13:14 – 29/01/10 – Maturità 2010: Le Materie della Seconda Prova.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Dipartimento per l’Istruzione
Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica
– Ufficio Sesto –

Allegati Destinatari
Roma, 15 gennaio 2010

Individuazione delle materie oggetto della seconda prova scritta negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio ordinari e sperimentali di istruzione secondaria di  secondo grado – Scelta delle materie affidate ai commissari esterni delle commissioni  – Anno scolastico 2009/2010.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

VISTO il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, “Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge 15 marzo1997,n.59”;

VISTA la legge 17 luglio 2006, n. 233, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri. Delega al Governo per il coordinamento delle disposizioni in materia di funzioni e organizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri”;

VISTA la legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore;

VISTA la legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante “Disposizioni in materia di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e delega al Governo in materia di raccordo tra la scuola e le università”, in particolare l’articolo 1 che ha sostituito gli articoli 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 1997, n. 425 e l’articolo 3, comma 3, lettera a) che ha abrogato l’articolo 22, comma 7, primo, secondo, terzo, quarto e quinto periodo della legge 28 dicembre 2001, n. 448;

VISTO, in particolare, l’articolo 1, capoverso <<Art. 3, comma 3>> e capoverso <<Art.4, comma 1>> della citata legge 11 gennaio 2007, n. 1, secondo cui il Ministro della Pubblica Istruzione, annualmente, indica le materie che formano oggetto della seconda prova scritta negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado e sceglie le materie da affidare ai commissari esterni delle commissioni;

TENUTO CONTO che, ai sensi dell’articolo 1, capoverso <<Art. 4, comma 1>> della citata legge 11 gennaio 2007, n. 1, la commissione per gli esami di Stato è composta da non più di sei commissari;

TENUTO CONTO, altresì, che per alcuni indirizzi di studio, indicati nella tabella allegata al presente decreto, in ragione della specifica organizzazione delle cattedre, la commissione di esame è nel numero pari immediatamente inferiore;

DECRETA

Per l’anno scolastico 2009/2010 le materie oggetto della seconda prova scritta negli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio ordinari e sperimentali di istruzione secondaria di secondo grado e le materie affidate ai commissari esterni delle commissioni sono indicate nella tabella allegata, che costituisce parte integrante del presente decreto.

IL MINISTRO

Mariastella Gelmini

 
aggiornato: 29/01/2010

18:10 – 16/01/10 – Aumenti ai prof. di religione: la sorpresa di Tremonti..

Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più.

SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell’Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata amministrativi, tecnici e ausiliari della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il “recupero” degli scatti del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003 sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.A spiegare la portata del provvedimento, che porterà nelle tasche degli interessati un bel gruzzoletto, è lo Snadir il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione.

“Gli aumenti biennali per gli insegnanti di religione, che in precedenza venivano calcolati nella misura del 2,5 per cento del solo stipendio base, dovranno ormai ammontare al 2,5 per cento dello stipendio base comprensivo della Indennità integrativa speciale”. Una cosetta di non poco conto visto che l’Indennità integrativa speciale rappresenta circa un quarto dell’intera retribuzione dell’insegnante e che gli anni da recuperare sono tanti, quasi quattro bienni.

Quanto basta, e avanza, per riaccendere la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni ai docenti di religione cattolica: accesso alla cattedra su segnalazione dell’ordinario diocesano, assunzione sulla base di un successivo concorso riservato, passaggio ad altra cattedra in caso di perdita del requisito per insegnare la religione l’attestato dell’ordinario diocesano e scatti biennali anche per i precari. “Mentre il ministro Tremonti a dicembre ricorda alla Curia che presto saranno liquidati gli scatti biennali di anzianità al personale docente di eligione con incarico annuale o di ruolo, che non ha mai richiesto tale indennità sotto forma di assegno ad personam, permane, purtroppo, il silenzio verso tutto il restante personale precario”, dichiara Marcello Pacifico, presidente dell’Anief l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione.

La questione è di particolare attualità perché una sentenza della Corte di giustizia europea del 2007 ha riconosciuto, secondo il principio di non discriminazione, il diritto agli scatti di anzianità anche a favore dei precari. E da allora sono diverse le associazioni di insegnanti italiane e sindacati che hanno intrapreso la via giudiziaria per farsi riconoscere questo diritto. Ma, ancora, non si sono visti i risultati.E mentre migliaia di precari di lungo corso sono in attesa di un riconoscimento economico.

Folgorato sulla via di Damasco, il ministero dell’Economia, scrive: “A seguito degli approfondimenti effettuati in merito all’oggetto, si comunica che questa Direzione ha programmato, sulla mensilità di maggio 2010, le necessarie implementazioni alle procedure per il calcolo degli aumenti biennali spettanti agli insegnanti di religione anche sulla voce IIS Indennità integrativa speciale, ndr a decorrere dal 1 gennaio 2003”.

Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l’immissione in ruolo.

E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all’anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni. Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati il caveau potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane. Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della Pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito.

Fonte: La Repubblica.

16:45 – 16/01/10 – Alunni stranieri al 30%: l'integrazione è ancora lontana.

Alunni stranieri
Alunni stranieri

In merito alla recente Circolare emanata l' 8 gennaio dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, “Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana“, riteniamo vada apprezzato lo sforzo di fornire delle indicazioni di carattere nazionale, dotate di una loro coerenza ed organicità ma non possiamo non evidenziare limiti, dubbi ed interrogativi che non trovano risposta pure ad una attenta lettura dell'intero testo e conducono inevitabilmente a considerazioni e questioni di carattere più generale.

Un rischio evidente
La Circolare prevede che le iscrizioni dei minori non italiani per classe dal prossimo anno scolastico non dovranno superare il 30% degli iscritti.
Come verrà concretamente applicata questa nuova norma? Chi vigilerà sulla sua applicazione?
Diciamo questo perché forse pochi sanno che un tetto al numero di alunni stranieri nelle scuole italiane c'era già, fin dal 1999, previsto dal dpr 394/1999, tuttora vigente, che prevede all'art. 45 un tetto massimo del 50% per evitare “la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri”. Sorge allora spontaneo chiedersi come mai non si sia mantenuto quel limite e se, come sembra, sia stato spesso superato nella realtà (490 istituzioni scolastiche sono già molto al di sopra della percentuale prevista), come mai non sia stata fatta rispettare questa norma e perché ora dovrebbero cambiare le cose tanto più in presenza di una norma maggiormente restrittiva.

Un limite di fondo
Questa circolare sottolinea diversi aspetti legati al fatto di favorire il più possibile non solo l'inclusione degli alunni non italiani ma anche la loro scolarizzazione (almeno dell'obbligo) anche per prevenire una serie di criticità, quali ad esempio la dispersione, l'abbandono o l'insuccesso scolastico ma non ne cita uno, a nostro parere essenziale: il diritto di cittadinanza. Purtroppo è questo il suo principale limite: non affronta il tema delle lungaggini e difficoltà per l'acquisizione del diritto della cittadinanza italiana e non individua delle vie preferenziali, per ottenerla, come potrebbe essere quello di aver completato il ciclo di scuola dell'obbligo.
Ci chiediamo: a cosa serve regolamentare e garantire il diritto allo studio degli studenti stranieri o favorire l'acquisizione di un titolo di studio o il completamento di un percorso di formazione professionale, se poi tutto ciò non conta nulla sui criteri o sui tempi di acquisizione della cittadinanza italiana e conseguentemente, sull'avvio di una professione regolare? Una proposta di legge bipartisan sull'argomento prevede espressamente di tenerne in giusto conto (proposta di legge n. 2670 Sarubbi e Granata).

Gradualità sì, sperimentazione no: perché?
La decisione del Ministro Gelmini di applicare questo limite del 30% in modo graduale, a partire dalle prime classi dei diversi ordini scolastici è sicuramente una modalità prudenziale ma, a nostro avviso, non sufficiente. Sarebbe stato, infatti, preferibile prevedere una introduzione sperimentale di questa norma per la durata di un anno scolastico (così come è stato saggiamente fatto per l'insegnamento Cittadinanza e Costituzione) per verificarne gli effettivi risvolti, i risultati operativi, le buone pratiche (che effettivamente ci sono) ed eventualmente apportare i conseguenti correttivi.

Ampliamento delle condizioni per il superamento del limite del 30%
La Circolare prevede già alcune condizioni, come quella di lasciare fuori dalla percentuale di alunni stranieri per classe quella riguardante gli alunni stranieri nati in Italia aventi “una adeguata competenza della lingua italiana”. In parole povere: il computo degli studenti stranieri nati in Italia (cioè quelli di seconda generazione) non dovrebbe rientrare nella percentuale del 30%. Però ci chiediamo: come mai non possono rientrare nella stessa “categoria” i bambini non nati in Italia ma arrivati in Italia da piccolissimi e che per questo, nella gran parte dei casi, conoscono e parlano la lingua italiana perfettamente e sono anche pienamente integrati?
Apprezzabili, invece, altre situazioni previste dalla Circolare, perché tengono conto sia delle peculiarità territoriali che dell'autonomia didattico -organizzativa delle istituzioni scolastiche, che delle buone pratiche già realizzate da molte scuole.

Con quante risorse finanziarie si pensa di sostenere l'applicazione di questa circolare?
Ai finanziamenti necessari per l'avvio di corsi pomeridiani, di classi “temporanee o di attività di sostegno linguistico si accenna solamente e in modo molto sfumato mentre ci sembra che questo aspetto rivesta un'importanza strategica e chiediamo al Ministro di far conoscere l'entità delle risorse e i criteri di distribuzione.
Ci sembra essenziale che il Governo provveda anche ad individuare altre modalità di sostegno alle famiglie degli alunni non italiani come:
– agevolazioni economiche per il servizio mensa, il tempo pieno e altri servizi offerti dalle scuole in fascia pomeridiana per favorire un inserimento precoce e intensivo, attraverso un'immersione linguistica ma anche culturale di ogni alunno non italiano, ricca di occasioni di scambio e interazione informali e collettive;
– “un'informazione puntuale e mirata alle famiglie degli alunni stranieri” (come prevede la Circolare) non solo nella fase iniziale, quella che precede l'offerta scolastica e l' inserimento dell'alunno nel sistema scolastico italiano, ma anche periodicamente, in tutte le fasi del percorso didattico, allo scopo anche di creare un canale di comunicazione stabile che, attraverso figure specifiche (es. mediatori culturali ma non solo) possano coinvolgere l'intera famiglia nel processo di integrazione;
– programmi ed interventi personalizzati nei confronti degli alunni stranieri come il testo prevede, che, a nostro parere sarebbero i più efficaci ed adatti rispetto a corsi o attività collettive anche se in piccoli gruppi. Ma come garantirli in una fase in cui l'organico della scuola italiana, soprattutto quello della scuola primaria e dell'infanzia, risulta fortemente ridotto e impossibilitato a garantire i servizi ordinari?

Ma il sostegno e la formazione ai docenti chi la garantisce?
Un elemento di debolezza ci sembra quello di non aver previsto neanche l'avvio di un programma formativo e di sostegno rivolto ai docenti e alla produzione di sussidi specifici, soprattutto delle scuole dell'infanzia e primaria, sui quali ricade quotidianamente la gestione didattica, linguistica, culturale ed umana degli alunni italiani e non. Per questo crediamo che utilizzare le buone pratiche già realizzate in altri paesi europei potrebbe rappresentare un buon punto di partenza.

Adriana Bizzarri
Coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva

21:07 – 10/01/10 – Viceministro Castelli, si vergogni!

Courtesy TerritorioScuola
Comunicato del Forum Insegnanti

9 gennaio 2010 – Caro viceministro, si vergogni! Lei è lì per rappresentare il popolo italiano e se un cittadino ha qualcosa da dire ha il dovere di ascoltarlo e soprattutto di non deridere e insultare i cittadini che espongono i problemi dovuti alla situazione a cui voi, classe dirigente, avete portato l’Italia.

Vogliamo consigliarle di ripetere bene la storia. Al popolo che protestava perchè non aveva pane, la regina Maria Antonietta rispose sprezzante: “Se non avete pane, mangiate brioche”. Ebbene, poco dopo il popolo fece la rivoluzione e sappiamo tutti bene la fine che ha fatto la regina.

La precaria siciliana (Intervento di Barbara Evola, docente precaria siciliana, ad Anno Zero) le dice che a Palermo non si trova lavoro neanche da shampista e lei, preso dalla sua retorica razzista anti-meridionale, risponde di andare a lavorare… facendo anche vergognose osservazioni sul suo essere “giovane e carina”: per cosa? per andare a prostituirsi forse? Complimenti davvero! Lei sì che capisce il Paese, i suoi problemi, le sue preoccupazioni!

Abbiamo inoltre scoperto che la scuola che il governo e la Lega hanno in mente è quella di metà ‘900, con 44 alunni per classe. Confortante sapere che invece di andare avanti state riportando la scuola indietro al secolo scorso.

Comunicato stampa del Forum Insegnanti

11:37 – 28/12/09 – TFR: Attenti allo Scippo Imminente.

Il matematico e economista Beppe Scienza vi fa un regalo per il nuovo anno. Un consiglio che salverà il valore del TFR a chi non l’ha ancora affidato ai fondi pensione. Passate parola a tutti i lavoratori, vostri colleghi o amici, di tenersi stretto il TFR nel 2010. Quando arriverà una busta arancione con la richiesta di spostare il TFR nei fondi pensione rifiutate. Per raccattare qualche adesione in più ci sarà probabilmente il silenzio/assenso, quindi dovrete rispondere per forza. Il 6 giugno del 2007, ben prima della crisi economica, il blog pubblicò il post: “Il TFR mormorò” con gli stessi consigli: “Se lavori nel settore privato ed entro fine giugno non dici nulla, il tuo TFR finirà nel risparmio gestito. Un’avventura da far tremare i polsi. Da vent’anni i fondi comuni fanno perdere soldi. E i fondi pensione sono pronti a ripetere gli stessi disastri. Il silenzio assenso è una trappola. Cambiano le carte in tavola senza chiedere nulla. E’ il gioco delle tre tavolette con i soldi di una vita. Non è vero che costruiscono una pensione integrativa: danno il TFR in pasto all’industria del risparmio gestito.”. Chi in seguito ha mantenuto il suo TFR in azienda ha guadagnato, chi ha investito in fondi ha perso una cifra!

Intervista a Beppe Scienza:

Courtesy TerritorioScuola – “L’ultima novità sul TFR (vedi: 17:51 – 14/12/09 – TFR addio: come ti finanzio la finanziaria..) ha suscitato molto sdegno, anche se in effetti non è la cosa più grave. La novità è che la Legge Finanziaria per il 2010 utilizzerà quei soldi che le aziende, anziché tenerli loro a fronte del TFR dei loro dipendenti, hanno dato all’Inps non è la cosa più grave, in quanto non tocca veramente la situazione dei lavoratori; purtroppo sono altre le cose che toccano o toccheranno o minacciano di toccare la situazione dei lavoratori.

La riforma bipartisan del TFR, decisa prima da Maroni e Tremonti con il governo Berlusconi e poi anticipata di un anno dal governo Prodi, è stata uno dei tiri più mancini tirati ai lavoratori italiani negli ultimi decenni.

Il vero inganno, il vero imbroglio, la vera falsità che viene diffusa dai vari economisti di regime è un’altra, ed è la base del discorso con cui si vuole convincere la gente a aderire alla previdenza integrativa e è questo discorso. Le pensioni saranno basse e quindi non sufficienti, per integrarle bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione: bene, questa è una falsità bella e buona! Può anche darsi che le pensioni saranno basse, anche se è difficile prevedere tra 40 anni come saranno le pensioni, prevedere a distanza di 40 anni come saranno le pensioni, come saranno gli stipendi, come saranno i prezzi è praticamente impossibile. Ma anche se fosse vero che saranno basse, è falso che per avere una rendita aggiuntiva bisogna trasferire il TFR ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi: no, uno si tiene il TFR e, quando incassa la liquidazione, se vuole utilizza questa cifra per avere una pensione integrativa e, se quella cifra è più alta di quanto è rimasto invece a quel poveraccio che ha aderito a un fondo pensione, chi non ha aderito avrà una pensione integrativa più alta di chi ha aderito.

Ci sono dei campioni, nella non nobile arte di prendere in giro i lavoratori italiani che raccontano loro delle cose addirittura ridicole; prendo un esempio concreto, uno di questi campioni si chiama Marco Lo Conte ed è un giornalista de Il Sole 24 Ore, il bollettino quotidiano della Confindustria, in cui lui dice – cito da sabato 24 ottobre 2009 a pagina 4 di Plus24, il supplemento – che: “per chi non aderisce alla previdenza integrativa c’è la certezza roulotte, cioè la certezza di trovarsi, in vecchiaia, a vivere in una roulotte senza neanche il cibo per i gatti” e questo riguarderebbe 18 milioni tra i 23 milioni di italiani lavoratori dipendenti. Beh, dire che chi non aderisce alla previdenza integrativa è certo di finire a vivere in roulotte mostra soltanto che a Il Sole 24 Ore manca il senso del ridicolo.

Con il 2010 dovrebbero arrivare a tutti i lavoratori dipendenti delle buste, pare di colore arancione, ma l’aspetto cromatico è irrilevante, in cui si dice loro quale sarà presumibilmente la loro pensione. Il fine di queste buste arancioni è spaventare i lavoratori e indurli, spingerli a cosa? Ai fondi pensione o a altri prodotti assicurativi. Ecco, questo è quello che una persona prudente proprio non deve fare.
Dare i propri soldi ai fondi pensione vuole dire correre due rischi che con il TFR non si corrono: il primo rischio – e si è visto bene nel 2008 – è che un crack di mercati finanziari faccia scendere di valore quello che uno ha messo da parte; qui non si tratta di fallimenti, i fondi pensione non falliscono, anche i fondi comuni non falliscono, però possono perdere il 90% senza fallire. L’altro rischio che c’è è che riparta l’inflazione.

Quello che è sicuro è che, di fronte a entrambi questi due rischi, un crack dei mercati finanziari e il ripartire dell’inflazione, che magari possono anche capitare entrambi insieme, perché a volte le brutte notizie vengono insieme, chi si tiene il TFR è tranquillo, perché il valore del TFR non dipende dai mercati finanziari e, se viene l’inflazione, il TFR segue in maniera eccellente l’inflazione.

Ora, il ministro Sacconi ha più volte anticipato che: “si farà partire un nuovo periodo di silenzio /assenso”, cioè altri sei mesi in cui, automaticamente, se uno decide di no, i suoi soldi vanno nei fondi pensione.

Il TFR va bene per i lavoratori, va abbastanza bene per i lavoratori, va abbastanza bene per le aziende, però non fa guadagnare i banchieri, perché i lavoratori prendono i soldi dalle aziende e la banca non si mette in mezzo a fare la sua cresta; non fa guadagnare gli assicuratori, che non sono assolutamente nel gioco, non va guadagnare i gestori di fondi perché non gestiscono niente, non fa guadagnare i sindacati, perché non hanno a da mettere i loro uomini, come invece li mettono, nei fondi pensione per la gestione dell’amministrazione, non fa guadagnare i funzionari della Confindustria e delle altre organizzazioni del patronato, che invece nei fondi pensione mettono anche loro i propri uomini, non fa guadagnare i docenti universitari, non fa guadagnare gli economisti, perché il TFR va avanti per conto suo e gli economisti non possono fare consulenze, non possono essere nei consigli di amministrazione dei fondi pensione, non possono guadagnarci sopra. Insomma, il TFR è una cosa che va bene soltanto ai lavoratori e alle aziende, non fa guadagnare gli altri e gli altri hanno cercato di distruggerlo. Per fortuna non ci sono ancora riusciti!” Beppe Scienza

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12:06 – 27/12/09 – Chiede Riduzione a Stato Laicale, Insegnante di Religione Licenziato.

Aniello D’Angelo, diacono di Centola SA dal 1997 e insegnante di religione, ha annunciato pubblicamente su Facebook il 29 giugno scorso di aver inviato una lettera a Benedetto XVI, alla Congregazione per la dottrina della fede, al vescovo del Vallo della Lucania e al parroco della chiesa di San Nicola di Mira a Centola, nella quale chiedeva la riduzione allo stato laicale.

Secondo D’Angelo, la decisione “sofferta, pregata e meditata” è stata presa perchè “la Chiesa voluta da Gesù non si riflette più nella Chiesa cattolica” e perchè “non vi era differenza con i palazzi di potere politico ed economico”.

Il vescovo Giuseppe Rocco Favale della diocesi di Vallo della Lucania, per tutta risposta, ha emesso il 23 dicembre un decreto in cui viene ritirata l’idoneità all’insegnamento perchè D’Angelo avrebbe continuato a “denigrare l’operato della Chiesa cattolica e di questa diocesi” e si sarebbe rifiutato di “accettare l’invito a recarsi presso la Curia diocesana per giustificare ed eventualmente rivedere il suo comportamento gravemente lesivo della comunione ecclesiale”.

In sostanza, D’Angelo dall’anno prossimo non potrà più insegnare religione. D’Angelo ha recentemente rilanciato, pubblicando su Facebook una sua lettera in cui annuncia di “voler lasciare la Chiesa cattolica e di voler essere depennato dai registri parrocchiali, diocesani e vaticani”, procedura che ricorda quella ormai formalizzata da anni proprio dalla Uaar con lo “sbattezzo”.

Fonte: UAAR

18:02 – 24/12/09 – Lombardia, i buoni scuola vanno ai privati.

La giunta Formigoni sceglie da che parte stare: agli istituti pubblici restano le briciole.

di Chiara Paolin

Le scuole private lombarde possono stare tranquille fino al 2015. Regnante Formigoni, non avranno problemi di bilancio: il giochino del “buono scuola” è promosso a pieni voti. La Costituzione vieta di finanziare direttamente gli istituti privati, ma a Milano e dintorni si possono distribuire a piene mani i preziosi ticket che consentono di mandare i ragazzi dalle elementari al liceo sui banchi privati coi soldi pubblici.

Per la precisione, nell’anno 2008/2009, il 9% degli scolari ha consumato l’80% delle risorse assegnate allo studio, ovvero 47 milioni di euro finiti a pagare le rette di collegi e pie istituzioni per 98.392 ragazzi a fronte dei 12 milioni destinati al restante milione di studenti lombardi.

Un meccanismo spiegato dal Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia elaborato dal Gruppo regionale di Rifondazione Comunista sulla base di un’analisi rigorosa del database dell’Assessorato all’Istruzione. Indagine annuale che stavolta ha richiesto particolare impegno visto che i dati sensibili sono stati affidati alla società di servizi Accor, quella dei ticket restaurant, scelta per rendere ancor più fluida l’attribuzione. Infatti il sistema funziona benissimo, specie grazie a qualche regoletta da dieci e lode. Lo status patrimoniale del richiedente, ad esempio.

Mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee per accedere a un piccolo contributo, i richiedenti la “dote per la libertà di scelta” questo il romantico nome scelto per il bonus godono di uno scivolo speciale, ovvero l’indicatore reddituale, dove i limiti sono molto più tolleranti e, soprattutto, non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare sia immobiliare.

Così succede che oltre 4 mila beneficiari del ticket dichiarino al fisco un reddito tra i 100 mila e 200 mila euro annui: non proprio dei bisognosi. Altri risultano residenti nelle zone più prestigiose di Milano, come la Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, roba da 20 mila euro al metro quadro. Restando sui grandi numeri, soltanto il 25% dei beneficiari dichiara un reddito inferiore a 30 mila euro, mentre tutti gli altri, cioè il 75%, sta tra i 30 mila e i 198 mila euro.

Non è un aiuto per poveri, insomma. Scrive Enrico De Alessandri, dirigente regionale, nel suo libro “Comunione e liberazione, assalto al potere in Lombardia”: “Cl è, notoriamente, l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia, attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave”. Con relativi budget di spesa. Parole che sono costate al dipendente regionale un mese di sospensione dal ruolo con l’accusa di aver tradito “il rapporto di fiducia col proprio datore di lavoro”. La Regione Lombardia. O Cl?

“De Alessandri racconta la verità, finanziare la scuola cattolica è un punto d’onore per Cl – spiega il consigliere regionale Carlo Monguzzi, dei Verdi – Il meccanismo ormai è rodato. E il consenso popolare non manca. Una grossa parte dell’elettorato vive una situazione di stabilità ma teme qualsiasi cambiamento, quindi vota chi porta avanti lo status quo. Poi ci sono disoccupati, precari, sfiduciati dalla politica, quelli che non vanno neanche più al seggio. Oppure si rivolgono alla Lega, sperando di esprimere un dissenso forte. Inrealtà l’effetto è opposto: tutto quello che accade sotto il cielo di Lombardia è condiviso a pieno da Lega e Pdl. O da Lega e Cl, per meglio dire”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 22 dicembre
Scarica Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia