19:24 – 05/12/10 – Uno Stipendio targato Vaticano…

Alla faccia dei lavoratori della scuola pubblica e della parità di trattamento economico (Quando Tremonti fa rima con Vaticano)

A proposito di: Ministero dell’Economia e delle Finanze – Nota prot. 0100132 del 25.11.10 (Insegnanti di religione cattolica a tempo indeterminato della scuola secondaria di primo grado – Trattamento economico)..

Il MEF, con il protocollo in entrata n° 90856 del 27 Ottobre 2010, nel rivolgersi all'Ispettorato Generale di Finanza e al Dipartimento A.G.P.S – D.C.S.I.I., scrive:

“Sono pervenuti allo scrivente Ufficio richieste di chiarimenti da parte di numerose Ragionerie territoriali dello Stato in merito al trattamento economico da attribuire agli insegnanti di religione cattolica nominati nella scuola di istruzione secondaria di primo grado, alla luce dell’istituzione dei ruoli regionali di tale personale docente, previsti dalla legge 18 Luglio 2003, n° 186, recante norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica.”

Le Ragionerie territoriali dello Stato….[omissis] hanno formulato osservazioni sui decreti di attribuzione del trattamento economico ai docenti di religione dell'istruzione secondaria di primo grado inviati dagli Uffici scolastici regionali posto che ai medesimi non possa essere riconosciuto il trattamento economico previsto per i docenti della scuola secondaria di secondo grado in quanto ciò comporterebbe una disparità di trattamento con gli altri docenti che godono di un trattamento economico diversificato a seconda che l'insegnamento sia svolto nella scuola secondaria di primo o secondo grado.

IL MEF, con il protocollo in uscita n° 0100132 risponde alle Ragionerie territoriali dello Stato “LORO SEDI“:

“Come si evidenzia nel parere allegato, la normativa vigente in materia non opera alcuna distinzione tra il trattamento economico dei docenti di religione nella scuola secondaria di primo grado e quelli della scuola secondaria di secondo grado”

Tutto ciò nonostante il Consiglio di Stato, nell'Adunanza della sezione Seconda del 25 Maggio 2005 – su quesito posto dal MIUR – abbia sostanzialmente ritenuto applicabile agli IRC le sole disposizioni dell'art. 485 del T.U. della scuola (D.Lgs. n° 297/1994) richiamato dalla legge n° 186/2003 – uniformando così tali inquadramenti alla disciplina di immissione in ruolo di tutti gli altri docenti ed evitando disparità di trattamento…

Per leggere tutta la sequenza ufficiale e le palesi contraddizioni del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Scarica il Documento ufficiale del M.E.F. .(Non hanno nemmeno il pudore di nasconderlo…)

12:09 – 05/12/10 – Sanzioni Disciplinari: Quando una Circolare non Basta…

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Dipartimento per l'istruzione.
Ufficio IV.

Roma, 8 novembre 2010.

Vedi tutti i riferimenti normativi: Sanzioni DisciplinariNormaScuola.
Codice Disciplinare (Normativa Dirigenti Scolastici)NormaScuola.

Oggetto: Indicazioni e istruzioni per l'applicazione al personale della scuola delle nuove norme in materia disciplinare introdotte dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, “Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”. Trasmissione circolare.

Si trasmette, in allegato, la circolare n. 88, prot. n. 3308 dell'8 novembre 2010, contenente le “Indicazioni e istruzioni per l'applicazione al personale della scuola delle nuove norme in materia disciplinare introdotte dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150”.
Com'è noto alle SS.LL. il predetto decreto legislativo (pubblicato nella Gazz. Uff. 31 ottobre 2009, n. 254, S.O.), recante le norme di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, “Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti” (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo 2009), è in vigore dal 15 novembre 2009.
Fra le molteplici innovazioni introdotte dall'intervento riformatore, assume rilevante importanza per questo Ministero la normativa sulla responsabilità disciplinare che, diversamente dal passato, si applica ora a tutte le categorie di pubblici dipendenti, comprese quelle con qualifica dirigenziale, senza distinzioni o eccezioni riferite a singoli comparti di appartenenza.
Tale normativa configura, pertanto, un sistema sanzionatorio uniforme ed omogeneo, nel quale non assumono più rilevanza i profili di specialità che prima valevano con riguardo a singole tipologie di lavoro pubblico, come si dirà più diffusamente nel documento allegato illustrando i riflessi della nuova disciplina in particolare sul personale docente.
Tenuto conto della complessità e delicatezza della materia, si è pertanto ritenuto opportuno tracciare, innanzitutto, un quadro di sintesi delle novità legislative di maggiore impatto per il settore della scuola e poi, in relazione agli aspetti che più rilevano, fornire a codesti Uffici specifiche indicazioni volte ad assicurare, nella fase applicativa, sia l'uniformità di azione, sia un più agevole svolgimento dei connessi adempimenti.
A tale riguardo, per il supporto giuridico agli organi disciplinari competenti (direttori generali degli USR, dirigenti scolastici e Uffici per i procedimenti disciplinari), si è ritenuto opportuno costituire presso questo Dipartimento un apposito nucleo di assistenza coordinato dal dott. Fabrizio Manca, dirigente dell'Ufficio IV -“Affari giuridici”.
Il suddetto nucleo, che si avvale della collaborazione delle competenti strutture della Direzione generale per il personale scolastico, svolgerà attività di consulenza, rilevazione e analisi dei dati inerenti la gestione del procedimento disciplinare e del relativo contenzioso.
La formulazione di quesiti, richieste di chiarimenti o dubbi interpretativi in merito alle indicazioni applicative delle nuove norme disciplinari dovrà pervenire al predetto nucleo esclusivamente tramite e-mail, utilizzando il seguente indirizzo di posta elettronica: procedimentidisciplinari.scuola@istruzione.it.
Le SS.LL. provvederanno a dare massima diffusione alla circolare in questione negli ambiti territoriali di rispettiva competenza assicurando una puntuale informativa agli organi disciplinari competenti (dirigenti scolastici e Uffici per i procedimenti disciplinari), nonché a tutto il personale scolastico e dell'Amministrazione interessato.
Riguardo, in particolare, all'informativa da rivolgere ai docenti e al personale ATA, le SS.LL. richiameranno l'attenzione dei dirigenti scolastici affinché in ciascuna sede di servizio siano organizzati momenti di comune riflessione sui contenuti della circolare di cui trattasi.
Le SS.LL. medesime avranno altresì cura di controllare che la gestione dei procedimenti disciplinari avvenga nel rispetto delle indicazioni applicative fornite, segnalando al predetto nucleo di assistenza eventuali disfunzioni od anomalie.
Data la rilevanza generale che riveste la circolare di cui trattasi, la medesima è pubblicata anche sul sito Internet di questo Ministero (www.istruzione.it).

IL CAPO DIPARTIMENTO
F.to Giuseppe COSENTINO

Allegati: Circolare n. 88 dell'8 novembre 2010 Scarica.
Vedi tutti i riferimenti normativi: Sanzioni DisciplinariNormaScuola.
Codice Disciplinare (Normativa Dirigenti Scolastici)NormaScuola.

21:02 – 03/12/10 – Precario e Laureato? Ma Vai all'Estero!

Sei precario e laureato? Diventerai emigrante! Cùntent?

Ieri ho assistito a una strepitosa puntata di Exit. La Ministr..za Meloni, alla domanda su come avesse votato sulla proposta di togliere 20 milioni ai rimborsi elettorali, che ammontano a circa 1 miliardo, per sovvenzionare borse di studio, ha risposto che ha votato NO perché era tutta demagogia e i soldi ai partiti servono per riavvicinare i giovani alla politica.

Quando è stato mostrato che i rimborsi sono 5 volte le spese sostenute dai partiti e che, grazie a una legge del 2006, i partiti prendono i rimborsi per tutti e 5 gli anni anche se la legislatura finisce prima, non ha più saputo cosa ribattere e dove guardare.

Davanti agli studenti ha dovuto ammettere di non essere laureata, e alla battuta di uno studente che in un cartello scriveva che per fare i ministri non è necessaria la laurea, ma per fare il precario sì, ha provato a impietosire la platea dicendo di avere smesso di studiare per lavorare, per scoprire che diversi tra i presenti erano studenti lavoratori.

Ci si è messo anche il buon Sallusti che non solo ha negato le difficoltà nel trovare lavoro in Italia, ma nella sua idiozia ha detto che se un 37 enne sta ancora a casa è perché ci sta bene perché una famiglia con due precari arriverebbe a prendere 2.600 euro al mese, pertanto potrebbe, se ne avesse voglia, comprare casa.

A questo punto bisognerebbe informarsi su che cosa consuma per avere visioni di questo tipo.

Ma il clou della puntata è stato un filmato di Berlusconi a un convegno dei giovani del Pdl dove, a parte le solite pagliacciate, a domanda seria di una ragazza che chiedeva come avrebbe risolto il problema della disoccupazione, ha risposto che praticamente dovevano iniziare a cavarsela da soli, e il grande suggerimento è stato quello di andare a lavorare all’estero.

Il grande statista, il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni vuole risolvere il problema della disoccupazione in italia facendo emigrare tutti i disoccupati. Applausi a scena aperta.

Monica Murgia.

Fonte: Beppe Grillo Blog.

18:24 – 28/11/10 – Scuola: Quando Movimento fa Rima con Sgomento

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Cosa dicono i Grillini bolognesi sulla vicenda…

La collega Monica Fontanelli scrive:

Alle scorse elezioni comunali di Bologna e alle regionali ho votato il Movimento 5 Stelle. Leggo i post di Grillo da anni, e ho visto nel Movimento una speranza per il nostro Paese. La scorsa primavera ho deciso di partecipare attivamente alle riunioni dello stesso. Avevo ovviamente letto il programma nazionale  e ne condividevo i contenuti. Sono insegnante e mi interessano molto quelli inerenti alla scuola. Ci lavoro da quasi 30 anni e la demolizione della  scuola pubblica portata avanti dalla Gelmini, la circolare Limina in Emilia Romagna che invitava i dirigenti scolastici ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti degli insegnanti che avessero preso posizioni pubbliche critiche nei confronti della Riforma, la situazione sempre più drammatica del nostro Paese con la crisi economica affrontata con i tagli allo Stato sociale, hanno suscitato in me la necessità di assumere un impegno civile diretto .

Entrata nel Movimento ho organizzato il gruppo scuola, ho partecipato alle manifestazioni di protesta contro la riforma, convinta che il Movimento ne condividesse i contenuti. Come gruppo scuola, del quale ero la coordinatrice, abbiamo presentato un documento nel quale è stata analizzata l'attuale situazione della scuola pubblica e si chiedeva al Movimento di assumere una posizione chiara rispetto alla politica scolastica del Governo. Pochi e chiari principi: difesa della Scuola pubblica e conseguente NO alla riforma, laicità dello Stato e conseguente richiesta di abolire i finanziamenti alla scuola privata. Abbiamo chiesto  al Movimento di approvarlo. Non è stato possibile.  La risposta del Movimento è stata l'ostracismo. Di scuola non se ne parla o, se si è costretti a farlo, comunque non si assume una posizione, perchè all'interno del Movimento le posizioni sono diverse, inconciliabili e, per non allontanare nessuno, meglio far finta di niente, meglio discutere di cose più semplici. Il Movimento nei fatti non assume alcuna posizione sulla riforma della scuola, come non ne assume su moltissimi argomenti che riguardano il sociale e le politiche economiche di chi ci governa.

Poco per volta mi sono resa conto che il Movimento non è ciò che viene descritto da Beppe Grillo: il programma nazionale e lo stesso nome di Beppe servono  solo come specchietto per le allodole, per attirare i voti di chi non ne può più dell'attuale classe politica, dei suoi privilegi e della sua incapacità di dare risposte credibili ai problemi del Paese. Il Movimento è eterogeneo, composto da persone che cavalcano la tigre della protesta e che affrontano solo  argomenti facili sui quali convergere. Quando si parla di piste ciclabili, o di spazi verdi nella città, o di diminuzione dei costi della politica, di raccolta differenziata, di nucleare …. è facile trovare una convergenza di idee e di proposte. Diverso invece è assumere posizioni politiche rispetto alla riforma Gelmini, al finanziamento alla scuola privata, alla laicità dello Stato, ai diritti delle coppie di fatto, alla legge 194 sull'aborto, al problema ormai drammatico della casa, del precariato, all'accordo di Pomigliano, che non è un fatto isolato nel Paese, ma rappresenta il tentativo di togliere sempre più tutele ai lavoratori in tutto il Paese. Su queste e altre problematiche il Movimento non è in grado di prendere una posizione, perché al suo interno ci sono persone con idee  spesso contrapposte: vi sono conservatori e orfani della sinistra, laici e cattolici integralisti, uniti nella protesta, nei facili luoghi comuni, ma incapaci di avere un progetto realistico e coerente di più ampio respiro. Uno dei loro motti preferiti è che non sono un partito, non sono una casta. A mio modo di vedere sono molto peggio: uno vale uno è in realtà solo uno slogan. Nelle assemblee si decidono solo alcuni aspetti, per lo più organizzativi, per il resto c'è un'oligarchia che decide per tutti: sono gli eletti e i loro stretti collaboratori.  In questi mesi trascorsi nel gruppo  l'assemblea non ha deciso nulla di rilevante dal punto di vista politico. Sono gli eletti Favia e De Franceschi che assumono in totale autonomia qualsiasi decisione politica a nome del Movimento.

Quando ho chiesto di discutere in assemblea di alcune problematiche, come il finanziamento dato alla fine di luglio dalla Commissaria Cancellieri alle scuole private a Bologna,  l'adesione alla manifestazione in difesa della scuola pubblica indetta a Reggio Emilia il nove ottobre scorso, la discussione sull'eventuale nomina alla presidenza della Commissione Pari Opportunità in Regione di Silvia Noè, l'accordo di Pomigliano e la necessità di assumere una posizione politica in difesa dei lavoratori, non ho mai ricevuto risposta. Formalmente non rispondono, lasciano decadere, non ne parlano, così possono fingere di essere tutti d'accordo, così possono coesistere nel movimento posizioni spesso contrapposte, intanto gli eletti decidono per tutti, perché  loro sono i portavoce del Movimento.  Bell'esempio di democrazia!  Ieri sera l'ultima farsa: i Consiglieri Regionali in assemblea pubblica hanno presentato un bilancio politico ed economico dei primi sei mesi  in Regione, hanno rimesso il proprio mandato nelle mani dei cittadini, quindi c'è stata una votazione  al fine di confermare o meno la fiducia a Favia e a De Franceschi.

Nessuna possibilità di porre domande ai Consiglieri, di discutere veramente su ciò che è stato o non è stato fatto. Una votazione plebiscitaria, ad alzata di mano, nella peggiore tradizione dei   peggiori partiti. Uno spot di propaganda, non uno strumento di democrazia, una trasparenza di facciata.  Un'autoesaltazione del proprio operato e una continua denigrazione di ciò che fanno tutti gli altri, questo è stato, in una povertà di contenuti  e progetti  reali davvero impressionante.

Stupefacente scoprire, tra l'altro, che  il denaro proveniente dagli stipendi regionali dei Consiglieri ( l'Assemblea ha deciso per loro un compenso di 2500 euro mensili ) non viene gestito dal Movimento stesso, ma dai Consiglieri che trattengono l'importo dovuto nei loro conti correnti personali! E questo sarebbe un approccio nuovo alla politica?

Per non parlare della chiusura totale che mostrano rispetto a tutte le altre realtà culturali presenti a Bologna. Nessun confronto e nessuna alleanza, questo a prescindere da possibili convergenze, perché solo loro sono portatori della verità grillina. Intanto, per le prossime comunali questo Movimento così aperto alla società civile, così diverso dagli altri partiti avrà un candidato sindaco alle prossime amministrative  autocandidatosi e scelto da chi? Dagli elettori che lo indicano in base ad un programma? No, scelto nel chiuso dell'assemblea degli attivi, e solo da chi risulta essere attivo alla data del 30 settembre 2010, scelto quindi da poche persone nella peggior tradizione dei partiti. Criticano i partiti, non accorgendosi però di essere ancor peggio degli stessi, perché non vi è alcuna reale democrazia all'interno. E chi osa far presente certe incoerenze viene visto immediatamente come un nemico, qualcuno da isolare. E così vanno avanti senza prendere mai alcuna posizione chiara, convinti come sono che tanto saranno premiati elettoralmente in ogni caso: gli elettori voteranno sulla base di quello che dice a livello nazionale Grillo, il voto di protesta continuerà ad esserci e solo questo conta. Lo stesso atteggiamento in fondo che ha la Lega: parlare facile, per slogan comprensibili ed efficaci, nient'altro.  Far credere che vi sia un programma nazionale condiviso, far credere che il movimento rappresenti una novità, una possibilità di riscatto del Paese,parlare alla pancia delle persone, glissare su tematiche qualificanti perché una posizione chiara allontanerebbe qualcuno: l'importante è prendere voti da tutti, da destra e da sinistra perché loro sono sopra  volano alti. Parole prive di un reale significato, solo vuoti slogan di propaganda: come la Lega appunto.

Povertà culturale, intellettuale, politica. Inaccettabile quando da movimento di protesta si decide di entrare nelle Istituzioni, si decide di proporsi come forza che deve amministrare le città, le regioni e forse domani il Paese.  Per farlo bisogna avere delle idee, occorre avere il coraggio di assumere posizioni politiche, di fare scelte chiare, condivise non solo dagli eletti ma dal Movimento intero e soprattutto uscire dalla facile ottica della protesta e degli slogan ad effetto, occorre  occuparsi dei problemi reali dei cittadini e prendere posizioni chiare esponendo le proprie idee e cercando di aumentare il consenso per questo  più' che per le invettive contro gli altri.

Per questi motivi lascio il Movimento, per la mancanza totale di democrazia all'interno, per la povertà di contenuti. Lascio il Movimento perché non voglio rendermi complice dell'inganno che stanno perpetuando  verso gli elettori : a parole sostengono il programma nazionale di Grillo, nei fatti approfittano del suo carisma per ottenere facili voti di protesta ed iniziare la propria personale scalata alle Istituzioni. Non ci sto. I partiti non mi piacciono, ma il Movimento non è ciò che appare: non c'è democrazia all'interno, non ci sono idee che non siano quelle facili e scontate che la stragrande maggioranza delle persone può condividere, non c'è un progetto serio di società, solo slogan.

Un Movimento a parole di tutti, nei fatti solo di pochi.

Monica Fontanelli

Cosa dicono i Grillini bolognesi sulla vicenda…

23:31 – 23/11/10 – Ecco Dove Finiscono i Soldi per la Scuola Pubblica…

Segnalato da: Francesco Casale.

Dopo gli 800 mila euro per la scuola della SENATRICE MAURO, DELLA LEGA NORD, ecco in arrivo altri soldini per una scuola che dal suo statuto, tutto mi sembra tranne che sia statale. Che ci sia ancora lo zampino di Bossi e Company?

CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica).

ESITO DELLA SEDUTA DEL 18 NOVEMBRE 2010.

Assegnazione di 400 mila euro alla Scuola Europea di Varese a valere sul Fondo infrastrutture ex articolo 6-quinquies della legge n. 133/2008;

RETTE CATEGORIA 3 ANNO 2010.

  • 2.649,76 €/alunno per il ciclo materno.
  • 3.643,47 €/alunno per il ciclo primario.
  • 4.968,37 €/alunno per il ciclo secondario.


Agli importi sopra indicati è applicata una riduzione del 50% per il secondo figlio ed una pari al 50% della retta per il ciclo materno dal terzo figlio in poi (indipendentemente dal ciclo in cui il figlio è iscritto).

Fonte: scuolaeuropeadivarese.it.

Esito della seduta CIPE del 18 Novembre 2010: Scarica il documento ufficiale.

19:17 – 18/11/10 – Tagli al Sostegno: Come Diffidare il Ministero.

Per ottenere giustizia rispetto al taglio ad un sostegno scolastico dovuto, si possono intraprendere alcune azioni:

1) diffidare per iscritto l'amministrazione dal proseguire nella violazione del diritto (scarica il modello diffida)

2) qualora non funzioni la 1), adire al Tribunale amministrativo regionale (TAR) con l'accorgimento di far allegare dal vostro avvocato tutta la documentazione relativa al danno patrimoniale e personale subito. Diversamente il Tribunale non può; che stabilire somme esigue per via equitativa in base alla sola considerazione che è stato violato un diritto. Invece occorre far valutare – se c'è stato – il danno di apprendimento per lo studente disabile, l'eventuale regresso relazionale conseguente alla mancanza del sostegno o della frequenza scolastica, nonché allegare documentazione delle spese sostenute per tenere il minore a casa (assistenza, aspettativa senza assegni qualora presa da un familiare con questa motivazione, spese per una eventuale struttura privata di formazione, etc). I ricorsi in materia di assistenza sono esentati dal pagamento di tasse processuali.

3) in ogni caso (soprattutto dopo l'esito positivo di un procedimento legale), scrivere alla Corte dei Conti regionale illustrando il danno subito dallo Stato in ragione del rifiuto dei pubblici funzionari incaricati di concedere adeguato sostegno all'allievo disabile (vedi indicazioni).

* i presenti consigli ed il materiale linkato sono a cura di dott. Massimiliano Trematerra, avv. Margherita Corriere, dott.ssa Flavia Fulvio, membri del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio

Fonte: Osservatorio Sulla Legalità.

12:35 – 15/11/10 – Integrazione Disabili nelle Scuole: Scelta di Civiltà per l'Italia.

L'esperienza parte nel 1977. Uno specifico organico di sostegno dal 1982.

A cura dell'Ufficio Studi della UIL Scuola – Coordinamento di Lello Macro – 15 Novembre 2010.

Convegno promosso dalla Uil scuola su Sostegno & Disabilità.

Nel corso del convegno, che si sta svolgendo presso l’Hotel Palatino di Roma, interviene il dott. Luciano Chiappetta, Direttore generale del personale, Miur.

Premessa

Prima di entrare nel merito dell'argomento, vorremmo ricordare che, tra le vicende che hanno caratterizzato i 150 anni dell'unità italiana, un certo rilievo va assegnato, a nostro parere, anche a quelle relative ai rapporti dello Stato con una parte di suoi giovani cittadini in età scolare che vive una condizione di disabilità.

In estrema sintesi, si è passati attraverso tre fasi:

1) l'esclusione e la ghettizzazione (il lungo periodo che va dalla legge Casati, il regio decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del Regno di Sardegna, entrato in vigore nel 1860 e successivamente esteso, con l’unificazione, a tutta l’Italia, passando per i regi decreti gentiliani del 1928-31, fino alla legge n. 1859 del 1962, istitutiva della scuola media unica, che confinavano i disabili in scuole speciali e classi differenziali);

2) l'inserimento (il breve periodo di passaggio determinato dalla legge 30 marzo 1971, n. 118, che prevedeva, per i non gravi l'assolvimento dell'obbligo nelle classi normali);

3) l'integrazione (annunciata dalla storica relazione finale della Commissione Falcucci del 1975, che ha originato la legge 4 agosto 1977, n. 517, fino ai giorni nostri).

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