane reminiscenze, ieri, mentre, sotto un padiglione improvvisato a Viale Trastevere, a Roma, in uno spiazzo di terra invaso da immondizie e percorso estemporaneamente da topi di campagna di considerevolissima dimensione, che si trova a poca distanza dal Ministero della Pubblica Istruzione, sedevo su una sedia da giardino, assieme ad una ventina di docenti precari convenuti da varie regioni d'Italia, poco distante dai due colleghi di Palermo che hanno intrapreso (uno da 11, l'altra da 2 giorni) lo sciopero della fame.
Pensavo alla discrepanza tra parole e cose perché, anche se ragionarci sopra è praticamente il mio mestiere, càpita raramente di trovarsi in una situazione in cui si può concretamente verificare lo scollamento tra la rappresentazione di un fatto, sempre cristallizzante, parziale, rimodellata o interessatamente retorizzata, e la sua natura sfuggente e polivalente.
In una Roma deserta e afosa, riuniti in un'assemblea che somigliava molto ad un bivacco rom e molto poco ad un raduno di insegnanti, ma che aveva assai più dignità di qualunque rissosa seduta dell'attuale Parlamento, insozzato dalla rozzezza squadrista di leghisti e pidiellini e devoluto alla ratifica delle sconce proposte berlusconiane o alla svendita di sé in cambio di prebende o “massaggiatrici di qualità”, abbiamo parlato ancora e ancora di scuola, di istruzione, di lotta, e lo abbiamo fatto guardando negli occhi Giacomo, deperito ma sereno e lucido, e Caterina, vitalissima e prorompente, confrontandoci con la loro volontaria scelta, senza lesinare critiche, rimbrotti e perplessità.
La realtà è complessa, molto complessa. Uno sciopero della fame è una cosa che può apparire eroica o disperata, narcisistica o provocatoria, dolorosa o esaltante e, ancora una volta, sta alla parola, ai comunicati, alle interviste, alla nostra “amministrazione” (tutta squisitamente “politica”) della situazione, rimandare alla gente da coinvolgere quel significato e quelle sensazioni che di volta in volta siano ritenute più opportune e “produttive”. E' un processo che potrebbe essere non sempre eticamente connotato nel senso della limpidezza.
E' un processo che comporta scelte gravose, rinfacci, duro scontro. Giacomo e Caterina lo sanno; lo sapevano fin da quando hanno iniziato. Non sono degli ingenui; non sono dei sempliciotti; non sono dei semplicisti.
Voglio solo accennare ad alcuni dei problemi che sorgono quando la lotta arriva ad un certo stadio, per far comprendere quale logorio mentale, coscienziale e morale comporti la partecipazione a tutto ciò e quanto le cose spesso semplificate e banalizzate risultino, invece, intricate e, nello stesso tempo, paradigmatiche, capaci di illustrare, cioè, a livello funzionale, ogni meccanismo e dibattito democratico.
Primo problema: due che fanno lo sciopero della fame ad oltranza davanti a Montecitorio, quali che siano le loro ragioni, quando un governo traballa, diventano ambìte “prede” di varie forze politiche, strafottenti e latitanti fino a che non gli è convenuto strumentalizzare la cosa e tutt'a un tratto indignatissime di fronte all'estremo gesto degli “onesti lavoratori”. Dov'è il problema? Nel decidere, da protagonisti della lotta, se a questa gente si debba sputare in faccia o se, considerando che le leggi nascono e muoiono in Parlamento e non per strada, sia comunque utile strumentalizzarla a nostra volta per ottenere qualche concreto risultato.
Secondo problema: due che fanno lo sciopero della fame non possono farlo fino a morirne, perché metterebbero tutti gli altri precari in condizione di sentirsi in colpa atrocemente tutta la vita, per non parlare dell'abbandono dei cari, del lutto irreparabile… Ma come si fa a “ripiegare” onorevolmente, in un'ottica politica, quando si è arrivati allo stremo, senza dare l'impressione che si alzi bandiera bianca?? Paradossalmente, un'azione del genere può essere efficace, mediaticamente e politicamente (forse!) solo se lo scioperante ci lascia le penne!! Tutto questo abbiamo detto davanti a chi si stava astenendo da giorni dal cibo. Di tutto questo loro si rendono conto. Hanno risposto che l'azzardo è proprio quello di produrre una reazione prima che le loro condizioni degenerino. Del resto, l'attenzione mediatica è stata ottenuta grazie al loro gesto, e questo è indubitabile!
Terzo problema: Bisogna stabilire se un presidio permanente in una piazza “nodale” come Piazza Montecitorio “distolga” o meno l'attenzione dalle altre iniziative non meno “forti” attuate in altre parti d'Italia (a Pisa hanno bloccato le nomine; si preparano volantinaggi nei singoli provveditorati, tre prèsidi di Bologna hanno dichiarato che si rifiutano di aprire i loro istituti perché i tagli non consentono manco l'ordinaria gestione della vita scolastica etc. etc.)… Altra discussione, altro giro di opinioni, altro confronto su ciò di cui non si deve né si può evitare di parlare, come molti precari, che badano solo a verificare lo stato dell'alternativa “posto sì/posto no”, ancora non arrivano a capire.
Siamo pervenuti ad una mediazione: il presidio va tenuto, stanti le attestazioni di solidarietà politica che stanno arrivando, ma occorre considerarlo come l'ideale fulcro cui riferire tutte le altre azioni. Nel concreto, ciò vuol dire che chi non piglia incarichi e capisce, finalmente, che gli hanno tagliato le gambe, dovrebbe partire e piazzarsi a Roma a braccia incrociate accanto a Caterina e Giacomo, per un'ora, per due ore, per un minuto, per condividere simbolicamente la loro sorte e farsi “rappresentare” dal loro stato organico di progressivo deperimento da ingiustizia sociale, da “fame” di cultura.
Alla fine dell'assemblea, abbiamo taciuto e siamo giunti alla stessa convinzione: ABBIAMO TUTTI RAGIONE. Abbiamo ragione quando facciamo lo sciopero della fame e abbiamo ragione quando ne evidenziamo i pericoli e i limiti; abbiamo ragione quando diciamo che i politici dovrebbero avere la decenza di non accostarsi e quando diciamo che invece è bene che, sia pure in questa estrema fase della lotta e tardivamente, ci siano vicini e facciano gli interessi della scuola pubblica per una volta nella loro vita; abbiamo ragione quando diciamo che non possiamo e abbiamo ragione quando diciamo che dobbiamo a tutti i costi; abbiamo ragione quando diciamo che siamo esausti e abbiamo ragione quando diciamo che resisteremo un minuto più di chi ci vuole affossare…
Nel generale sgomento per la violenza che il nostro senso comune e la nostra normalità stanno subendo, non ha senso parlare di rassegnati e non rassegnati, realisti e idealisti, barricaderi e lassisti: abbiamo tutti ragione.
Io voglio, allora, visto che le speranze di recuperare la nostra dignità e il nostro ruolo di docenti sono appese a un filo, quale che sia la nostra sorte quest'anno, invitare TUTTI I COLLEGHI E GLI STUDENTI, vittime anche loro di questa dissennata distruzione della scuola pubblica, a ESSERCI, CON LA PROPRIA RAGIONE SINGOLA E SINGOLARE, a PASSARE PER MONTECITORIO, A LANCIARE IL PROPRIO URLO CONTRO CHI FA LA FAME o a PORTARE LORO IL PROPRIO ABBRACCIO.
Proprio perché non abbiamo nulla da perdere, proprio perché siamo stati già sconfitti dalla necessità stessa di arrivare a questo punto, a questo ricatto, a questa forma di follia, possiamo potenziare al massimo, ora che è inutile, la nostra reazione, la nostra reattività. Passiamo tutti per Piazza Montecitorio, dunque: ognuno di noi sarà come uno degli orchestrali del Titanic, che ribadirono la loro suprema superiorità di esseri umani sopra un destino ottuso, suonando imperturbabilmente melodie briose, mentre il nero li inghiottiva.
20:06 – 26/08/10 – Precari della Scuola, le Proposte dei Finiani…
Il governo licenzia i precari della scuola, e i finiani dicono: “Bisogna assumerli, 20 mila all’anno”. Lo dice senza mezzi termini il senatore Giuseppe Valditara, il referente di scuola e università del gruppo: “Già un anno fa avevo sollevato il problema indicando la soluzione: mandare in pensione al più presto gli insegnanti più anziani, e al loro posto assumere precari e giovani. Venti mila all’anno, senza particolari oneri per le casse dello Stato”.
Per l’esponente finiano uno dei problemi di fondo della scuola italiana è il reclutamento degli insegnanti, ossia un sistema di assunzioni che risolvano la piaga del personale assunto e licenziato ogni anno, che di conseguenza comporta una pessima qualità della didattica. Si costringono gli alunni a uno stillicidio assurdo di verdersi in cattedra ogni volta insegnanti diversi, con metodi diversi di insegnamento, con rapporti di fiducia reciproca da ricostruire. “Finchè restano nelle graduatorie 150 mila docenti in attesa di un posto – continua il senatore Valditara – non è pensabile di poter risolvere il problema del reclutamento. Per questo ritengo che bisogna trovare il modo di far posto anche a loro”.
Una posizione ufficialmente esposta in un disegno di legge in cui si legge testualmente: “Il personale docente delle scuole statali che, entro il 31 gennaio 2010, con decorrenza dal successivo 1° settembre 2010, rassegni le dimissioni volontarie dall’impiego, può domandare di accedere al trattamento pensionistico, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 34 e di una età pari o superiore ad anni 59, di una anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore a 58 anni, oppure in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a 36 anni e di un’età pari o superiore a 57 anni, oppure, indipendentemente dall’età, in presenza di un requisito di anzianità contributiva pari o superiore a trentotto anni”.
E invece sono arrivati i tagli imposti dal duo Gelmini Tremonti, e per il problema dei precari è caduta ogni speranza di soluzione. “E invece basta dare la possibilità di lasciare il servizio agli insegnanti più anziani, riducendo l’età dei pensionamenti a 58 anni”.
E come coprire i costi di questa operazione? “La risposta: “Assumendo i precari si recupererebbe l’assegno di disoccupazione che comunque lo Stato sarebbe costretto a riconoscere loro quando perdono l’incarico. Inoltre lo stipendio iniziale di un neoassunto è certamente inferiore rispetto a quello di chi va in pensione. Un ragionamento che mi pareva fosse accettato anche dal governo, ma che non ha avuto seguito”.
Per l’intervento di Giulio Tremonti che comunque sollevò la questione delle liquidazioni dei pensionandi per i quali per due anni non ci sarebbero state risorse. “Nemmeno la mia controposta – conclude Giuseppe Valditara – di rinviare appunto la liquidazione per due anni è stata accettata. Con la conseguenza che oggi ci troviamo ad affrontare il dramma dei precari in un contesto sempre più drammatico. Il problema non può più essere sottovalutato”. Per i finiani, insomma, la questione dei precari resta un banco di prova per continuare la collaborazione di governo.
Fonte: Il Fatto Quotidiano.
