16:29 – 09/09/09 – Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti…

“Avevo proprio deciso di votare P.C.I. ma ora lo piglia in culo”Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana
Don Lorenzo Milani, Priore di Barbiana

In questi primi giorni di settembre, dopo la lunga pausa estiva, presidi e insegnanti hanno ripreso a lavorare, discutere ed incontrarsi nelle sedute dei Collegi dei docenti, nelle riunioni delle commissioni tecniche, nei Consigli di Istituto, per organizzare e progettare le attività didattiche curricolari e aggiuntive in relazione al nuovo anno scolastico. Ovunque, nelle case e nelle scuole fervono gli ultimi preparativi per l’imminente avvio delle lezioni. Il ministro, alti dirigenti e funzionari scolastici, varie figure di esperti gareggiano per lanciare qualche input, offrire consigli preziosi agli insegnanti, indicare ed illuminare la “retta via” a chi, eventualmente, l’avesse smarrita.

Inoltre, gli insegnanti precari hanno iniziato a ribellarsi e protestare in modo massiccio e compatto. Si tratta di una rivolta senza precedenti perché i licenziamenti di massa sono senza precedenti. Mai come in questo momento occorre stare al fianco dei lavoratori precari del mondo della scuola in un “autunno caldo” esploso con largo anticipo.

Si annuncia infatti un settembre infuocato nella scuola italiana, totalmente destabilizzata dalla “riforma” Gelmini, che in un botto solo ha lasciato 42mila persone senza lavoro, causando una vera macelleria sociale. E tutto per fare cassa, come detta Tremonti, e dirottare i finanziamenti alle banche e alle imprese private. In Campania, come in tutta Italia, i docenti precari hanno assaltato gli Uffici Scolastici Provinciali, in perfetto stile INNSE, avviando con forza una serie di vertenze mai conosciute in passato.

Nel frattempo continuano ad essere alimentate ideologie cariche di pregiudizi e veleni piccolo-borghesi. In seguito ad una martellante campagna demagogica e diffamatoria è inevitabile che si scatenino polemiche e piovano accuse che screditano il corpo docente, già mortificato da tempo. Stiamo parlando di una categoria professionale chiamata ad assolvere il difficile compito di educare e istruire le future generazioni, di formare i cittadini del futuro, per cui meriterebbe maggior rispetto e considerazione. Simili campagne ideologiche e strumentali sul presunto “parassitismo” dei lavoratori statali non costituiscono una novità. Inoltre mi indignano, nella misura in cui celano interessi affaristici e mercantilistici. Insomma, oltre al danno c’è anche la beffa.

Le retribuzioni salariali degli insegnanti italiani sono tra le più basse in Europa. Peggio di noi stanno solo i colleghi greci e portoghesi. Intanto, il governo in carica continua ad imporre pesanti tagli e riduzioni alle già misere risorse della scuola pubblica. Tutto ciò comporta e arreca gravi danni al budget finanziario riservato alla scuola pubblica, per dirottare i soldi verso altre destinazioni. Si pensi alle sovvenzioni stanziate per gli armamenti militari e ai contributi statali regalati alle scuole private.

Per quanto mi riguarda continuerò a seguire il principio riassunto nella frase contenuta in “Lettera a una professoressa”, scritta dai ragazzi della scuola di Barbiana del maestro don Milani: “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Un concetto che richiama una visione anomala e anticonformista (diciamo pure antiborghese) della democrazia, riferita alla scuola e all’intero ordinamento sociale. La nostra è una scuola di disuguali inserita in una società sempre più disuguale, laddove pesanti disuguaglianze materiali e sociali sono destinate ad aggravarsi ulteriormente.

Dinanzi a simili sperequazioni economiche e sociali, di fronte ad allarmanti situazioni di crescente disagio e bisogno materiale, riconducibili alle nuove povertà e alle contraddizioni derivanti dai massicci fenomeni migratori provenienti dal Terzo mondo, la scuola non è attrezzata e preparata a fronteggiare tali emergenze, anzitutto per ragioni di ordine finanziario già spiegate in precedenza.

Ogni valida azione è affidata alla buona volontà, alla capacità, allo zelo spontaneo (altro che fannulloni) degli insegnanti, all’iniziativa autonoma delle istituzioni scolastiche e dei lavoratori – docenti e non docenti – che operano nelle scuole pubbliche. La cosiddetta “democrazia” non può ridursi ad un’ipotetica offerta di “pari opportunità”, esplicandosi in un’arida ed insufficiente prassi di uniformità distributiva delle risorse, così come avviene nel modello finora adottato di welfare universalistico e indifferenziato.

Al contrario, occorre rilanciare e rafforzare l’attenzione verso l’uguaglianza e la giustizia redistributiva del reddito sociale, intese in termini di equità sociale e redistribuzione delle ricchezze, possibili solo in un altro assetto del welfare e dell’ordinamento statale e sociale, che sia in grado di fornire “a ciascuno secondo i propri bisogni” e chiedere ad ognuno “secondo le proprie possibilità”. Il che significa rivoltare l’organizzazione sociale esistente, ridefinire e capovolgere l’idea stessa e la prassi finora applicata e conosciuta di democrazia, di scuola e di Stato sociale.

Di Lucio Garofalo

13:57 – 09/09/09 – Giorgio Stracquadanio e la S(q)uola I(TAGLI)ana..

Video Courtesy TerritorioScuola – Servizio di Claudio Messora

Giorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24.

Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.»

Ma non è Pereira..
Ma non è Pereira..

Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero?  Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:

  1. Scuola materna: per la prima volta supereremo il milione di bambini. 28 mila in più dell’anno scorso. Una media di quasi 24 bambini per classe.
  2. Scuola media: da settembre ci saranno 18 mila studenti in più. Contestualmente, ci saranno ben 120 classi in meno.
  3. Scuola superiore: Dai 21,8 alunni per classe dello scorso anno, si passa a 22,1 alunni. Ci saranno classi con più di 30 alunni, esclusi uno o più eventuali alunni disabili.
  4. Disabili: sarà l’anno record per la presenza di alunni disabili: oltre 178 mila contro i 176.000 dell’anno scorso. Gli insegnanti di sostegno, tuttavia, restano invariati: 90.469.

Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.»

O è lui che questi numeri non li dà?

Giorgio Stracquadanio dice: «Quello che deve essere chiaro a tutti è che la scuola ha smesso definitivamente di essere un ammortizzatore sociale, quello per il quale si va a scuola non perché si ha una vocazione a insegnare, si fa un concorso e lo si vince, ma per cui si cerca un posto qualunque e si spera in una sanatoria.»

Giorgio Stracquadanio dice che i precari non hanno vinto nessun concorso, e che scelgono la scuola come si sceglierebbe un posto qualunque. Ma è vero?

Nella scuola lavorano due tipologie di precari: quelli abilitati e quelli non abilitati. In entrambi i casi, sono inseriti in graduatorie stilate sulla base di titoli posseduti e quindi di una professionalità ritenuta idonea al ruolo da ricoprire. I precari abilitati hanno sostenuto un concorso, e in alcuni casi anche un corso propedeutico della durata di 1 o 2 anni, per ottenere l’abilitazione, ossia quel titolo con validità ministeriale che permette di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. I concorsi e i corsi per accedere a tali graduatorie, stilate per assegnare contratti a tempo indeterminato e determinato nella scuola, sono stati organizzati dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con la partecipazione delle università che hanno certificato conoscenze e competenze idonee per l’insegnamento di una precisa materia.
I precari abilitati hanno effettuato un lungo percorso verso il ruolo – l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Hanno acquisito conoscenze e competenze specifiche, certificate, in anni di servizi svolti anche in scuole diverse, spesso non percependo che 10 mensilità annuali.

Giorgio Stracquadanio dice: «Ci dobbiamo interessare a lungo di una cena a cui partecipa il presidente del Consiglio.»

Una cena, caro Stracquadanio, cui parteciparono:

  1. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio);
  2. Angelino Alfano (Ministro della Giustizia);
  3. Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi e parlamentare PDL)
  4. Carlo Vizzini (presidente commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica)
  5. Luigi Mazzella (giudice della Corte Costituzionale)
  6. Paolo Maria Napolitano (giudice della Corte Costituzionale)

Il 6 ottobre 2009 la Consulta giudicherà sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, che rende immuni le quattro più alte cariche dello stato dalla mano della giustizia. Il lodo Alfano porta il nome del commensale n°2; è stato scritto in toto, in parte, o con la fondamentale consulenza del commensale n°3; è già servito a salvare il commensale n°1 dal processo per corruzione sul caso Mills, e verrà votato dai commensali n°5 e n°6. Potrebbe essere stata l’ultima cena. L’ultima del nostro ordinamento democratico.

Giornalista: «Che cosa consiglia al professore qui presente (ndr: un insegnante precario di educazione fisica) che dopo 25 anni si trova a rischio di perdere il posto di lavoro?»

Giorgio Stracquadanio dice: «Io in questo momento sono un deputato. Tra 4 anni potrei non esserlo più. Sono un giornalista e non ho nessun giornale che mi attende. Non ho nessuna aspettativa. Cosa mi consiglia lei di fare, nel caso in cui io non venissi ricandidato, rieletto e perdessi il lavoro? Di darmi da fare a cercarne un altro. O sbaglio?»

Caro Giorgio Stracquadanio, …sbagli!

Fra 4 anni, al termine della legislatura, avrai la tua pensione da parlamentare.  Hai idea di quante famiglie di precari ci vivrebbero?

Fonte: Claudio Messora – ByoBlu.com

12:22 – 08/09/09 – Intervista al Prof. Alberto Marani

Prof. Alberto Marani - Liceo Scientifico A. Righi - CESENA
Prof. Alberto Marani - Liceo Scientifico A. Righi - CESENA

Intervista di Davide Suraci al Prof. Alberto Marani, Docente di Matematica presso il Liceo Scientifico A. Righi – CESENA.

Davide Suraci: Mobbing-bossing scolastico: l’informazione sui fatti è sufficiente?

Alberto Marani: Il mobbing scolastico è misconosciuto. Nessuno crede che esista. I motivi sono i seguenti.

1) La massa pensa che il mobbing sia caratteristico del rapporto di lavoro privato, dove il superiore è padrone, motivato a sottomettere e a negare diritti mosso da un proprio interesse economico diretto. Non crede quindi che un Dirigente pubblico sia motivato a maltrattare un dipendente o a negargli diritti.

2) La massa pensa che il settore pubblico, e a maggior ragione la scuola, sia il regno della legalità più assoluta. Nessuno immagina che i Dirigenti Scolastici sistematicamente si facciano beffe del Testo Unico delle Leggi sull’istruzione, e gestiscano la scuola praticando l’illegalità quotidiana.

3) Tutti si accorgono che chi sceglie di insegnare generalmente ha una certa statura morale, è una persona equilibrata, corretta nelle relazioni interpersonali. Pensano quindi che i dirigenti siano persone di questo tipo, anzi, siano i migliori insegnanti. Non vedono che era così 30 anni fa, mentre oggi l’unico effetto che si è avuto nel trasformare – per volere CGIL CISL UIL SNALS – i presidi in Dirigenti Scolastici, con stipendio raddoppiato e poteri accresciuti, è di selezionare individui ignoranti, senza valori e senza etica, attaccati solo… ai soldi , al potere e all’immagine, capaci di qualsiasi meschinità.

Davide Suraci: Quanto, l’opinione pubblica avverte questa ed altre patologie sociali?

Alberto Marani: Ecco perchè il mobbing dilaga nella scuola, ma la gente non lo sa.

Per capire la fenomenologia “nuovi dirigenti scolastici” nelle scuole superiori della provincia di Forlì-Cesena, bisogna partire dal fenomeno ASA-FOCE (associazione dei Dirigenti Scolastici della provincia).

Chi non l’ha ancora fatto cominci a leggersi e a fare conoscere questa tragicomica chicca:

http://digilander.libero.it/cobasfc/volantini08/vol_64_dirigenti_ubriachi.pdf

Si tratta della farneticante lettera in cui, come presidente dell’ASA-FOCE , la DS Paola Pezzi (Scuola Media via Ribolle FORLI’) espone quelli che secondo lei sarebbero i più urgenti problemi della scuola, e cioè che i bidelli sono AVANZI DI GALERA SPACCIATORI PEDOFILI E PERSINO…MALATICCI, e propone come soluzione poteri assoluti ai DS per assumere e licenziare il personale (!)

Intervista rilasciata via Facebook a Davide Suraci dal Prof. Alberto Marani.

13:10 – 06/09/09 – Linee guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilitá

Linee Guida Alunni con Disabilità
Linee Guida Alunni con Disabilità

Nel documento sono raccolte una serie di direttive che hanno lo scopo di migliorare il processo di integrazione degli alunni con disabilità. Elaborate sulla base di un confronto fra dirigenti ed esperti del MIUR nonché con la partecipazione delle Associazioni delle persone con disabilità, esse mirano a rilanciare il tema in questione, punto fermo della tradizione pedagogica della scuola italiana, e che tale deve essere anche in momenti di passaggio e trasformazione del sistema di istruzione e formazione nazionale.

Documento disabilità

Fonte: Erasmo’s Weblog.

15:54 – 05/09/09 – Quando il Professore Scassa

Il Prof. Angelo Scassa scrive:

La Rottura..
La Rottura..

Egregio Direttore,

Sono un ingegnere professore di ruolo di discipline meccaniche presso un istituto professionale statale di Torino, che costituisce una realtà dimensionalmente importante nel panorama della scuola in Piemonte con i suoi circa 1.000 allievi.

La mia vicenda personale è emblematica dello stato di paura in cui vivono i docenti italiani, che, anche per via del numero non indifferente di precari, sono usi ad obbedir tacendo. Ricordo che a dicembre dello scorso anno una collega di una scuola di Chieri, che su Internet aveva denunciato i pericoli della suo istituto, dopo il drammatico crollo di una controsoffittatura al liceo Darwin di Rivoli, in cui perse la vita uno studente, venne minacciata dal dirigente scolastico di licenziamento.

Credo infatti di essere uno dei pochi docenti italiani punito per aver denunciato gravi fatti gestionali della scuola in cui insegna in una conferenza stampa che tenni nel giugno 2008 in Piazza Montecitorio a Roma.

Sono pure reo di aver consentito a studenti maggiorenni di scioperare per sacrosanti motivi inerenti l’arbitrio organizzativo dell’istituto e lo stato pietoso dei laboratori.

Complessivamente mi sono stati recentemente comminati – con due decreti punitivi – 40 giorni di sospensione dall’insegnamento ed il blocco degli aumenti di stipendio per tre anni, il che significa oltretutto un danno economico stimabile complessivamente negli anni pari a 22.000 euro.

La mia preside ha richiesto un’ispezione durante la quale ragazzi palesemente impauriti hanno invece semplicemente ed unicamente dichiarato all’ispettrice che “abbiamo scioperato perché il 25 ottobre durante la lezione il prof. Scassa ha dichiarato che potevamo fare sciopero… Il professore ci ha così influenzato ed abbiamo deciso di scioperare”. Io non sono manco stato ascoltato.

Ho subito minacce, intimidazioni ed ingiurie assortite da parte di collaboratori e tirapiedi vari della preside.

Ho denunciato nella conferenza stampa incriminata fatti gravi che comprendono:

1) il depauperamento per centinaia di migliaia di euro del patrimonio tecnologico della scuola: è stato rottamato un impianto di produzione del valore di circa un miliardo e mezzo di vecchie lire, sono state sprecate decine di migliaia di euro per materiale informatico inservibile o mai consegnato, si è abbattuto un laboratorio di chimica costruito cinque anni prima per costruirvi un secondo bar;

2) gravi problemi di sicurezza: gli allievi sono stati spediti in laboratori a forte rischio per la sicurezza con pericolo di esplosioni, di collassi strutturali;

3) il taroccamento di crediti scolastici, attribuiti con errori ed in modo casuale, dietro disposizione del Dirigente Scolastico, che contribuiscono a definire il voto dell’Esame di Stato e possono quindi risultare determinanti per la promozione;

4) la gestione illegittima della scuola – per almeno un decennio non sono mai stati né letti né approvati i verbali dei collegi docenti, le elezioni per gli organi collegiali si svolgono in clima di intimidazione pesante per i candidati dissenzienti;

5) Una pianificazione sistematica del mobbing nei confronti di chi denuncia le porcherie che si verificano nella scuola mediante l’uso di tutti gli strumenti ritenuti all’uopo idonei, ivi comprese calunnie assortite. Un collega dissenziente, con pretesti, è stato addirittura cacciato dalla scuola.
Alcuni di tali episodi furono già oggetto di interrogazioni al Senato ed in Consiglio Regionale del Piemonte..

Qui la punizione è arrivata per direttissima, nessuna ispezione.

Ho scoperto da poco, e denunciato il fatto, che la mia preside per costruire la sua macchinazione e per discolparsi ha prodotto addirittura una serie di documenti grotteschi che sono a sottoscrizione palesemente falsa: lo ha fatto sia nei confronti dei suoi superiori – che comunque le parano il sacco – sia con i giudici che l’hanno indagata e che lei palesemente in tal modo irride.

Nella puntata di Report andata in onda il 19/4/2009 si trattavano casi di dirigenti scolastici che hanno rubato e sottratto fondi, rimasti impuniti al loro posto: purtroppo il ministro Gelmini, dinnanzi a queste sconcertanti vicende, rispondeva alla Gabanelli: “Ho le mani legate”. Da quanto si è visto nella trasmissione pare infatti che l’autonomia scolastica funzioni sul modello bolscevico: in questo caso gli Uffici scolastici regionali (Comintern) proteggono i dirigenti scolastici (capataz locali).

Personalmente ho fatto anche un piccolo miracolo: Berlusconi ha trasformato – con la sua vita privata – la sinistra in moralista e bacchettona, dopo decenni in cui aveva decantato le virtù dell’amore libero, io ho portato una storica dirigente di sinistra dell’Ufficio scolastico regionale, indagata per mobbing dalla Procura, a negare il diritto di sciopero agli studenti maggiorenni. Inoltre la sinistra burocratica della scuola mi ha punito a tempo di record con una grave sospensione per una conferenza stampa: davvero qui da una parte si tuona contro la mediacrazia berlusconiana, salvo poi, nel solco del miglior bolscevico, senza vergogna alcuna, arrivare alla censura del dissenso.

Lei, Egregio Direttore, di questo sfascio della scuola che ne pensa?
Le pare poco che nella scuola pubblica italiana non trovino cittadinanza i diritti, di espressione del proprio pensiero e di protestare, pacificamente sanciti dagli art. 21 e 40 della Costituzione?
Non ritiene utile un’indagine giornalistica in merito? Altro che insegnanti di religione di serie B: qui siamo tutti insegnanti di serie Z!

Prof. Angelo Scassa

Approfondimenti video: Puntata di Report andata in onda il 19/4/2009

12:00 – 29/08/09 – La Gelmini e il Nuovo Anno Scolastico.

di Lucio Garofalo

Maestro Unico
Maestro "Unico"

Esordisco con un promemoria per aiutare gli smemorati
. Ricordo che con un semplice articolo, inserito all'ultimo istante, l'art. 4 del decreto legge n. 137/2008 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, meglio noto come Decreto Gelmini, il governo ha reintrodotto la figura del “maestro unico”, azzerando trent'anni di organizzazione e buon funzionamento della scuola elementare. Un'istituzione che, in base alle statistiche internazionali, ha sempre dimostrato di funzionare molto bene, collocandosi ai vertici delle graduatorie mondiali.

Il Decreto è, a tutti gli effetti, una legge dello Stato, essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1° settembre 2008. Con l'inizio, ormai imminente, del nuovo anno scolastico, si annuncia una vera “rivoluzione” nell'assetto organizzativo e didattico della scuola primaria, una “riforma” imposta con una decisione unilaterale, senza alcun confronto con i sindacati e le varie componenti del mondo della scuola, senza consultare nemmeno il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, senza alcuna riflessione di natura teorica, giuridica e tantomeno pedagogica.

Il ministro ha pensato di imporre dall'alto la resurrezione del maestro unico, malgrado siano trascorsi all'incirca vent'anni da quando, con l'istituzione dei moduli organizzativi, questa figura è stata abolita, estendendo a tutta la scuola elementare le pratiche di collaborazione e condivisione di responsabilità tra i docenti, maturate nella sperimentazione del tempo pieno.

L'ordinamento della scuola elementare, fondato sulla pluralità docente, ha consentito agli insegnanti di affinare le proprie competenze didattiche, ha favorito la diffusione di uno spirito di cooperazione, rendendo la scuola elementare una comunità dialogante, ricca di risorse umane e professionali, di stimoli e conoscenze. La pluralità dei docenti, ossia dei modelli educativi, comportamentali e culturali, ha offerto un arricchimento in termini di atteggiamenti, valori e apprendimenti, maturando una crescente apertura verso la complessità multiculturale del mondo contemporaneo.

Ma non c'è solo la restaurazione del maestro unico a destare preoccupazione. Il ritorno all'antico sembra essere una moda, uno stile di questo governo, non solo sul fronte della politica scolastica. Appare chiaro che la Gelmini è una sorta di “ministro ombra” e che la politica scolastica la detta Tremonti. Ricordo un articolo che Tremonti ha inviato al Corriere della Sera il 22 agosto 2008, intitolato “Il passato e il buon senso“, in cui il ministro dell'economia anticipava i temi dei voti, dei libri di testo e del numero dei docenti per classe, indicando la linea da seguire alla Gelmini.

Sul piano occupazionale le conseguenze sono devastanti e si prospetta una vera macelleria sociale. Nel complesso è stato calcolato che il taglio di insegnanti solo nella scuola elementare, per effetto della restaurazione a regime del maestro unico, sommerebbe ad oltre 80mila posti, ma saranno i precari ad essere massacrati.

Pertanto, il governo insegue semplicemente un ritorno al passato che gli permetta di fare cassa, riscuotendo nuovi introiti a scapito della già malconcia scuola pubblica, mentre le risorse finanziarie vengono dirottate altrove. Scimmiottando con 30 anni di ritardo il modello anglo-americano, cioè le politiche neoliberiste che hanno ispirato le amministrazioni ultraconservatrici di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli USA, il piano del governo Berlusconi è di subordinare la scuola pubblica agli interessi e al servizio del mercato del lavoro. La conseguenza inevitabile sarà lo smantellamento della scuola pubblica, per concedere una formazione d'eccellenza ad una platea sempre più elitaria e procurare una manodopera crescente a basso costo proveniente dalle scuole pubbliche, riservate alle masse popolari.

Questo è ciò che senza indugi il duo Tremonti/Gelmini intende fare del sistema di istruzione del nostro Paese. Una scuola dove il binomio competenze/conoscenze viene cancellato e sostituito dalla voce abilità. Una scuola sempre più simile ad una sorta di “supermercato” dell’offerta educativa e sempre meno comunità educante.

12:19 – 16/08/09 – Maestra, ti sposi? E adesso ti licenzio!

Grosseto, 14 agosto 2009 – I bambini l’aspettavano, i genitori anche. Ma Federica Gentili, maestra nella scuola paritaria dell’infanzia Sant’Anna di Grosseto, a settembre non sarà più al suo posto. Ha deciso di sposarsi, e per lei in quell’istituto religioso non pare ci sia più posto. Così almeno nella interpretazione della suora che coordina la scuola e che si è già fatta scrupolo di comunicare la propria decisione ai genitori dei bambini. “Con molto rammarico – ha scritto in una lettera alle famiglie – devo annunciarvi che la maestra Federica Gentili non insegnerà più nella nostra scuola perché si sposa”.

Ignara di tutto e pronta a riprendere il servizio, l’insegnante è caduta dalle nuvole quando un genitore l’ha avvisata. “Non riesco a capacitarmi: mai uno screzio — dice — con la responsabile, con i colleghi, con i genitori. Amo il mio lavoro e voglio continuarlo. Adoro i bambini e non mi rassegno a perdere il mio posto. Pensi che, se ce ne fosse stata la necessità, sarei stata pronta a rinunciare al viaggio di nozze pur di non lasciare la classe. Proprio non riesco a capire”.

Ma possibile che il matrimonio sia la causa della fine di un rapporto di lavoro? I genitori dei bambini, che in modo compatto sostengono l’insegnante, sono corsi a scuola e hanno chiesto spiegazioni alla suora.

La risposta della religiosa è stata perentoria: “La decisione è stata presa e c’è già una sostituta. Federica ha fatto la sua scelta”. La scelta di sposarsi, per la cronaca, 175 anni fa, la fecero anche i coniugi Barolo che, con un atto di generosità, decisero di dar vita all’istituto Sant’Anna.

Inutili anche le considerazioni circa l’esigenza di una continuità didattica. “I bambini – hanno insistito i genitori – si trovano bene con Federica, il rapporto con la maestra è consolidato”.

“La suora -dice Federico, padre di uno dei bimbi – ci ha risposto che le insegnanti non devono star bene ai bambini, devono star bene a chi dirige la scuola”. Nessun ripensamento, quindi, e nessuna possibilità per la suora di riaccettere l’insegnante alla quale continuano ad arrivare dimostrazioni di affetto e di solidarietà.

Al telefono dell’istituto Sant’Anna risponde una religiosa che gentilmente fa sapere che la coordinatrice non c’è e che tornerà a settembre per la ripresa delle lezioni. Non è improprio parlare di muro contro muro, una situazione che Federica Gentili vorrebbe evitare. La maestra ha spiegato che la sua decisione di insegnare in quell’istituto è nata anche dalle sue personale convinzioni. Addirittura la sua volontà è quella di non creare casi che possano creare difficoltà alla chiesa grossetana.

È con questo spirito che ha chiesto ed ottenuto un colloquio con il vescovo di Grosseto, Franco Agostinelli.

In curia l’insegnante del Sant’Anna ha spiegato il caso e portato le proprie ragioni. Per il momento il vescovo ha preferito tacere si sa però che nelle stanze della chiesa grossetana la questione è al centro delle attenzioni.

E non si può escludere un intervento dall’alto che possa portare ad un chiarimento. Una svolta insomma che l’atteggiamento più soft maturato, dopo i primi difficili momenti, sembrerebbe non escludere.

Fonte: La Nazione – Grosseto – Licenziata dalle suore la maestra-sposa “Non riesco proprio a capacitarmi”.