12:58 – 14/07/10 – Debito Pubblico Italiano: +14 Mld al Mese…

Di Claudio Messora.

A partire da oggi, i nostri figli nascono con oltre 30 mila euro di debito a testa. Non hanno ancora una carta di credito, non sanno cosa sia una cambiale ma lavoreranno dieci anni solo per mettersi in pari. Il debito pubblico italiano a maggio tocca il nuovo record di 1827,1 miliardi di euro. Quindici miliardi in più rispetto al mese precedente, 69 in soli cinque mesi. Ci indebitiamo al ritmo di 14 miliardi di euro al mese.

 La Grecia è andata. I politici locali se la sono già magnata, e a tutto il resto ci hanno pensato gli speculatori internazionali. A spese di chi? Vediamo se indovinate.

 L’Europa decide di prestare 110 miliardi di euro alla Grecia per tenerla a galla. La BCE li crea dal nulla, appositamente per Atene. Sono destinati alla Grecia ma non glieli da. Perchè? Perché Standard & Poor’s ha giustamente declassato il debito sovrano greco al rango di junk. Spazzatura. Chi li presta fisicamente alla Grecia si becca la sola. E la banca centrale, di proprietà delle banche nazionali, a loro volta in larga maggioranza di proprietà di privati (qui da noi, per fare un esempio, solo il 6% di Banca d’Italia è pubblico), non ha nessuna voglia di caricarsi sulle spalle un prestito a fondo perduto.

 E allora che si fa? Ma è semplice: paga pantalone, cioè noi. Si fa una telefonata a Tremonti e gli si dice: io ti presto quindici miliardi, e tu li presti alla Grecia. Si chiama garanzia. Non solo ci siamo cioè accollati 30 mila euro di debiti a testa, ma ora stiamo anche garantendo il debito greco. Se la Grecia non paga, non saranno i soci della BCE a rimetterci, ma ancora una volta i cittadini. Il popolo. El pueblo.
 E per assicurarsi che la fregatura sia tecnicamente possibile, la BCE generosamente sospende l’applicazione della soglia minima di rating quale requisito di idoneità per il collaterale nelle operazioni di credito nell’Eurosistema nel caso di strumenti emessi o garantiti dal Governo greco.

Insomma, sarebbe come se un conoscente del tutto insolvente vi chiedesse dei soldi, voi li prestaste ad un vostro caro amico suggerendogli di prestarli a sua volta a quel conoscente, omettendo (disapplicazione della soglia) di specificare che non sarà mai in grado di restituirli. Il vostro amico non recupererà mai più i suoi soldi, in compenso ora li dovrà a voi.

 Non c’è che dire: begli amici che frequentiamo!

Fonte: byoblu.com

13:27 – 14/06/10 – I.I.E.: Intelligenti, Italiani, Emigranti…

Intervista di Aldo MencaragliaItaliansinfuga

Andrea cura il blog Se continua così lascio, Diario di un Emigrante Italiano in America, vi invito a seguirlo per capire meglio la realtà di una delle mete più ambite dal talento globalizzato.

Andrea è partito nel 2007 verso San Francisco. Senza la valigia di cartone ma con lo zaino con il logo della multinazionale del software americana che ha apprezzato il suo operato in Italia tanto da invitarlo ad andare a Silicon Valley.

Che lavoro stai facendo a San Francisco?

Sono ingegnere ed ho un master in Business Administration conseguito a UC Berkeley. Sono dirigente in un'azienda di Software e dirigo il Technical Marketing.

Come lo hai trovato?

In America ci sono poiché l'azienda, americana, per cui lavoravo in Italia mi ha trasferito qui. Sono stato promosso ad una responsabilità World Wide che richiedeva la mia presenza nel quartier generale in Silicon Valley.

Con che visto sei residente negli USA?

Sono arrivato con un visto L1A , appositamente riservato ai manager di aziende americane. Dopo un paio d'anni l'azienda mi ha sponsorizzato per la Green card.

Quali professionalità consentono di essere competitivi sul mercato del lavoro di San Francisco?

Ti posso parlare di ciò che è richiesto in Silicon Valley. Ingegneri del software o comunque programmatori veramente in gamba. Se uno riesce ad ottenere un visto (e non è comunque facile) ed è un programmatore per cui le tecnologie object and web oriented non hanno segreti, qui guadagnare 100 mila dollari (o più) non è un problema.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di partire verso gli Stati Uniti all'avventura magari pensando di arrivare a fare il cameriere?

Di pensarci due volte. La concorrenza è spietata, i Messicani fanno questi lavori per pochi spiccioli. Se ci venite con l'intenzione di fare un lavoro modesto, fatelo solo se avete intenzione di conseguire una laurea in una buona università. Altrimenti vivrete meglio a fare il cameriere in Italia.

Quali stereotipi bisogna scordarsi prima di partire per gli Stati Uniti?

– Vado in America ed apro un ristorante italiano. Pensateci solo se siete ristoratori professionisti, l'improvvisazione non paga. Gli americani delle coste (NY e California) viaggiano e conoscono bene l'Italia ed il cibo di qualità.

– Che sia la terra delle opportunità per tutti. Forse lo è stato in passato, ma oggi l'America premia chi ha davvero talento e determinazione e si è preparato per realizzare le proprie idee.

Non è invece uno stereotipo che avendo talento e determinazione, qui il cielo è il limite. E vale la pena di continuare a venire in questo grande paese.

Grazie Andrea ed in bocca al lupo!

Fonte: Italiansinfuga

18:52 – 09/06/10 – La Meglio Gioventù…

Courtesy TerritorioScuola

Leggi le News per Emigrare Presto e Bene..: ITALIANSINFUGA!

Ve lo ricordate il film “La meglio gioventù”, Marco Tullio Giordana? Quella scena in cui avviene il dialogo tra il professore e lo studente:

Professore di Patologia: – lei ha una qualche ambizione?

Studente: – ma… non…

Professore incalzante: – E Allora vada via… Se ne vada dall’Italia, lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuole fare: il chirurgo?

Studente: – non lo so, non ho ancora deciso…

Professore: – Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi! Vada in America, se ha le possibilità. Ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere; un posto bello e inutile, destinato a morire…

Studente: – Cioè secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?

Professore: – e magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…

Studente: – E allora professore perché rimane?

Professore: – Come perché? Mio caro, Io sono uno dei dinosauri da distruggere…

20:07 – 17/11/09 – Xº Rapporto Nazionale Infanzia e Adolescenza – EURISPES

Infanzia e Adolescenza
Infanzia e Adolescenza

[Sintesi elettronica di TerritorioScuola Server] – I dieci volumi realizzati dal 2000 al 2009 segnalano le mutazioni intervenute, nel corso di questi anni, come si sono evolute le opinioni dei bambini e degli adolescenti, quali temi hanno caratterizzato la vita quotidiana e le esperienze dei minori, quali problematiche hanno acquistato nel tempo maggiore centralità. Eurispes e Telefono Azzurro sono riusciti a segnalare con largo anticipo i fenomeni emergenti, seguendone la crescita e l’evoluzione, hanno portato in primo piano i problemi più urgenti e si sono impegnati a tenere alta la sensibilità e la consapevolezza della pubblica opinione su quelli che rischiavano di cadere nel dimenticatoio.

…I Rapporti hanno anche concorso a rompere il silenzio su alcuni dei temi più rilevanti relativi all’universo dei minori, dall’abuso alla pedofilia, dalle politiche di welfare familiare alla devianza, fino al rapporto con media e tecnologie..

…. Ed è proprio la prospettiva dei minori quella che Eurispes e Telefono Azzurro hanno sempre scelto di adottare in questi anni, affinché i bambini e gli adolescenti non fossero soltanto raccontati dagli adulti con sguardo adulto, ma avessero l’opportunità concreta di parlare direttamente con la propria voce, di descrivere il loro mondo attraverso i propri occhi.

…Il volume approfondisce infatti i temi relativi all’abuso, il disagio e la devianza, alla salute dei minori, alla famiglia ed all’educazione, alla cultura ed al tempo libero, al rapporto con i media. Le 40 schede di ricerca offrono un ritratto realistico della condizione minorile in Italia, soffermandosi sulle emergenze e le criticità senza però trascurare i segnali positivi, le nuove tendenze e le passioni che oggi caratterizzano l’universo giovanile….

È il caso dei minori la cui vita è incrinata dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale, ma anche di quelli che smarriscono la strada cadendo nella devianza e di quelli ai quali la sorte non ha mai concesso il diritto ad un futuro: si pensi, ad esempio, ai giovanissimi, italiani e stranieri, arruolati dalla criminalità organizzata, o a quelli costretti a vivere in condizioni di estrema povertà.

…La ricerca ritualizzata di uno sballo autodistruttivo, il ricorso al doping nello sport, la condotta irresponsabile alla guida, i comportamenti antisociali come il bullismo, il vandalismo e la formazione di baby gang, il vizio del gioco d’azzardo, soprattutto on-line, sono tutti indicatori di una tendenza ormai diffusa, tra i giovani, a fare cattivo uso della loro vita….

Nella maggior parte dei casi sembra che i ragazzi vogliano adeguarsi a “quello che fanno tutti”, a “quello che sono tutti”, piuttosto che seguire le proprie personali inclinazioni nel costruire il proprio percorso di vita.

…Questo si manifesta infatti come una forma antisociale fine a se stessa che conferma come la presenza, a scuola o in un contesto sociale, di ragazzi in qualche modo “diversi” non viene quasi mai concepita come opportunità di confronto ed arricchimento, ma fatta oggetto o di indifferenza o di vere e proprie persecuzioni, in un rifiuto che non perdona la non omogeneità (per natura) o la non omologazione (per scelta).

…La nostra indagine, non a caso, rivela che i bambini e gli adolescenti, pur recependo le attese dei genitori e pur manifestando aspettative personali nel complesso convenzionali, considerano arduo il raggiungimento degli obiettivi di vita tradizionali come la laurea, un lavoro in linea con le loro vocazioni, il matrimonio ed i figli….

Il numero di messaggi inviati quotidianamente, il numero di foto scattate col cellulare, la sinfonia di suonerie udibile in qualunque contesto evidenziano come, spesso, l’sms, la foto o la chiamata vengano effettuate soprattutto perché è disponibile uno strumento che le rende facilmente praticabili, più che per uno scopo preciso.

…In questo senso proprio Facebook, uno dei maggiori fenomeni degli ultimi anni (vi partecipa il 71,1% degli adolescenti), rappresenta un ulteriore esempio emblematico delle potenzialità spesso sprecate dei nuovi media. I nuovi mezzi di comunicazione troppo spesso amplificano i comportamenti devianti, come denunciato dalle bravate e dagli atti di bullismo ripresi col telefonino e messi on-line o dal cattivo uso che alcuni fanno dei social network e delle chat….

Questo senso generale di sfiducia ed estraneità nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni e della politica stessa, che talvolta sfocia chiaramente in disprezzo, blocca in anticipo nei ragazzi ogni desiderio di partecipare attivamente alla vita sociale, e di divenire quindi protagonisti ed attori di una parte del loro futuro.

…Di fronte a questa parziale esclusione, che mina in modo preoccupante la speranza dei giovani nel futuro, è allora auspicabile il recupero di un approccio – quello che ha caratterizzato ad esempio i ragazzi di alcune generazioni precedenti – che spinga, di fronte ad un contesto difficile ed incerto, non alla rassegnazione ma all’impegno per l’affermazione dei propri ideali e dei propri valori.

…Oltre a presentare una fotografia dei bambini e degli adolescenti di oggi, dei loro comportamenti a rischio come delle loro potenzialità, il presente volume si propone di indagare la famiglia, la scuola e la società, quali contesti educativi in cui i giovani sono immersi, che da un lato presentano innumerevoli fattori di rischio per il loro sviluppo, e dall’altro sono responsabili della loro tutela.

Scarica il volume completo del Xº Rapporto Nazionale Infanzia e Adolescenza – EURISPES (84 pagine)

11:56 – 04/07/09 – L'OCSE boccia la scuola italiana: ma è una bufala.

di Girolamo De Michelebaro.jpg

Il fatto: martedì 17 giugno sono stati presentati i risultati di due ricerche, TALIS 2008 e Economics Survey of Italy. Con un curioso intermezzo (vedi qui): ai presenti è stata prima distribuita, e poi ritirata una cartelletta contenente le sintesi e degli abbozzi di traduzione delle ricerche. Un comunicato del Ministero, e un articolo sul Corriere della Sera con ampi virgolettati (un pelino più distaccato quello su La Stampa), ci informano che con queste ricerche l’OCSE ha bocciato la scuola italiana, valutando positivamente l’operato del Ministro. Altri giornali, su carta e on line, grandi piccoli, piccolissimi riprendono – addirittura con taglia-e-incolla spudorati – la notizia.

Che però è falsa.
In sintesi: il Ministro spaccia per nuovi dati che sono vecchi, confonde il primo rapporto col secondo, e il secondo con uno ancora da stilare. E fornisce dati non veritieri. Che però i giornalisti italiani, in barba alla deontologia professionale e al controllo rigorosa delle fonti, prendono per veri: se lo dice il Ministro…
Bene: la verifica l’abbiamo fatta noi. Quello che segue è l’esito della nostra verifica dei poteri. Con, in Appendice tutti i link per chi volesse verificare come stanno le cose.

Di cosa si tratta?
Di due distinte ricerche. E di una terza che ancora non esiste.

L’OCSE, intanto: un organismo di ricerca e sviluppo. Che non è un istituto di ricerca e analisi didattica o pedagogica. Se l’OCSE deve scegliere tra due parametri, quello cognitivo e quello economico, non ha dubbi: all’OCSE non interessa la maggiore istruzione possibile, ma la più fruttuosa (su standard economici) al minor costo.gioco_prestigio.jpg E i dati OCSE sono spesso coerenti con precisi orientamenti politici, grazie a un sapiente uso dei parametri. Ad esempio, l’OCSE, in base ai propri parametri, valuta negativamente il sistema previdenziale italiano, il cui saldo è invece positivo, cioè in attivo (cfr. qui).
Teniamolo presente.
L’OCSE produce un certo numero di rapporti, analizzando dati rilevati in proprio su un numero piuttosto alto di paesi. Non solo dell’Unione Europea: l’insieme dei paesi dell’area OCSE è, su certi temi, piuttosto disomogeneo, mettendo insieme buona parte dell’Europa, Brasile, Stati Uniti, alcuni paesi asiatici. Il risultato è che i dati OCSE non coincidono con i dati dell’Unione Europea.
Teniamo presente anche questo.
Sul sistema dell’istruzione, l’OCSE ha un proprio rapporto, Education at Glance. Ma EaG 2009 non è ancora stato elaborato.

Cosa è stato presentato il 17 giugno? Un rapporto economico che contiene un capitolo sull’educazione, basato su vecchie cifre, e un nuovo rapporto, TALIS 2008.
Cos’è TALIS 2008? Un rapporto che indaga i metodi, le aspettative, le percezioni di sé degli insegnanti: non del sistema scolastico, degli insegnanti. In modo più esplicito: «Talis non misura l’efficacia degli insegnanti o delle diverse pratiche d’insegnamento. L’inchiesta mette invece in rilievo le differenze tra i profili delle pratiche d’insegnamento, le attitudini e le convinzione nei diversi paesi partecipanti» [«TALIS will not measure the effectiveness of teachers or of different teaching practices. Rather, it will contrast profiles of teaching practices, attitudes and beliefs among the participating countries», Summary, p. 3]. TALIS 2008 non fornisce i dati che il Ministro presenta come nuovi, e che dovrebbero supportare le affermazioni dell’OCSE nel cap. 4 di Economics Survey of Italy. Questi nuovi dati potrebbero essere contenuti nel prossimo EaG 2009, ma al momento non esistono: il Ministro lo lascia credere (e i giornalisti italiani ci credono) con un accorto giro di carte sul tavolino.

E così due rapporti (reali) + uno (virtuale) diventano “Il rapporto OCSE”.
Tre rapporti, tre carte: venghino, signori, venghino, guardino le tre carte, dov’è il rapporto sulla scuola, sotto la uno, sotto la due, sotto la tre?

Chiarito questo, vediamo, punto per punto, cosa sostiene il Ministro muovendo
…… le carte con consumato mestiere.

1. Il “Rapporto OCSE” attesta le cattive performance della scuola italiana: «per esempio, gli studenti italiani di 15 anni sono indietro di 2/3 di anno scolastico nelle scienze rispetto alla media europea».

Cattive performance della scuola italiana? Parliamone.
In primo luogo, teniamo presente che le pagelle OCSE «sono notificate con accertamenti tramite test (quiz): come le olimpiadi della memoria di Conti e Scotti nei loro giochi serali» (Franco Frabboni, Sognando una scuola normale, Palermo, Sellerio, 2009, p. 114).

Ciò premesso, entriamo nel merito. L’OCSE non tiene conto delle numerose indagini internazionali sull’apprendimento, ma utilizza un proprio sistema di valutazione, il PISA. La cui attenzione non si focalizza tanto sulla padronanza di determinati contenuti curricolari, ma piuttosto sulla misura in cui gli studenti sono in grado di utilizzare competenze acquisite durante gli anni di scuola per affrontare e risolvere problemi e compiti che si incontrano nella vita quotidiana e per continuare ad apprendere [da Cos’è il PISA?]: il PISA valuta non tanto il sistema scolastico, quanto l’humus culturale e sociale della società in cui si vive. Si noti che i dati PISA riguardano gli studenti quindicenni, indipendentemente dall’ordine di studi seguito; ma in molti paesi OCSE a 15 anni si è a 2 anni dalla fine del ciclo di studi, non a 3, come in Italia: l’esempio citato dal Ministro sulle scienze è particolarmente infelice. E si noti che il punteggio negativo ottenuto dall’Italia è un dato statistico: se esaminiamo le singole regioni, notiamo che la maggioranza delle regioni italiane sono al di sopra degli indici OCSE (sulle competenze scientifiche, ad esempio, 7 su 12). A conferma che i risultati negativi dipendono non dal sistema scolastico in sé, ma dai diversi contesti ambientali, come lo stesso rapporto Economics Survey of Italy riconosce in apertura del cap. 4: large differences in pupils’ performance between regions, which may reflect socio-economic conditions rather than regional differences in school efficiency.

Ma soprattutto, l’OCSE e il Ministro non tengono conto di ben altre rilevazioni sugli apprendimenti, che danno risultati buoni, e talvolta lusinghieri: come il PIRLS 2006 (Progress in International Reading Literacy Study), che colloca la scuola elementare in posizione di eccellenza nel mondo; come il TIMSS 2008 (Trends in International Mathematics and Science Study), che sulle specifiche competenze scientifiche e matematiche conferma i risultati del PIRLS nella scuola primaria. Ad esempio, nelle competenze scientifiche gli studenti italiani sono secondi, in Europa, alla sola Ungheria.
OCSE e Ministro utilizzano un singolo dato, lo decontestualizzano e lo generalizzano su tutta la scuola, senza distinzione di ordine di studi e realtà locale. E la stampa italiana ripete in coro: l’OCSE boccia la scuola italiana.

2. Il Rapporto OCSE ci dà ragione

Così dice il Ministro. Che in questo modo fa passare per un’idea dell’OCSE la propria anticostituzionale idea di sottrarre fondi allascuola pubblicap er finanziare la scuola privata. Ignorando forse che l’OCSE stesso definisce la peggiore d’Europa e una delle peggiori del mondo, con buona pace del Ministro. Che è stato messo lì per eseguire il programma di tagli ideato dall’OCSE e vidimato dal Ministro Tremonti.
faccia_culo.jpgImmaginate un allenatore di calcio, poniamo del Milan, messo lì al posto del precedente per mandare in campo la formazione scritta dal Presidente; il quale ha provveduto a vendere un giocatore, poniamo Kakà, la cui presenza toglieva spazio al di lui pupillo Ronaldinho. Immaginate questo Presidente dichiarare ad agosto, senza alcun riscontro concreto, che il Milan con Ronaldinho in campo è senz’altro più forte rispetto al passato. E adesso immaginate l’allenatore dichiarare: sono felice, perché il Presidente mi dà ragione. E immaginate una stampa servile riportare questa affermazione con titoli a tutta pagina.
Credete sia possibile? Se pensate di sì, siete in Italia.

3. Il Rapporto OCSE parte dalla constatazione che l’assenza di chiare informazioni sulla valutazione degli studenti e dell’intero sistema, dai docenti all’amministrazione centrale, è stata la causa principale delle cattive performance”

Peccato che questo virgolettato non corrisponda all’apertura del cap. 4 di Economics Survey of Italy. Il rapporto sostiene infatti una cosa diversa: che i dati potrebbero essere incoerenti rispetto alla maggior parte delle nazioni dell’area OCSE a causa di una differente o non uniforme rilevazione [«Either the national examinations assess very different aspects of achievement from PISA, or the national assessment system is not applied uniformly»]. Dopo di che il rapporto OCSE sostiene che un sistema di rilevazione obbligatorio, e non facoltativo, agganciato a meccanismi premiali o punitivi potrebbe avere effetti positivi sul sistema dell’istruzione italiano, mentre attualmente there are no consequences for either teachers or schools attached to the degree of success in meeting the objectives. In punta di logica, è persino banale notare che non si può dedurre da un’ipotesi (è probabile che un sistema di incentivi e punizioni…) un fatto, né un antecedente da una conseguenza.

Ma non è il caso di fare accademia: i fatti hanno il vizio di avere la testa dura. Il sistema di valutazione è facoltativo anche in quei livelli e ordini scolastici che eccellono per competenze non solo in Europa, ma nel mondo: cosa che non potrebbe darsi, se il falso sillogismo ministeriale fosse fondato.

4. Il Rapporto OCSE dimostra che «il costo più elevato dell’istruzione italiana è ampiamente dovuto al rapporto insegnante per studente, che è del 50% più alto (9,6 insegnanti ogni 100 studenti in Italia, rispetto a 6,5 insegnanti nell’area OCSE)

mandrake.gifDomanda: perché il costo dell’istruzione dev’essere misurato sul rapporto insegnanti-studenti, e non su quanto si spende effettivamente?
Risposta: perché in questo modo apparirebbe chiaro che l’Italia è uno dei paesi che meno spende per l’istruzione. Ma prima, vediamo come stanno le cose sulla presunta eccedenza di insegnanti nella scuola italiana.

Intanto: 6.5 nell’area OCSE, ma 7.5 circa nell’Unione Europea (nei 19 paesi che ne facevano parte nel 2007). E di nuovo: perché il paragone dev’essere fatto con un’area disomogenea come l’OCSE, e non la più congrua e coerente (anche in termini di progettazione e obiettivi) area UE? Mah…
Vediamo adesso qual è davvero il rapporto insegnanti-studenti. Non si capisce da dove il Ministro estrae questo 9.6 che permette di denunciare un tondo «50% più alto».
Gli studenti italiani nel 2008-2009 [fonte: il rapporto del Ministero La scuola statale: sintesi dei dati 2009]) sono 7.768.071, i docenti di ruolo 725.173. Ma in Italia si considerano docenti anche gli insegnanti di sostegno (87.190), perché sono pagati dal Ministero dell’Istruzione, mentre in Europa no, perché pagati dai ministeri della sanità. E dunque correttezza vuole che, se non vengono conteggiati nei dati OCSE, non devono esserlo neanche nei dati italiani. Non inventiamo niente: ogni serio studio, dal ministeriale Quaderno bianco sull’istruzione 2007 al Rapporto sulla scuola in Italia 2009 della Fondazione Giovanni Agnelli (Bari, Laterza, 2009), compie questa sottrazione. E lo stesso deve valer per gli insegnanti di religione (25.931), una peculiarità tutta italiana (che fino al 2005 non erano conteggiati perché non pagati dal Ministero dell’Istruzione). I docenti di ruolo comparabili con i loro omologhi di altri sistemi scolastici scendono così a 612.032, con un rapporto insegnante-studente pari a 7.8: quasi in linea con il 7.5 della media europea.

Se non ché, in molti paesi dell’UE e dell’OCSE esiste un sistema d’istruzione post-secondario non universitario, che in Italia non c’è: il sistema italiano distribuisce i suoi insegnanti su 3 livelli scolastici, i paesi dell’area OCSE su 4. Per riprendere il paragone calcistico, è come comparare una squadra che gioca col 4-4-2 con una che gioca col 4-3-1-2, e sostenere che la prima ha troppo giocatori, perché ne impiega 10, contro gli 8 dell’altra: bizzarro davvero, un Ministro che si straccia le vesti sulle cattive competenze matematiche degli studenti, e poi dà prova di scarsa competenza nella lettura dei dati.

E adesso vediamo quanti sono effettivamente i soldi spesi per la scuola. Emanuele Barbieri, già dirigente del Ministero dell’Istruzione, in Tagli e pretesti, un’utile sintesi del rapporto ministeriale La scuola in cifre 2007, comparando dati del Ministero, dell’ISTAT, del Bilancio dello Stato e dell’OCSE, conclude che «dal 1990 al 2007 la quota di risorse destinate al MPI o al MIUR per l’istruzione è passata dal 3,9% al 2,8% del PIL (-1,1% pari 16,9 miliardi di euro). Negli ultimi 10 anni la riduzione è stata pari allo 0,2% (3,07 miliardi di euro)» (per il dettaglio rimandiamo ai grafici 1 e 2 del rapporto). E la stessa OCSE, in Education at Glance 2008 (Tabella B3.3, p. 254) rileva che lo share di spesa pubblica per l’istruzione dell’Italia (69.6% nel 2005: nel 1995 era 82.9%) è inferiore tanto alla media OCSE (73.8%), quanto a quella dell’UE (81.2%).

5. Il “Rapporto OCSE” dimostra che «le principali cause di disturbo alle lezioni sarebbero le intimidazioni o le aggressioni verbali verso altri studenti (30%), seguono le aggressioni fisiche tra studenti (12,7%), le aggressioni agli insegnanti (10,4%), ma anche i furti (9,1%) e per ultimo il problema della diffusione di droghe e alcol (4,5%)»

tototruffa.jpgEbbene sì: non poteva mancare un implicito richiamo al virus del bullismo che starebbe devastando la scuola italiana, con buona pace delle ricerche che dimostrano il contrario.
Peccato che, di nuovo il rapporto TALIS 2008 non dica questo. Intanto, i dati si riferiscono alla «percentuale di docenti della scuola secondaria inferiore che lavorano in scuole i cui dirigenti riferiscono che le principali cause di disturbo sarebbero determinati comportamenti degli studenti» [«Percentage of teachers of lower secondary education whose school principal considered the following student behaviours to hinder instruction “a lot” or “to some extent” in their school»]: questi dati rilevano quindi la percezione dei dirigenti, non fatti appurati.
Ma soprattutto, si omette il dato medio dell’area OCSE, il cui confronto consente di dire se il clima scolastico (percepito dai dirigenti scolastici) nella scuola italiana è migliore o peggiore. Bene, ecco i dati [Tabella 2.8, pag. 46 di TALIS 2008]:

furti: Italia 9.1%, media OCSE 15.3%;
intimidazioni o le aggressioni verbali verso altri studenti: Italia 30%, media OCSE 34.3%;
aggressioni agli insegnanti: Italia 10.4%, media OCSE 16.8%;

aggressioni fisiche tra studenti: Italia 12.7%, media OCSE 15.9%;
diffusione di droghe e alcol: Italia 4.5%, media OCSE 10.7%.

E se invece della percezione dei dirigenti scolastici prendiamo in esame la percezione dei genitori? Per non sbagliare, usiamo ancora una fonte OCSE, tanto gradita al Ministro: Education at Glance 2008 [tabelle A6.2b. e A6.2C. pp. 130-131].

Percentuale dei genitori italiani che si dichiarano soddisfatti o molto soddisfatti della disciplina scolastica [«satisfied with the disciplinary atmosphere in the school»]?
80.9%: inferiore in Europa al solo Lussemburgo, e nell’area OCSE solo a Nuova Zelanda e Turchia.
Percentuale dei genitori italiani che ritengono che la scuola svolga un buon lavoro educativo [«The school does a good job in educating students»]?
92.1%: al vertice dell’intera area OCSE alla pari con la Nuova Zelanda.

Come vede chiunque si prenda la briga di verificare i dati forniti, i fattori di disturbo e gli episodi riconducibili al fenomeno del bullismo sono sensibilmente più bassi della media.

E allora, di cosa stiamo parlando?
Di un Ministro che non è all’altezza del proprio programma, ma il cui programma è all’altezza del proprio cognome?
Di giornalisti la cui faccia è all’altezza del Ministro, ma non del proprio specchio?

Appendice: Link dei rapporti citati (in pdf)enterogelmini.jpg

TALIS 2008
Economics Survey of Italy
Education at Glance 2008
La scuola statale: sintesi dei dati 2009
Tagli e pretesti
Quaderno bianco sull’Istruzione 2007
PIRLS 2006
TIMSS 2008