17:56 – 31/08/10 – Torino: USP Occupato.

Oggi, al termine delle convocazioni farsa che hanno prodotto ulteriori disoccupati tra lavoratrici e lavoratori della scuola, duecento precari, con la partecipazione della CUB Scuola e dei Cobas scuola, hanno occupato l’ufficio scolastico provinciale di via Coazze.

Tale iniziativa è stata presa dopo un’affollata assemblea nella quale lavoratrici e lavoratori della scuola espulsi dai tagli del ministro Gelmini hanno nuovamente denunciato il licenziamento di massa attuato dal ministero e l’opera di distruzione della scuola pubblica intrapresa dal governo Tremonti-Berlusconi.

Venerdì scorso un corteo spontaneo di centinaia di precari aveva percorso le strade del centro cittadino al termine delle operazioni di conferimento dei contratti temporanei, mentre ieri un altro corteo si era recato in Prefettura per esporre ai rappresentanti del governo sul territorio l’emergere del dramma sociale rappresentato dal licenziamento di 800 lavoratori.

Oggi i precari cittadini hanno deciso di occupare simbolicamente l’uffico scolastico provinciale per denunciare la situazione di fronte alla città tutta. Mentre scriviamo è in corso un incontro d’urgenza con il vice direttore scolastico regionale Paolo Iennaco.

per la CUB Scuola-Università e Ricerca
Stefano Capello Cosimo Scarinzi

21:38 – 16/08/10 – In Italia, invece, abbiamo O' Sistema…

El Sistema (“Il Sistema”) è un modello didattico musicale, ideato e promosso in Venezuela da José Antonio Abreu, che consiste in un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini e fanciulli di tutti i ceti sociali.

Questo sistema didattico ed educativo è gestito e promosso da una fondazione, la Fundación del Estado para el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela (FESNOJIV, nome anglofono internazionale Foundation for the National Network of Youth and Children Orchestras of Venezuela). Si tratta di una fondazione statale venezuelana che si occupa della gestione e promozione di oltre 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche e dell’educazione di oltre 350.000 studenti in 180 nuclei operativi sul territorio venezuelano.

Nel giugno del 2007 la Banca per lo Sviluppo Inter-americano ha annunciato il prestito di 150 milioni di dollari alla FESNOJIV per la costruzione e l’espansione di ulteriori nuclei regionali del Sistema. Alcuni banchieri presso l’IDB inizialmente erano scettici su tale finanziamento, obiettando che la musica classica sarebbe per le élites. A seguito di ciò la banca ha condotto alcuni studi sugli oltre due milioni di bambini educati attraverso El Sistema, concludendo che la partecipazione al programma migliorava la partecipazione scolastica e riduceva la delinquenza giovanile. La banca ha calcolato che per ogni dollaro investito nel Sistema ci sarebbero circa 1,7$ di dividendi sociali. El Sistema è stato introdotto ufficialmente nei programmi di studi della scuola pubblica, con l’obiettivo di istruire in questo modo almeno 500.000 fanciulli entro il 2015.

Riflessioni: considerati gli enormi tagli che stanno perpetrando Tremonti e Gelmini ai danni dell'istruzione, dell'educazione, della cultura, della ricerca in Italia, dovremo attenderci un imminente aumento della criminalità organizzata e disorganizzata? Non ci basta già quella organizzata pseudo-istituzionale?

Qui da noi per 1 dollaro investito in criminalità organizzata e politica ne vengono fuori oltre 500.000, senza neanche fare troppo rumore e senza contare il frutto di altri sporchi affari trasversali, intascati da “O' Sistema” alla faccia dei diritti umani e civili degli italiani..

12:27 – 09/08/10 – Scuole a Rischio Amianto ma i Soldi per Bonificarle Spariscono…

5 scuole su 100 contaminate ma i soldi per ripulirle sono spariti…

Roma, 9 ago. (Apcom) – Ci sarebbero in Italia 2.400 istituti scolastici a rischio amianto per la presenza di questo materiale cancerogeno delle strutture: lo dice un dossier del ministero della Pubblica istruzione secondo quanto rivela oggi il Messaggero.

L’amianto sarebbe presente sui tetti, nelle palestre, nei muri. Le scuole italiane sono 41.900 circa, dunque cinque scuole su cento circa sono ancora toccate dal problema. Ma il peggio, scrive il Messaggero, è che i 358 milioni di auro annunciati in primavera per l’edilizia scolastica (e quindi anche per liberare le scuole dall’amianto) non ci sono più, spariti nell’ultima manovra finanziaria.

In aprile il ministro Gelmini aveva annunciato la ‘messa in sicurezza’ degli istituti, ricorda il quotidiano romano. I soldi, dice il quotidiano, potrebbero anche riapparire nella prossima manovra ‘invernale’ ma non c’è alcuna garanzia, e intanto le scuole in autunno riapriranno, anche quelle contaminate.

L’amianto, comunissimo negli anni del boom perchè assai resistente (anche al fuoco) con le sue polveri provoca tumori all’apparato respiratorio.

Il Messaggero cita anche alcune delle scuole tuttora non bonificate secondo il dossier ministeriale. Fra le altre il prestigioso liceo romano Tasso, la media Bitossi a Balduina sempre nella capitale; 34 le scuole toccate a Milano, e a Torino la situazione forse più difficile. Qui la Procura sta indagando sulla morte di ben 27 insegnanti nel sospetto che siano legate al contatto con l’amianto.

A partire da Domenico Mele, maestro in pensione della “Don Milani” morto per un tumore, che due anni fa parlò con i magistrati ricordando i lavori di bonifica svolti mentre in classe continuavano le lezioni.

Vedi anche: 11:31 – 08/06/10 – Elenco Nazionale delle Scuole con Problemi di Sicurezza.

15:31 – 01/08/10 – Cara Gelmini ti Scrivo…

Di Jacopo Fo

Gentile Gelmini,

Le scrivo per porle un problema di fondo della scuola italiana. Quello dell’insegnamento.

Rinuncio qui ad affrontare altre questione cocenti che riguardano i lavoratori della scuola, le risorse, le modalità dei concorsi eccetera. Argomenti sui quali non ci troveremmo d’accordo.

Vorrei invece parlarle di quello che si insegna perché sono convinto che pur essendo di diversa fede politica potremmo metterci d’accordo su alcune questioni pratiche.

E penso che sul COME si insegna potremmo trovare dei punti di intesa.

Si tratta di un argomento discusso pochissimo al di fuori di ristretti ambiti pedagogici.

Invece io credo che dovrebbe essere un grande tema di dibattito.

La prima domanda che vorrei porre è: cosa fa crescere un adolescente?

Quando ero molto giovane me ne andai a vivere in una casa diroccata in mezzo ai monti.

Avevo vissuto una serie di esperienze traumatiche e non stavo molto bene di testa, tra depressione e stati di panico.

Un bel giorno arriva mio padre a trovarmi.

Non so se ha presente mio padre, detto fra noi non è uno abile a lavorare col trapano e il martello, meglio lasciar perdere, io non gli avevo mai visto piantare un chiodo.

Invece arriva e si mette a riparare la casa dove vivevo. Inchioda una porta, aggiusta una ringhiera.

Quando se ne è andato dopo una settimana io ero scioccato. Mi dissi: “Se mio padre è venuto qui e si è messo a riparare questa casa vuol dire che è veramente preoccupato per me e io sono proprio messo male.” E lì ho iniziato a decidere che era meglio smettere di essere depressi e cercare di combinare qualche cosa di buono nella vita.

Se mio padre mi avesse fatto una bella predica non avrebbe ottenuto niente. Invece è stato zitto e si è messo a lavorare e mi ha coinvolto. Perché ovviamente non potevo stare con le mani in mano mentre mio padre si dava da fare per migliorare la mia casa.

Io credo che il problema della scuola italiana sia innanzi tutto che si parla molto e non si fa quasi nulla di pratico.

L’insegnamento è astratto.

Questa era una cosa che mi dava enormemente sui nervi quando ero studente. Infatti ero un pessimo studente.

Ho iniziato a studiare con grande impegno solo quando ho lasciato la scuola e mi sono messo a lavorare. Sapere mi era diventato necessario per realizzare i miei progetti.

Tempo fa ho realizzato un corso in dieci lezioni di matematica da ridere, in una scuola media inferiore.

La mia idea era quella di tentare di coinvolgere gli allievi, di appassionarli.

Ho incominciato con alcuni giochi. Ad esempio dimostrando che 111 x 111 fa 12321, un numero speculare e 11.111 x 11.111 = 123454321.

Poi ho fatto notare che la tabellina del 9 non vale la pena di impararla a memoria, è speculare anche lei, : 9-90, 18-81, 27-72 eccetera.

Poi sono passato a dimostrare che chi non capisce i numeri non riesce neanche a capire quanto costa un computer reclamizzato in una rivista. Quel “+ Iva” che trovi dopo il prezzo vuol dire che devi aggiungere il 20% di tasse.

Ecco perché saper calcolare le percentuali è così importante. Se non sei capace non riesci a capire quanto costano le cose che vuoi comprare.

Dopodichè ci siamo messi ad analizzare i contratti dei cellulari. Come saprà è impossibile capire quanto costa veramente telefonare con una data compagnia telefonica senza usare l’aritmetica e un po’ di pazienza. Le proposte sbandierate dalla pubblicità contengono spesso raffinate trappole logiche. Solo se ci ragioni sopra capisci quanto paghi veramente.

Ho continuato così a mischiare giochi matematici, indovinelli geometrici, enigmi di insiemistica e questioni di utilità quotidiana.

A un certo punto ho chiesto ai ragazzi se sapevano come funziona un conto bancario. E ho spiegato loro che molto probabilmente le loro famiglie non sanno bene quante spese pagano per la gestione del conto, quanto prendono di interessi, quanto pagano ogni volta che ritirano del denaro contante con il bancomat, quanto costa farsi spedire a casa i conteggi.

La mia idea era di far sì che alla fine gli studenti potessero avere la soddisfazione di dare una mano alla loro famiglia e usare il tempo scolastico per rivedere contratti telefonici e bancari.

I genitori rimproverano spesso gli adolescenti dicendo loro che sono bravi solo a spendere. Mi pareva che dar modo a un dodicenne di far risparmiare del denaro alla propria famiglia grazie a quello che ha imparato a scuola, potesse dargli autostima, soddisfazione e far germogliare in lui la comprensione che studiare è un modo per migliorare la propria vita.

Sono restato sconcertato scoprendo che la maggioranza delle famiglie si era rifiutata di fornire ai figli i contratti telefonici. Ovviamente non chiedevamo la bolletta con il dettaglio delle telefonate ma solo i dati indicanti il tipo di contratto. Mi sono dovuto quindi fermare, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessi chiesto i dati sulla tipologia dei contratti bancari…

Ma nonostante questo ostacolo dopo 10 lezioni di matematica da ridere c’è stato un incontro con il consiglio di classe molto positivo.

Infatti i professori avevano riscontrato un miglioramento nel rendimento degli ultimi della classe anche nelle altre materie di studio.

Restai molto lusingato da questo giudizio e altrettanto stupito quando appresi che l’esperimento veniva però interrotto. Non certo per questioni di soldi visto che lavoravo gratis. Semplicemente quel che insegnavo era al di fuori del programma e non avevano altro tempo da perdere.

Io credo che debba essere affrontato in modo prioritario invece il problema della passione per lo studio. Dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola: insegnare a studiare prima ancora di fornire informazioni.

E per ottenere questo dobbiamo rendere divertenti le lezioni e insegnare anche cose utili nella vita reale.

E’ mai possibile che la scuola non insegni a leggere una busta paga, come funziona un mutuo, come si cambia un pannolino, come si intenta una causa per danni o come avvalersi dell’assistenza sanitaria?

Credo che si potrebbe ottenere un grande salto di qualità anche dando modo agli studenti di misurarsi con la realtà, mettere alla prova le proprie capacità.

Con un liceo scientifico abbiamo studiato un progetto ambizioso. Gli studenti sotto la guida degli insegnanti analizzano i costi energetici della loro scuola, e i modi per ottenere maggiore efficienza, valutano le soluzioni tecniche, quindi prendono contatto con le aziende capaci di realizzare i cambiamenti progettati e con una banca disposta a finanziare l’intervento, realizzano quindi un piano operativo e finanziario. E’ probabile che questo piano contenga la sostituzione della caldaia, isolamento di tetto e pareti, tripli vetri, termostati, pannelli solari.

Redatto il piano gli studenti si adoperano per convincere le istituzioni a realizzare queste migliorie. Se ci riescono ottengono anche una percentuale dalle aziende in quanto agenti di vendita. Con questi soldi si possono realizzare attività utili per scuola e studenti. Si tratta di un modo concreto per proteggere il nostro pianeta e per mettere in pratica conoscenze scientifiche, capacità di scrittura e verbalizzazione. Un sistema per permettere agli insegnanti di diverse materie di collaborare e per dare agli studenti modo di capire come utilizzare in pratica quel che imparano.

Il progetto ha trovato grande entusiasmo tra gli studenti e gli insegnanti. Insieme al preside e al provveditore agli studi abbiamo tenuto una conferenza stampa che ha interessato i giornalisti e poi sono usciti alcuni articoli sulla stampa locale. Quindi il progetto è stato cancellato.

Cose che succedono. Soprattutto perché le priorità della scuola oggi sono altre.

I programmi scolastici non danno modo agli studenti di fare i conti con la realtà. L’insegnamento è astratto, nozionistico. Non si insegna a lavorare ma a far bella figura con i professori.

Questa situazione allontana molti ragazzi dallo studio: si annoiano, non capiscono l’utilità di imparare qualche cosa a proposito della vita di Napoleone.

Questa situazione oltretutto è grande fonte di disagio e emarginazione e alimenta la devianza e la criminalità.

La scuola dovrebbe avere invece la funzione di primo baluardo della legalità proprio insegnando ai giovani la moralità della passione per il lavoro.

Sono 20 anni che alla Libera Università di Alcatraz ospitiamo gite scolastiche e vacanze estive.

Molte volte sono arrivati da noi gruppi di ragazzi portati dai servizi sociali, ragazzi con gravi problemi di bullismo e piccola criminalità. Magari avevano semidistrutto l’ultimo albergo che li aveva ospitati provocando centomila euro di danni.

Il nostro sistema con questi ragazzi è di una semplicità elementare. Quando scendono dal pullman diamo a ognuno un cavallo. E gli diciamo: “Questo è il tuo cavallo, te ne occupi tu. Vuoi sapere come funziona?”

Poi gli facciamo vedere come si cavalca. E gli facciamo fare subito qualche cosa di spaventoso come salire in piedi sulla groppa di un cavallo. In realtà è molto facile perché i nostri cavalli sono dei pezzi di pane e non muovono un muscolo quando hanno sopra un ragazzino. Ma i nuovi arrivati non lo sanno e sono entusiasti perché hanno avuto paura ma ce l’hanno fatta. Li facciamo sentire importanti, gli diamo fiducia. In 20 anni non si è mai fatto male un solo allievo. E i ragazzi si comportano poi in modo irreprensibile, non rompono neanche un piatto. E’ come se non aspettassero altro che di incontrare una persona che gli dia un buon motivo per rigare dritto.

E con i cavalli diventano subito bravissimi. Perché i ragazzi “peggiori” in realtà sono spesso molto intelligenti e svegli, il problema è che non hanno avuto occasione di utilizzare positivamente le loro risorse. Non hanno incontrato qualcuno che trasmettesse loro la passione per il lavoro, per l’avventura di imparare cose nuove, affrontare le difficoltà e superarle.

Questi ragazzi non sopportano la scuola perché si parla troppo mentre loro hanno una spasmodica voglia di vivere, di sperimentare.

Un elemento essenziale in questo approccio è la fiducia.

Io ti do subito un cavallo da curare. Un gesto che prevede che io abbia piena fiducia in te. Questa azione da sola motiva molto.

La scuola italiana al contrario è più centrata sul giudizio, sulla divisione tra bravi e cattivi, primi e ultimi.

Un metodo che sembra fatto apposta per creare emarginati.

Ma che valore ha una scuola che funziona bene solo per i primi della classe?

Ci sono molte ricerche che avvalorano questa realtà. Per dimostrarla si sono trovate soluzioni molto astute.

Ad esempio, un gruppo di insegnanti delle elementari chiede un incontro con gli insegnanti delle medie che prenderanno in consegna i loro studenti l’anno successivo.

Gli insegnanti delle elementari spiegano che questo incontro si è reso necessario perché si sono trovati di fronte a una quinta elementare composta da geni. E volevano avvisare i professori delle medie che proprio perché sono bambini con un’intelligenza fuori dal comune, a volte sembrano stupidi, ma questo dipende dal fatto che vedono le cose in maniera diversa, riescono a intuire punti di vista insoliti sui problemi. Se li si ascolta si scopre che ragionano in modo eccellente.

Dopo 3 anni i ricercatori vanno a vedere quali sono i risultati ottenuti da quella classe, che in realtà era assolutamente normale, non c’era neanche un piccolo genio.

Ma la suggestione sugli insegnati ha creato un miracolo: gli studenti sono diventati veramente dei geni! E in particolare sono progrediti quelli che alle elementari erano i peggiori.

I ragazzi per crescere hanno bisogno della fiducia, della passione e di esperienze positive.

La scuola italiana da questo punto di vista è estremamente carente.

Pensa che si potrebbe fare qualche cosa?

Supponendo che a lei questo discorso interessi aggiungo qualche proposta pratica.

La mia figlia maggiore ha avuto la fortuna di capitare con un insegnante straordinario, Pasquale Guerra*,* che organizza a scuola incontri con cantautori e scrittori e poi porta tutta la classe una settimana in montagna, in un luogo sperduto, senza strade e copertura cellulare. Una baita dove i ragazzi cucinano e si occupano di tutto, fanno lunghe camminate e a turno leggono romanzi ad alta voce. Un’esperienza che entusiasmò mia figlia e le fece imparare l’amore per la scrittura.

Perché insegnanti simili non vengono premiati? Perché non viene replicato il loro metodo e diffuso il loro entusiasmo?

Negli Usa esiste poi da tempo un sistema che prevede la valutazione del livello di preparazione degli allievi.

Gli insegnanti che ottengono che gli ultimi della classe progrediscano tengono poi dei corsi di formazione per gli altri. Cioè, si è individuato un sistema che permette alla scuola nel suo complesso di migliorare premiando chi riesce ad appassionare i ragazzi e dà modo agli insegnanti migliori di trasmettere questa abilità ad altri docenti.

In Italia abbiamo un’esperienza eccellente, riconosciuta e stimata in tutto il mondo, l’asilo Diana di Reggio Emilia. Qui possiamo trovare più di 50 anni di esperienza in un modo diverso di concepire l’insegnamento. Sostanzialmente si tratta dello stesso approccio che le ho testé illustrato.

I risultati dell’asilo Diana sono straordinari da tutti i punti di vista. Prova ne è che Svezia, Canada e Giappone hanno adottato da tempo gran parte di questi criteri formativi ottenendo ulteriori conferme della validità dell’approccio didattico. Non sarebbe il caso di farlo anche da noi?

Non sarebbe il caso di inserire nel percorso formativo degli insegnanti qualche lezione su come si utilizza la voce, come si racconta una barzelletta, come si organizza un lavoro in equipe, come si affrontano certe dinamiche interpersonali, come funziona la comunicazione emotiva?

Ai nostri insegnanti si chiede di conoscere la materia che insegnano. Non dovrebbero anche essere capaci di insegnarla in modo avvincente?

Perché non esistono canovacci delle lezioni? In Italia ogni anno si tengono migliaia di lezioni sul Teorema di Pitagora. Ogni insegnante si inventa il suo modo di spiegare perché la somma dei quadrati costruiti sui cateti è pari al quadrato costruito sull’ipotenusa, senza avere mai occasione di confrontarsi con altri insegnanti.

Perché il suo ministero non crea un forum, diviso per argomenti, nel quale gli insegnanti possano pubblicare i canovacci o magari i video delle loro lezioni? E si potrebbero anche premiare gli insegnanti che propongono soluzioni innovative. Far nascere così un’attenzione e una sana competizione nell’arte di esporre argomenti scientifici e culturali.

Fonte: ilfattoquotidiano – Blog di Jacopo Fo

19:02 – 27/06/10 – I Veri Problemi della Scuola Italiana.

Di Lucio Garofalo

Negli ultimi 16 anni i ministri che si sono avvicendati alla guida del dicastero della Pubblica Istruzione, hanno provveduto solo a varare la propria riforma per lasciare un segno, inevitabilmente infausto, nella storia. L'istruzione è ormai una cavia istituzionale, esposta agli azzardati e scellerati esperimenti riformistici che si sono rivelati semplicemente devastanti. Questi esponenti di governo hanno scambiato lo Stato per un'impresa privata e l'hanno ridotto a brandelli. Su tutti il ministro Mariastella Gelmini, un vero e proprio flagello della cultura che ha oltraggiato profondamente la scuola. Un'istituzione che era il vanto della nazione, con una scuola materna e una scuola elementare giudicate tra le migliori realtà pedagogiche del mondo. E' evidente che gli ideologi del centro-destra sanno bene che il ruolo della scuola è di natura formativa ed eversiva, in quanto ha il compito di forgiare personalità libere e critiche.

I ministri maggiormente affiatati all'interno del governo sono Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Entrambi sono accomunati da due carriere politiche parallele e persino due vite parallele. Entrambi stanno portando avanti due controriforme invise al mondo della cultura e a settori della società civile. Ambedue affrontano il loro incarico come una dura battaglia contro le resistenze opposte da un sistema che non accetta di essere trasformato. Inoltre, entrambi hanno vissuto esperienze personali e professionali spiacevoli e mortificanti, prima di intraprendere l'attività politica e diventare ministri.

Prendiamo in considerazione Brunetta, che si erge a paladino di una “crociata antifannulloni”. Costui appartiene all'aristocrazia dei professori, all'elite dei docenti che guadagnano troppo e, almeno in molti casi, lavorano poco, se non nulla. Lo stesso Brunetta venne a suo tempo censurato per assenteismo dal Rettore dell'Università dove (non) lavorava. Inoltre, Brunetta era un primatista dell'assenteismo anche nel Parlamento Europeo. Insomma, il classico ministro che predica male e razzola peggio.

Per quanto concerne il “Decreto Gelmini”, questo ha imposto una controriforma con decisione unilaterale, senza confronto con i sindacati e le varie componenti del mondo della scuola, senza consultare nemmeno il Consiglio nazionale della Pubblica Istruzione, senza alcuna riflessione di natura giuridica e tantomeno pedagogica. Sul piano occupazionale le conseguenze sono state subito devastanti e si prospetta nei prossimi anni una vera macelleria sociale. Nel complesso si calcola che il taglio di insegnanti solo nella scuola elementare, per effetto della restaurazione a pieno regime del maestro unico, ammonterebbe ad oltre 80mila posti e saranno i precari ad essere massacrati.

Pertanto, il governo Berlusconi persegue un ritorno al passato che gli permetta di fare cassa, riscuotendo nuovi introiti a scapito della malconcia scuola pubblica, mentre le risorse finanziarie sono dirottate altrove. Scimmiottando con 30 anni di ritardo il modello anglo-americano, cioè la politica neoliberista che ha ispirato le amministrazioni ultraconservatrici della Thatcher in Gran Bretagna e Reagan negli USA, il piano del governo è di subordinare la scuola al servizio del capitale e del mercato del lavoro. La conseguenza finale sarà lo smantellamento della scuola pubblica, per concedere una formazione d'eccellenza ad una platea elitaria e procurare una manodopera crescente a basso costo proveniente dalle scuole pubbliche, riservate alle masse operaie e popolari.

E' questo il modello, miserabile e classista, che ispira la politica, non solo scolastica, del governo Berlusconi, che offende l'istruzione nel nostro paese. Una scuola-parcheggio per bulli e piccoli gangster, dove i docenti sono, nella migliore delle ipotesi, addestratori degli studenti per aiutarli a superare i quiz a risposta multipla (si pensi, ad esempio, alle cosiddette prove Invalsi), soggetti alle valutazioni internazionali. Una scuola sempre più omologante e passivizzante, simile ad una sorta di supermercato dell'offerta educativa, sempre meno comunità educante e democratica. Una scuola che è la negazione della cultura e che, in pratica, produce solo saperi-merci usa e getta.

Si ciancia tanto dei problemi della scuola italiana, ma chi è deputato a risolverli non si adopera affatto in tal senso. In politica ogni soluzione non può essere efficace se non è anche giusta e tempestiva. Il decisionismo e l'efficientismo devono essere calibrati mediante criteri di equità sociale, altrimenti rischiano di essere deleteri. Dunque, vediamo quali sono alcuni dei problemi concreti, ancora irrisolti, della scuola italiana.

Il principale problema della scuola odierna è costituito dalla svalutazione della professionalità degli insegnanti, dallo stato di avvilimento e frustrazione che li attanaglia. Occorre rilanciare in modo concreto la professionalità didattica, rivalutando anzitutto la posizione economica degli insegnanti italiani, che risultano i più sottopagati d'Europa. Per innescare un meccanismo virtuoso occorre rendere appetibile la professione educativa e docente, così da creare le condizioni per indurre le persone più valide e preparate ad aspirare ad un lavoro ben remunerato e molto più apprezzato rispetto al presente. Il recupero del potere d'acquisto condurrà ad un incremento proporzionale del prestigio sociale e favorirà un crescente rendimento qualitativo dei docenti. A beneficiarne saranno anzitutto gli studenti. Questo, in sintesi, è il circolo virtuoso che occorre innescare prima di ogni altra cosa per resuscitare la scuola italiana.

Un altro problema serio è quello delle attività aggiuntive non obbligatorie, vale a dire i progetti extra-curricolari. Nel campo della didattica i criteri di quantità e qualità sono sovente incompatibili tra loro in quanto si escludono a vicenda. In genere la quantità “industriale” rischia di inficiare la qualità di un progetto, a maggior ragione laddove i progetti sono prodotti in serie. In tal modo le singole istituzioni scolastiche rischiano di diventare vere e proprie fabbriche di progetti, cioè progettifici scolastici.

Personalmente non sono contro i progettifici per rivendicazioni astratte e ideologiche, ma per ragioni legate alla mia esperienza concreta. Nulla mi impedirebbe di essere a favore dei progetti di qualità, purché siano attuati seriamente, ma nel contempo sono cosciente che i casi virtuosi sono eccezioni assai rare. Di norma i “progettifici scolastici” si caratterizzano in modo gretto e negativo per una scarsa creatività e trasparenza, per l'inadeguatezza degli interventi, per una debole rispondenza ai reali bisogni formativi, culturali e sociali degli allievi, mentre obbediscono solo ad una logica affaristica e aziendalistica. Per non parlare dei continui strappi alle regole, delle reiterate violazioni di norme e diritti sanciti dalla legge, delle frequenti scorrettezze e furbizie commesse all'interno delle singole scuole, derivanti da invidie, ambizioni e rivalità individualistiche, contenute in un contesto di direzione autoritaria e verticistica o, in alcuni casi, di leadership pateticamente e falsamente illuminata e paternalistica.

Veniamo, inoltre, alla questione della trasparenza e al tema della democrazia collegiale che ormai versa in uno stato decadente. Dal varo dei Decreti Delegati che nel 1974 istituirono forme e strumenti di democrazia diretta nella scuola, la partecipazione agli organi collegiali si è progressivamente deteriorata. Oggi il potere all'interno degli organi collegiali esclude la massa delle famiglie, degli studenti, del personale docente e non. In pratica l'esercizio del potere decisionale nelle singole scuole è riservato ad una cerchia oligarchica formata dal Dirigente scolastico e dai suoi più stretti collaboratori.

Esaminiamo il caso emblematico di un organo come il Collegio dei docenti. Un tempo questo era la sede deputata a discutere gli argomenti più nobili ed elevati, tematiche psico-pedagogiche e culturali, per cui gli insegnanti, specie i più aperti, coscienti e motivati, avevano modo di confrontarsi e maturare sotto il profilo intellettuale e professionale. Oggi i Collegi dei docenti sono ridotti a centri di mera ratifica formale delle decisioni assunte dai dirigenti. Tale avallo avviene generalmente tramite procedure esautoranti, che umiliano la dignità e la sovranità dei Collegi stessi. Questi sono diventati il luogo più alienante e passivizzante in cui si dibatte di questioni esclusivamente finanziarie, senza la dovuta trasparenza, senza fornire le informazioni concernenti il budget effettivo di spesa. Insomma, i Collegi dei docenti approvano senza neanche conoscere fino in fondo l'oggetto reale previsto all'ordine del giorno, cioè i finanziamenti, talvolta cospicui, che vanno a beneficio di una minoranza di colleghi, coincidente con la cerchia ristretta formata dal cosiddetto “staff dirigenziale”.

Questo processo di logoramento della democrazia partecipativa, della trasparenza e dell'agibilità democratica e sindacale, degli spazi di libertà e legalità nella scuola, è in atto da oltre 15 anni. Tale involuzione in senso autoritario è dovuta ai colpi letali inferti dai governi di centro-sinistra e di centro-destra. Nella fattispecie particolare, le principali responsabilità politiche di tale declino sono da rinvenire in un momento storico-legislativo assai importante: l'istituzione della legge sull'autonomia scolastica.

La mera formulazione giuridica dell'autonomia non ha stimolato le scuole ad esercitare un ruolo di traino e promozione culturale rispetto al contesto di appartenenza. In molti casi, le istituzioni scolastiche hanno assunto una posizione subalterna ai centri di potere vigenti nelle realtà locali. A ciò si aggiunga un crescente imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori della scuola, in quanto questa è divenuta il teatrino di laceranti conflittualità, sorte in molti casi in un clima di debole e sciocco paternalismo. Questi fenomeni alienanti e disgreganti sono un corollario dell'autonomia, nella misura in cui tale normativa non ha favorito un assetto equo ed efficiente, generando soprattutto confusione, contrasti, assenza di certezze, violazione di regole e diritti, incentivando comportamenti furbeschi, spregiudicati ed arroganti, esasperando uno spirito di cinismo, arrivismo e un'accesa competizione per scopi prettamente venali e carrieristici.