19:35 – 01/10/09 – Malattia dei dipendenti pubblici: modificato il Decreto Brunetta

H1N1, effetti collaterali
H1N1, effetti collaterali

Con l’emanazione prima dell’estate da parte del Governo dell’ennesimo Decreto Legge, il n. 78/09, quello cosiddetto “anticrisi”, decreto che è stato convertito definitivamente in legge in questi giorni, il ministro Brunetta si “rimangia” quasi tutti i provvedimenti sulla malattia dei dipendenti pubblici. Questi provvedimenti furono fortemente voluti lo scorso anno al momento del suo insediamento come ministro della Funzione Pubblica ed inseriti all’art. 71 del DL n. 112 del giugno 2008, poi convertito in legge 133 nell’agosto 2008.

Queste le modifiche significative:

Esclusione dalle ritenute

Per il comparto sicurezza e difesa, nonché per il comparto dei vigili del fuoco, sono esclusi dalle ritenute per malattia tutti gli emolumenti a carattere continuativo correlati allo specifico status e alle peculiari condizioni di impiego di tale personale. Rispetto a questa modifica ribadiamo quanto già detto nel commento del 2 luglio: anche negli altri comparti del pubblico impiego vi sono emolumenti accessori legati allo status o ad una funzione che si svolge, e quindi, senza nulla togliere ai colleghi che spesso sono vittime di incidenti di servizio, evidenziamo che si crea un ulteriore diversificazione fra i dipendenti pubblici.

Certificazione della malattia

In merito alla certificazione della malattia si integra quanto prevedeva la legge precedente con l’aggiunta che, oltre al rilascio da parte di struttura sanitaria pubblica, va bene il rilascio anche da parte di un “medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale”.

Visite fiscali e fasce orarie

Viene soppresso il secondo periodo del comma 3 dell’art. 71 della legge 133/08. In questo modo sono ripristinate le precedenti fasce orario per l’accertamento della malattia (cosiddette visite fiscali) cosi come regolate dal contratto di lavoro: 10-12 e 17-19. Finalmente si cancella quella sorta di “arresto domiciliare” che imponeva ai malati di rimanere chiusi in casa tutti i giorni per ben 11 ore, dalle 8 del mattino alle 8 di sera, con una sola ora di aria dalle 13 alle 14. Si cancella in questo modo, grazie anche alle pressioni esercitate dai sindacati e dalla mole di contenzioso in atto, uno degli aspetti vessatori ed iniqui della norma voluta dal ministro. Una norma a nostro avviso illegittima anche perché creava disparità di trattamento tra settore pubblico e settore privato.

Permessi

Si abroga poi il comma 5, sempre dell’art. 71 della L. 133/08. Con questa abrogazione sono definitivamente escluse dalle ritenute tutte le altre forme di assenza diverse dalla malattia: permessi per maternità, permessi L. 104, donazione del sangue, ecc… In altre parole si cancella una parte significativa del “mostro” creato dal ministro.

Costi per gli accertamenti

Si chiarisce, infine, che: “Gli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia effettuati dalle aziende sanitarie locali su richiesta delle Amministrazioni pubbliche interessate rientrano nei compiti istituzionali del Servizio sanitario nazionale; conseguentemente i relativi oneri restano comunque a carico delle aziende sanitarie locali”. Con questa modifica gli oneri per l’effettuazione delle visite fiscali non saranno più a carico, ad esempio, delle scuole che non hanno in cassa un euro nemmeno per il funzionamento ordinario.

Le ritenute per malattia

Restano in vigore le trattenute sul salario accessorio per i primi 10 giorni di malattia. Riteniamo che sia una norma ingiusta perché colpisce le persone nel momento di maggiore fragilità, perché si applica solo ad alcune categorie all’interno del pubblico impiego e, per giunta, inutile perché non ha affatto limitato l’assenteismo. A questo proposito vogliamo ricordare che come FLC CGIL siamo impegnati anche dal punto di vista legale per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori contro questa norma iniqua e che produce discriminazione tra gli stessi lavoratori pubblici.

Pressato dalle proteste, sommerso da una montagna di contenziosi, alla chetichella il Ministro Brunetta è costretto a modificare le parti più controverse dei suoi provvedimenti. Una dimostrazione ulteriore che il livore ideologico con cui agisce e si esprime contro i presunti “fannulloni” è andato a scapito della competenza e della capacità di legiferare in modo utile e serio.

La realtà è che il ministro non è stato in grado di affrontare nessuno dei problemi veri che riguardano il funzionamento del servizio pubblico, a partire dalle risorse messe in finanziaria per il prossimo rinnovo contrattuale assolutamente insufficienti sia per adeguare i salari al costo della vita, che a riconoscere le professionalità di queste lavoratrici e lavoratori.

Da un ministro della repubblica auspicheremmo meno insulti e più serietà. Se si è capaci!

Fonte: Malattia dei dipendenti pubblici: modificato il Decreto Brunetta – FLC CGIL.

11:26 – 18/07/09 – Pisa: No ai Corsi Gratuiti.

La scelta dell’Università di Pisa di bandire corsi di insegnamento non retribuiti è un’iniziativa grave, che colpisce la dignità di coloro che prestano la propria opera intellettuale al servizio della formazione delle giovani generazioni. I provvedimenti della Gelmini, di per sé già preoccupanti, che hanno previsto la possibilità di attivare insegnamenti sia in forma gratuita che retribuita (pur senza specificare le modalità e l’entità di tale retribuzione) sono stati estremizzati dall’ateneo pisano, che ha deciso che la stragrande maggioranza dei corsi dovessero essere effettuati gratis. Noi sosteniamo invece che qualsiasi lavoro debba essere riconosciuto economicamente: lo dice la Costituzione (art.36) e lo dicono i diritti che vogliamo che ad ogni lavoratore siano assicurati.

Questo provvedimento sui corsi non retribuiti è ancor più grave se si evidenzia anche il fatto che a tenere tali insegnamenti possa essere anche personale “in formazione”: i precari della ricerca e della didattica, ossia dottorandi, borsisti, assegnisti, contrattisti. Siamo al paradosso di un’Università che prima nega ai dottorandi lo status e i diritti di lavoratori, considerandoli alla stregua di “studenti” che fanno ricerca, o che prima stabilisce che gli assegnisti non possano svolgere attività didattica e poi coinvolge i soggetti più deboli (e ricattabili dai baroni di turno) ad effettuare gratuitamente attività senza delle quali le facoltà non potrebbero andare avanti. All’Università chiediamo di scegliere: o il personale in formazione deve occuparsi solo di ricerca ed essere quindi esentato dall’insegnamento; oppure, se si ritiene che anche l’attività didattica debba far parte del processo di formazione di un ricercatore universitario, essa deve essere pagata in maniera congrua rispetto al servizio svolto.

Naturalmente, il provvedimento di cui ci troviamo a discutere è figlio dei tagli al sistema universitario portati avanti a livello nazionale dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Se l’università fosse stata finanziata come avviene in altri Paesi, avremmo oggi la possibilità di compensare i ricercatori per tutto il servizio svolto. Ciò che non possiamo accettare è che il prezzo dei tagli di Tremonti e Gelmini sia fatto pagare ai lavoratori universitari, in particolare ai precari già sottopagati e supersfruttati, a cui toccherebbero la gran parte dei corsi gratuiti.

I Cobas università di Pisa sono al fianco dell’Assemblea della Ricerca e della Didattica dell’Università di Pisa e sostengono la campagna rivolta al personale universitario per l’indisponibilità ad accettare insegnamenti gratuiti.

Nella scuola italiana accade qualcosa di simile ai tanti docenti precari che, non riuscendo a trovare lavoro presso gli istituti pubblici si vedono costretti ad accettare di lavorare presso scuole private spesso in forma gratuita o con compensi irrisori, pur di fare punteggio ed aspirare in tal modo ad un futuro meno incerto. Che forme simili di sfruttamento vengano sostenute anche dalle università pubbliche lo riteniamo del tutto inaccettabile.

Fonte: Pisa. No ai corsi gratuiti :: Il pane e le rose – classe capitale e partito.