Nella scuola italiana si è instaurato un clima di soffocante autoritarismo grazie alla cosìddetta “autonomia” voluta da Berlinguer e cavalcata dai ministri a seguire.
Si è dato ogni potere ai presidi ” manager” , spesso incolti , quasi sempre impreparati, che si circondano di loro lacché in loro simili ed obbedienti mentre il collegio dei docenti è stato privato di ogni voce democratica.
In tali riunioni esseri che dovrebbero esercitare libertà di pensiero e di critica, si riducono ad approvare, senza osare discutere, con maggioranze bulgare ed unanimità, ciò che il preside propone e dispone.
Lo chiamano ordine ed è il deserto cimiteriale.
Quei pochi che ancora difendono con dignità libertà di pensiero e di espressione, e non si piegano, ricevono, in varie forme e maniere, ogni sorta di vessazione e discriminazione.
Oggi infatti nella scuola itaiana si registrano 75.000 casi di mobbing, portato contro i docenti spesso i piu’ preparati ed impegnati, ma scomodi per le libertà costituzionali che esercitano e difendono.
A difesa e a resistenza contro il neo-manganello del neo-fascismo è sorto il Comitato Nazionale Contro il Mobbing Scolastico che, raccogliendo centinaia di casi, combatte contro l’ incazante, violento ed incivile fenomeno.
Anche nella scuola oggi, come non mai, è in gioco la democrazia in questo disgraziato paese.
Per resistere in solidarietà ed anche per semplicemente informarti a vincere il silenzio omertoso che protegge e perpetua il triste fenomeno puoi contattare:
“Riprendiamoci il futuro”, era scritto su uno striscione che apriva il corteo di Milano. A tenerlo, ragazzi e ragazze in piazza in occasione della “Giornata universale per il diritto allo studio”. Sì, un diritto.
Tutto mentre il ministro Maria Stella Gelmini, minimizzava le iniziative e “bocciava” le oltre 50 manifestazioni, sparse per l’Italia, con un semplice: “Sono quasi tutti legati al mondo dei centri sociali”. Non sembrava. A Milano ci sono state forti tensioni con le forze dell’ordine, che in seguito a scontri con i manifestanti hanno operato fermi, arresti e denunce.Mentre, nell’aria, si sentiva il grido: “Noi la crisi non la paghiamo!”. In mancanza della consueta scorta della polizia, gli studenti si sono mossi liberamente per le vie del centro. Il corteo, tra fumogeni colorati e megafoni che deridevano ministro, sindaco e assessore, ha creato disagi al traffico mentre venivano rovesciati cassonetti.
Quindi un blitz negli uffici dell’assessorato: “Hanno provato a bloccarci – racconta una ragazza del quarto ginnasio -: mentre scappavo avevo paura di cadere, lo zaino mi appesantiva”. Nell’inseguimento sono state danneggiate alcune auto “siete solo teppisti!” gridava un agente, e i carabinieri hanno fatto un largo uso di manganelli e scudi. In piazza dei Mercanti si è assistito ad un ulteriore scontro che ha portato al fermo di quattro ragazzi, due dei quali arrestati, e ad alcune denunce. “È per questo che non risulto come contuso o ferito”, commenta un liceale con grossi lividi, “non voglio mica farmi identificare, sono una vittima”.
Dopo una trattativa con alcuni funzionari della Digos, è stato permesso agli studenti di muoversi in corteo verso piazza Fontana. La giornata si è chiusa con un presidio in piazza San Babila, solidale con i ragazzi portati in questura. Ma, a Milano, sono giorni “particolari”; giorni in cui la tensione si sente. La Moratti ha fatto sgomberare del liceo Gandhi: dopo una notte di occupazione, la polizia è inter-venuta con una fiamma ossidrica. Sempre nei giorni scorsi sono stati arrestati cinque militanti dei collettivi che avevano fatto un’irruzione in una sede milanese degli studenti cattolici di CL.
Quindi ieri…Nel resto di Italia, invece, le manifestazioni si sono svolte pacificamente. A Catania e Palermo il traffico è andato in tilt. “Cani sciolti”, nella maggioranza dei casi. A Torino e a Bari gli universitari hanno occupato il rettorato in seguito a manifestazioni a cui hanno partecipato in migliaia. Nel capoluogo piemontese si è assistito a un innocuo lancio di uova contro la sede regionale del ministero, mentre i manifestanti esponevano un enorme profilattico finto con la scritta “preserviamo l’università”. A Firenze gli studenti hanno occupato i binari della stazione S.M. Novella. A Napoli hanno sfilato in cinquemila, mentre a Roma sono state distribuite banane come denuncia dello stato della nostra Repubblica.
Tutti dei centri sociali come dice la Gelmini? Risponde Luca, un quindicenne di Milano: “Siamo nati quasi tutti dopo la caduta del muro, il ministro tenta di delegittimarci, ma non risponde alla domanda di soldi senza i quali la scuola pubblica è spacciata”. “E’ vero che vado al centro sociale,” continua, “ma proprio per questo le iniziative le organizziamo autonomamente, senza partiti o sindacati che ci dicano che fare o ci finanzino”. L’ex – Onda intanto si prepara per le prossime mobilitazioni, in attesa che qualcuno provi a mettersi alla testa di questa rabbia senza leadership.da
Infanzia e Adolescenza [Sintesi elettronica di TerritorioScuola Server] – I dieci volumi realizzati dal 2000 al 2009 segnalano le mutazioni intervenute, nel corso di questi anni, come si sono evolute le opinioni dei bambini e degli adolescenti, quali temi hanno caratterizzato la vita quotidiana e le esperienze dei minori, quali problematiche hanno acquistato nel tempo maggiore centralità. Eurispes e Telefono Azzurro sono riusciti a segnalare con largo anticipo i fenomeni emergenti, seguendone la crescita e l’evoluzione, hanno portato in primo piano i problemi più urgenti e si sono impegnati a tenere alta la sensibilità e la consapevolezza della pubblica opinione su quelli che rischiavano di cadere nel dimenticatoio.
…I Rapporti hanno anche concorso a rompere il silenzio su alcuni dei temi più rilevanti relativi all’universo dei minori, dall’abuso alla pedofilia, dalle politiche di welfare familiare alla devianza, fino al rapporto con media e tecnologie..
…. Ed è proprio la prospettiva dei minori quella che Eurispes e Telefono Azzurro hanno sempre scelto di adottare in questi anni, affinché i bambini e gli adolescenti non fossero soltanto raccontati dagli adulti con sguardo adulto, ma avessero l’opportunità concreta di parlare direttamente con la propria voce, di descrivere il loro mondo attraverso i propri occhi.
…Il volume approfondisce infatti i temi relativi all’abuso, il disagio e la devianza, alla salute dei minori, alla famiglia ed all’educazione, alla cultura ed al tempo libero, al rapporto con i media. Le 40 schede di ricerca offrono un ritratto realistico della condizione minorile in Italia, soffermandosi sulle emergenze e le criticità senza però trascurare i segnali positivi, le nuove tendenze e le passioni che oggi caratterizzano l’universo giovanile….
È il caso dei minori la cui vita è incrinata dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, ma anche di quelli che smarriscono la strada cadendo nella devianza e di quelli ai quali la sorte non ha mai concesso il diritto ad un futuro: si pensi, ad esempio, ai giovanissimi, italiani e stranieri, arruolati dalla criminalità organizzata, o a quelli costretti a vivere in condizioni di estrema povertà.
…La ricerca ritualizzata di uno sballo autodistruttivo, il ricorso al doping nello sport, la condotta irresponsabile alla guida, i comportamenti antisociali come il bullismo, il vandalismo e la formazione di baby gang, il vizio del gioco d’azzardo, soprattutto on-line, sono tutti indicatori di una tendenza ormai diffusa, tra i giovani, a fare cattivo uso della loro vita….
Nella maggior parte dei casi sembra che i ragazzi vogliano adeguarsi a “quello che fanno tutti”, a “quello che sono tutti”, piuttosto che seguire le proprie personali inclinazioni nel costruire il proprio percorso di vita.
…Questo si manifesta infatti come una forma antisociale fine a se stessa che conferma come la presenza, a scuola o in un contesto sociale, di ragazzi in qualche modo “diversi” non viene quasi mai concepita come opportunità di confronto ed arricchimento, ma fatta oggetto o di indifferenza o di vere e proprie persecuzioni, in un rifiuto che non perdona la non omogeneità (per natura) o la non omologazione (per scelta).
…La nostra indagine, non a caso, rivela che i bambini e gli adolescenti, pur recependo le attese dei genitori e pur manifestando aspettative personali nel complesso convenzionali, considerano arduo il raggiungimento degli obiettivi di vita tradizionali come la laurea, un lavoro in linea con le loro vocazioni, il matrimonio ed i figli….
Il numero di messaggi inviati quotidianamente, il numero di foto scattate col cellulare, la sinfonia di suonerie udibile in qualunque contesto evidenziano come, spesso, l’sms, la foto o la chiamata vengano effettuate soprattutto perché è disponibile uno strumento che le rende facilmente praticabili, più che per uno scopo preciso.
…In questo senso proprio Facebook, uno dei maggiori fenomeni degli ultimi anni (vi partecipa il 71,1% degli adolescenti), rappresenta un ulteriore esempio emblematico delle potenzialità spesso sprecate dei nuovi media. I nuovi mezzi di comunicazione troppo spesso amplificano i comportamenti devianti, come denunciato dalle bravate e dagli atti di bullismo ripresi col telefonino e messi on-line o dal cattivo uso che alcuni fanno dei social network e delle chat….
Questo senso generale di sfiducia ed estraneità nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni e della politica stessa, che talvolta sfocia chiaramente in disprezzo, blocca in anticipo nei ragazzi ogni desiderio di partecipare attivamente alla vita sociale, e di divenire quindi protagonisti ed attori di una parte del loro futuro.
…Di fronte a questa parziale esclusione, che mina in modo preoccupante la speranza dei giovani nel futuro, è allora auspicabile il recupero di un approccio – quello che ha caratterizzato ad esempio i ragazzi di alcune generazioni precedenti – che spinga, di fronte ad un contesto difficile ed incerto, non alla rassegnazione ma all’impegno per l’affermazione dei propri ideali e dei propri valori.
…Oltre a presentare una fotografia dei bambini e degli adolescenti di oggi, dei loro comportamenti a rischio come delle loro potenzialità, il presente volume si propone di indagare la famiglia, la scuola e la società, quali contesti educativi in cui i giovani sono immersi, che da un lato presentano innumerevoli fattori di rischio per il loro sviluppo, e dall’altro sono responsabili della loro tutela.
Autosufficienza contro tutte le crisi... Intervista di Davide Suraci al Dirigente Scolastico dell'ITIS-LST “Majorana” di Brindisi, Prof. Salvatore Giuliano.
1) Quali sono state le motivazioni che vi hanno incoraggiato a seguire l'idea del libro open source?
Essenzialmente di natura didattica. Abbiamo voluto consegnare ai nostri alunni strumenti didattici, quali sono i fascicoli del book in progress che avessero il linguaggio della didattica. Più vicino agli alunni in modo tale da migliorarne gli apprendimenti.
2) Quali ostacoli di ordine burocratico-amministrativo avete dovuto affrontare per allestire un'editoria auto-prodotta?
Non abbiamo incontrato particolari ostacoli burocratici. Abbiamo applicato la normativa vigente in merito alle adozioni dei libri di testo. La Circolare Ministeriale 16/2009 prevede tale possibilità. Per il resto abbiamo seguito l'iter procedurale che normalmente si segue per le adozioni. Il Collegio dei Docenti ha deliberato di adottare per le prime classi il book in progress. Abbiamo registrato il nome e le opere prodotte alla SIAE. Successivamente abbiamo provveduto a dotarci di una stampante laser ad alta capacità di stampa e di una macchina per fascicolare. In questi giorni arriveranno nuove attrezzature che ci consentiranno di stampare e rilegare il book in progress con qualità tipografica e con bassi consumi energetici e bassissimo impatto ambientale. Con tecnica di stampa ad inchiostro solido a cera ridurremo i consumi energetici e l'impatto ambientale del 90% rispetto alla stampa con tecnologia laser.
3) Quanto è stata decisiva la collaborazione editoriale (totale o parziale?) degli insegnanti del suo Istituto-Liceo sotto l'aspetto dei contenuti?
Fondamentale!!! I docenti, organizzati per comitati scientifici hanno scritto i contenuti del book in progress per le seguenti discipline: italiano, storia, geografia, matematica, chimica, diritto ed economia per le prime classi dell'industriale e del liceo scientifico tecnologico.
4) I contenuti elaborati possono circolare liberamente in rete e, se sì, che tipo di licenza d'uso è prevista per essi?
Abbiamo già creato una rete che coinvolge scuole di ogni regione d'italia. Sul nostro sito, www.majoranabrindisi.it, esiste una piattaforma, alla quale, previa registrazione i docenti possono collaborare e confrontarsi al fine di migliorare quanto da noi fatto. I contenuti del book in progress diventano condivisi e ogni docente può, se lo ritiene, proporne l'adozione nella propria scuola. Non esistono diritti d'autore.
5) Le dispense da voi realizzate prevedono un rientro economico che permetta la continuazione del servizio?
Con il versamento del contributo di 25 euro da parte degli alunni e con fondi propri e con finanziamenti specifici continueremo la scrittura e la stampa del book in progress. Aziende che operano nel settore della stampa digitale e del dopo stampa ci hanno riservato una scontistica particolare. Non occorrono “camionate di euro” per realizzare e stampare il book in progress. Occorre buona volontà.
6) I vs testi open source vengono stampati dalla scuola oppure gli studenti provvedono in modo autonomo alla stampa?
Stampiamo tutto al nostro interno. Non possiamo trasferire alle famiglie il costo per la stampa del book in progress per diversi motivi: dotazioni si stampante non sempre presente in casa, costi di stampa elevati per le stampanti ad uso domestico, costi e difficoltà per rilegare i fascicoli.
Courtesy TerritorioScuola VideoRes
7) Avete potuto fruire di finanziamenti europei al progetto oppure si è trattato di un'iniziativa basata esclusivamente sull'autosufficienza?
Nessun finanziamento specifico è stato erogato per il book in progress. Solo il contributo di 25 euro delle famiglie (copre circa la metà dei costi) ed il resto lo abbiamo finanziato con fondi propri della scuola.
8) Si può, secondo lei, sostituire (o no) completamente il tradizionale libro di testo e perché?
Il book in progress è un libro di testo. Nella nostra scuola abbiamo adottato il book in progress. Le motivazioni a nostro avviso sono diverse, oltre a quella descritta nella risposta alla prima domanda vi è una motivazione ancor più forte: valorizza il personale docente.
9) Nel caso di una sostituzione totale del libro di testo con l'innovativa editoria open-source, come dovrebbero essere organizzati/strutturati i contenuti dell'apprendere?
I contenuti del book in progress sono elaborati da docenti. Nel book in progress si trova l'esperienza pluriennale di chi per professione e per amore ha il compito di educare e trasmettere contenuti. A nostro avviso occorre avere gradualità nel trasmettere i contenuti. Molti alunni finiscono per abbandonare gli studi, proprio perché gli si chiede troppo e troppo presto.
10) Gli studenti hanno collaborato materialmente (come think-tank) all'elaborazione dei contenuti degli e-book? Se sì, potrebbe spiegare il perché e con quali vantaggi per la comunità scolastica?
Nel book in progress è previsto l'apporto degli alunni ed anche delle famiglie. Ad esempio, fanno parte del book in progress i migliori prodotti elaborati dagli alunni. Una cosa molto bella è il cosiddetto book delle curiosità. Un elenco delle domande effettuate quotidianamente dagli alunni e spiegate con rigore scientifico dai docenti. Qualche esempio: Come funziona l'airbag, perché le lenti da vista fotocromatiche cambiano colore?. Perché non si può fare un uovo sodo sul Monte Bianco?..ecc… Domande che, quotidianamente tutti gli alunni rivolgono ai docenti ed alle quale i docenti di ogni scuola d'Italia rispondono attratti dalla curiosità che traspare dai volti e dagli occhi dei “nostri ragazzi”, curiosità e passione che stanno alla base di ogni processo di apprendimento. Credo che il book in progress sia proprio questo: amore per l'insegnamento.
Bibliografia consigliata:
Aboliamo l'obbligatorietà dell'adozione dei libri di testo – Petizione proposta al ministro della pubblica istruzione Giovanni. Berlinguer da un gruppo di docenti italiani della ML lascuola. (1998 – Antonio Limonciello, Enrico Galavotti, Davide Suraci).
Il risciò si sta diffondendo nei centri storici di molte città europee. Non inquina, è silenzioso, è perfetto per il trasporto di cose e persone per brevi tratti.
A Firenze i pedalatori volontari di risciò sono a rischio.
Braccati come cinghiali da tassisti e vigili urbani. Se do un passaggio gratis a qualcuno sulla mia bicicletta non è reato. E allora perché è reato sul risciò? “Sabato 7 novembre alle ore 22:30 in piazza Santa Maria Novella, si è verificato un nuovo episodio di intolleranza da parte di alcuni tassisti fiorentini nei confronti della attività di promozione della mobilità sostenibile svolta da alcuni giovani fiorentini.
Un conduttore di risciò è stato fermato e trattenuto – di fatto sequestrato in strada – per circa un’ora da non meno di sei tassisti fino a che non è intervenuta una pattuglia dei vigili urbani sezione polizia amministrativa – che, chiamata dai tassisti, ha contestato al pedalatore volontario di svolgere l’attività di “tassista abusivo” elevando una ingente sanzione amministrativa oltre la sanzione accessoria del sequestro del veicolo finalizzata alla successiva confisca!
A nulla è servita la dichiarazione del pedalatore di aver noleggiato regolarmente il risciò che conduceva e di promuovere la mobilità a zero emissioni come volontario non chiedendo niente a coloro che salivano sul risciò, salvo eventuali mance solo se liberamente offerte.
A Firenze dove la nuova amministrazione ha fra i suoi obiettivi una maggiore vivibilità del centro storico e un forte impegno per una città sempre più ciclabile, dove si è chiusa al traffico dei veicoli a motore una larga area del centro storico con la recente pedonalizzazione di piazza Duomo proprio a Firenze è sequestrato un velocipede a tre ruote un cosiddetto risciò a pedali!
Un mezzo che non inquina, non fa rumore. Mentre a Roma, in Parlamento, la Camera dei deputati ha varato una modifica al Codice della strada per lo svolgimento di servizi di N.C.C. con velocipedi, mentre a Roma in Comune si autorizza una cooperativa sociale a svolgere per 3 mesi rinnovabili un progetto pilota con i risciò a pedali, mentre in moltissime città europee ed estere la mobilità di persone e cose con velocipedi è considerata una preziosa risorsa per i centri storici congestionati e sommersi dallo smog e dalle polveri inquinanti a Firenze, nonostante qualcuno a sue spese tenti in modo semplice e trasparente di proporre i risciò a pedali, viene punito ripetutamente dalla Polizia Municipale.
I soggetti che promuovono luso dei risciò a Firenze non vogliono né svolgere una attività illegale né tantomeno porsi in alternativa agli indispensabili servizi di trasporto pubblico che ci sono, ma offrire una opportunità nuova alla città, un modo diverso per muoversi in libertà all’interno del centro storico senza inquinare e senza rumore, abbattere le emissioni inquinanti e sperare in un mondo migliore.”
10 Novembre 2009 – Dalla terza elementare (ma qualcuno comincia anche prima) alle “consulenze tesi”: bambini, ragazzi e giovanotti incapaci di studiare da soli, bocciati una prima volta o a rischio di finire l’anno con due o tre “debiti scolastici” tornano ad alimentare un fiorente mercato. Lezioni private, ripetizioni, aiuto scolastico. Siamo davanti ad un vero boom con le famiglie italiane in corsa per i “personal prof”.
Ognuno si definisce come vuole, e si fa pubblicità su siti dedicati praticamente in ogni città senza – per altro – neppure l’ombra di una qualsivoglia forma di tassazione. Il risultato è in una spesa che – secondo Adoc e Codacons, le prime associazioni di consumatori ad aver lanciato l’allarme – oscilla tra i 1.000 e i 2.100 euro all’anno per le famiglie dei liceali che hanno almeno un’insufficienza, cioè una su quattro. Dai 20 ai 40 euro il costo orario, con medie che variano dalle due alle sei ore settimanali di lezioni e aumenti fino al 20% per chi sceglie un docente, in servizio o in pensione, rispetto al più economico studente universitario.
Tornano così nelle famiglie italiane, a fronte delle ondate di panico seminate dai primi 4 in latino o matematica raccolti nei licei dell’era-Gelmini, figure che parevano scomparse, e c’è chi riscopre la parola “precettore”, come nelle famiglie abbienti di cinquanta o cento anni fa: Augusto Monti e Franco Antonicelli, per esempio, lo furono a lungo in casa Agnelli. Un elemento di censo che si introduce nel sistema educativo pubblico (non tutti possono permettersi spese come queste), un segnale della grande ansietà e dell’importanza che madri e padri attribuiscono al curriculum scolastico dei figli, ma – anche – una fonte di reddito per migliaia di studenti, precari a vita o insegnanti delusi dalla scuola pubblica. “Con cinque allievi diversi, quattro liceali e uno di terza media, riesco a mettere insieme tra gli 800 e i 1.000 euro al mese – racconta Michele, torinese, neo laureato e collaudatissimo ripetitore di latino – ora sto provando con i concorsi e i colloqui nelle scuole private”. Michele conclude il suo racconto dicendo di esser “tentato di puntare molto su questo tipo di lezioni, perché alla fine rendono meglio. Le mamme si passano il mio numero di telefono, io cerco di entrare in sintonia con i ragazzi ma anche di ottenere il risultato: la promozione a fine anno”.
Qualcuno però non si commuove affatto di fronte a una potenziale fonte di lavoro per i giovani, come Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Cgil-Flc, l’organizzazione sindacale che raccoglie 190.000 iscritti tra docenti e personale scolastico: “Il boom delle lezioni private è la prova che si sta destrutturando, pezzo dopo pezzo, il sistema pubblico. I corsi di recupero nelle scuole praticamente non ci sono più perché mancano i soldi per pagarli, gli insegnanti sono demotivati, l’idea vincente è che la scuola è tanto più seria quanto più boccia, mentre noi crediamo esattamente il contrario, e cioè che la missione culturale e educativa sia quella di portare quanti più studenti possibile alla fine del percorso. Invece, stiamo tornando a una scuola che esclude soprattutto i più deboli e i più svantaggiati”.
Tilde Giani Gallino, la più autorevole esperta italiana di psicologia dell’età evolutiva, ritiene invece che nel ritorno del ‘ripetitore’ possa esserci qualcosa di buono: “Quarant’anni fa queste figure erano importanti, e di solito se ne occupavano i vecchi insegnanti o i maestri in pensione, con matematica, latino e greco a far la parte del leone. Oggi, probabilmente, molti professori in servizio non hanno più tempo per arrotondare lo stipendio in questo modo, e il testimone è passato soprattutto agli universitari. Questi giovani possono essere un modello per i ragazzini: sono più grandi di loro, ma non ancora adulti, entrano facilmente in comunicazione, si scambiano mail o notizie musicali… E c’è anche un altro messaggio: il ragazzo di 20 o 22 anni che viene a darti lezioni è qualcuno che ancora studia ma intanto lavora per rendersi autonomo, come anche tu potrai fare tra pochi anni”.
Ma reclutando ripetitori in abbondanza non si rischia di rendere bambini e ragazzi ancora meno autonomi e responsabili nei confronti dello studio? “Il rischio c’è – risponde Giani Gallino – ma discende direttamente dal fatto che, oggi, fin da bambini tutto viene concesso senza alcuno sforzo. I genitori, da parte loro, hanno più impegni di un tempo e pur essendo più attenti al rapporto con i figli preferiscono condividere con loro il tempo libero, le attività più divertenti piuttosto che i compiti per il giorno dopo. A questo punto, un elemento esterno può aiutare tutti”. E Silvia Ciairano, ricercatrice all’Università di Torino che si occupa di psicologia dello sviluppo, sottolinea: “A bambini e ragazzi può far bene chi si confronta con loro e li stimola a studiare meglio, non qualcuno che li sostituisca nei compiti, come troppo spesso fanno anche certe madri. Oggi il timore della frustrazione è molto, troppo forte in tutti, genitori e figli, e non si dà più agli insegnanti la giusta fiducia: a questo punto le lezioni private possono diventare uno strumento per ‘proteggerè i figli da un professore ‘cattivo’, il che è invece decisamente sbagliato”.
Mentre il dibattito continua, però, siti e bacheche di annunci si riempiono di indirizzi, distribuiti online (su siti come studenti.it o bakeca) ma anche attaccati fuori dalle scuole, dal panettiere o direttamente nelle bacheche degli istituti: “Sono una giovane biologa disponibile a impartire lezioni private in tutte le materie scientifiche a ragazzi delle medie e superiori. Metodo di studio mirato e innovativo. Cordiale e socievole, prezzi invitanti”, come a dire che perfino gli insegnanti privati devono dichiararsi non troppo severi. Oppure: “Ciao, sono un ragazzo di 25 anni con laurea specialistica in ingegneria. Mi reputo una persona molto preparata, paziente e in grado di mantenere gli impegni presi”. Segue elenco delle materie disponibili, come nel menù di un ristorante. Stranamente, nessuno tra i giovani e meno giovani aspiranti ripetitori si propone di aiutare i giovani lacunosi a realizzare l’unico obiettivo che forse servirebbe davvero, cioè imparare a studiare per conto proprio, a leggere correttamente un libro scolastico, a impegnarsi con una parvenza di metodo. Conta il risultato finale: tu paghi e io faccio prendere a tuo figlio almeno 6, le vacanze estive sono garantire e nessuno si farà male.
“I più ‘colpitì da questo mercato, rigorosamente in nero, sono i ragazzi dei licei classici e scientifici, o meglio i loro genitori – conferma Mauro Antonelli del Codacons – E se il boom è arrivato negli ultimi due anni è perché questo tipo di scuole non è in grado di offrire nulla al di là dell’orario, tanto meno d’estate quando si dovrebbe ‘recuperarè in corsi di quindici ore dove spesso si accorpano insieme tre o quattro classi o interi raggruppamenti di materie. Così, chi ha un figlio che inizia il liceo si rassegna e mette in preventivo almeno 500 euro di lezioni nella materia più difficile”. Nelle grandi città, soprattutto al nord, è partita una sorta di riscossa: torna il doposcuola, negli oratori e nelle chiese evangeliche, nascono ‘punti studio’ nelle circoscrizioni per chi cerca soprattutto qualcuno che assista i bambini nei compiti. Ma soltanto il 5% dei ragazzi, e solo fino alla terza media, ha a disposizione una simile possibilità. Per gli altri, e per le mamme e i papà che devono scegliere, la scelta è chiara: lezioni a pagamento o rischio bocciatura.
Sintesi della Conferenza-stampa del CO.NA.M.BO.S. (Comitato Nazionale Contro il Mobbing-Bossing Scolastico) tenutasi a Roma il 31/10/09.
E il Dirigente Scolastico disse alla Prof. disabile: “Alzati e cammina”. Ma lui, a differenza di Cristo, le fece pure un Ordine di Servizio e un Addebito disciplinare perché si rifiutava comunque di obbedirgli salendo le scale.
È solo una delle tante storie di follie, abusi, crimini ed illegalità di vario genere che da anni si consumano da parte di troppi Dirigenti Scolastici (DS) affetti da delirio di onnipotenza nell'odierna Scuola Pubblica ormai completamente Feudalizzata da 10 anni di Autonomia (nell'indifferenza quando non con l'attiva complicità delle gerarchie e dell'intera Amministrazione Scolastica).
Una delle tante che si sono scambiati docenti ed altri dipendenti della Scuola Pubblica provenienti da Centro, Nord e Sud Italia, membri del nostro Comitato, riunitisi ieri mattina a Roma nei pressi della Stazione Termini per documentare con una casistica sconcertante il tema che si erano dati per l'incontro: “10 ANNI di AUTONOMIA SCOLASTICA (1999-2009): SCUOLA DEMOCRATIZZATA o FEUDALIZZATA? GRIDO D’ALLARME e PUBBLICA DENUNCIA SUL PREOCCUPANTE
DEGRADO di LEGALITA’, DIRITTO, DEMOCRAZIA, CRESCENTI LIVELLI di OMERTA' INTIMIDAZIONI NELLA SCUOLA PUBBLICA POST-AUTONOMIA!” (vedi in allegato il “manifesto” completo distribuito come invito per l'incontro).
Tema che appare proprio appropriato e niente affatto esagerato alla luce delle tantissime e documentate esperienze che sono circolate ieri all'incontro romano.
Il Prof. Ingegner Paolo Spinelli, docente di Scuola Superire a Milano, ci ha rivelato come pur di ”far fuori” un docente scomodo come lui che “pretende” il rispetto della Legge e del Diritto a Scuola e coprire varie irregolarità da lui scoperte il DS ha cercato di incastrarlo in tutte le maniere, l'ultima addebitandogli un'inesistente aggressione ad una bidella “compiacente” che ha poi pure chiamato il 118, ma poi tutta la messinscena è caduta.
Guardacaso identica esperienza e stesso espediente messo in atto 2 anni fa a carico del Maestro Adriano Fontani a Siena quando scoprì e denunciò in sede sindacale e nel Collegio dei Docenti l'irregolare ed iniqua spartizione di potere e degli incentivi del Fondo di Istituto nella sua Scuola, ciò che diede inizio ad un'ondata persecutoria di 3 ridicole sanzioni disciplinari in un mese seguite dalla solita quadristica Ispezione prefabbricata per licenziarlo di cui è maestra la Scuola in tutta Italia a carico dei docenti scomodi. Ha raccontato di un DS che ha trasferito in altra sede e contestato un addebito disciplinare ad una bidella che si rifiutava di smaltire i pannolini di una maestra che essa lasciava a giro in una Scuola dell'Infanzia.
Il Segretario Regionale della Campania del Gilda, il Prof. Gaetano Mattera da Napoli, oltre ai clamorosi abusi citati nel titolo, ci ha confermato, come da noi denunciato da anni la totale impunità di cui godono i DDSS, inamovibili qualunque violazione compiano. In provincia di Benevento, ha denunciato, un DS resta al suo posto nonostante 4 condanne del Tribunale del Lavoro per i suoi abusi e favoritismi di persone a lui vicine e nonostante che abbia pagato a carico del Fondo di Istituto le spese di giudizio alla controparte stabilite dal Tribunale. Oltre a confermare gli innumerevoli falsi che si commettono nei “bugiardoni”, i Verbali della Scuola, in tutta Italia.
Atteggiamento di impunità e copertura da parte dell'Amministrazione pienamente confermato da ciò che sta accadendo in una Scuola Superiore di Modica, come documentato per iscritto dal Segretario Provinciale di Ragusa del Gilda Professor Raffaele Brafa, insieme ad un messaggio trovatosi poi impossibilitato a partecipare all'incontro. Nonostante che il DS di quella Scuola ed il suo Collaboratore abbiano già collezionato ben 5 condanne in sede penale e civile per abusi vari sui docenti che esigevano il rispetto della Legalità essi restano a loro posto mentre uno di loro che di tali abusi è stato vittima è stato sanzionato dall'Amministrazione con la sospensione dal servizio e dallo stipendio per 3 giorni.
Il Segretario scolastico (DSGA) della provincia di Salerno Vincenzo Serra ci ha raccontato come talvolta i Dirigenti Scolastici ignorino tante leggi nella Scuola ove si insegna “educazione alla legalità” e siano incapaci di svolgere l'importante incarico dirigenziale cui sono preposti, omettendo atti dovuti e violando precise disposizioni di legge e contrattuali in materia di tutela della salute sul posto di lavoro (stress lavoro correlato) e di importanti diritti (ferie, diritto all'integrità fisica e personalità morale ex art. 2087 c.c…) e spesso tollerano l'affermarsi, anzi incoraggiano ed usano nell'ambiente scolastico, della vile “legge del branco” che si estrinseca in comportamenti ingiuriosi e calunniosi a danno di chi è preso di mira perché vuole svolgere con correttezza l'attività che gli compete e ha l'unica colpa di turbare equilibri derivanti da una determinata sottocultura ambientale, attecchita anche nelle scuole. Una scuola così può contribuire a formare i futuri cittadini?
Il Professor Piero Caluori da Firenze ha confermato da una parte che un pesante clima di paura, ricatto ed intimidazione esiste in tante Scuole dove nessuno osa criticare o contrapporsi allo strapotere dei moderni DDSS e dall'altra che chi lo fa, insistendo sul rispetto della Legge e del Diritto e promuovendo democrazia viene preso di mira con raffiche di sanzioni, perseguitato con cinismo, cacciato via per “incompatibilità ambientale” e calunniato sistematicamente dall'Amministrazione scolastica per delegittimarlo agli occhi dei colleghi.
Alla luce di mille simili esperienze, anche più gravi ma tutte documentatissime, che il nostro Comitato ha raccolto in tutta Italia in 3 anni di attività una misura appare ineludibile per porre argine agli abusi e difendere le vittime:
Stabilire sistemi di controllo e valutazione sull'operato dei ddss degli oltre 10.000 istituti scolastici italiani, la loro punibilita', sanzionabilita' e rimozione in base a precisi criteri di legalita' e diritto. inoltre che tutti essi siano preventivamente e regolarmente sottoposti a quelle visite di idoneita' mediante accertamenti psichiatrici che invece troppo spesso, come vessatoria persecuzione, essi ingiustificatamente chiedono a carico di tutti quei docenti scomodi che pretendono legalita', diritto e democrazia in quella scuola che deve educare e formare i cittadini di domani.