01:13 – 07/04/11 – Fusione Fredda: Fisici Svedesi a Confronto con Rossi…

Tutti gli articoli e la bibliografia sulla Fusione Fredda.

Servizio di Daniele Passerini (Fonte: Blog 22 Passi d'Amore e Dintorni).

Cresce nel mondonemo propheta in patria – la consapevolezza di quanto sia rivoluzionario l'Energy Catalyzer (E-Cat) dell'ingegner Andrea Rossi. In attesa che l'Università di Bologna perfezioni e ufficializzi il contratto di ricerca (finanziato dall'inventore), lo scorso 29 marzo gli scienziati Sven Kullander e Hanno Essén hanno partecipato al test di un E-Cat, nella versione (più piccola di quella vista in precedenza) che verrà utilizzata per allestire le unità da 1 MW, che saranno immesse sul mercato entro l'anno. Col nullaosta di Ny Teknik ho tradotto in anteprima assoluta per l'Italia due articoli usciti stamattina (alle 7.30) sul sito di Ny Teknik e stampati sul settimanale tradizionale. L'articolo contiene il link per scaricare il report scientifico dettagliato della prova, compilato dai due accademici svedesi, che si conclude così: Any chemical process should be ruled out for producing 25 kWh from the content of whatever in a 50 cm3 container. The only alternative explanation is that there is some kind of a nuclear process that gives rise to the energy production.

Ny Teknik (Nuova Tecnologia) è un settimanale svedese che ospita notizie, dibattiti, annunci su tecnologia e ingegneria. Fondato nel 1967, è distribuito a ogni membro dell'Associazione Svedese dei laureati in ingegneria (fonte Wikipedia). Con 156.000 copie diffuse (fonte TS), 290.000 lettori (fonte Orvesto), 131.363 visitatori unici settimanali dichiarati dal sito http://www.nyteknik.se/, è la più importante rivista scandinava specializzata in tecnologia.

Mats Lewan, vive e lavora a Stoccolma. Giornalista scientifico, laureato in Fisica Ingegneristica presso lo Swedish Royal Institute of Technology, fa parte della redazione di Ny Teknik dal 2002 ed è reporter freelance di CNET Networks. Parla e scrive in svedese, inglese, italiano fluentemente (e in spagnolo e francese discretamente). è felicemente sposato con un'italiana.

Sven Kullander è professore emerito dell'Università di Uppsala nonché presidente del Comitato dell'Energia presso l'Accademia Nazionale delle Scienze. Hanno Essén è professore associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology svedese, nonché presidente della Skeptics Society svedese, in altre parole l'equivalente del CICAP in Italia.

I fisici svedesi sull'E-Cat:
“è una reazione nucleare”
traduzione di Daniele Passerini dell'articolo di Mats Lewan
Swedish physicists on the E-cat: It's a nuclear reaction
pubblicato in inglese (qui) e svedese (qui) oggi su Ny Teknik
(foto di Giuseppe Levi)

In un report dettagliato, due fisici svedesi escludono che reazioni chimiche possano essere la fonte di energia dell'Energy Catalyzer italiano. I due fisici hanno partecipato di recente a un nuovo test del dispositivo effettuato a Bologna.

Bologna, 29/03/11 – tre E-Cat small nudi accanto a quello utilizzato nel test

In qualche modo un nuovo tipo di fisica sta succedendo. è un enigma, ma probabilmente non sono coinvolte nuove leggi della natura. Noi crediamo che sia possibile spiegare il processo con le leggi della natura che sono note, ha detto Hanno Essén, professore associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology svedese e presidente della Skeptics Society svedese.

Essén e Sven Kullander, professore emerito presso l'Università di Uppsala nonché presidente della Commissione Energia dell'Accademia Reale Svedese, il 29 marzo hanno partecipato a Bologna, come osservatori, a una nuova prova del cosiddetto Energy Catalyzer, che potrebbe basarsi su un fenomeno di fusione fredda o di LENR (Low Energy Nuclear Reaction), cioè reazione nucleare a bassa energia.

Erano presenti l'inventore del dispositivo, Andrea Rossi, il suo consulente scientifico Professor Sergio Focardi, il Dottor David Bianchini e il Dottor Giuseppe Levi, i due fisici dell'Università di Bologna che parteciparono alla prima dimostrazione pubblica dell'E-Cat il 14 gennaio 2011 a Bologna.

La nuova prova è stato condotta in modo molto simile a quella di gennaio e si è protratta per quasi sei ore. Secondo le osservazioni di Kullander ed Essén, è stata generata una energia totale di circa 25 kWh.

In una relazione dettagliata (scaricabile da qui), i due scienziati scrivono:

Per spiegare la produzione di 25 kWh da qualsivoglia cosa sia dentro un contenitore di 50 centimetri cubici, v
a escluso qualunque processo chimico. C'è solo un'altra spiegazione, che sia qualche tipo di processo nucleare a dare luogo alla produzione di energia misurata“.


La potenza in uscita è stata stimata pari a circa 4,4 kW. Appena la metà della potenza prodotta nei due precedenti esperimenti documentati (gennaio e febbraio 2011), questo perché la prova è stata fatta utilizzando una nuova versione – più piccola – dell'Energy Catalyzer.
La nuova prova è stata la prima, ufficialmente documentata, fatta con la versione più piccola che, secondo Rossi, è più stabile.

“Con la versione più piccola si evitano i picchi di potenza che si verificavano in fase di accensione e di spegnimento, ha detto Andrea Rossi a Ny Teknik.


Ha anche affermato che la versione più piccola sarà utilizzata per l'impianto di circa 1 megawatt destinato al “cliente pilota”, la Defkalion Green Technologies in Grecia.
Bologna, 29/03/11 – le dimensioni del “core” del dispositivo

Secondo Rossi, per l'impianto saranno utilizzati in tutto 300 reattori collegati in serie e parallelo. A quanto pare in origine per l'impianto da 1 MW erano previsti 100 reattori della versione che durante le prove precedenti ha fornito 10 kW di potenza. Rossi è ancora fiducioso che l'inaugurazione abbia luogo a ottobre 2011.


Alla prova Kullander e Essén hanno potuto esaminare l'Energy Catalyzer spogliato da isolamento e schermatura in piombo che lo avvolgono. Il design esterno è descritto nel loro rapporto.

Il reattore, che viene caricato con una polvere composta da nickel (e da catalizzatori segreti) e con gas idrogeno a pressione, ha un volume stimato in 50 centimetri cubici (3,2 pollici cubi). Il reattore è fatto di acciaio inossidabile.
Un tubo di rame circonda il reattore d'acciaio. L'acqua si riscalda mentre scorre tra l'acciaio e il rame. Durante il funzionamento, il reatore è inoltre avvolto da un isolamento e da una schermatura di piombo di circa due centimetri (0,8 pollici) di spessore.

Prima di iniziare, Kullander e Essén hanno calibrato il flusso dell'acqua, stimandolo pari a 6,5 kg/h. La potenza necessaria per riscaldare l'acqua corrente da 18 gradi e trasformarla completamente in vapore è stata calcolata pari a 4,7 kW.


Inoltre hanno riempito il reattore con idrogeno a una pressione di circa 25 bar. Il reattore, secondo Rossi, era caricato con 50 grammi di polvere di nickel.

Come nelle prove precedenti il processo è stato innescato utilizzando una resistenza elettrica. La potenza di ingresso era 330 watt, di cui circa 30 watt servivano a far funzionare l'elettronica.

Kullander e Essén hanno osservato questo fenomeno: la curva della temperatura dell'acqua in uscita ha mostrato un incremento costante fino a circa 60 ° C, dopodiché si è verificata un'impennata.

“Poi la curva è diventata più ripida, aveva decisamente una nuova derivata. Allo stesso tempo, non c'è stato alcun aumento di consumo di energia (elettrica), piuttosto è diminuita al crescere della temperatura, ha detto Essén.


Nel loro report osservano che ci sono voluti nove minuti per passare da 20 ° a 60 ° C, fase che corrisponde al riscaldamento dovuto alla potenza elettrica assorbita. Per il passaggio da 60 a 97,5 ° C, all'opposto, ci sono voluti appena quattro minuti.

Mentre l'esperimento si svolgeva, Kullander e Essén hanno avuto l'opportunità di esaminare le attrezzature.

Abbiamo controllato tutto ciò che poteva essere controllato, e abbiamo potuto andare in giro liberamente e dare un'occhiata alla maggior parte delle attrezzature, ha detto Essen.

“Abbiamo esaminato in modo specifico la grande centralina (che ospita l'elettronica), contiene per lo più raddrizzatori e componenti passivi non vi era nulla degno d'interesse,
ha detto Kullander, confermando ciò che Levi aveva osservato in passato.

Bologna, 29/03/11 – l'output del dispositivo liberato dall'isolamento

Kullander ed Essén ebbero il loro primo contatto con Rossi a metà febbraio, in occasione di una discussione sulla fisica dell'Energy Catalyzer, organizzata da Ny Teknik. Dopo avere ottenuto risposte da Rossi a diverse domande, espressero un giudizio cautamente ottimista sulla tecnologia.

In un primo incontro con Rossi, a fine febbraio, venne fornito loro un campione della polvere di nickel puro destinata a essere utilizzata nell'Energy Catalyzer, e un altro campione di polvere di nickel che, secondo Rossi, era stato usato nel reattore per 2 mesi e mezzo.

La loro analisi ha mostrato che la polvere pura è composta essenzialmente da nickel puro, mentre la polvere usata contiene diverse altre sostanze, in primis un 10% di rame e un 11% di ferro.

Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo, ha detto Kullander (vedi dettagli più avanti).

Proprio l'incontro di febbraio ha portato al loro coinvolgimento nella nuova prova tenutasi a Bologna.

“La mia convinzione che ci sia uno sviluppo di energia ben superiore a quanto sarebbe da aspettarsi è stata rafforzata in modo significativo, in quanto ho avuto occasione di vedere il processo personalmente ed effettuare le misure,” ha detto Kullander.

“Tutto ciò che abbiamo trovato finora collima. Non vi è niente che dia l'idea di essere strano. Tutte le persone coinvolte sembrano oneste e competenti,
ha aggiunto Essén.

In linea con ciò che esternarono durante la discussione a febbraio, credono che la fisica del catalizzatore di energia può forse essere spiegata con una combinazione di fisica atomica, molecolare, nucleare e del plasma. Allo stesso tempo, sono scettici rispetto a teorie dettagliate e ipotetiche suggerite in questa fase, e hanno sottolineato invece la necessità di ulteriori dati.

Ritengono che Focardi e Levi abbiano la stessa impostazione e sostengono il loro punto di vista.

Focardi, che ha lavorato con Rossi durante lo sviluppo dell'Energy Catalyzer, è professore emerito presso l'Università di Bologna, mentre Levi sarà ora responsabile della ricerca sull'Energy Catalyzer al Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna, ricerca commissionata da Rossi che paga 500.000 euro in base a un accordo tra la sua azienda (Leonardo Corporation) e l'Università.

Kullander ed Essén non sono coinvolti in questo progetto.

Durante la loro visita a Bologna si sono incontrati con il Rettore dell'Università di Bologna, il professor Ivano Dionigi, ed hanno discusso con lui, Rossi, Focardi, Levi e Bianchini sul progetto. Secondo Kullander e Levi, una futura collaborazione per la ricerca è possibile.

Mats Lewan (06/04/11, Ny Teknik, Svezia)
La polvere usata contiene
il dieci per cento di rame
traduzione di Daniele Passerini dell'articolo di Mats Lewan
The used powder contains ten percent copper

Le analisi della polvere di nickel usata nell'Energy Catalyzer di Rossi, mostra che si forma una grande quantità di rame. Per Sven Kullander questa è la prova di una reazione nucleare.

Perché dal nickel venga a formarsi rame, il nucleo di nickel deve catturare un protone. Il fatto che questo forse si verifica nel reattore di Rossi è la ragione per cui è stato accennato al concetto di fusione fredda che comporterebbe la fusione tra nuclei di nickel e idrogeno.

Un termine che molti considerano essere più corretto, comunque, è LENR (Low Energy Nuclear Reaction) ovvero reazione nucleare a bassa energia.

Ny Teknik: Per quanto tempo si presume che la polvere sia stata usata nel processo?

Kullander:
Secondo quanto ci è stato riferito da Rossi, la polvere è stata usata
ininterrottamente per 2 mesi e mezzo con una potenza in uscita di 10 kW. Ciò corrisponde a un'energia totale di 18 MWh, con un consumo fino a 100 grammi di nichel e di due grammi di idrogeno. Se quell'energia fosse stata prodotta bruciando petrolio, sarebbero state necessarie due tonnellate di petrolio.

Ny Teknik: Che analisi avete fatto sulle polveri?

Kullander:
analisi degli elementi e analisi isotopica. Presso il Laboratorio Ångström di Uppsala (Svezia), l'analisi degli elementi è stata effettuata utilizzando la Spettrofotometria XRF. Il Dottor Erik Lindahl ha eseguito l'indagine. Presso il Centro Biomedico Uppsala, sia l'analisi degli elementi sia l'analisi isotopica è stato fatto attraverso la Spettrometria di Massa a Plasma Accoppiato Induttivamente (ICPMS) . Il Professore associato Jean Pettersson ha eseguito la misurazione.

Ny Teknik: Che risultati avete ottenuto dalle analisi?

Kullander: Entrambe le misure mostrano che la polvere di nickel puro contiene principalmente nickel, e che la polvere usata è diversa in quanto diversi elementi sono presenti, principalmente rame (10%) e ferro (11%). L'analisi isotopica mediante ICPMS non mostra alcuna deviazione dalla composizione isotopica naturale di nickel e rame.

Ny Teknik: Come interpretate i risultati?

Kullander: Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo. Tuttavia, è da rimarcare che il nickel58 e l'idrogeno possono formare rame63 (70%) e rame65 (30%). Questo significa che nel processo, il nickel58 originale dovrebbe essere cresciuto rispettivamente di cinque e sette unità di massa atomica durante la trasmutazione nucleare. Tuttavia, ci sono due isotopi stabili del nickel con bassa concentrazione, il nickel62 e il nickel64, che, plausibilmente, potrebbero contribuire alla produzione del rame. Secondo Rossi il rame non è tra gli additivi. 100 grammi di nickel era stato usato per 2 mesi e mezzo di riscaldamento continuo con 10 kW di potenza di uscita. Un semplice calcolo mostra che gran parte del nickel deve essere stato consumato, se è stato bruciato in una reazione nucleare. È quindi un po' strano che la composizione isotopica non differisca da quella naturale.

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00:45 – 07/04/11 – Il Ritorno della Fusione Fredda: Intervista di Radio24 a…

06 Aprile 2011 Ascolta l’intervista al Dott. Levi sull'Energy Catalyzer. Clicca sul player sottostante per ascoltare.

[audio:http://www.territorioscuola.com/download/110406-mrkilowatt.mp3]

I test a cui è stato sottoposto l’Energy Catalyzer dell’Ing. Andrea Rossi, basato sugli studi di Sergio Focardi, Professore emerito dell’Università di Bologna, stanno facendo vacillare anche i più scettici, come i fisici svedesi Sven Kullander e Hanno Essén, che hanno partecipato a uno dei 4 test finora svolti, e che nel rapporto uscito oggi parlano di energia nucleare.

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19:37 – 21/03/11 – Il Washington Times a proposito dell'Energy Catalyzer Rossi Focardi…

Editoriale di Davide Suraci – Ci sarà pure una ragione del perché l'edizione del 17 Marzo 2011 del Washington Times abbia dedicato un approfondito articolo sulla tecnologia di Rossi-Focardi e sulle sue possibili implicazioni sull'economia e la finanza a livello globale.

La notizia viene allo "scoperto" dopo alcuni anni – durante i quali essa ha circolato solo attraverso i blogs internet di tutto il mondo – forse grazie ai disastri nucleari che hanno colpito Fukushima e il Giappone in questi giorni.

In queste ore – più che nel passato – vi è infatti un interesse molto accentuato verso le nuove forme di produzione di energia non impattanti sull'ambiente.

A questo si aggiunga il risveglio dell'opinione pubblica mondiale che si dimostrerebbe sempre più sfiduciata verso il nucleare da fissione, anche in considerazione del fatto che la nube nucleare sta pian piano facendo il giro del mondo.

Nell'articolo "Nuclear Future Beyond Japan", l'autore, Frank Perley, scrive ottimisticamente (e cautamente) di come la fusione fredda potrebbe essere la soluzione per le nostre future necessità di energia. L'articolista del Washington Times sottolinea che la commercializzazione dell'Energy Catalyzer di Rossi-Focardi potrebbe essere impedita dagli enormi interessi delle lobbies politico-mafiose del petrolio e del nucleare sostenute dai "ricchi uomini bianchi", quando scrive:

"Lo sviluppo di ortodossie che gettino discredito sulle fonti energetiche attualmente più diffuse potrebbe rappresentare una minaccia per gli enormi flussi di denaro in gioco sia da parte degli investitori istituzionali che di quelli privati"

La sola domanda che ci poniamo adesso è quanto velocemente ed entusiasticamente il resto della stampa mondiale procederà ad aprire le loro menti sul futuro dell'energia pulita.

Leggi l'articolo di Frank Perley sul Washington Times.

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20:32 – 14/02/11 – Energy Catalyzer Rossi-Focardi: Facciamo un po' di Chiarezza.

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13 Febbraio 2011 – Intervista di Daniele Passerini (Blog 22Passi).

22PASSI – Complimenti Ing. Rossi, la notizia dell'invenzione dell'E-Cat ha avuto ampio risalto in Grecia dove è stata localizzata la Newco che si occuperà della sua produzione e commercializzazione, la Defkalion Green Technologies di Atene. Immagino che in tutto ciò abbia giocato a favore avere come sponsor il Prof. Christos E. Stremmenos, che è stato oppositore del regime dei colonnelli, ex Ambasciatore della Grecia a Roma, Professore di Fisica presso l'Università di Atene, praticamente un eroe nazionale greco. In Italia al contrario i mass media hanno pressoché ignorato la notizia e se ne discute soltanto nel web, spesso aspramente. Le domande che le faccio sono ispirate appunto a interrogativi, dubbi e critiche che ho raccolto su internet. Per esempio, un punto molto dibattuto è quanto l'E-Cat possa essere considerato sicuro.

ROSSII moduli da 10 kW che produciamo sono sicuri e non danno problemi: è da anni che li stiamo testando e usando, sono state fatte tutte le misure possibili delle radiazioni emesse dal reattore e tutte ne hanno sempre comprovato la massima sicurezza. Lo dominiamo come vogliamo, lo accendiamo e lo spegniamo, lo facciamo salire e scendere di potenza, non può mai superare una certa potenza perché l'abbiamo strutturata in modo tale che comunque non possa esserci una superficie di reazione Idrogeno-Nickel superiore ai limiti di sicurezza e soprattutto non esistono radiazioni fuori dal reattore che modifichino in maniera rilevante la radiazione di fondo. è vero invece che, allo stato attuale delle conoscenze, non sappiamo cosa succederebbe se partendo dallo stesso progetto di un reattore da 10 kW ne costruissimo uno da 1000 kW facendo il cosiddetto scale-up, cioè ingrandendolo. Infatti ci guardiamo bene dal farlo. Per ottenere potenze maggiori combiniamo in serie e in parallelo, come fossero batterie, i reattori da 10 kW: collegandoli in parallelo si aumenta la quantità di energia prodotta a temperatura costante, mettendoli in serie si moltiplica la quantità di energia prodotta a temperatura crescente, perché si moltiplicano i ΔT. Combinando le due architetture, serie e parallelo, si può ottenere quel che si vuole restando rigorosamente negli stessi parametri di sicurezza.

22PASSI – Parliamo sempre di potenza termica, giusto?

ROSSI – Sì, la conversione in altre energie avrà le perdite di efficienza di qualsiasi altro sistema: nel ciclo di Carnot l'efficienza normalmente è tra il 30 e il 35% a seconda dell'efficienza del sistema, questo significa che se noi convertiamo 1 MW termico in potenza elettrica possiamo ottenere 300-350 kW elettrici ed energia termica il resto.

22PASSI – Quindi si potrebbe produrre entrambe le cose contemporaneamente: calore ed elettricità.

ROSSI – Con il ciclo di Carnot si fa così, certo, nulla si crea e nulla si distrugge: alla fine il bilancio energetico deve risultare 100. Di conseguenza se trasformo di 100 kW in 35 kW elettrici gli altri 65 restano termici, questo in teoria, poi chiaramente qualche punto percentuale si perde in dispersioni. Ricapitolando, se serve potenza termica l'E-Cat fornisce direttamente quella, basta solo uno scambiatore di calore e il gioco è fatto. Se invece serve elettricità solo una parte dell'energia termica può essere trasformata in elettricità, restando comunque utilizzabile anche il termico che avanza.

22PASSI – Quindi un piccolo paese di 50-100 famiglie con una unità da 1 MW potrebbe essere reso energeticamente indipendente sia dal punto di vista del riscaldamento che dell'energia elettrica.

ROSSI – Ah sì, questo senz'altro.

22PASSI -Se ho capito bene, una volta fornita al reattore la potenza necessaria all'accensione (a Bologna si è parlato di 1-2 kW), nel momento in cui la macchina è a regime potrebbe funzionare in modo autonomo, senza una presa di corrente o una batteria, visto che la potenza assorbita (dell'ordine di 0,4 kW/h) è ampiamente dentro i circa 3,5 kW elettrici ottenibili.

ROSSI – Certamente. Rimane poi però il problema del drive [sistema di controllo] che comunque è un attimino più complesso: ogni reattore è implementato di un drive elettrico per motivi di sicurezza quindi deve essere attaccato a una linea di corrente. Proprio in virtù di questi controlli possiamo garantire che non ci sono problemi intrinseci di sicurezza nei nostri E-Cat da 10 kW, così come nelle nostre unità da 1 MW, costituite da 100 reattori da 10 kW ciascuno dei quali ha il suo sistema di controllo. Da 10 kW a 1 MW non facciamo altro che conservare il grado di sicurezza acquisito.

22PASSI – Resta il fatto che ancora non esiste una spiegazione scientifica di cosa avvenga dentro la macchina. Se non sapete questo come fate ad essere sicuri di poter controllare il reattore in ogni condizione, anche quelle più imprevedibili?

ROSSI – Bene, prima di tutto un'idea abbastanza precisa dei motivi teorici per cui la macchina funziona ce l'abbiamo. Rimangono da precisare molte cose e ci stiamo lavorando, con la collaborazione dell'Università di Bologna. Ma vede, anche nella normalissima combustione della legna che cosa succeda esattamente in realtà non lo sa nessuno. Cioè tutte le varie e successive reazioni che avvengono tra la formulazione chimica di partenza e la formulazione chimica finale dei prodotti di combustione non si conosce con esattezza. Ciononostante si progettano camere di combustione in condizioni di sicurezza, perché sapendo qual è la situazione iniziale e quale è la situazione finale si prendono tutte le misure di sicurezza conseguenti. Quindi, per esempio, noi mettiamo degli schermaggi sovradimensionati rispetto a quelli che sarebbero sufficienti, e otteniamo un surplus di sicurezza come si usa in qualunque altro impianto.

22PASSI – Con questo intende dire che i raggi gamma che il Prof. Villa ha riportato non avere riscontrato durante l'esperimento del 14 gennaio erano semplicemente ben schermati e non uscivano dalla macchina?

ROSSI – Con l'Università di Bologna procederemo per l'appunto a un lavoro approfondito sui gamma. I gamma ci sono, per forza, perché se non ci fossero non avremmo energia. è un problema non solo di schermaggio ma anche di posizionamento dei contatori. Ci sono grossissime prudenze in questo momento da parte mia su questo punto, almeno finché il brevetto non sarà approvato. Noi al nostro interno le misurazioni dei gamma le abbiamo fatte, ma cerchiamo di evitare che altri le facciano, perché misurando i gamma si ottiene – come dire – l'impronta digitale di tutto quello che c'è dentro il reattore.

22PASSI – Quello che lei ha detto a Celani durante la conferenza stampa del 14 gennaio…

ROSSI – Eh sì, il motivo per cui a un certo punto ho chiesto gentilmente al Prof. Celani di spegnere il suo contatore è proprio che so quanto sia in gamba… finché ho visto che stava controllando se dentro ci fosse qualche trucco l'ho lasciato fare, perché in poche parole il suo scopo, con quella macchinetta che si era portato, era controllare se noi non avessimo nascosto dentro al reattore qualche sostanza radioattiva e fosse quella la vera fonte di calore. In questo caso l'emissione dei gamma sarebbe stata costante e precisa, mentre nel caso di gamma che nascono lì al momento per via di reazioni nucleari si verifica un'emissione discontinua, scoppiettante, quella che Celani ha riscontrato.

22PASSI – Ma perdoni se insisto – questo mi pare un punto abbastanza controverso – come si concilia l'affermazione che voi avete un'idea abbastanza precisa di quello che avviene dentro la macchina col fatto che al momento il primo modello teorico formulato Focardi è stato negato proprio dall'assenza di gamma (mi riferisco al report del Prof. Villa).

ROSSI – In poche parole per una misurazione dei gamma veramente ben fatta noi dovremmo creare un varco a 360° nel reattore per consentire al contatore di leggere bene tutto quello che succede lì dentro. Cosa che però implica dare la tecnologia completamente in mano a una persona preparata in grado di interpretare i dati. Per strutturare i sistemi di sicurezza anti-spionaggio di una tecnologia di questo genere non basta circondarsi di collaboratori onesti e onestissimi… io stesso andrei in crisi se qualcuno mi venisse a dire “ti diamo una cifra che ti cambierebbe la vita dall'oggi al domani a te e alle tue prossime cinque generazioni, in cambio devi solo dirci…”. Un'offerta di questo genere metterebbe seriamente alla prova anche l'onestà di un Santo.

22PASSI – Mi permetta di chiederle allora come reagirebbe lei se le facessero la stessa offerta per non produrre mai l'E-Cat.

ROSSI – Oh, uno deve trovarsi dentro certe situazioni per sapere veramente come si comporterebbe… però posso dirle che questo progetto è la mia vita e per me non ha prezzo.

22PASSI – Torniamo ai motivi della sua prudenza, stiamo parlando degli altri elementi segreti oltre al Nichel e l'Idrogeno che partecipano alla reazione? è questo che verrebbe fuori da un'analisi approfondita dello spettro dei gamma, giusto?

ROSSI – Chiaro, proprio questo… la composizione della polvere che si trova dentro la macchina è l'essenza della reazione, perché usando solo Idrogeno e Nickel non viene fuori niente. Quindi che compromesso abbiamo trovato? Ho fatto mettere al Prof. Villa i contatori in una posizione e secondo un'angolazione che secondo me poteva essere tutelante, far vedere qualcosa ma non troppo, però mi sono tutelato talmente che alla fine i contatori non hanno preso niente, questo è il problema

22PASSI – Può dirci a che punto dell'iter siete in questa procedura di brevetto? Siete in dirittura di arrivo sì o no?

ROSSI – Ritengo di sì, anche se naturalmente la certezza l'avrò solo quando i nostri avvocati (lo Studio Cicogna di Milano) ci comunicheranno il lieto fine. Ho sentito l'Avv. Cicogna una settimana, fa per avere chiarimenti, dopo che il chimico nucleare Camillo Franchini aveva diffuso la notizia che il nostro brevetto era stato respinto in malo modo. L'avvocato mi ha risposto che avrebbe dovuto essere stato avvertito per primo se questo fosse realmente successo, ha comunque controllato e dopo mezz'ora mi ha telefonato rassicurandomi che quei rumors erano solo fesserie! Evidentemente Camillo Franchini si riferiva alle contestazioni relative alla prima fase di dibattimento in sede di Ufficio Brevetti.

22PASSI – Quando uno produce una macchina come questa e deve metterla sul mercato, al di là del discorso del brevetto, di quali autorizzazioni c'è bisogno? Potrebbero sorgere problemi per il fatto che manchi ancora il modello teorico?

ROSSI – Dunque, il nostro cliente greco ha già ottenuto le autorizzazioni per la macchina che verrà prodotta. Ai fini della sicurezza noi dobbiamo dare la prova scientifica del fatto che l'impianto non dia luogo ad emissioni di radiazioni e lavori in condizioni controllate di pressione in modo da mantenersi entro determinate energie. Nel momento in cui dimostriamo che riusciamo a controllare perfettamente le pressioni e le temperature del processo, non abbiamo più problemi. Perché torniamo all'esempio della combustione, come dicevamo prima: nessuno sa esattamente cosa avvenga. Ma non solo, le dirò di più, come funzionino gli atomi in realtà nessuno lo sa, se lei prende uno dei più aggiornati testi sui modelli atomici, il Marhoon, non c'è un capitolo dove non si legga “potrebbe essere così, ma potrebbe anche non essere così”. Se la mancanza di un modello teorico fosse un motivo per non autorizzare l'E-Cat allora a questo punto non dovrebbero essere autorizzate nemmeno tante macchine usate in medicina nucleare. Pensi ad esempio a una PET (Positron Emission Tomography), teoricamente è una macchina pericolosissima. Come funzionino esattamente le reazioni nucleari che danno luogo al funzionamento di queste macchine non si sa per il semplicissimo fatto che nessuno sa come funzioni il nucleo di un atomo. Hanno realizzato al CERN quell'immenso anello proprio per cercare di cominciare a capire veramente come sono fatti gli atomi, perché non lo sanno. Ma la PET si usa lo stesso, perché a prescindere dall'aspetto teorico – tutt'altro che chiarito – in pratica si conosce la radiazione che esce durante una tomografia e la sua pericolosità è sotto controllo. La stessa cosa facciamo noi: la radiazione che esce dai nostri reattori è perfettamente controllata, abbiamo fatto migliaia di misure, le abbiamo fatte con gli stessi esperti che fanno i controlli sulle macchine di medicina nucleare.

22PASSI – Immagino che il giorno in cui i fisici e i chimici nucleari troveranno un modello scientifico per spiegare quello che avviene dentro la macchina a quel punto potrà essere implementata e sviluppata. Siamo appena all'inizio di una nuova tecnologia, come i primi motori a scoppio di oltre un secolo fa confrontati con quelli di oggi.

ROSSI – Assolutamente sì. L'esempio è giusto: nel 1905 ipotizzare di fare un motore a scoppio che tirasse fuori potenze di centinaia di cavalli sarebbe stata pura utopia, avrebbero detto “tu sei matto, questa roba qua è una bomba”. Diciamo che noi oggi abbiamo dimensionato la macchina per essere sicura in proporzione alle conoscenze che abbiamo. Un secolo fa la chimica della combustione del petrolio all'interno dei cilindri era in buona parte ignota, però i motori giravano ed erano sicuri, perché a quelle potenze di pochi cavalli vapore non c'erano problemi.

22PASSI – Cambiamo discorso, che alla fine abbiate scelto di costruirlo all'estero invece che in Italia non mi stupisce…

ROSSINo, in Italia non intendo più fare niente, a parte la ricerca. Lei oggi mi trova in Italia perché sto lavorando con l'Università di Bologna altrimenti sarei negli Stati Uniti.

22PASSI – Proprio questo volevo chiederle. Perché proprio in Grecia e non negli Stati Uniti dove si trovano le sue attività principali?

ROSSI – Negli Stati Uniti noi abbiamo una fabbrica di reattori. In Grecia c'è questa Newco che è partecipata da grosse compagne europee che lavorano nel settore dell'energia, si sono proposte e abbiamo fatto un contratto…

22PASSI – Un momento, questo mi era sfuggito. Mi sta dicendo che ci sarà una fabbrica in Grecia e un'altra anche negli Stati Uniti?

ROSSI – Sì le è sfuggito, negli Stati Uniti una fabbrica c'è già. I reattori che sono stati prodotti adesso e anche la prima unità da 1 MW li stiamo costruendo nello stabilimento che abbiamo negli Stati Uniti.

22PASSI – Quindi l'unità da 1 MW che sarà presentata ad ottobre verrà costruita negli USA e portata in Grecia.

ROSSI – Esattamente. In Grecia ora si sta preparando lo stabilimento dla cui produzione sarà destinata al mercato europeo, suppongo, anche se poi dipenderà da quello che deciderà il consiglio d'amministrazione della Defkalion Green Technologies.

22PASSI – A questo punto ci può dire chi sono gli investitori europei e statunitensi?

ROSSI – Mi dispiace, vogliono per il momento mantenere l'anonimato entrambi. Non lavoro per soddisfare la curiosità della gente, lavoro per produrre macchine che funzionano e rispetto la volontà di chi ci mette i capitali. Posso solo aggiungere che loro chiaramente conoscono benissimo tutti i segreti industriali della macchina, proprio per questo hanno deciso di investire in essa.

22PASSI – Conferma che i primi clienti saranno a loro volta industrie e non privati?

ROSSI – Assolutamente sì, anche perché torniamo al discorso della sicurezza, un conto è ottenere le autorizzazioni per utilizzare questi impianti in una situazione industriale, dove ci sono strutture e attrezzature adeguate e addetti specializzati. Un conto è un elettrodomestico che viene comprato in un qualsiasi grande magazzino e messo in un qualsiasi appartamento. è evidente che sia lo sviluppo tecnologico sia le autorizzazioni e certificazioni necessarie per produrre l'elettrodomestico implicheranno molto più tempo per essere concluse e implementate. Più si va nel grande è più si ha a che fare con una struttura industriale con addetti addestrati a fare la manutenzione e controllo. è quando si va a casa della signora Maria che il discorso diventa più difficile da un punto di vista autorizzativo, perché li non c'è un addetto o un esperto. Dentro l'E-Cat avvengono pur sempre delle reazioni nucleari, anche se non viene utilizzato né prodotto materiale radioattivo, o meglio, si producono isotopi con un tempo di decadimento brevissimo, una emi-vita nell'ordine dei minuti.

22PASSI – Insomma il limite per ora per ora è nel piccolo non nel grande. Ma questo significa che come si mettono insieme elementi da 10 kW per ricavare unità da 1 MW, allo stesso tempo si potrebbero mettere insieme unità da 1 MW per ricavare potenze maggiori? Per fare una centrale da centinaia di 100 megawatt per esempio?

ROSSI – Certamente. L'unità da 1 MW sono 100 unità da 10 kW. A quel punto di unità da 1 MW ne possiamo mettere insieme quante vogliamo.

22PASSI – è fantascienza immaginare che tra 50 anni ci sarà la caldaietta domestica a fusione fredda in ogni appartamento?

ROSSI – Anche meno, potrebbero bastare una decina di anni. Fermo restando il discorso autorizzativo molto più complesso che dicevamo prima, che invece è già stato superato per gli impianti industriali in costruzione.

22PASSI – Sì però c'è una via di mezzo molto interessante a mio avviso: il teleriscaldamento. Già oggi esistono interi quartieri collegati a una unica centrale termica. Le infrastrutture sono già belle pronte, basterebbe sostituire la centrale a metano con una a fusione fredda.

ROSSI – Senz'altro, questo è fattibile sin da ora, perché siamo comunque nel campo dell'applicazione industriale, anche se l'uso finale è domestico, non si va a mettere un reattorino dentro un appartamento come fosse un televisore o un forno a micro-onde, nelle case corrono solo i tubi dell'acqua calda prodotta da una centrale con tutti gli standard di sicurezza che servono. Ed è proprio quello che si farà in Grecia, dove sono più interessati al termico che all'elettrico.

22PASSI – Ci conferma i costi che ha dichiarato alla conferenza stampa di Bologna, cioè 2000€ al kW per l'acquisto degli impianti e 1 centesimo a kW/h?

ROSSI – No, queste cifre sono in dollari e centesimi di dollaro, se parliamo di euro i prezzi si abbassano, in funzione del cambio attuale naturalmente. Ricordo che attualmente un kW ottenuto da fonti energetiche tradizionali viene sui 13-14 centesimi.

22PASSI – Una bella differenza, non c'è che dire. Ok, possiamo concludere qui.

La ringrazio per questa seconda intervista concessa in esclusiva al blog Ventidue passi d'amore e dintorni.

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19:39 – 13/02/11 – Reazioni Nucleari nella Materia Condensata: Edizione Speciale!

Ultimo aggiornamento: 19:39 – 13/02/11 – A cura di Davide Suraci

Considerato l'enorme interesse suscitato dagli esperimenti sulla fusione fredda condotti con successo da numerosi studiosi (italiani, inglesi, giapponesi, statunitensi, ecc.) e considerato che i media italiani (se si escludono i bloggers di ogni parte del mondo) hanno ampiamente boicottato ogni informazione in merito, vi informiamo che la tv nazionale greca – per la seconda volta in meno di una settimana (Video a fianco) – ha dedicato un servizio e un'intervista al prof. Stremmenos dell'Università di Atene, accademico e osservatore esterno del protocollo Rossi-Focardi.

Di seguito, alleghiamo alcuni links a documenti e video (scaricabili direttamente):

Intervista a McKubre sulle LENR rilasciata a CBSTV (VideoDoc! – Sottotitoli in italiano) – La prima e la seconda parte dell'intervista a McKubre da parte del giornalista del programma televisivo 60 Minutes.

Fusione Fredda – Storia della Ricerca in Italia. (pdf) – A cura di: Sergio Martellucci, Angela Rosati, Francesco Scaramuzzi, Vittorio Violante. (2008)(ENEA – Ente per le Nuove tecnologie l'Energia e l'Ambiente – ISBN: 88-8286-162-7).

Experimental Evidence of 4He Production in a Cold Fusion Experiment (RT2002/41/FUS). (pdf) – La relazione degli studi ENEA che sancisce la natura nucleare della Fusione Fredda elettrolitica di Giuliano Preparata, Emilio Del Giudice, Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo, Antonietta Rizzo. (English language)

Establishment of the Solid Fusion Reactor. (2008). (pdf) – By Yoshiaki Arata, and Zhang-Yue Chang (May, 22, 2008.)

Rapporto Internazionale sulla Fusione Fredda (2004). (pdf) – Steven B. Krivit e Nadine Winocur, Psy.D.(Rapporto internazionale sullo stato della fusione fredda nel mondo.).(Lingua italiana).

The Coulomb Barrier not Static in QED. (pdf) – ICCF-14 International Conference on Condensed Matter Nuclear Science. 2008. Washington, DC. (Low Energy Nuclear Reactions (LENR) occur in specialized heavy hydrogen systems..)Fulvio FrisoneThe Coulomb Barrier not Static in QED – A correction to the Theory by Preparata on the Phenomenon of Cold Fusion and Theoretical hypothesis.

Seminar on: COHERENCE 2009 (3) (pdf) 27 November 2009, Aula IV Nuovo edificio di Chimica – Rome. University La Sapienza – Piazzale Aldo Moro 5 Roma. (Condensed matter modes into nuclear reactions) – Collective Nuclear Reactions in Condensed Matter (Clean Nuclear Power Sources) – Allan Widom – Professor of Physics, Department of Physics Northeastern Univeristy, Boston MASS. USA.

Cold Fusion at School An Ordinary History… (Experiments of Prof. John Dash and its students!) – This is really interesting: whereas in 2002 the high school students of Southern Oregon and Washington have been experienced the cold fusion in the laboratory of Prof. John Dash at Portland State University, in Italy the university students of physics have been believed that cold fusion was a hoax. This is still happening … The total silence of the Italian media is very similar to that of the worst mafia existing …

Storia delle Reazioni Nucleari nella Materia Condensata (VideoDoc!) – I video della conferenza tenuta a Milano dal Prof. Emilio Del Giudice in data 20/11/2009 in cui lo studioso e ricercatore spiega con degli interessanti paradigmi il perchè il fenomeno della fusione fredda è reale, tangibile e alla portata (ormai da anni) di una civiltà volenterosa di sostenibilità. Perché la nostra scienza ufficiale emargina, da troppo tempo, gli studiosi e i ricercatori italiani? Perché nel 2008 in Giappone le autorità accademiche hanno consegnato uno dei più ambiti premi alla cultura e alla tecnologia al pioniere del successo della fusione fredda giapponese Yoshiaki Arata e in Italia sono stati ampiamente boicottati gli studi di Giuliano Preparata, Emilio del Giudice, di molti loro colleghi e, in ordine di tempo, quelli risultanti dalle ultraventennali esperienze dell'ingegner Andrea Rossi e del prof. Sergio Focardi?

Fusione Fredda Tutta la Storia… (Enhanced Wiki!) – In questo Enhanced-Wiki la cronologia e i dettagli bibliografici (con numerosissimi materiali documentali scaricabili direttamente sul tuo computer) accompagnati dai video più significativi..

Fusione Fredda di Iorio-Cirillo La Scuola Casertana: 'Transmutation of metal at low energy in a confined plasma in water'Cirillo, D. and V. Iorio. In Eleventh International Conference on Condensed Matter Nuclear Science. 2004. Marseille, France.(pdf)

Observation of cold nuclear fusion in condensed matter (Jones, Palmer, Czirr, Decker, Jensen, Thorne, Taylor, Rafelski) – Published on Nature – Vol 338 April, 27, 1989 (pdf)

Cold Fusion “Andrea Rossi” Method (Fan Page on Facebook).

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13:03 – 06/02/11 – Energy Catalyzer Rossi-Focardi: Intervista TV di Stato Greca…

Courtesy TerritorioScuola

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Ecco l'intervista rilasciata il 5 Febbraio 2011 dal Prof. Stremmenos Christos (Athen University – Greece) alla Rete Televisiva di Stato Greca NET TV.

Trascrizione dell'intervista:

0:00-0:32 giornalista: “ci potrebbe essere una soluzione per problemi di produzione di energia attraverso la fusione di idrogeno e nichel. Questo è ciò che sostengono Focardi e Rossi, fra reazioni e contestazioni, durante la presentazione del loro reattore. Come affermano, questo apparecchio può essere collocato ovunque e fornire energia per coprire le necessità di famiglia. La scoperta è già stata sfruttata in Grecia”.

0:32-1:05 giornalista:…sull'energia a idrogeno e a buon mercato, parla Stremmenos di una rivoluzione nella produzione di energia.

1:05-1:24 Stremmenos:“Stiamo andando via dall'energia dell'età medievale. Così sembra. Dipenderà da ulteriori ricerche e dallo studio di applicazioni in modo che tutti i livelli in cui è necessaria l'energia verde potranno essere coperti”.

1:24-01:39 In una conferenza stampa Rossi e Focardi hanno rivelato che essi si stanno già muovendo verso la commercializzazione del catalizzatore. La Grecia, come hanno sottolineato, apre la strada attraverso la Defkalion Green Technologies, con sede ad Atene, che ha intrapreso la produzione e l'esportazione della loro scoperta.

1:39-1:57 intervista in inglese.

1:57-2:04 il giornalista gli chiede se sia possibile procedere verso una liberazione dalla dipendenza dal petrolio e dal carbone, con la produzione di energia a basso costo e nessun inquinamento.

02:04 – 02:36 Stremmenos dice che questa energia è pulita.

Intervistatore: “Come può essere così sicuro?”

Stremmenos: “primo perché ho lavorato nella ricerca di sistemi di questo tipo e non ho mai osservato radiazioni di qualsiasi genere, in secondo luogo perché in tre dimostrazioni è stato accertato da parte di osservatori terzi, specialisti in misura di radiazioni, che non vi era alcuna radiazione pericolosa”.

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20:11 – 02/02/11 – Fusione Fredda: Report del Dott. Giuseppe Levi (Alma Mater Studiorum).

Commenti del Dott. Giuseppe Levi (Università degli Studi di Bologna), che ha collaborato ai test del dispositivo di Rossi-Focardi. (Fonte: QueryOnLine.it – 02 Febbraio 2011)

I report di Levi, Bianchini e Villa sulle misure del 14 gennaio (e di un'altro test preliminare) sono disponibili qui sul blog Journal of Nuclear Physics.

Dato che sono stato direttamente chiamato in causa e che ho svolto, insieme al Dr. Bianchini e al Prof. Villa, quella prova (anzi 2 come riporto nel mio brevissimo e preliminare report), mi sento in dovere di intervenire.
Sono un ricercatore confermato dell'Università di Bologna. Da anni conosco il prof. Focardi, che è professore emerito, e con lui ho collaborato in una misura accurata della costante G. Da molti anni il prof. Focardi lavorava sui sistemi Ni-H. Sono sistemi molto diversi da quelli noti come Fusione Fredda. Nei sistemi Ni-H non vi è produzione di He tramite fusione di due nuclei di deuterio.
Da poco più di due anni il prof. Focardi mi ha iniziato a collaborare con Rossi e da quel momento mi ha mostrato numerosissime evidenze coordinate che dimostravano che il reattore di Rossi stava in effetti funzionando.
Dato che si trattava di esperimenti per sviluppo industriale non ebbi modo di parteciparvi.
Solo da due mesi ho potuto esaminare il reattore e, da subito alcune cose mi hanno colpito:

  1. La potenza prodotta: nell'ordine di 10 kW;
  2. Il fatto che nella prima prova il reattore sia stato in grado di sostenere la reazione senza potenza esterna;
  3. La sostanziale ripetibilità dell'esperimento.

È chiaro, come del resto dico nelle conclusioni del report, che le prime due prove fatte sono da considerarsi estremamente preliminari perché troppo brevi. Stiamo organizzando una prova più lunga, da tenersi in Dipartimento in condizioni più strettamente controllate delle altre coinvolgendo anche colleghi in modo da avere un controllo reciproco.

Riguardo alla bombola di idrogeno. Il peso perso è stato valutato <1g. Avevamo una bilancia molto sensibile e un pezzo di scotch usato per fissare la bombola vi era rimasto attaccato. il quantitativo di idrogeno che avremmo dovuto consumare per produrre quell'energia sarebbe stato due ordini di grandezza maggiore.

Riguardo al modello teorico fusione Ni+p è stato per ora confutato. Non abbiamo osservato gamma da annichilazione di positrone (58Ni + p → 59Cu che decade Beta+) (e meno male perchè il flusso sarebbe stato tale da uccidermi). Leggete i report di Bianchini e Villa.
Facendo funzionare il reattore in Dipartimento per abbastanza tempo (>10-15h) potremo escludere (sono già estremamente improbabili) qualunque fonte chimica. Vi è un limite alla densità di energia chimica immagazzinabile.

Per il resto… se mi trovo difronte a dati sperimentali correttamente acquisiti e mi manca una spiegazione teorica… beh vorrà dire che avremo molto lavoro da fare.

Osservo infine che l'atteggiamento dell'Ing. Rossi è completamente diverso da quello di un qualsiasi claimant.
Potremo fare misure sull'apparato in modo indipendente e con nostre apparecchiature. Ed è quello che faremo.

Citando Charcot:

'L'esattezza scientifica non ha niente a che fare col pregiudizio che porta alcuni tipi di menti a guardare con sfavore qualunque osservazione che abbia dei caratteri inusuali; lo scetticismo merita, in questo caso, lo stesso disprezzo dell'ingenua credulità.'

Grazie,
Giuseppe Levi

Vedi anche:
00:23 – 27/01/11 – Aggiornamenti sull'Esperimento Focardi-Rossi..

18:11 – 21/01/11 – Fusione Fredda Italiana: L’Omertà Mediatica Made in Italy.