11:42 – 05/08/10 – Ottavia, la Città della Rete.

Di Claudio Messora.

” Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge. “

[Italo CalvinoLe Città Invisibili]

Dio distrusse la Torre di Babele perché gli uomini, presuntuosi, volevano giungere fino a lui. E per assicurarsi che non ci riprovassero, confuse lingue e idiomi, in modo che comprendersi e mettersi d’accordo diventasse molto difficile.

Qualche migliaio di anni dopo, il tempo di riorganizzarsi, abbiamo ricominciato a parlare tutti un’unica lingua, l’inglese. E stiamo ricostruendo la torre. Non una: dieci, cento, mille torri. E sono decine di volte più alte dei 90 metri che tanto fecero infuriare il cielo. Non in Italia ovviamente – le nostre pendono miserevolmente -, ma nel resto del mondo. Gli uomini si stanno arrampicando sempre più in alto, ogni giorno più vicini a Dio.

A Dubai, Burj Khalifa misura oltre 800 metri, ma ci sono progetti, in attesa di finanziamento, che puntano ai 1600 metri. Entro il 2025 il Giappone potrebbe avere la tecnologia per costruire isole galleggianti con una base larga 3 chilometri ed un tetto circolare del diametro di mille metri, posto ad un chilometro secco sopra la superficie del mare. Per non parlare di “Ultima”, una vera e propria montagna alta più di 3 chilometri, capace di contenere un milione di persone e che l’uomo giudica assolutamente indistruttibile. Evidentemente non abbiamo imparato la lezione.

Ottavia, invece, è la città della rete. Anziché concentrare una enorme pressione su una ristretta superficie da costruirsi con materiali sempre più resistenti, l’ingegneria di Ottavia si basa sulla distribuzione delle forze.

La città della rete è come una ragnatela. Non è superba perché non sfida il cielo, semmai cade, come l’acqua nelle cascate. Ottavia capovolge ogni nostra convinzione, mandando a gambe all’aria secoli di architettura. Le sue fondamenta sono in alto: funi tese tra le sommità delle pareti di un crepaccio alle quali si allacciano corde, catene, passerelle. La vita si sviluppa in armonia con la struttura e con gli spazi, perché il rispetto del bilanciamento dei carichi è essenziale. Ogni intersezione, ogni nodo della rete vibra all’unisono, rendendo i cittadini di Ottavia fortemente connessi gli uni agli altri. Ognuno percepisce fisicamente la propria dipendenza dall’ultimo degli abitanti e questo crea responsabilità e suggella un patto di aiuto e di sostegno reciproco.

Ad Ottavia, tutti sanno di vivere in condizioni di equilibrio precario. Nessuno si sente onnipotente né crede davvero di potersi appoggiare indefinitamente sulle spalle degli altri. Gli abusivismi edilizi non vengono condonati, perché farebbero crollare l’intera struttura. La viabilità è fluida, perché tra un luogo di partenza e la sua destinazione ci sono tanti percorsi quanti sono i possibili viaggiatori. I servizi sono distribuiti e non è possibile che alcune zone si sviluppino più di altre, pena il cedimento di tiranti e legacci. La democrazia è la sola forma di sopravvivenza possibile, perché l’ultimo degli emarginati ha il potere di far cedere l’intero sistema.

Nella riserva naturale di Tawakoni, in Texas, nell’agosto 2007 gli entomologi hanno scoperto una ragnatela enorme, estesa per oltre 180 metri. E’ stata tessuta dai ragni della famiglia Tetragnathidae, in collaborazione con altre 10 specie diverse. Al suo interno, una sterminata quantità di insetti ha trovato la morte, confermando così che la collaborazione è una strategia vincente anche per i meno socievoli degli animali. Dopo la prima scoperta, altre tele giganti sono state trovate in Florida, in Canada, in Ohio e perfino in Italia.

I ragni sono avanti, ma noi gli stiamo dietro. Il World Wide Web è la tela più estesa del mondo. Nel 2000 era percorsa da 361 milioni di persone. Al 30 giugno di quest’anno sono diventate già 2 miliardi, con una crescita del 445%. Stiamo costruendo una ragnatela di proporzioni mostruose.
Ognuno intessa la sua. Quelle più piccole si allacceranno alle più grandi, mentre altre andranno a rinforzare le strutture portanti ed altre ancora lanceranno nuove propaggini nel vuoto, allontanando ulteriormente le estreme periferie dal punto di origine.

La superficie totale sta per coprire ogni pensiero e presto sarà così fitta da catturare nelle sue maglie ogni informazione di una certa rilevanza, che sarà avviluppata in un bozzolo, digerita e trasmessa in ogni direzione grazie alle vibrazioni che l’impatto produce sulla tela. Più l’informazione è grossa e pesante, più i nodi della rete risuoneranno in maniera decisa ed energica.

E allora coraggio: facciamolo cantare, questo web!

Fonte: ByoBlu.com

15:31 – 01/08/10 – Cara Gelmini ti Scrivo…

Di Jacopo Fo

Gentile Gelmini,

Le scrivo per porle un problema di fondo della scuola italiana. Quello dell’insegnamento.

Rinuncio qui ad affrontare altre questione cocenti che riguardano i lavoratori della scuola, le risorse, le modalità dei concorsi eccetera. Argomenti sui quali non ci troveremmo d’accordo.

Vorrei invece parlarle di quello che si insegna perché sono convinto che pur essendo di diversa fede politica potremmo metterci d’accordo su alcune questioni pratiche.

E penso che sul COME si insegna potremmo trovare dei punti di intesa.

Si tratta di un argomento discusso pochissimo al di fuori di ristretti ambiti pedagogici.

Invece io credo che dovrebbe essere un grande tema di dibattito.

La prima domanda che vorrei porre è: cosa fa crescere un adolescente?

Quando ero molto giovane me ne andai a vivere in una casa diroccata in mezzo ai monti.

Avevo vissuto una serie di esperienze traumatiche e non stavo molto bene di testa, tra depressione e stati di panico.

Un bel giorno arriva mio padre a trovarmi.

Non so se ha presente mio padre, detto fra noi non è uno abile a lavorare col trapano e il martello, meglio lasciar perdere, io non gli avevo mai visto piantare un chiodo.

Invece arriva e si mette a riparare la casa dove vivevo. Inchioda una porta, aggiusta una ringhiera.

Quando se ne è andato dopo una settimana io ero scioccato. Mi dissi: “Se mio padre è venuto qui e si è messo a riparare questa casa vuol dire che è veramente preoccupato per me e io sono proprio messo male.” E lì ho iniziato a decidere che era meglio smettere di essere depressi e cercare di combinare qualche cosa di buono nella vita.

Se mio padre mi avesse fatto una bella predica non avrebbe ottenuto niente. Invece è stato zitto e si è messo a lavorare e mi ha coinvolto. Perché ovviamente non potevo stare con le mani in mano mentre mio padre si dava da fare per migliorare la mia casa.

Io credo che il problema della scuola italiana sia innanzi tutto che si parla molto e non si fa quasi nulla di pratico.

L’insegnamento è astratto.

Questa era una cosa che mi dava enormemente sui nervi quando ero studente. Infatti ero un pessimo studente.

Ho iniziato a studiare con grande impegno solo quando ho lasciato la scuola e mi sono messo a lavorare. Sapere mi era diventato necessario per realizzare i miei progetti.

Tempo fa ho realizzato un corso in dieci lezioni di matematica da ridere, in una scuola media inferiore.

La mia idea era quella di tentare di coinvolgere gli allievi, di appassionarli.

Ho incominciato con alcuni giochi. Ad esempio dimostrando che 111 x 111 fa 12321, un numero speculare e 11.111 x 11.111 = 123454321.

Poi ho fatto notare che la tabellina del 9 non vale la pena di impararla a memoria, è speculare anche lei, : 9-90, 18-81, 27-72 eccetera.

Poi sono passato a dimostrare che chi non capisce i numeri non riesce neanche a capire quanto costa un computer reclamizzato in una rivista. Quel “+ Iva” che trovi dopo il prezzo vuol dire che devi aggiungere il 20% di tasse.

Ecco perché saper calcolare le percentuali è così importante. Se non sei capace non riesci a capire quanto costano le cose che vuoi comprare.

Dopodichè ci siamo messi ad analizzare i contratti dei cellulari. Come saprà è impossibile capire quanto costa veramente telefonare con una data compagnia telefonica senza usare l’aritmetica e un po’ di pazienza. Le proposte sbandierate dalla pubblicità contengono spesso raffinate trappole logiche. Solo se ci ragioni sopra capisci quanto paghi veramente.

Ho continuato così a mischiare giochi matematici, indovinelli geometrici, enigmi di insiemistica e questioni di utilità quotidiana.

A un certo punto ho chiesto ai ragazzi se sapevano come funziona un conto bancario. E ho spiegato loro che molto probabilmente le loro famiglie non sanno bene quante spese pagano per la gestione del conto, quanto prendono di interessi, quanto pagano ogni volta che ritirano del denaro contante con il bancomat, quanto costa farsi spedire a casa i conteggi.

La mia idea era di far sì che alla fine gli studenti potessero avere la soddisfazione di dare una mano alla loro famiglia e usare il tempo scolastico per rivedere contratti telefonici e bancari.

I genitori rimproverano spesso gli adolescenti dicendo loro che sono bravi solo a spendere. Mi pareva che dar modo a un dodicenne di far risparmiare del denaro alla propria famiglia grazie a quello che ha imparato a scuola, potesse dargli autostima, soddisfazione e far germogliare in lui la comprensione che studiare è un modo per migliorare la propria vita.

Sono restato sconcertato scoprendo che la maggioranza delle famiglie si era rifiutata di fornire ai figli i contratti telefonici. Ovviamente non chiedevamo la bolletta con il dettaglio delle telefonate ma solo i dati indicanti il tipo di contratto. Mi sono dovuto quindi fermare, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessi chiesto i dati sulla tipologia dei contratti bancari…

Ma nonostante questo ostacolo dopo 10 lezioni di matematica da ridere c’è stato un incontro con il consiglio di classe molto positivo.

Infatti i professori avevano riscontrato un miglioramento nel rendimento degli ultimi della classe anche nelle altre materie di studio.

Restai molto lusingato da questo giudizio e altrettanto stupito quando appresi che l’esperimento veniva però interrotto. Non certo per questioni di soldi visto che lavoravo gratis. Semplicemente quel che insegnavo era al di fuori del programma e non avevano altro tempo da perdere.

Io credo che debba essere affrontato in modo prioritario invece il problema della passione per lo studio. Dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola: insegnare a studiare prima ancora di fornire informazioni.

E per ottenere questo dobbiamo rendere divertenti le lezioni e insegnare anche cose utili nella vita reale.

E’ mai possibile che la scuola non insegni a leggere una busta paga, come funziona un mutuo, come si cambia un pannolino, come si intenta una causa per danni o come avvalersi dell’assistenza sanitaria?

Credo che si potrebbe ottenere un grande salto di qualità anche dando modo agli studenti di misurarsi con la realtà, mettere alla prova le proprie capacità.

Con un liceo scientifico abbiamo studiato un progetto ambizioso. Gli studenti sotto la guida degli insegnanti analizzano i costi energetici della loro scuola, e i modi per ottenere maggiore efficienza, valutano le soluzioni tecniche, quindi prendono contatto con le aziende capaci di realizzare i cambiamenti progettati e con una banca disposta a finanziare l’intervento, realizzano quindi un piano operativo e finanziario. E’ probabile che questo piano contenga la sostituzione della caldaia, isolamento di tetto e pareti, tripli vetri, termostati, pannelli solari.

Redatto il piano gli studenti si adoperano per convincere le istituzioni a realizzare queste migliorie. Se ci riescono ottengono anche una percentuale dalle aziende in quanto agenti di vendita. Con questi soldi si possono realizzare attività utili per scuola e studenti. Si tratta di un modo concreto per proteggere il nostro pianeta e per mettere in pratica conoscenze scientifiche, capacità di scrittura e verbalizzazione. Un sistema per permettere agli insegnanti di diverse materie di collaborare e per dare agli studenti modo di capire come utilizzare in pratica quel che imparano.

Il progetto ha trovato grande entusiasmo tra gli studenti e gli insegnanti. Insieme al preside e al provveditore agli studi abbiamo tenuto una conferenza stampa che ha interessato i giornalisti e poi sono usciti alcuni articoli sulla stampa locale. Quindi il progetto è stato cancellato.

Cose che succedono. Soprattutto perché le priorità della scuola oggi sono altre.

I programmi scolastici non danno modo agli studenti di fare i conti con la realtà. L’insegnamento è astratto, nozionistico. Non si insegna a lavorare ma a far bella figura con i professori.

Questa situazione allontana molti ragazzi dallo studio: si annoiano, non capiscono l’utilità di imparare qualche cosa a proposito della vita di Napoleone.

Questa situazione oltretutto è grande fonte di disagio e emarginazione e alimenta la devianza e la criminalità.

La scuola dovrebbe avere invece la funzione di primo baluardo della legalità proprio insegnando ai giovani la moralità della passione per il lavoro.

Sono 20 anni che alla Libera Università di Alcatraz ospitiamo gite scolastiche e vacanze estive.

Molte volte sono arrivati da noi gruppi di ragazzi portati dai servizi sociali, ragazzi con gravi problemi di bullismo e piccola criminalità. Magari avevano semidistrutto l’ultimo albergo che li aveva ospitati provocando centomila euro di danni.

Il nostro sistema con questi ragazzi è di una semplicità elementare. Quando scendono dal pullman diamo a ognuno un cavallo. E gli diciamo: “Questo è il tuo cavallo, te ne occupi tu. Vuoi sapere come funziona?”

Poi gli facciamo vedere come si cavalca. E gli facciamo fare subito qualche cosa di spaventoso come salire in piedi sulla groppa di un cavallo. In realtà è molto facile perché i nostri cavalli sono dei pezzi di pane e non muovono un muscolo quando hanno sopra un ragazzino. Ma i nuovi arrivati non lo sanno e sono entusiasti perché hanno avuto paura ma ce l’hanno fatta. Li facciamo sentire importanti, gli diamo fiducia. In 20 anni non si è mai fatto male un solo allievo. E i ragazzi si comportano poi in modo irreprensibile, non rompono neanche un piatto. E’ come se non aspettassero altro che di incontrare una persona che gli dia un buon motivo per rigare dritto.

E con i cavalli diventano subito bravissimi. Perché i ragazzi “peggiori” in realtà sono spesso molto intelligenti e svegli, il problema è che non hanno avuto occasione di utilizzare positivamente le loro risorse. Non hanno incontrato qualcuno che trasmettesse loro la passione per il lavoro, per l’avventura di imparare cose nuove, affrontare le difficoltà e superarle.

Questi ragazzi non sopportano la scuola perché si parla troppo mentre loro hanno una spasmodica voglia di vivere, di sperimentare.

Un elemento essenziale in questo approccio è la fiducia.

Io ti do subito un cavallo da curare. Un gesto che prevede che io abbia piena fiducia in te. Questa azione da sola motiva molto.

La scuola italiana al contrario è più centrata sul giudizio, sulla divisione tra bravi e cattivi, primi e ultimi.

Un metodo che sembra fatto apposta per creare emarginati.

Ma che valore ha una scuola che funziona bene solo per i primi della classe?

Ci sono molte ricerche che avvalorano questa realtà. Per dimostrarla si sono trovate soluzioni molto astute.

Ad esempio, un gruppo di insegnanti delle elementari chiede un incontro con gli insegnanti delle medie che prenderanno in consegna i loro studenti l’anno successivo.

Gli insegnanti delle elementari spiegano che questo incontro si è reso necessario perché si sono trovati di fronte a una quinta elementare composta da geni. E volevano avvisare i professori delle medie che proprio perché sono bambini con un’intelligenza fuori dal comune, a volte sembrano stupidi, ma questo dipende dal fatto che vedono le cose in maniera diversa, riescono a intuire punti di vista insoliti sui problemi. Se li si ascolta si scopre che ragionano in modo eccellente.

Dopo 3 anni i ricercatori vanno a vedere quali sono i risultati ottenuti da quella classe, che in realtà era assolutamente normale, non c’era neanche un piccolo genio.

Ma la suggestione sugli insegnati ha creato un miracolo: gli studenti sono diventati veramente dei geni! E in particolare sono progrediti quelli che alle elementari erano i peggiori.

I ragazzi per crescere hanno bisogno della fiducia, della passione e di esperienze positive.

La scuola italiana da questo punto di vista è estremamente carente.

Pensa che si potrebbe fare qualche cosa?

Supponendo che a lei questo discorso interessi aggiungo qualche proposta pratica.

La mia figlia maggiore ha avuto la fortuna di capitare con un insegnante straordinario, Pasquale Guerra*,* che organizza a scuola incontri con cantautori e scrittori e poi porta tutta la classe una settimana in montagna, in un luogo sperduto, senza strade e copertura cellulare. Una baita dove i ragazzi cucinano e si occupano di tutto, fanno lunghe camminate e a turno leggono romanzi ad alta voce. Un’esperienza che entusiasmò mia figlia e le fece imparare l’amore per la scrittura.

Perché insegnanti simili non vengono premiati? Perché non viene replicato il loro metodo e diffuso il loro entusiasmo?

Negli Usa esiste poi da tempo un sistema che prevede la valutazione del livello di preparazione degli allievi.

Gli insegnanti che ottengono che gli ultimi della classe progrediscano tengono poi dei corsi di formazione per gli altri. Cioè, si è individuato un sistema che permette alla scuola nel suo complesso di migliorare premiando chi riesce ad appassionare i ragazzi e dà modo agli insegnanti migliori di trasmettere questa abilità ad altri docenti.

In Italia abbiamo un’esperienza eccellente, riconosciuta e stimata in tutto il mondo, l’asilo Diana di Reggio Emilia. Qui possiamo trovare più di 50 anni di esperienza in un modo diverso di concepire l’insegnamento. Sostanzialmente si tratta dello stesso approccio che le ho testé illustrato.

I risultati dell’asilo Diana sono straordinari da tutti i punti di vista. Prova ne è che Svezia, Canada e Giappone hanno adottato da tempo gran parte di questi criteri formativi ottenendo ulteriori conferme della validità dell’approccio didattico. Non sarebbe il caso di farlo anche da noi?

Non sarebbe il caso di inserire nel percorso formativo degli insegnanti qualche lezione su come si utilizza la voce, come si racconta una barzelletta, come si organizza un lavoro in equipe, come si affrontano certe dinamiche interpersonali, come funziona la comunicazione emotiva?

Ai nostri insegnanti si chiede di conoscere la materia che insegnano. Non dovrebbero anche essere capaci di insegnarla in modo avvincente?

Perché non esistono canovacci delle lezioni? In Italia ogni anno si tengono migliaia di lezioni sul Teorema di Pitagora. Ogni insegnante si inventa il suo modo di spiegare perché la somma dei quadrati costruiti sui cateti è pari al quadrato costruito sull’ipotenusa, senza avere mai occasione di confrontarsi con altri insegnanti.

Perché il suo ministero non crea un forum, diviso per argomenti, nel quale gli insegnanti possano pubblicare i canovacci o magari i video delle loro lezioni? E si potrebbero anche premiare gli insegnanti che propongono soluzioni innovative. Far nascere così un’attenzione e una sana competizione nell’arte di esporre argomenti scientifici e culturali.

Fonte: ilfattoquotidiano – Blog di Jacopo Fo

10:15 – 23/07/10 – Report Audizione Parlamentare Commissione Cultura del 15/07/10.

REPORT AUDIZIONE PARLAMENTARE COMMISSIONE CULTURA

L'incontro con il presidente della Commissione Cultura on. Valentina Aprea tenutosi il 15 luglio 2010 ha visto una delegazione mista con 3 docenti precari del Coordinamento precari scuola, 1 lavoratrice del personale ATA, 1 studente e un genitore, che è anche insegnante di ruolo.

Oggetto dell'audizione sono stati da un lato le condizioni generali della scuola all'indomani della prima trance di tagli al personale e alle risorse introdotti dalla 133 e dai provvedimenti che hanno investito i fondi d'istituto e dall'altro il tema del reclutamento del personale della scuola.

Come delegazione abbiamo affrontato le varie sfaccettature delle conseguenze dei tagli:

  • sovraffollamento delle classi con conseguenti difficoltà didattiche;
  • mancanza di sicurezza nelle aule e nelle strutture;
  • problemi nell'integrazione della diversabilità e distruzione del modello italiano di integrazione, unico in Europa
  • mancata soddisfazione delle richieste di tempo pieno avanzate dalle famiglie e fallimento del modello di scuola primaria a 24 ore promosso dal Ministero;
  • caos e disorganizzazione rispetto ai percorsi della secondaria, con specifico riferimento al taglio di ore e laboratori e alle recenti sentenze del TAR;
  • insufficienza di personale ATA e difficoltà nella gestione delle strutture.

Sul fronte specifico del precariato abbiamo per altro denunciato il totale fallimento del salva precari, sottolineando che:

  • chi ne ha usufruito l'anno scorso, quest'anno sarà disoccupato;
  • lo stato non ha messo una lira in quanto i costi sono ricaduti sull'inps o sulle regioni, anche attraverso un distorto utilizzo del Fondo Sociale Europeo;
  • ha rappresentato e rappresenta una deroga a diritti fondamentali sanciti dal CCNL: maternità, malattia, orario settimanale di lavoro, etc.;
  • totale mancanza di trasparenza delle graduatorie prioritarie che non sono mai state pubblicate;

Altro aspetto è stato quello del reclutamento:

  • abbiamo sottolineato la nostra contrarietà agli albi regionali e ei concorsi banditi per singole scuole o reti di scuole;
  • denunciato il rischio del clientelismo;
  • l'incostituzionalità dei limiti posti alla mobilità sul territorio nazionale;
  • sottolineato che se si tiene alla continuità didattica bisogna procedere alle immissioni in ruolo dalla graduatoria permanente.

La Aprea ha risposto che:

  • i tagli sono necessari nel quadro della crisi;
  • La scuola necessita di essere riformata e bisogna operare sugli sprechi accumulati negli anni;
  • Le graduatorie sono la causa della precarietà (non le mancate immissioni in ruolo, come le abbiamo fatto notare noi) e quindi, anche se il disegno Goisis non passasse è chiaro che si procederà in quella direzione per il futuro;
  • La prospettiva per lei è di reclutare il personale al 50% dalle graduatorie, al 50% dal nuovo sistema.

Nonostante un atteggiamento meno aggressivo e determinato rispetto all'anno scorso, frutto evidentemente degli effetti palesi e innegabili dei tagli sulla scuola, le posizioni sono e restano assai distanti, senza possibilità di mediazione alcuna rispetto agli scenari prossimi. Abbiamo quindi ribadito la nostra ferma determinazione a proseguire la lotta e anzi a svilupparla da settembre in avanti.

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Resoconto incontro al MIUR – 15 luglio 2010

Il giorno 15 luglio alle ore 17 circa al MIUR, una delegazione del CPS ha incontrato il capo della segreteria tecnica del ministro Gelmini, dott. Gianni Bocchieri.

Da subito Bocchieri ha informato la delegazione dell'intenzione di incontrare le OOSS per discutere con loro la situazione del precariato scolastico.

Il CPS ha espresso la necessità di essere presente a quegli incontri, in quanto diretti interessati, non sentendosi rappresentati in pieno da tutte le OOSS.

L'incontro si è svolto non senza attimi di tensione,soprattutto quando il CPS ha ribadito la sua ferma contrarietà all'applicazione dei tagli alla scuola e all'università e il suo rifiutare categoricamente la soluzione del salva precari.

il MIUR nella persona del Dott Bocchieri ha ribadito la ferma intenzione del ministero a non modificare in nessun modo la riforma della scuola mentre ha mostrato un timido spiraglio per quanto riguarda il salva precari dicendosi pronto a ricevere eventuali proposte di miglioramento.

Il CPS ha ribadito la sua assoluta contrarietà al salva precari chiedendone la cancellazione, si è cmq dimostrato disponibile a ricevere dal Ministero la bozza di miglioramento per analizzarla a fondo.

Per questo si è concordato alla fine di predisporre un ulteriore incontro dopo invio da parte del MIUR della bozza di modifica del salva precari.

09:14 – 23/07/10 – La Collezione di Ordinanze Sospensive del TAR Lazio su Organici, Orario, ATA.

Pubblichiamo la collezione di Ordinanze Sospensive con cui il TAR del Lazio si è pronunciato in merito ad alcuni “effetti collaterali” provocati dalle recenti disposizioni in materia di avvio dell’a.s. 2010-2011.

Ordinanza TAR Lazio 3363 del 20 luglio 2010 Riduzione orario cattedre Istituti Tecnici Professionali
Ordinanza TAR Lazio 3360 del 20 luglio 2010 Organici docenti a.s. 2010 2011
Ordinanza TAR Lazio 3377 del 20 luglio 2010 Organici ATA a.s. 2010 2011
Ordinanza TAR Lazio 3358 del 20 luglio 2010 Circolare iscrizioni secondaria superiore a.s. 2010 2011
Vedi anche: 19:02 – 30/09/10 – Consiglio di Stato: Bocciata Riduzione Ore Tecnici e Professionali.

00:39 – 23/07/10 – ENAM Soppresso, ma il Balzello sulla Paga rimane lo Stesso…

Zecche di Stato
Zecche di Stato

Roma, 23 lug. (Apcom) – Con la soppressione dell'Enam, prevista dal maxiemendamento alla manovra finanziaria approvato a metà luglio dal Senato ed ora all'esame della Camera, i docenti di scuola elementare chiedono di abolire anche la trattenuta (in media oltre 200 euro annui a 'maestro') a loro carico per il suo sovvenzionamento: a farsi portavoce della richiesta è il coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, secondo cui “contestualmente alla soppressione dell'Ente nazionale assistenza magistrale va eliminato anche questo iniquo balzello”.

L'emendamento, contenuto nell'articolo 7 (comma 3-bis), sancisce che 'l'Ente nazionale di assistenza magistrale (Enam), istituito in base al Dlpcs 21 ottobre 1947, n. 1346, come modificato dalla legge 7 marzo 1957, n. 93, è soppresso: le relative funzioni sono attribuite all'Inpdap che succede in tutti i rapporti attivi e passivi'.

Ciò significa che tutte competenze dell'ente soppresso verranno trasferite all'Inpdap. Compresa la 'tassa' mensile dello 0,80% dello stipendio.

Da 15 anni – sostiene il coordinatore della Gilda – il nostro sindacato si batte per l'abolizione di questa trattenuta obbligatoria che risale a un decreto del lontano 1947 e che, quando è avvenuto il passaggio al sistema privatistico, non è stata richiamata dal contratto di lavoro. Inoltre va sottolineato – aggiunge Di Meglio – che le forme di assistenza offerte dall'Enam non si sono mai adeguate alla mutata realtà storica e sociale del Paese e, quindi, non garantiscono alcun vantaggio sostanziale agli insegnanti.

Fonte: APCOM.

Per firmare contro il balzello ex-ENAM:
22:12 – 03/11/10 – Trattenuta ex-ENAM: Rubi il Balzello? E Io Firmo l’Appello…

10:18 – 22/07/10 – Ordinanza del TAR restituisce Cattedre in Istituti Tecnici e Professionali?

Fatta Sia Legge de Lo Regno...
Fatta Sia Legge de Lo Regno...

(ASCA) – Roma, 21 lug – Lo Snals-Confsal sottolinea ”l’effetto dirompente dell’ordinanza n. 3363 emessa dal Tar del Lazio mercoledì scorso, 19 luglio, su ricorso promosso dallo Snals-Confsal stesso. Sospendendo la riduzione degli orari curricolari, l’ordinanza comporta il ripristino delle ore di insegnamento e il diritto alla restituzione delle cattedre. In altre parole, molti insegnanti potranno non perdere il loro posto”. E’ quanto si legge in una nota del sindacato.

”Cosi’ – prosegue la nota – tutti gli insegnanti degli istituti tecnici e professionali che, a seguito dell’indebita riduzione delle ore di insegnamento nelle classi intermedie, abbiano perduto la cattedra di titolarita’, grazie alla citata ordinanza n. 3363, potranno agire per essere reintegrati nella sede di provenienza. Il provvedimento del Tar, pertanto, assume una valenza che va ben al di la’ della mera questione della durata piu’ o meno ampia dell’orario di insegnamento per diventare strumento di tutela di diritti. Lo Snals-Confsal auspica ora un gesto di responsabilita’ da parte del ministero dell’Istruzione”.