Il finanziere dona 35 milioni ai figli di famiglie povere
Pubblicato da Francesco Semprini
Soros Filantropo a New YorkNEW YORK – La scuola non si deve abbandonare. È l’imperativo con il quale George Soros ha presentato «Back-to-school», il programma di sostegno volto a consentire alle famiglie più povere di New York di mantenere i propri figli a scuola. Un progetto di grandi dimensioni nel quale il finanziere ha investito 35 milioni di dollari attraverso l’Open Society Institute, l’organizzazione filantropica di cui è presidente. «Anche in un momento difficile per l’economia americana, iniziare bene l’anno scolastico è la chiave per il successo di tutti i bambini – ha detto Soros nel corso del simposio organizzato presso la Scuola pubblica numero 208 di Harlem – Quando io ero uno studente dopo la Seconda guerra mondiale non avevo soldi, così mi è stato offerto aiuto per gli studi ed oggi mi rendo conto di quanto è stato importante. Ecco perché ritengo che tutti debbano avere la stessa opportunità».
La donazione di Soros viene gestita dall’ufficio statale che si occupa dei programmi rivolti alle famiglie più povere e si inserisce in un progetto che prevede lo stanziamenti di altri 140 milioni di dollari in fondi federali previsti dall’American Recovery and Reinvestment Act varato dal presidente Barack Obama questo inverno. Le famiglie con fasce di reddito più basso hanno diritto a ritirare 200 dollari per ogni figlio d’età fra i 3 e i 17 anni. Ciò avviene attraverso una carta prepagata da ritirare agli sportelli bancari o da richiedere tramite posta e che sarà utilizzata per le spese di mantenimento, cioè abbigliamento e materiale scolastico. Sin dalle prime ore del mattino di martedì centinaia di persone hanno atteso l’apertura degli istituti di credito dei cinque quartieri della City: «Sono soldi gratuiti», dice Alecia Rumph, 26 anni del Bronx con due figli alle elementari.
Lei e altre 300 persone erano in fila sin dalle prime ore del mattino davanti alla filiale Chase di Morris Park. «Grazie al cielo c’è gente come Obama e Soros», dice Teresa Medina di Brooklyn dopo aver ritirato 600 dollari per i suoi tre figli: «All’inizio credevo fossero solo chiacchiere, invece è tutto vero». «È la prima partnership di questo genere mai realizzata a New York e dimostra come pubblico e privato possono collaborare per il bene della collettività», spiega il governatore David Paterson. Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Michael Bloomberg: «La generosa offerta di Soros non solo aiuta i nostri bambini, ma è un importante stimolo per l’economia locale».
All’iniziativa hanno aderito anche alcune aziende come Staples, la catena di copisterie, e Payless, il rivenditore di calzature low-cost, che hanno messo a disposizione materiale e abbigliamento gratuiti o a prezzi scontati con convenzioni. Per Soros si tratta solo dell’ultima generosa azione filantropica negli ultimi mesi in ordine di tempo: a maggio aveva già versato al comune di New York 50 milioni per aiutare le famiglie più povere che sommati agli attuali 35 milioni costituisce una delle donazioni più sostanziose mai fatte da un privato in Usa a sostegno delle famiglie povere.
A giugno aveva inviato cento milioni per aiutare le comunità dell’Est europeo e dell’ex Unione Sovietica depresse dalla crisi. Negli ultimi 25 anni l’attività benefica della fondazione che dirige ha raggiunto i sette miliardi. Ma l’evento di Harlem è stato anche un’occasione per parlare di recessione per il finanziare secondo cui l’economia Usa ha toccato il fondo. «Ritengo che il piano di stimoli abbia fatto la differenza – ha detto Soros – Penso che avremo un terzo trimestre positivo grazie all’aumento della spesa del governo».
Mentre il governo regala soldi alla mafia e prende per i fondelli i precari della scuola
Sono usciti i contingenti per le immissioni in ruolo, numeri veramente da fame, 8.000 docenti ed 8.000 ATA a fronte di circa 140.000 incarichi annuali e 300.000 iscritti in graduatoria.
Ridicola la percentuale delle assunzioni rispetto al numero di cattedre vacanti (eccetto sostegno e scuola dell’infanzia), si parla del 10%, in molti casi anche molto meno.
Delle 150.000 assunzioni previste dalla legge Finanziaria del 2006, ad oggi sono stati assunti 75.000 insegnanti e gli 8.000 previsti per le prossime settimane lasciano un vuoto di 67.000 assunzioni nel triennio che si conclude.
La Gelmini dimostra tutta la sua falsità ed il suo cinismo; è stata messa al ministero senza avere alcuna competenza e capacità con un compito ben preciso: distruggere la scuola pubblica e mandare sul lastrico migliaia di famiglie.
Le sue riforme non hanno nulla di valido dal punto di vista pedagogico, servono solo a giustificare i tagli del vero ministro dell’Istruzione, Tremonti, che non ha nessun interesse alla qualità della scuola pubblica visto che un popolo ignorante è più facile da tenere sotto controllo da parte dei poteri forti.
Eppure i soldi per assumere ci sarebbero: il governo ha appena stanziato miliardi di euro per l’inutile e costoso Ponte sullo Stretto, e si parla di una nuova Cassa del Mezzogiorno: la mafia ringrazia, mentre i precari della scuola sono alla disperazione.
Ridicole le proposte del ministro di ammortizzatori sociali per i precari che non verranno mai realizzate visto che servono a tenere buoni i colleghi più ingenui che non hanno ancora capito l’olocausto a cui verranno destinati: a settembre molti precari, oltre a non avere ottenuto l’immissione in ruolo, si troveranno senza lavoro.
Il Coordinamento Precari Scuola invita alla mobilitazione tutto il popolo della scuola, docenti, genitori e studenti per dare vita ad un autunno non caldo, ma rovente !!!
Dialetti d'ItaliaPer il Carroccio i docenti devono conoscere la cultura della regione.
“La maggior parte dei professori in servizio al nord è meridionale”
E’ scontro e la riforma si blocca
Fini: “Valutare nel pieno rispetto dei principi fondamentali della Costituzione”
ROMA – I titoli di studio? “Non garantiscono un’omogeneità di fondo e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’insegnante”. Piuttosto, per gli aspiranti prof sarà decisiva “la conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare”, perché “non è possibile che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale”. La Lega, insomma, ci riprova. Con la deputata Paola Goisis che chiede che i criteri “padani” di selezione degli insegnanti vengano inseriti nella riforma della scuola ora all’esame della commissione Cultura della Camera.
Ma il resto della maggioranza non sembra essere d’accordo. E scatta il braccio di ferro tra il Pdl e il Carroccio. Il presidente della commissione, Valentina Aprea (Pdl), sospende il comitato ristretto e chiama in causa direttamente alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La Lega si oppone. E la riforma, per il momento, si blocca. Con il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ammonisce: “Durante l’esame della riforma la prima commissione e l’aula valutino il pieno e totale rispetto dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale. Si tratta di questione che non può essere opinabile ma che deve essere soltanto riferita a quel che c’è scritto nella Carta”.
“Noi avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola – dice la Goisis – Ma questa non è stata condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato all’esame della Commissione Cultura. Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che a un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante”.
Il capogruppo del Pd in commissione Cultura, Manuela Ghizzoni, critica l’atteggiamento del centrodestra: “Stupisce veramente la profonda spaccatura – sottolinea – L’istruzione è un tema troppo serio e non può divenire oggetto di pericolose incursioni ideologiche dal sapore tutto nordista”.
Isolamento da Mobbing La preside e quattro insegnanti del Liceo scientifico Copernico sono accusati di aver ordito una specie di complotto ai danni di una loro collega per farla trasferire: per questo ieri sono stati tutti rinviati a giudizio. Dovranno rispondere a vario titolo di falso materiale e ideologico, omissione e abuso d’ufficio.
PRATO. La preside e quattro insegnanti del Liceo scientifico Copernico sono accusati di aver ordito una specie di complotto ai danni di una loro collega per farla trasferire: per questo ieri sono stati tutti rinviati a giudizio. Dovranno rispondere a vario titolo di falso materiale e ideologico, omissione e abuso d’ufficio.
Una vicenda quantomeno sorprendente, che arriva davanti al giudice cinque anni dopo i fatti e quattro dopo la prima denuncia, e sulla quale sarà chiamato a pronunciarsi il Tribunale nel processo fissato per l’11 dicembre.
Le indagini della polizia hanno dato sostanza all’esposto presentato nel luglio 2005 dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo per conto della professoressa Rossana Cavaliere, insegnante di lettere al Copernico. La docente lamentava di essere stata oggetto di una forma di mobbing da parte della preside Lucia Napolitano, spalleggiata da un gruppetto di insegnanti (Patrizia Russi, Giacomo Bini, Saura Lascialfari e Alina Carbone, ora difesi dagli avvocati Roberto Montini, Gianfranco Nesi, Massimo Pagnini e Paolo Cappelli). Sembrava una storia come tante, che si possono comporre bonariamente. Invece gli accertamenti della polizia avrebbero trovato qualche riscontro che ha convinto il gup Anna Liguori a disporre il giudizio.
La professoressa Cavaliere, che dal prossimo anno scolastico insegnerà al Keynes, non piaceva ad alcuni suoi studenti, uno in particolare che non brillava nella sua materia. I genitori se n’erano lamentati con la preside e questo (ma probabilmente c’è dell’altro) avrebbe innescato una serie di azioni che poi si sono tradotte in quello che gli inquirenti hanno definito un «complotto». Tra le contestazioni agli imputati c’è di aver falsificato il verbale del consiglio di classe della III Hs tenuto il 7 maggio del 2004. L’ordine del giorno era «Valutazione», in pratica fu un processo alla professoressa Cavaliere. Il verbale (la cui minuta, sequestrata, non corrisponde alla versione finale) fu poi trasmesso al Provveditorato e innescò un’ispezione disciplinare ai danni della docente che si è conclusa senza alcun addebito. La preside Napolitano è accusata anche di omissione d’atti d’ufficio perché si sarebbe rifiutata di far vedere il verbale alla insegnante fino al 19 luglio.
Ma c’è di più. La polizia ha ascoltato una ventina di testimoni, compresi alcuni studenti, e sono emersi episodi poco chiari. Un paio di studentesse, rappresentanti di classe, sarebbero state convocate dalla preside che avrebbe tentato di convincerle a parlare male della professoressa Cavaliere (una delle due si oppose fermamente). Per questo la preside e uno degli insegnanti erano anche accusati di violenza privata, ma sono stati prosciolti perchè il reato nel frattempo si è prescritto (l’insegnante avrebbe ordinato alle due ragazze di dire che erano andate in segreteria anziché dalla preside).
Un testimone racconta che il ragazzo che più degli altri era entrato in conflitto con la professoressa Cavaliere, dopo aver ricevuto un richiamo, andò dalla preside accompagnato da uno degli imputati e tornò dai compagni ridendo e assicurando che la prof sarebbe stata trasferita in altre classi. Cosa che poi accadde davvero l’anno successivo. Un altro testimone riferisce di un’interrogazione alla quale il ragazzo non seppe rispondere e dette sulla voce all’insegnante.
Sembra che i colleghi della professoressa Cavaliere le dicessero che l’esuberanza degli studenti è un segno di malessere che va capito, mentre lei rispondeva che a tutto c’è un limite. Ma, ammesso e non concesso che l’accusa mossa ai cinque sia fondata, basta questo e le lamentele di un paio di genitori per innescare un complotto?
Tutti i Gusti sono Gusti... Editoriale di Davide Suraci.
Non si può non essere d'accordo con quanto scrive Luca Ricolfi su La Stampa. Quella che Ricolfi indica è tuttavia una piccola sfaccettatura di un problema ben più vasto senza la risoluzione del quale non sarà mai possibile cambiare rotta. A poco servirebbe, infatti, “insegnare qualcosa che a poco a poco, diciamo in una ventina d'anni, risollevi i nostri figli dal baratro cognitivo in cui li abbiamo precipitati” se non comprendiamo prima che non solo la scuola, ma anche la società italiana è precipitata in un baratro sociologico…
Sarebbe perciò molto interessante capire, dal punto di vista sociologico, quali sono state le cause di tale sprofondamento in cui sono precipitati la scuola e la società italiane. Non siamo sprofondati per caso e improvvisamente ma per gradi. Si è trattato infatti di un fatto evolutivo/involutivo strettamente correlato con i cicli di rinascita/distruzione che caratterizzano tutti i sistemi biologico-sociologici.
Basti pensare alle comunità di insetti che, come la maggioranza dei viventi, tendono a conservare la loro presenza sul territorio costruendo i nidi nei luoghi più sicuri. Già, ma chi dice loro che sono tali? Forse la scuola? Immaginate adesso una qualsiasi “comunità” di italiani alle prese con la gestione del proprio territorio “vitale” e fate il confronto…Domanda: gli italiani hanno veramente bisogno della scuola? A giudicare dai risultati ottenuti, sembrerebbe proprio di no; anzi, più la massa è liberata dalla facoltà del “non pensare” più essa è “funzionale” agli obiettivi del potere…Tanto più l'italico individualismo è riuscito a ritagliarsi la propria fetta di potere, tanto meno spazio è rimasto per la libertà degli altri di crescere e di evolversi…Per chi non l'avesse ancora capito, mi sto riferendo proprio al “pensiero dominante” quale “decisore culturale” prima ancora che politico, religioso od etico…
Purtroppo, il “pensiero dominante” di cui la nostra società è pregna possiede solo degli obiettivi di brevissimo termine e coincide con gli interessi di coloro che del valore dell'istruzione non sanno proprio che farsene.
In questa storia hanno barato tutti, fin dalla nascita di questa Repubblica: non è sufficiente, infatti, avere una buona Costituzione quando mancano i presupposti per metterla in pratica, quando i politicanti di turno si creano dei privilegi ad hoc, quando le istituzioni intendono dare il buon esempio mentre hanno le mani sporche di sangue.
Che cosa è possibile pretendere dai nostri studenti, dai nostri insegnanti, dalla nostra scuola, dalla nostra università, dalla nostra società, quando le nostre “istituzioni” fanno acqua da tutte le parti?
In tutto questo sembra esservi, purtroppo (ed è un fattore aggravante), una connivenza della nostra società con il potere più perverso nel senso che, lasciandolo fare, abbiamo avallato il suo operato e tutte le sue scelte.
Il valore dell'istruzione deve essere dunque posto prima di qualsiasi altro interesse politico-affaristico-religioso: non può essere barattato con nessuna “ragione di Stato” ed è un diritto umano nel suo più profondo significato, anche se la nostra Costituzione non ne fa alcun cenno. I primi segnali di una democrazia vacillante si manifestano quando il peggiore “sentire comune” si identifica nei “non-valori” dell'essere “qualcuno” e dell'avere per apparire…
Le scelte in materia di politica scolastica (come tutte quelle di politica in generale) – prendiamo una data di inizio (immediato dopoguerra ma potrebbe essere una qualsiasi della nostra storia) – sono da sempre (e volutamente) caratterizzate da obiettivi di brevissimo periodo e con finalità strumentali alla gestione del potere. Già, in Italia stiamo ancora subendo le conseguenze dei mancati appuntamenti con la democrazia perchè abbiamo perso (o perchè deve ancora nascere?) la facoltà di decidere individualmente (e collettivamente) dei nostri destini.
Purtroppo è ancora l'italico individualismo che ci ha fregato la democrazia.
Ricordate Padre Padrone? La nostra società, la nostra scuola e le nostre vite rappresentano il “Gavino bambino”, inerte spettatore delle scelte fatte dal padre, con la sola differenza che il “Gavino adulto” riuscirà a dire di no ma sarà poi tentato dal diventare, a sua volta, il “padre-padrone” di turno…
Report incontro delegazione Coordinamento Precari Scuola con VII Commissione Cultura a Montecitorio in data 15/07/2009.(In corsivo il commento della delegazione C.P.S.)
Come stanno giocando il governo e il PD contro il Coordinamento Precari Scuola...La delegazione del Coordinamento Precari Scuola (C.P.S.) – formata da otto portavoce, scelti su base della provenienza geografica, di tutti i coordinamenti di precari promotori del sit-in davanti Montecitorio del 15 luglio – ha incontrato, mentre l’iniziativa di protesta era i corso, i rappresentanti della VII Commissione Cultura, nelle persone della Presidente On. Valentina Aprea, e di quattro esponenti del PD, Coscia, LaTorre, Ghizzoni, Siragusa.
La delegazione ha portato a conoscenza della Presidente i tre punti programmatici del sit-in di protesta, indetto dal Coordinamento Precari Scuola, organismo nazionale auto-organizzato dei precari della scuola, autonomo da partiti e sindacati:
1. No ai tagli, previsti dalla Legge 133; 2. No al PDL Aprea; 3. Assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari su tutti i posti vacanti e disponibili in organico di diritto e di fatto.
La delegazione ha inoltre richiesto che la Presidente e i rappresentanti dell’opposizione si facciano portavoce presso il Governo della richiesta del Coordinamento Precari Scuola di aprire un Tavolo tecnico al fine di definire insieme ai rappresentanti dei precari un piano che arrivi, nel più breve tempo possibile, a realizzare il terzo punto programmatico.
La prima preoccupazione dell’On. Aprea è stata quella di lamentarsi con la delegazione dei presunti slogan lanciati durante il sit-in, offensivi verso la sua persona. Averle fatto presente che vivere da anni in una condizione di precarietà e rischiare a breve di non lavorare più, può giustificare un certo grado di esasperazione e di rabbia non sembra aver lenito la suscettibilità dell’Onorevole.
A seguire l’Aprea ha annunciato che il progetto di legge che porta il suo nome è in corso di modifica (probabilmente nella parte riguardante la possibilità per le scuole pubbliche di trasformarsi in fondazione) ma ne ha difeso l’impianto complessivo, sostenendo che esso ha lo scopo di trasformare, per ragioni di maggiore efficienza e qualità, il sistema di reclutamento delle future generazioni di insegnanti senza tuttavia toccare i diritti acquisiti dagli insegnanti attuali. Di conseguenza l’On. Aprea ha riferito alla delegazione di “aver proposto la non cancellazione delle attuali graduatorie provinciali” e di volersi impegnare per la “stabilizzazione” (ha parlato di stabilizzazione e non di assunzione) dei precari della scuola, sia abilitati, sia i non abilitati con vari anni di servizio. Alla nostra domanda su come questo “impegno” si possa conciliare con il piano di tagli predisposto da Gelmini/Tremonti ha risposto che quella è una questione che riguarda il Governo e non lei che è “solo una parlamentare” e che quindi non ha competenze a decidere. Viene spontaneo supporre che anche la sua proposta di “non cancellazione delle graduatorie”, in quanto proposta da “una semplice parlamentare”, rischia di non essere presa in considerazione dal governo. L’Onorevole, incalzata dalla delegazione, non ha dato per altro risposta su tempi e modi in cui intenderebbe concretizzare il suo “impegno per la stabilizzazione”, né ha dato una disponibilità personale sulla nostra richiesta di Tavolo tecnico. Il tempo concesso dall’Onorevole Valentina Aprea alla delegazione è stato molto breve e dopo pochi minuti si è accomiatata “per altri impegni urgenti”.
L’incontro è quindi continuato con le sole Onorevoli rappresentanti del PD, senza più la presenza di alcun rappresentante della maggioranza della VII Commissione Cultura. Le rappresentanti dell’opposizione hanno riferito che, in questo stesso giorno, nell’aula dei Deputati era in corso una votazione su alcune mozioni, presentate dal Partito Democratico proprio sul tema scuola e dai contenuti più favorevoli alle rivendicazioni del Coordinamento, mozioni tutte respinte dal governo, in particolare la richiesta di ripristino delle risorse finanziarie tagliate.
Le rappresentanti del PD si sono anch’esse lamentate per la leggera contestazione fatta dai precari in piazza all’ex Ministro dell’Istruzione del governo Prodi, Fioroni; esse hanno difeso l’operato del precedente governo di centro-sinistra sulla scuola e in particolare dell’ex ministro sostenendo che questi aveva in carica predisposto delle assunzioni poi fermate dal successivo governo di centro-destra e liquidando con un perentorio “sono favole” le consuete critiche, molto facili per altro da sostenere con prove documentate, al Fioroni-ministro per il suo piano di tagli al personale (anche se più modesto di quello della Gelmini) e la sua proposta, molto simile a quella avanzata oggi dall’On. Aprea, di permettere alle scuole pubbliche di trasformarsi in fondazioni. Che inconsciamente le Onorevoli del PD rimproverino soprattutto ai precari di avere buona memoria?
Le rappresentanti hanno ribadito la piena adesione del Partito Democratico ai tre punti programmatici del sit-in (a cui il Partito ha per altro aderito) salvo sostenere, in linea con le giustificazioni dello stesso governo, che “non ci sono i soldi per le assunzioni” [On. La Torre (?)]. Hanno denunciato l’assoluta chiusura del governo a qualsiasi trattativa e “apertura” alle proposte dell’opposizione sulla scuola e che nel Parlamento non ci sia più alcuno spazio per la discussione sui provvedimenti licenziati dal governo visto che questi li blinda quasi tutti con l’arma della “fiducia”. Anche sull’ultima uscita del governo sul “contratto di disponibilità” per gli insegnanti “tagliati” non c’è, secondo le rappresentanti, in realtà ancora nessuna proposta ufficiale, nulla di scritto. Hanno lamentato anche la scarsa partecipazione/mobilitazione degli ultimi mesi dei precari della scuola.
Il tono generale dell’intervento delle rappresentanti del PD è stato un po’ quello dello scarica-barile, pur se alcuni punti sono condivisibili: sul governo che non dialoga, sulla stampa controllata e che non dà spazio neanche al principale partito d’opposizione (persino il quotidiano “La Repubblica”, da sempre filo-centrosinistra, si sarebbe rifiutato di pubblicare un loro articolo sulla scuola), sulle altre opposizioni parlamentari dalla doppia faccia che in piazza appoggiano una cosa e in aula votano l’esatto contrario (riferimento a Di Pietro e l’Italia dei Valori, altro partito che ha dato la propria adesione al sit-in), sui sindacati che non fanno il loro dovere (“a chi lo dice!”) e trattano informalmente con il governo sui famigerati contratti di disponibilità; fino al più clamoroso degli scarica-barile: sui precari stessi che non si “mobiliterebbero abbastanza” per convincere/motivare/giustificare il PD verso un’azione più decisa in difesa dei loro interessi. (“voi precari dovete protestare di più, solo in quel caso noi potremo muoverci e fare qualcosa”). Può il principale partito dell’opposizione avere come unica strategia di azione sulla scuola quella di trovarsi degli alibi al proprio immobilismo?
Anche le rappresentanti del PD si sono mantenute fredde sulla nostra richiesta di Tavolo tecnico, adducendo che “non sarebbe possibile per legge”.
L’incontro tra la delegazione del Coordinamento Precari Scuola e i rappresentanti della VII Commissione Cultura si è concluso dopo circa due ore di colloquio.
Italiani Imbecilli...La Lega attacca i precari della scuola: ‘disadattati sociali‘
Nel gioco politico abbiamo spesso assistito allo scaricabarile, abbiamo visto e sentito addossare agli altri colpe ed errori. Questo soprattutto quando un partito o uno schieramento non ha argomenti concreti, logici e ponderati da proporre e tenta di farsi strada screditando l’avversario, con ogni mezzo. Ma quando a screditare è un partito come la Lega, allora siamo di fronte all’assurdo che si fa realtà e alla più triviale cultura, nel già esistente vuoto politico. L’ignoranza che si autocompiace, mentre tutti ridono.
In un evidentissimo impoverimento culturale e in una accertata catalessi del sistema Italia dovuta alle dissennate politiche di destra e all’attuale governo mafioso, come può la Lega -partito di governo- attaccare ciò che di buono c’è stato (e che ancora forse resiste) in questo Paese? Dopo che il governo ha già distrutto la scuola pubblica e mandato a spasso 42 mila lavoratori del settore (solo per ora), come può la Lega, oggi, accusare gli altri di questo sfacelo?
Secondo la Lega, i mali odierni della scuola derivano da quel mirabile processo di riforme che, grazie alla cultura del ’68, portò l’Italia a competere con i migliori sistemi di istruzione mondiali. Quindi, secondo la Lega, se la scuola necessita di riforme, è per colpa della politica di sinistra. Non solo, con la sua proverbiale raffinatezza e con ricercato ricamo lessicale, la Lega attacca tutti i precari, definendoli ‘disadattati sociali‘ e ‘pseudointellettuali‘, quindi ‘ignoranti’ graziati da ‘ridicoli corsi abilitanti’ (peccato che l’ultimo corso abilitante lo abbia promosso la Moratti, con la firma della Lega). Beh, se la parola ‘ignorante’ la pronuncia la Lega… è tutto dire!
La Lega non dovrebbe avere nessuna voce in capitolo nelle questioni di governo, sappiamo tutti in che modo è andata a governare, ricattando Berlusconi. Ma non dovrebbe avere voce in capitolo soprattutto perché è completamente immersa nel brodo di una spaventosa ignoranza, dove i suoi militanti attingono alla più barbarica enfasi, degna delle peggiori taverne longobarde del IV secolo!
A cascarci sono sempre i più boccaloni, quelli che si lasciano abbindolare dai facili ritornelli populisti e volgari e che non hanno ancora capito che nelle scuole italiane, se oggi si studiano i testi di Popper, di Argan, di Arnheim, di Benjamin e di molti altri intellettuali, lo si deve proprio alla cultura di sinistra sessantottina!