12:42 – 15/06/10 – Gelmini Dixit…

Punti di Vista...
Punti di Vista...

Scrive Gelmini su una lettera alla Stampa (28/5): Per la prima volta da molti decenni è stata messa a punto una riforma delle superiori ampiamente condivisa e in linea con le esigenze della cultura e della società dei nostri tempi (…). La scuola e l'università devono tornare ad una visione rigorosa e orgogliosa del loro compito (…) anche se questo significa in molti casi abbandonare consuetudini alle quali in molti si erano attaccati. (…) O si cambia o non si è più in grado di reggere la sfida della modernità.

Esiste in queste poche righe la prova concreta del pericolo e della genialità del processo di comunicazione usato dai nostri governanti. Per analizzare a fondo questa abilissima collazione occorrerebbe un trattato. Qui mi limito a sottolineare alcuni punti.

1) La riforma non è affatto condivisa: delega (senza avere il requisito obbligatorio dell'urgenza) per la primaria, regolamenti che hanno collezionato pareri negativi dagli organi preposti ad emetterli per la superiore; la scuola italiana è stata riformata sottraendola programmaticamente al dibattito (parlamentare e del Paese) ed evitando di ascoltare le infinite critiche.

2) La visione rigorosa ed orgogliosa è un assunto suggestivo e nobile, che però rimane sospeso nel vuoto e nell'irrealtà: dal 2008 ad oggi la scuola è stata sottoposte ad un bersagliamento inedito per potenza e ostinazione di delegittimazione e indebolimento, dai tagli (8 miliardi per la scuola, 140mila posti di lavoro in meno) alle epiche diffuse con irresponsabile leggerezza (il fannullonismo, gli sprechi), strumentali a falcidiare il settore.

3) Le consuetudini: in quella vita da nababbi – ricca di soddisfazioni economiche, professionali e di riconoscimento sociale – che gli insegnanti hanno sinora potuto fare, hanno maturato abitudini insane: quelle garantite dalla nostra Costituzio-ne. Per esempio la libertà di insegnamento; il diritto al lavoro e allo studio per i nostri studenti; l'inclusione della diversabilità, messa nuovamente in forse dalla nuova manovra, nonostante il pronunciamento in febbraio della Corte Costituzionale. Solo alcuni tra i principi messi esplicitamente in discussione da questo governo e, direttamente, da questo ministro.

4) La sfida della modernità: battendo strade esattamente opposte a quelle dei più sviluppati Paesi europei, la modernità da noi significa disinvestimento. è un punto di vista curioso e inedito, che dimostra impreparazione culturale, sociale, economica e uno sguardo rattrappito e orbo sul nostro futuro. Come scuola e come Paese.

Sotto la sua teorica vena riformatrice (nella quale non è peregrino intuire una sottile ironia) si nasconde ancora la gestione di una comunicazione demagogica e ipocrita, che tende ad inverare realtà attraverso l'uso impudico delle parole. A mortificare ulteriormente le nostre intelligenze con proclami e parole in libertà che con la realtà non hanno nulla a che vedere; e che affondano nella convinzione che lo stato di torpore in cui il Paese versa garantirà ancora una volta l'impunità.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

13:20 – 02/06/10 – Cari Ragazzi del Coro di 'Bella Ciao…'

A proposito di: “Bella Ciao” a scuola, polemiche Roma, a famiglie lettera di … – TGCOM

Cari Ragazzi del Coro di Bella Ciao,

non so se oggi vengono ancora conferite le medaglie d’oro al valore ai reduci della resistenza ma se esiste un presidente della repubblica italiana che possa chiamarsi tale, dovrebbe avere il coraggio di premiare la vostra iniziativa in quanto rimarcante i veri valori su cui è stata fondata la Repubblica Italiana.

Abbiate sempre il coraggio di rimettere in discussione tutto ciò che potrebbe limitare i vostri diritti umani, sociali e civili.

Siate orgogliosi dei vostri genitori, dei vostri insegnanti e di tutti coloro che vi insegnano la vera libertà.

Cordiali saluti,
Davide Suraci
Redazione TerritorioScuola
———————————————————
TerritorioScuola INFORMAZIONE, Didattica, Reti, Ricerche. 1999/2010

16:22 – 08/05/10 – Appello-Petizione Nazionale contro le Classi Sovraffollate.

Cari insegnanti (precari e di ruolo),

il giorno 27 aprile 2010 sul sito http://www.politeia.emr.it/petizione_contro_classi_affollate è iniziata la raccolta della firme contro l’aumento degli alunni per classe.

Mi raccomando firmate tutti (on line) e soprattutto fate firmare a tutti quelli che conoscete (insegnanti, genitori, alunni, e ogni libero cittadino) facendo circolare l’indirizzo di questo sito. Non dimentichiamoci che quasi la metà dei posti da tagliare nei prossimi 2 anni sono dovuti ai nuovi criteri per la formazione delle classi della 133.

Si è pensato di fare una raccolta di firme elettroniche per poter coordinare meglio questa petizione a livello nazionale ed anche per aver a portata di vista di tutti, politici e non, il nostro problema, il problema della scuola.

Si può anche scaricare dal sito il modulo per la raccolta delle firme in modo tradizionale laddove impossibile o difficile arrivarci per via telematica oppure perchè più semplice o più comodo.

Alla fine anche le firme ottenute per via tradizionale (modulo scaricato) sarano allegate a quelle stampate. Prima però consegnate la petizione con delle firme al D.S. della vostra scuola, e chiedete che l’oggetto della petizione (Diritti e obblighi nell’individuazione dei criteri per la formazione delle classi), sia messo come ordine del giorno da approvare al prossimo collegio docenti.

Sono sicuro che l’unico modo per far valere i propri diritti è quello di denunciare l’illegalità (evidenti contraddizioni tra le direttive del Ministero e la normativa esistente in materia di sicurezza e agibilità dei locali scolastici) e non subire passivamente le ingiustizie.

Pretendiamo dopo anni di onorato servizio sottopagato o precario, maggiore dignità di trattamento, mentre per quanto riguarda i nostri diritti (continuamente disattesi per i precari), maggiore rispetto anzi ASSOLUTO rispetto

Ioannis Lioumis

PS: La petizione sarà spedita alla corte costituzionale, e alla VIIª commissione cultura della Camera e commissione cultura del Senato.
Sempre su http://www.politeia.emr.it potete lasciare un commento, una denuncia oppure descrivere una vostra esperienza.

16:41 – 02/05/10 – Sciopero degli Scrutini Contro lo Sciopero delle Istituzioni…

COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA NAZIONALE scrive:

La controriforma della scuola secondaria di secondo grado rappresenta l’ultimo tassello del grande progetto berlusconiano di dequalificazione e impoverimento dell’istruzione pubblica italiana. Tutto l’impianto delle leggi in tema di istruzione, all’interno del quale si collocano la legge 133/08, l’art. 4 della legge 169/08 e il PdL Aprea, mirano ad estendere anche al sistema scuola una logica competitiva e aziendale, non solo introducendo i privati nei comitati tecnico-scientifici degli istituti tecnici, ma anche svilendo tutte le conquiste ottenute nel campo della ricerca pedagogica e didattica, ed annullando quella tradizione egualitaria su cui si è fondato il processo di rinnovamento democratico della scuola pubblica italiana.

Le misure adottate dal governo rispondono ad una concezione astrattamente selettiva e meritocratica della scuola, licei sempre più licei disegnati per le elite della borghesia cittadina dove la classe dirigente del domani potrà formarsi e accedere all’università; tecnici e professionali sempre trasformati in scuole di avviamento al lavoro in cui si formeranno già a quattordici anni gli operai e gli artigiani del domani.

La scuola berlusconiana non tiene conto delle diverse esigenze, dei bisogni, degli stili di apprendimento delle nuove generazioni, non dà valore al confronto tra esperienze e culture diverse, reintroducendo profondi elementi di conflittualità interetnica e sperequazione sociale, mentre aumenta significativamente i finanziamenti alle scuole-diplomifici private. Denunciamo non solo gli effetti devastanti della controriforma Gelmini nel mondo della scuola, ma anche le drammatiche ripercussioni del più grande licenziamento di massa dell’Italia repubblicana sul tessuto sociale del nostro paese. La nostra è una battaglia per il diritto al lavoro e per la difesa della scuola pubblica intesa come strumento di promozione culturale e sociale, nonchè luogo di diffusione dei principi fondamentali della nostra Costituzione e di lotta ad ogni forma di illegalità.

Denunciamo altresì il peggioramento delle condizioni lavorative dei docenti precari e di ruolo, costretti ad insegnare in classi sovraffollate e smembrate, nonchè il disconoscimento della professionalità docente, con provvedimenti quali l’accorpamento di classi di concorso, i contratti di disponibilità e gli accordi stato-regioni. Denunciamo infine la generale riduzione dei diritti dei lavoratori della scuola, ad esempio con la normativa vessatoria in tema di malattia, lariduzione della contrattazione collettiva e del potere d’acquisto dei salari prevista dalla riforma del modello contrattuale, l’accesso disuguale al salario accessorio e gli inasprimenti disciplinari previsti dalla legge Brunetta.

Dopo mesi di scioperi e manifestazioni di piazza di tutti i tipi, che non hanno minimamente scalfito la determinazione del governo a proseguire nella sua opera di distruzione della scuola statale, siamo oggi più che mai convinti che uno degli strumenti di lotta più significativi, rimasto nelle mani dei lavoratori della scuola siano le azioni di boicottaggio della burocrazia scolastica, come lo sciopero degli scrutini.

Il blocco degli scrutini tradizionale è stato una forma di lotta molto radicale e molto efficace, che in passato ha dato grande forza e visibilità alle rivendicazioni dei lavoratori della scuola. La gravità dell’attacco sferrato oggi dal governo alla scuola statale (l’unica veramente pubblica) renderebbe più che mai necessario il ricorso a forme di protesta radicali come il blocco degli scrutini. Purtroppo, però, questa forma di lotta è ormai vietata dalla legge 146 del 1990, che ha sensibilmente ridimensionato la forza d’urto dello sciopero soprattutto nei settori pubblici.

Tuttavia è ancora possibile mettere in pratica azioni che vadano al cuore della burocrazia scolastica, inceppandone momentaneamente gli ingranaggi. La soluzione è lo sciopero degli scrutini, cioè uno sciopero tradizionale e assolutamente legale indetto per due giorni – nel rispetto della vigente normativa sindacale – in concomitanza con lo svolgimento degli scrutini in modo da farne slittare lo svolgimento, che sfata il falso mito dell’intoccabilità degli scrutini.

Lo sciopero è oggi l’ultima arma rimasta in mano ai lavoratori e lo sciopero degli scrutini è la forma di sciopero più radicale che si possa praticare in ambito scolastico. Esistono dei precedenti incoraggianti: il 3 e 4 febbraio scorsi a Genova i lavoratori della scuola hanno fatto slittare di due giorni lo svolgimento degli scrutini aderendo ad uno sciopero provinciale indetto dai COBAS; in molte città d’Italia il 12 marzo scorso i lavoratori della scuola che hanno aderito allo sciopero, là dove era previsto che si svolgessero gli scrutini, ne hanno determinato lo slittamento. Secondo la legge, nessun lavoratore che sciopera può essere sostituito, nessun lavoratore che sciopera può essere perseguito in alcun modo. Inoltre, si dice spesso con uno slogan molto eloquente senza bidelli non si aprono i cancelli; appare evidente a tutti quanto sia importante in questo senso il ruolo dei colleghi del personale ATA in questa lotta.

Un’iniziativa come questa va preparata con grande cura; non è possibile aspettare passivamente lo sciopero degli scrutini, ma questo deve essere lo sbocco di un periodo lungo di lotte. E’ indispensabile arrivare alla fine dell’anno scolastico con un livello altissimo di mobilitazione nelle scuole. Crediamo che si debba da subito intraprendere tutte le iniziative a nostra disposizione, assemblee, picchetti davanti alle scuole, volantinaggi, mozioni dei collegi dei docenti, che contribuiscano a surriscaldare il clima nelle scuole.

Perciò chiediamo ai sindacati e alle RSU di mettere in pratica tutte le azioni necessarie a creare uno stato di agitazione permanente nelle scuole e soprattutto chiediamo loro che vigilino sul rispetto della legalità scolastica onde evitare azioni, come ad esempio l’anticipo degli scrutini a prima della fine delle attività didattiche, volte a neutralizzare un eventuale sciopero degli scrutini.

Chiediamo, infine, a tutti i colleghi di partecipare assieme a noi alla costruzione dello sciopero degli scrutini e, a tal proposito, accogliamo con soddisfazione la decisione dei Cobas Scuola di indire nel mese di giugno uno sciopero di due giorni in coincidenza con la settimana degli scrutini, nella piena legalità, come stabilito dalla legge 146/90. Una decisione, quella dei Cobas scuola, che dà seguito all’appello lanciato a tutte le organizzazioni sindacali dal movimento dei precari, nel corso dell’assemblea nazionale dei precari della scuola del 31 gennaio scorso a Napoli.

COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA NAZIONALE

FORUM COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA
http://docentiprecari.forumattivo.com
BLOG COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA
http://retedocentiprecari.blogspot.com/
GRUPPO FACEBOOK COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA
http://www.facebook.com/group.php?gid=35733685501
MAIL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA
precariscuola@gmail.com

13:08 – 23/03/10 – Bilanci delle scuole sempre più in rosso: mobilitazione dei genitori..

Mentre il Ministero vara “riforme” epocali, le scuole sono alle prese con i problemi quotidiani di bilancio legati alla riduzione dei finanziamenti per il funzionamento ordinario e al mancato rimborso dei pesanti debiti accumulati negli anni dallo Stato verso le scuole, per il pagamento delle supplenze.

In molte città continua la protesta dei consigli di istituto e dei genitori per la grave situazione finanziaria in cui versano le scuole, costrette con sempre maggiore frequenza a fare ricorso a consistenti contributi “volontari” delle famiglie, ormai indispensabili per andare avanti.

Tra le più recenti e significative mobilitazioni quella che ha avuto come protagonisti nel Lazio numerosi rappresentanti dei consigli di circolo e istituto, alcune delle associazioni più rappresentative dei genitori (AGE e CGD) e l’ASAL (Associazione Scuole Autonome Lazio) che hanno inviato al MIUR un Appello-denuncia per la tutela del diritto all’istruzione e il funzionamento delle scuole.

“Riforma” delle scuole superiori: avanti a tutto caos!

A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni alle scuole superiori, la “Riforma” di licei, tecnici e professionali continua ad avanzare nella confusione e nella fretta, a causa dei tanti passaggi legislativi e organizzativi che avrebbero avuto bisogno di tempi più adeguati, come sosteneva chi ha chiesto ripetutamente e chiede ancora il rinvio di un anno dell’attuazione dei nuovi regolamenti.

Quello che più preoccupa è il disorientamento delle famiglie e degli studenti che hanno dovuto fare le loro scelte senza possedere un quadro completo e definitivo della situazione e la confusione delle stesse scuole. Per non parlare dei devastanti effetti sugli organici derivanti dall’applicazione dei nuovi modelli orari e curricolari già a partire dal prossimo a.s..

Nell’ultimo incontro tra MIUR e Sindacati del 16 marzo scorso, in cui si è discusso anche dei possibili strumenti per contenere il sicuro aumento dei soprannumerari, sono stati forniti alcuni dati aggiornati sui pensionamenti del prossimo anno: saranno 5.812 Ata e 19.655 docenti. Una quantità inferiore, di circa 15.000 unità, ai posti che spariranno per effetto dei tagli programmati dalla Legge 133/08 – 25.600 docenti e 15.256 Ata.

Fonte: Legambiente Scuola

16:28 – 02/03/10 – Il Coro Bipartisan della Svendita dell'Istruzione…

di Adele Dentice

Lo snaturamento del carattere pubblico della scuola e dell’Università non passa solo attraverso l’assunzione di modelli organizzativi e dal coinvolgimento dei privati nelle scelte strategiche; la logica della privatizzazione attraversa tutto ciò che riguarda il “diritto allo studio” (sostegno dei meritevoli privi di mezzi art.34 della Costituzione).

La negazione del diritto è inequivocabile nel nuovo assetto dell’Università quando si annuncia che il merito è determinato solo dal sacrificio individuale (DDL 10/ 2009); non si parla più quindi di diritto ma di “promozione dell’eccellenza” che si può realizzare attraverso il “mero” prestito (art 4c.7) amministrato dalla CONSAP (art 4 c.4) ,una SpA controllata dal Ministero dell’economia che si occupa di servizi assicurativi e del fondo Vittime della Strada.

La trasformazione delle Scuole e delle Università in fondazioni di Diritto Privato, favorita dal PD che ha proposto di incentivare i privati nel Governo delle Università e già pensata dagli anni 90 da Berlinguer e successivamente da Bersani, è stata definita dall’associazione dei Rettori CRUI come una occasione unica e irripetibile, così come importate è la presenza nei CdA della presenza di soggetti esterni legati all’Industria (il 40% 19-febbraio 2009); l’unico limite è determinato dalla scarsità dei fondi , ma saranno i privati a compensare il deficit economico e le Università saranno pronte alla loro Svendita, così come le Scuole Secondarie Superiori, ormai già trasformate in comunità aperte in concorrenza tra loro e piegate al mercato

Il processo riformistico, che si è abbattuto sulla scuola e sull’Università, ha travalicato lo stretto contingente politico accomunando governi e partiti di diverso orientamento politico, pensiamo alla madre di tutte le riforme, la legge Bassanini, a quella sull’autonomia, alla legge sulla parità scolastica, alla riforma del Titolo V° della Costituzione. In questo senso la Gelmini oggi non può vantarsi di una riforma epocale della scuola, perché la Storia è cambiata diversi anni fa, nel periodo in cui la rossa Emilia Romagna introdusse per la prima volta i finanziamenti pubblici alle scuole private (con la Legge regionale Rivola, poi riconfermata e peggiorata dalla Legge regionale Bastico ). Esempio subito seguito dalle amministrazioni periferiche comunali e provinciali, che iniziarono ad erogare finanziamenti alle scuole private.

Tutti atti preparatori alla famigerata legge sulla parità scolastica del governo D’Alema che ha liberato finanziamenti dello Stato alle scuole paritarie, dando il via alla destrutturazione della scuola pubblica e trasferendo la responsabilità politica della formazione e dell’istruzione dallo Stato al privato con il colpevole silenzio assenso delle rappresentanze sindacali.

Questo è stato il vero cambiamento epocale!

E oggi quale futuro si prospetta per la scuola e i suoi lavoratori:

i tagli hanno indebolito scuole prestigiose , mentre le scuole di periferia o meno in portanti sono state messe in seria difficoltà, senza soldi non si possono fare più corsi di recupero , né provvedere adeguatamente alla manutenzione e alla pulizia dei locali (tagli del 25% si possono pulire a giorni alterni!),

per gli operatori poi si aprono scenari di precarietà , licenziamenti , nel migliore dei casi mobilità,

e per gli studenti? Per loro rimane la scuola di eccellenza ovviamente privata, inaccessibile alla maggior parte delle famiglie, la fascia intermedia si dirigerà verso i licei mentre le scuole professionali destinate ai proletari e stranieri , impoverite tra l’altro di ore e discipline perchè «Il numero delle ore di lezione si riduce in tutti gli indirizzi per rendere più sostenibile il carico orario delle lezioni per gli studenti” intanto , già dai 16 anni , gli studenti potranno usufruire di contratti di apprendistato nelle aziende, così queste ultime saranno libere di licenziare e attingere manovalanza a costo zero.

Una scuola scadente, sporca e razzista, già perché c’è il capitolo del tetto massimo del 30% di studenti stranieri per lo più con un basso tasso di alfabetizzazione a causa dell’assenza di servizi rivolti a questi ragazzi , quindi con un aumento dell’emarginazione e dell’esclusione sociale; altro che integrazione!

Di fronte a questo disastro e vicini ad uno sciopero a ridosso delle elezioni, che non scongiurerà le migliaia di licenziamenti, ci si chiede dov’è andato a finire il popolo della scuola, gli studenti, i genitori e quella volontà di lotta emersa dallo sciopero del 30 ottobre 2008; dove sono andate a finire quelle risposte forti che dovevano far indietreggiare il Governo; tutto si è andato disperdendo nella burocrazia dei sindacati sia di quelli filo-governativi, sia della CGIL che ha alimentato, colpevolmente, le illusioni dei lavoratori dando per certo interventi della magistratura che avrebbero “bloccato le riforme”.

Così il movimento si è lasciato ingoiare da settarismi e dalla resistenza individuale, mentre tutto veniva celermente approvato e messo a regime, approfittando dell’immobilismo della categoria che si è lasciata ingannevolente guidare dall’opposizione di facciata, su cui si è collocato quel mondo politico e sindacale responsabile di gettato acqua sulla protesta raccogliendo poche briciole buone solo a dividere.

13:27 – 02/03/10 – Mozione Collegio Docenti ITIS 'G.B. Pininfarina' di Moncalieri (TO)

Altro esempio di boicottaggio: Mozione del Collegio Docenti dell’ITIS G.B. Pininfarina di Moncalieri (TO).

Al Ministero dell’Istruzione

All’Ufficio Scolastico Regionale

I docenti dell’ITIS, riuniti in collegio il giorno 3 febbraio 2010, a distanza di un anno tornano in questa sede ad esprimere il profondo allarme e la grave preoccupazione sulla situazione della scuola pubblica e in particolare dell’istruzione tecnica.

Le annunciate riduzioni di risorse economiche e di personale dello scorso anno scolastico si sono trasformate in realtà che stanno portando alla riduzione dell’offerta formativa e alla dequalificazione della scuola pubblica, senza nulla cogliere dalle osservazioni e dalla protesta di chi nella scuola vive e lavora.

Non può sfuggire la contraddizione nelle dichiarazioni propagandistiche ministeriali, che divulgano come miglioramento ed innovazione quelle misure di razionalizzazione contenute nei provvedimenti: la pesante riduzione del personale legata alle leggi 133/08 e 169/08; la riduzione con surrettizie alchimie contabili dei Fondi di Istituto necessari per la qualità dell’offerta formativa; l’azzeramento o quasi dei fondi per le supplenze e la diminuzione ai minimi termini delle risorse per il funzionamento delle scuole delineano in concreto una esclusiva volontà di risparmio.

Anche sulla riforma dell’istituto tecnico il Ministero dimostra di ritenere fondamentale il rispetto delle scadenze e del modello che si è prefissato, piuttosto che di cogliere l’importanza di un processo di confronto con il personale della scuola sui percorsi, sull’importanza delle attività laboratoriali, sui programmi e sugli orari.

Ancora una volta si risponde alla difficoltà di capire la fisionomia di un nuovo percorso di studi, peraltro non ancora ufficiale, con un vuoto slittamento delle iscrizioni oltre ragionevoli termini.

In questo clima di estrema incertezza, in cui si collocano anche i destini nebulosi dei corsi serali, si propone per giunta un disegno di legge nel quale l’attività di apprendistato varrebbe a tutti gli effetti come assolvimento dell’obbligo di istruzione.

L’elevamento dell’obbligo a 16 anni, oggi legge del Paese, è stato il raggiungimento di un obiettivo di grande civiltà, di uguaglianza sociale, ed anche l’innalzamento dei livelli di istruzione in conformità a quanto previsto dai trattati europei.

L’assolvimento dell’obbligo di istruzione al di fuori della scuola vanificherebbe ancora una volta il ruolo fondamentale di questa nella formazione di un cittadino responsabile e consapevole.

Il Collegio Docenti dell’ITIS “G.B. Pininfarina” ritiene che le azioni citate, alcune delle quali già operanti, non rispondano a criteri di miglioramento del sistema scolastico, ma hanno già avuto ed avranno ricadute sempre più negative per gli studenti, le famiglie e la scuola italiana nel suo complesso.

Per questi motivi invita il Ministro della Pubblica istruzione ad un riesame dei provvedimenti che preveda un confronto con i docenti e le organizzazioni rappresentative, sia culturali che sindacali, del mondo della scuola.

Il Collegio chiede, inoltre, che la proposta di riforma sia rielaborata nell’ottica di un reale potenziamento e rilancio dell’istruzione tecnica, che veda i docenti coinvolti da protagonisti e riaffermi il principio che soltanto l’investimento su cultura e formazione possa garantire al Paese un futuro democratico e pacifico. Approvata con voti: favorevoli 137, astenuti 10, contrari 3

Fonte: TerritorioScuola Collegio Docenti.

Vedi anche: Download fac-simile del documento del CdD (Pronto per la compilazione)

Mozione CdC ISI Caduti della Direttissima – Castiglion de’ Pepoli (BO)