18:56 – 21/12/09 – Tagli sulla Scuola Pubblica: Il Dossier 2009.

Tagli sulla Scuola Pubblica 2009
Tagli sulla Scuola Pubblica 2009

[Sintesi elettronica di TerritorioScuola Server] – Il piano programmatico di attuazione dei tagli nella scuola pubblica previsto dalla L.133/08 ha mantenuto la sua promessa.

Una dieta imposta alla scuola pubblica che sembra non avere un disegno che ridefinisca un percorso di qualità, ma proceda esclusivamente secondo la logica del fare cassa. Ma la scuola italiana non è un ramo secco da tagliare, è una istituzione in crisi che può anche avere la necessità di ridurre gli sprechi e gestire le risorse in maniera più razionale, come il ridimensionamento del proliferare dei corsi di studio della scuola superiore, ma che ha anche bisogno d’investimenti perché continui a rappresentare un diritto ed una opportunità per tutti.

Invece, le decisioni assunte finora hanno definito un quadro che sembra avere come obiettivo primario quello di fare cassa: la riduzione del tempo scuola, il maestro unico, la riduzione delle ore di seconda lingua comunitaria. Anche il riordino della scuola superiore sembra andare in questo senso: se è vero che ridurrà la babele di indirizzi proliferati in questi anni con la miriade si sperimentazione, è anche vero che avremo un diffuso impoverimento orario e disciplinare.

…Eppure gli anni passati qualche cosa ce lo hanno insegnato: i tagli fatti in maniera così netta ed indiscriminata, non hanno mai portato ad un innalzamento della qualità, come vorrebbe che accadesse il ministro Gelmini.

In controtendenza alle politiche governative, un recente studio della Banca d’Italia offre invece un ulteriore supporto a chi sostiene da tempo che, se è necessaria una razionalizzazione e riqualificazione della spesa pubblica, vanno parallelamente rilanciate, proprio in questa fase di crisi economica internazionale, politiche di significativi investimenti nel campo dell’istruzione e della formazione, come è avvenuto nella maggior parte dei Paesi avanzati.

Lo studio “I rendimenti dell’istruzione” del settembre 2009, infatti, evidenzia tutti i vantaggi economici di finanziare un aumento del grado di istruzione dei cittadini italiani, senza contare i sicuri benefici di tipo sociale e culturale. Se lo Stato decidesse di investire nella scuola e nell’istruzione una cifra netta, tra i 2.900 e i 3.700 euro pro capite, avrebbe un rendimento pari al 7% circa dell’investimento iniziale (8% nel Sud), ed un vantaggio fiscale per le casse pubbliche compreso tra il 3,9% e il 4,8%, derivante dal miglioramento delle posizioni lavorative, per l’aumento dei tassi di istruzione della popolazione, e dalla diminuzione dei costi legati all’assistenza sociale dei disoccupati.

Attraverso il presente dossier si può leggere uno storico dall’anno scolastico 2002/2003 all’anno 2009/2010, documentato con cifre e commenti, su quali tagli sono avvenuti negli anni ai danni della scuola pubblica, determinati dagli interventi dei governi sia attraverso le finanziarie sia attraverso l’articolazione delle voci di spesa.

…Nell’anno scolastico scorso i docenti precari sono stati 130.835, il 15,66% del corpo docente.

…La politica scolastica è chiara: un docente precario costa molto meno, lo si assume per il tempo strettamente necessario.

Download dossier in formato integrale.

17:37 – 21/12/09 – Sanzioni Disciplinari per i Dipendenti Pubblici: le Nuove Regole.

Sanzioni disciplinari dipendenti pubblici: le nuove regole
Sanzioni disciplinari dipendenti pubblici: le nuove regole
55. Responsabilità, infrazioni e sanzioni, procedure conciliative.

1. Le disposizioni del presente articolo e di quelli seguenti, fino all’articolo 5-octies, costituiscono norme imperative, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile, e si applicano ai rapporti di lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2.

2. Ferma la disciplina in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile, ai rapporti di lavoro di cui al comma 1 si applica l’articolo 2106 del codice civile. Salvo quanto previsto dalle disposizioni del presente Capo, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni è definita dai contratti collettivi. La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro.

3. La contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Resta salva la facoltà di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione non obbligatoria, fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell’addebito e comunque prima dell’irrogazione della sanzione. La sanzione concordemente determinata all’esito di tali procedure non può essere di specie diversa da quella prevista, dalla legge o dal contratto collettivo, per l’infrazione per la quale si procede e non è soggetta ad impugnazione. I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito…[….]

Download documento in versione integtrale.

21:09 – 09/12/09 – Ambiente: Terra Reloaded per le Scuole Italiane.


Il cambiamento parte dalla scuola, dai ragazzi. Il documentario Terra Reloaded è disponibile gratuitamente per ogni scuola che lo richiederà.

In Terra Reloaded alcuni opinion leader mondiali: Stiglitz, Rifkin, Sachs, Wackernagel, Brown, Pollan spiegano la follia che stiamo vivendo. Che sta uccidendo noi, l’umanità, non certo la Terra che sopravviverà comunque. In Italia la pazzia distruttiva sta accelerando. Ha preso il controllo dei partiti, della Confindustria, dei mezzi di informazione.

I deliri dei 150 all’ora in autostrada, i nuovi incentivi per la produzione di auto, lo Smogpass a Milano con cui si può inquinare pagando. E continui atti contro natura, altro che trans, come la costruzione di nuove centrali nucleari, gli inceneritori che spargono tumori attraverso la diossina, il Ponte di Messina, la cementificazione dell’Italia. Le nuove generazioni ci malediranno, questo lo dobbiamo mettere in conto. Abbiamo rovinato , o permesso che altri lo facessero, un pianeta di bellezza inestimabile. Stiamo continuando a farlo con i balbettii della Conferenza di Copenaghen.

I giovani erediteranno una Terra malata e vendicativa. Gaia si ribella ai virus. Terra Reloaded è un anti virus. Ringrazio fin da ora tutte le scuole che lo richiederanno.

Le ringrazio perché lo faranno vedere agli uomini e alle donne di domani. Molte scuole hanno già scritto, le prego di usare il modulo allegato per poter spedire il documentario. Ne cito alcune: “Caro Beppe, cosa devo fare per richiedere una copia “Terra Reloaded” per la mia scuola? I.C.S. “Giovanni Giannone” 74026 Pulsano -TA Lo so, non costa tanto, ma non abbiamo soldi nemmeno per sapone e carta, i genitori a turno portano l’occorrente da casa. Grazie per tutto quello che fai. Fernanda Dimitri”

“Sono un’insegnante di Lettere scuola media ICS “Primo Levi”. Via Pistoia 30, 20153 Milano, scrivo questo commento il giorno dopo che il governo si è svenduta anche l’acqua…mi piacerebbe vedere e far vedere il DVD ai miei alunni, magari diventano una generazione meno rimbecillita di quelle che la hanno preceduta, ottenebrati dalla televisione…. LUCA FALORNI”

“Insegno filosofia e storia nel Liceo Scientifico di Arezzo “F.Redi” e coordino un progetto di eco-scuola che ha come finalità,oltre che sensibilizzare ai temi legati alla crisi ambentale in atto,quella di intervenire praticamente modificando le abitudini anti-ecologiche di chi vive nella scuola e progettando interventi di riqualificazione dell’edificio per quanto riguarda lo spreco dell’energia e delle risorse idriche. Sarei felicissimo di ricevere il DVD Terra Reloaded. Forza e coraggio. Piero Campanile”

Tutte le scuole che faranno richiesta di Terra Reloaded saranno citate in una pagina speciale del blog con l’eventuale link al loro sito. Grazie in anticipo a tutte le scuole che parteciperanno all’iniziativa. Loro non si arrenderanno mai ma gli conviene?. Noi neppure.

via Blog di Beppe Grillo.

18:46 – 27/11/09 – Salute in cattedra: risultati dell'indagine 2009 su 2.186 docenti..

Salute in cattedra: risultati dell’indagine 2009 su 2.186 docenti di 86 Istituti Scolastici provenienti da 12 Regioni.

I 30 seminari d’indagine hanno avuto luogo presso gli Istituti Scolastici dei Comuni di: Padova, Biassono, Pontassieve, Caserta, Pozzuoli, Pula, Sarroch, Domusnovas, Dolianova, Bari, Trani, Villanova d’Asti, Milano (2), Rho, Darfo, Pontevico, Ariccia, Cerveteri, Roma (4), Francavilla a Mare; Reggio Emilia, Palermo, Altofonte, Cefalù, Vicenza, Udine.

Scarica i risultati dell’indagine. File completo

Introduzione

Il fenomeno del disagio mentale professionale (DMP) degli insegnanti, più noto col nome di burnout, assume particolare rilevanza alla luce della nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e D. L.vo106/09). Questa pone in capo al datore di lavoro il compito di individuare e contrastare tutti i rischi sul lavoro, compresi quelli psicosociali, tenendo in giusto conto il genere e l’età del lavoratore. Dettagli tutt’altro che trascurabili poiché i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione, mostrano che il corpo docente è per l’81% composto da donne con un’età media che sfiora i 50 anni. La categoria professionale dei docenti rientra tra le cosiddette helping profession e risulta essere maggiormente esposta ad usura psicofisica (4; 20; 21). Nonostante ciò, nell’opinione pubblica è ben radicata la convinzione che la suddetta categoria fruisca di una condizione privilegiata.

Con la pubblicazione dello studio “Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti?”  (La Medicina del Lavoro N° 5/04), si arriva finalmente a investire della questione “DMP nella scuola” anche il settore medico-scientifico e non più solamente quello psicologico. Il termine burnout (2; 12) è di origine “psicologica” e non è contemplato nei manuali di diagnostica psichiatrica quali il DSM IV TR americano e l’ICD 10 europeo.

L’esposizione al rischio di sviluppare una patologia psichiatrica è confermato da ricerche mediche sul corpo docente condotte anche a Torino, Verona e Milano (25; 1; 14).
Il fenomeno del DMP tra gli insegnanti è in realtà una questione internazionale, non relegabile ad uno specifico Paese proprio perché legato all’attività professionale svolta. Sono stati per primi la Francia (3; 10; 24) e il Giappone (11) a lanciare nel 2007 rispettivamente il preoccupante allarme suicidi tra gli insegnanti  (Il Sole 24 Ore Sanità N° 15/07) e il drammatico incremento delle diagnosi psichiatriche nelle assenze da lavoro per malattia (incremento dal 36% al 54,6% in un decennio).

La presente ricerca – condotta per conto di Orizzontescuola  – integra e completa quella realizzata nel 2008, successivamente pubblicata su La Medicina del Lavoro n° 3/09 .

Razionale della ricerca

L’obiettivo dell’indagine è consistito nel saggiare la consapevolezza dei docenti relativamente al fenomeno del DMP e ai fattori che lo determinano, il loro vissuto sul campo, la capacità a riconoscerlo/prevenirlo, il mobbing, l’allungamento dell’età pensionabile ed altro ancora. Sono stati pertanto posti loro specifici quesiti:
A determinare il tuo stress, prevale l’attività professionale o quella extra (famiglia, relazioni etc)?
A inizio anno scolastico ti senti sereno o sei in apprensione quando sali in cattedra?
Tendi a condividere i tuoi problemi con i tuoi colleghi, o te li gestisci da solo senza coinvolgerli?
Si acuisce nella donna-insegnante il rischio di usura psicofisica nel periodo della menopausa?
Effettui gli esami di screening per la prevenzione dei tumori?
Chi incide maggiormente sull’educazione dei ragazzi: famiglia, scuola, amici, tecnologie?
Sei mai stato vittima di mobbing?
Cosa pensi dell’allungamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne?
Quale relazione professionale ti pesa di più: con colleghi, alunni, loro genitori,o altro?
Hai in classe qualche alunno portatore di handicap psichico? Ed in caso affermativo, ti ritieni adeguatamente supportato dalle istituzioni scolastiche e sanitarie con i suddetti alunni?
Quale handicap psichico di un alunno ritieni particolarmente usurante per un docente?
Vorresti ricevere suggerimenti specialistici sugli atteggiamenti da adottare con questi alunni?

Metodi e analisi del campione

La rilevazione ha interessato complessivamente 2.186 insegnanti ai quali è stato somministrato un questionario strutturato semi-standardizzato. L’indagine si è svolta nell’arco di un anno (Ottobre 08/09) ed ha previsto come contesto di rilevazione il setting di formazione, nell’ambito del quale l’autore ha svolto seminari sul tema del DMP e delle relative modalità di riconoscimento e gestione efficace dello stesso. La modalità di somministrazione è stata quella dell’autocompilazione assistita. Tale sistema ha come punto di forza la possibilità di motivare gli intervistati alla compilazione del questionario, attraverso una relazione diretta e personale con i ricercatori e i formatori, e al contempo permette agli intervistati di chiarire eventuali dubbi in fase di compilazione. Considerando che i corsi di formazione sono stati organizzati in 12 regioni d’Italia  (Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Sicilia, Campania), il campione oggetto di studio produce un quadro di riferimento della scuola e degli insegnanti di gran parte del territorio nazionale.

Per quanto concerne la composizione per sesso, il campione rispecchia la forte femminilizzazione dei docenti che esiste nella scuola italiana: l’81,3% degli insegnanti del campione sono donne, un valore che coglie con buona precisione la percentuale dell’universo pari all’81% (fonte Ministero dell’Istruzione, anno scolastico 2006/07).  Pur essendo le donne del campione di poco più giovani dei colleghi uomini (46 anni a fronte di 46,7 anni) è assai rilevante la quota del campione costituita da donne che si trova nella classe di età perimenopausale (45-55 anni) che rappresenta ben il 38% dei soggetti intervistati. Si tratta di un riferimento importante in quanto la numerosità campionaria di questo specifico segmento (a causa della correlazione che sussiste tra il rischio di patologia ansioso depressiva e l’insorgenza della menopausa) consentirà di effettuare su di esso specifiche riflessioni.

Dalla tabella 1 si evince che la maggioranza relativa dei docenti (il 44,5%) possiede un’anzianità di servizio di oltre 20 anni. Circa ¼ del campione insegna invece da meno di 10 anni.

Tabella 1Anzianità di servizio nel ruolo docente

Meno di 10 anni di servizio 25,2%
Tra i 10 e i 20 anni di servizio 30,3%
Oltre i 20 anni di servizio 44,5%
Totale 100,0%

Risultati

La ricerca operata complessivamente su 2.186 docenti ha appurato che:

  • quasi i ¾ degli intervistati (71%) hanno riconosciuto che nella loro vita prevale lo stress di origine professionale (“decisamente” il 48% e “moderatamente” il 23%) rispetto a quello extra-lavorativo (“decisamente” il 13% e “moderatamente” il 16%);
  • a inizio anno scolastico solo il 30% del campione si ritiene “sereno”, mentre il 57% si definisce “in apprensione” e il 12% “in grave stato ansioso”. Una minima parte (1%) si definisce “indifferente”;
  • per affrontare i propri problemi, i due terzi del campione sostengono di ricorrere allo appoggio dei colleghi e alla condivisione delle difficoltà, mentre il terzo restante preferisce reagire chiudendosi in se stesso;
  • solo il 41% del campione riconosce l’entità dell’incremento dell’esposizione al rischio depressivo durante la menopausa, mentre il 40% non lo sa e il 18%  lo nega fermamente. L’1% invece non risponde alla domanda;
  • dell’intero campione femminile il 68% e il 62% dichiarano rispettivamente di effettuare regolarmente gli esami di screening oncologico pap test e mammografia. Circa il 10% afferma di non eseguire alcun esame per la prevenzione dei tumori, mentre il 13% dichiara di non aver ancora raggiunto l’età per i suddetti esami;
  • tra i fattori che influenzano maggiormente l’educazione dei ragazzi loro affidati, gli insegnanti stilano una graduatoria che relega la scuola all’ultimo posto come importanza. Sono accreditate in ordine decrescente: la famiglia (86%); le tecnologie (10%); le amicizie (3%); la scuola (1%);
  • certamente preoccupante il dato riguardo alla percezione di “aver subito o subire” un’azione di mobbing. Quasi un terzo del campione dichiara di aver avuto a che fare col mobbing: il 23% dichiara di averlo subito in passato; il 4% ritiene di essere stato verosimilmente “mobbizzato”; l’1% si considera attualmente vittima di mobbing;
  • l’allungamento dell’età pensionabile per la donna a 65 anni è avversato dal 49% del campione, mentre il 38% si ritiene possibilista, pur chiedendo un approfondimento preventivo circa il rischio di usura psicofisica professionale prima di procedere alla riforma previdenziale. Il 5% dichiara di non aver problemi ad accettare la riforma da subito, mentre il restante 8% vorrebbe che l’eventuale permanenza a lavoro fino ai 65 anni avvenisse solo su base volontaria;
  • gli interlocutori dei docenti che causano loro maggior stress sul lavoro sono nell’ordine: studenti (25%); i loro genitori (21%); i colleghi (19%); il dirigente scolastico (3%). La restante parte (32%) ritiene invece tutte le relazioni parimenti usuranti;
  • il 63%  dichiara di avere in classe uno o più alunni certificati/riconosciuti come portatori di disturbi o deficit psichici. Il 96% dell’intero campione ritiene di non essere supportato adeguatamente dalle istituzioni scolastiche e sanitarie competenti, nello svolgimento delle proprie funzioni con tale utenza;
  • chiamati ad esprimere il disturbo psichiatrico che in un alunno richiede maggior impegno a un docente, vengono considerati in ordine decrescente: iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), schizofrenia, (37%), autismo (14%), epilessia (3%), ritardo mentale (2%), altro (6%);
  • il 94% ritiene molto (69%) o abbastanza (25%) utile un supporto scientifico specifico costituito da consigli e formazione di specialisti sui comportamenti da adottare con bimbi iperattivi con deficit dell’attenzione.

Discussione

La presente indagine integra quella pubblicata il giugno scorso su La Medicina del Lavoro n° 3/09 , proponendosi di approfondire alcune questioni irrisolte o lasciate in sospeso.
Quasi i ¾ del campione ritengono prevalente lo stress di origine professionale rispetto a quello esperito nella vita privata. L’affermazione assume particolare pregnanza poichè sostenuta da una popolazione, femminile per i 4/5, che svolge il “doppio lavoro” (a casa e a scuola). E’ dunque la vita di relazione, col suo contesto familiare, a fungere da ammortizzatore per lo stress.

Tuttavia la famiglia, quale punto di riferimento per la società e per lo stesso insegnante, diviene sempre più debole: se ne formano di meno, con pochi figli e sempre più instabili. Anche questa circostanza concorre verosimilmente a indurre un atteggiamento fortemente improntato all’ansia in oltre metà dei docenti a inizio anno scolastico.

La situazione si aggrava ulteriormente per quel terzo di insegnanti che, per indole o diffidenza, si rifiuta di condividere con i propri colleghi le difficoltà e tensioni esperite sul lavoro.
Sul versante medico si nota come sia decisamente sottostimato il potenziale “effetto menopausa” relativamente all’entità del rischio di sviluppare una depressione. Se nello studio succitato il 56% dei docenti riconosceva che la menopausa accresce la predisposizione della donna alla depressione, solo il 41% conosce l’entità del rischio che quintuplica rispetto all’età fertile.

Questa situazione può essere particolarmente delicata nella donna insegnante per una serie di fattori: primo perché svolge una helping-profession che è già di per sé a rischio di disturbi ansioso-depressivi; secondo perché i medici non sono a conoscenza dei rischi psicosociali degli insegnanti; terzo perché la donna si deve rivolgere al giusto specialista (ginecologo o psichiatra?) ai fini della corretta terapia (ormonale sostitutiva o antidepressiva). L’ultima questione è particolarmente delicata poiché il tono dell’umore deflesso in periodo menopausale dovrebbe essere trattato almeno inizialmente – e in assenza di controindicazioni – con fitoestrogeni o con terapia ormonale sostitutiva a basso dosaggio. Non è certo di prima scelta infatti, in tale circostanza, il ricorso ad antidepressivi classici e neppure di nuova generazione . In sostanza occorre che il curante sappia effettuare una diagnosi differenziale tra una depressione propriamente detta di competenza dello psichiatra ed una depressione da menopausa di competenza del ginecologo almeno inizialmente.

Anche sul versante oncologico vi sono ampi spazi di manovra riguardo all’attività di prevenzione. Infatti nello studio pubblicato su La Medicina del Lavoro (n° 5/04) emergeva che la prevalenza dei tumori era maggiore negli insegnanti rispetto ad altre categorie professionali considerate. Dall’attuale indagine risulta che solo il 60% delle donne in età esegue regolarmente gli screening oncologici.

Per gli intervistati, la famiglia è la principale agenzia educativa dei ragazzi, seguita – ad abissale distanza ma pur sempre sorprendentemente – dalle tecnologie. Telefonini, computer e televisione precedono nell’ordine gli amici e la scuola. Se la graduatoria risulta lusinghiera per la famiglia, che invero attraversa tempi difficili, è deprimente per la scuola, ove gli stessi docenti si considerano scavalcati, come impatto e forza educativa nei confronti dei giovani, relegandosi all’ultimo posto in graduatoria (1%). Interpretato come livello di autostima del corpo docente, il dato percentuale osservato non può essere certamente definito incoraggiante.
Un altro segnale preoccupante è quello relativo al mobbing in quanto rivelatore di una tensione dei rapporti nell’ambiente scolastico. Un docente su quattro ritiene infatti di essere stato vittima di mobbing. Considerando i due casi estremi (il mobbing percepito è reale ed il mobbing percepito è inesistente) ci troviamo comunque a dover constatare un problema di relazioni gerarchiche col dirigente scolastico, nonché un clima teso tra insegnanti.

Quasi metà del campione manifesta un’opposizione pregiudiziale a estendere l’età pensionabile a 65 anni per le docenti. Tuttavia sorprende che l’altra metà sia disposta a parlarne, solo dopo aver verificato la reale usura psicofisica dei docenti nel corso degli anni. L’apertura a un nuovo scenario potrebbe essere colta dall’istituzione per cominciare ad acquisire quei dati necessari a misurare i rischi psicosociali (tra l’altro come da nuova normativa sulla tutela della salute nei posti di lavoro) e per supportare adeguatamente il percorso professionale dei docenti.

La maggiore fonte di stress sul lavoro sembra essere rappresentata dalle relazioni con l’utenza (con una lieve prevalenza di quelle con gli studenti rispetto a quelle con i loro genitori), seguite da quelle con i colleghi e, in minima parte, quelle col dirigente.

Nell’approfondire le relazioni con gli alunni, si sono volute indagare quelle particolarmente delicate come osservato da Bauer (Correlation between burnout syndrome and psychological and psycosomatic symptoms among teachers – Health 2006)  e dallo studio ETUCE (Prevenzione dello stress legato al lavoro educativo – Federazione Sindacati della Scuola dei Paesi Europei; 2007).
Oltre il 60% del campione ha nella propria classe un alunno con un disturbo psichico, e la quasi totalità (96%) dichiara di non essere supportato a sufficienza dalle istituzioni scolastiche e sanitarie nell’assolvere il proprio compito educativo.

Le patologie che preoccupano di più i docenti, che praticamente all’unanimità (94%) vorrebbero suggerimenti specialistici e una preparazione adeguata per poter trattare con questi utenti particolari, sono nell’ordine: l’iperattività con disturbo dell’attenzione (39%), la schizofrenia (37%), l’autismo (14%), l’epilessia (3%). Il dato è da considerarsi con cautela in quanto è condizionato verosimilmente dalla patologia che ciascun docente si trova a gestire nella propria classe. Inoltre, come segnalato da numerosi insegnanti, il primo dei suddetti disturbi, al contrario degli altri, assai frequentemente non fruisce del “sostegno”.

Conclusione

La letteratura internazionale inquadra la categoria degli insegnanti tra le helping profession che sono particolarmente esposte ad usura psicofisica. Il nuovo Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D. L.vo 81/08 e successivi) prevede all’art. 28 che siano individuati e contrastati i rischi specifici della professione e lo stress lavoro correlato, considerando opportunamente anche il genere e l’ètà del lavoratore. Ne consegue che il dirigente scolastico – equiparato al datore di lavoro – deve adeguare il Documento di Valutazione dei Rischi alle nuove esigenze individuate dal legislatore, tenendo conto che il personale docente è composto per i 4/5 da donne, con un’età media di 50 anni.

Dal presente lavoro, che integra i precedenti , emerge forte la necessità di rendere edotti gli ignari insegnanti su:

  • rischi specifici delle professioni d’aiuto (usura psichica)
  • rischi correlati ai fattori biologici (sesso; menopausa; postpartum; sindrome premestruale)
  • rischi legati alla eredo-familiarità e alla propria anamnesi familiare
  • importanza degli screening oncologici di prevenzione
  • reazioni di adattamento positive (es. condivisione) e negative (es. isolamento)

Contestualmente devono essere illustrati ai lavoratori i loro diritti e doveri nel tutelare la propria salute. Non risulta invece che i docenti siano a conoscenza – come gran parte dei loro dirigenti  –  delle procedure per sottoporsi all’accertamento sanitario, né le modalità per l’eventuale ricorso alla Commissione Medica di II istanza.
Le azioni sopra elencate si rendono ancor più necessarie alla luce della bassa autostima degli insegnanti e del clima che si respira nell’ambiente scolastico. E’ infatti sconcertante il risultato dell’indagine sul mobbing, effettivo o presunto che sia.

A seguito di questi presupposti, diviene cruciale acquisire i necessari elementi sull’effettiva usura psicofisica di questa professione, prima di promuovere l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni. L’istituzione potrebbe riguadagnare qualche punto di fiducia – attualmente peraltro assai bassa tra la categoria – se affrontasse seriamente l’argomento salute; così facendo restituirebbe il meritato prestigio alla professione docente di fronte all’opinione pubblica.
Si tratta di un passaggio dovuto soprattutto nei confronti delle donne lavoratrici.

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it
Novembre 2009

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23. SOARES CN ET AL. Efficacy of estradiol for the treatment of depressive disorders in perimenopausal women: a double-blind, randomizes, placebo-controlled trial. Arch Gen Psychiatry 2001; 58: 529-534

24. ST-ARNAUD L. GUAY, H., LALIBERTE D. AND COTE N.: Étude sur la réinsertion professionnelle des enseignantes et enseignants à la suite d’un arrèt de travail pour un problème de santé mentale, 2000.

25. VIZZI F. Accertamenti di idoneità al lavoro degli insegnanti della Provincia di Torino nel periodo 1996-2002. Tesi di specializzazione in Medicina Legale A.A. 2001-2002.

26. WITTCHEN H-U JACOBI  F. “Size and burden of mental disorders in Europe: a critical review and appraisal of 27 studies”. European Neuropsycopharmacology 2005; 15 (357-376).

Scarica i risultati dell’indagine. File completo

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Sindrome da Burnout

18:33 – 26/11/09 – Meno libri per tutti, tagliati 103 milioni per i più poveri…

Questa volta i tagli previsti dall’ultima Finanziaria non passeranno inosservati perché mettono in crisi una misura che è un pilastro della scuola pubblica dal 1967 e che serve a garantire il diritto allo studio a tutti i ragazzi. La notizia sembra imbarazzare anche il governo: sono stati soppressi i fondi che servivano a fornire libri di testo gratis agli alunni meno abbienti nella scuola dell’obbligo.

Si tratta di 103 milioni di euro che, fino a oggi, venivano indirizzati agli enti locali per pagare i buoni libro.“Il governo – commenta il capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni – ha cancellato con la Finanziaria lo stanziamento di soldi che, come dimostra anche il servizio studi di Montecitorio, sono destinati alla fornitura gratuita dei libri di testo a chi non può permetterseli”.

Replica il ministero dell’Istruzione: “I finanziamenti per il 2010 sono già previsti. Saranno infatti assicurati dalle risorse che il governo sta predisponendo e che saranno anche in parte recuperate tramite il rientro dei capitali. É la nostra priorità”.

Se ne deduce che la possibilità, per gli studenti in difficoltà economiche, di accedere ai testi scolastici è appesa allo scudo fiscale: “Prima o poi – ragiona la Ghizzoni – si scoprirà che lo scudo non basterà per tutto. Ogni volta che tagliano, ci raccontano che possiamo stare tranquilli perché rientreranno i capitali dall’estero”. E soprattutto lo scudo è una misura una tantum che finanzierà l’accesso ai libri per un solo anno, mentre i 103 milioni ne avrebbero coperti tre.

Proprio questo lascia perplessa la Ghizzoni, cioè che l’impegno del governo si limiti, come conferma il portavoce del ministro Mariastella Gelmini, a garantire la gratuità dei testi solamente per il 2010: “E’ una beffa. A parte il fatto che non ci sono certezze, ma solo parole, se anche il ministero dell’Istruzione fosse sincero, sta promettendo solo una norma tampone. Quest’anno doveva essere rinnovato il prossimo triennio, come ha fatto tre anni fa il governo Prodi e come sempre avviene. Nel 2011 invece saremo scoperti. Anche il ministro Bondi, ieri in aula, ha ammesso che questo allarme è reale”.

E al ministero dell’Istruzione ammettono che ancora non sanno dove troveranno i fondi il prossimo anno. La preoccupazione emerge anche negli ambienti sindacali: “Questa nuova mossa del governo – dice il segretario generale della Cgil scuola, Mimmo Pantaleo – si inserisce in un’opera di demolizione della scuola pubblica”. E aggiunge: “Si va disperdendo il concetto di gratuità dell’istruzione e tutto ciò – sottolinea il sindacalista – finirà per gravare sulle famiglie, con conseguenze molto pesanti sui loro bilanci considerando la crisi economica che ancora attanaglia il paese”.

Attacca anche la Cisl: “Il mancato stanziamento dei 103 milioni di euro, destinati alla fornitura dei libri di testo per gli alunni meno abbienti, penalizza ingiustamente – dice il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima – coloro che hanno minori possibilità economiche. É inconcepibile che un paese civile e che si vanta di essere la sesta potenza economica del mondo ostacoli in questo modo l’esercizio del diritto allo studio”.

Né il ministero dell’Istruzione, né quello dell’Economia, sanno dire come verranno utilizzati i fondi sottratti alla scuola.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

18:00 – 25/11/09 – Cosa fare contro il Mobbing Scolastico?

Nella scuola italiana si è instaurato un clima di soffocante autoritarismo grazie alla cosìddetta “autonomia” voluta da Berlinguer e cavalcata dai ministri a seguire.

Si è dato ogni potere ai presidi ” manager” , spesso incolti , quasi sempre impreparati, che si circondano di loro lacché in loro simili ed obbedienti mentre il collegio dei docenti è stato privato di ogni voce democratica.

In tali riunioni esseri che dovrebbero esercitare libertà di pensiero e di critica, si riducono ad approvare, senza osare discutere, con maggioranze bulgare ed unanimità, ciò che il preside propone e dispone.

Lo chiamano ordine ed è il deserto cimiteriale.

Quei pochi che ancora difendono con dignità libertà di pensiero e di espressione, e non si piegano, ricevono, in varie forme e maniere, ogni sorta di vessazione e discriminazione.

Oggi infatti nella scuola itaiana si registrano 75.000 casi di mobbing, portato contro i docenti spesso i piu’ preparati ed impegnati, ma scomodi per le libertà costituzionali che esercitano e difendono.

A difesa e a resistenza contro il neo-manganello del neo-fascismo è sorto il Comitato Nazionale Contro il Mobbing Scolastico che, raccogliendo centinaia di casi, combatte contro l’ incazante, violento ed incivile fenomeno.

Anche nella scuola oggi, come non mai, è in gioco la democrazia in questo disgraziato paese.

Per resistere in solidarietà ed anche per semplicemente informarti a vincere il silenzio omertoso che protegge e perpetua il triste fenomeno puoi contattare:

Maestro Adriano Fontani : tel. 0577 370155 Monteroni D’Arbia (Siena)

Prof. Piero Caluori tel. 055 674117 (Firenze)

Esperti pluriennali di resistenza attiva alla spalle.

Se sei oggetto di vessazioni e/o repressioni non fermarti. Facci conoscere la tua storia di mobbing-bossing scolastico.

Insieme ce la faremo!

16:19 – 18/11/09 – Gli studenti tornano in piazza per il No Gelmini Day

Di Daniele De Chiara

“Riprendiamoci il futuro”, era scritto su uno striscione che apriva il corteo di Milano. A tenerlo, ragazzi e ragazze in piazza in occasione della “Giornata universale per il diritto allo studio”. Sì, un diritto.

Tutto mentre il ministro Maria Stella Gelmini, minimizzava le iniziative e “bocciava” le oltre 50 manifestazioni, sparse per l’Italia, con un semplice: “Sono quasi tutti legati al mondo dei centri sociali”. Non sembrava. A Milano ci sono state forti tensioni con le forze dell’ordine, che in seguito a scontri con i manifestanti hanno operato fermi, arresti e denunce.Mentre, nell’aria, si sentiva il grido: “Noi la crisi non la paghiamo!”. In mancanza della consueta scorta della polizia, gli studenti si sono mossi liberamente per le vie del centro. Il corteo, tra fumogeni colorati e megafoni che deridevano ministro, sindaco e assessore, ha creato disagi al traffico mentre venivano rovesciati cassonetti.

Quindi un blitz negli uffici dell’assessorato: “Hanno provato a bloccarci – racconta una ragazza del quarto ginnasio -: mentre scappavo avevo paura di cadere, lo zaino mi appesantiva”. Nell’inseguimento sono state danneggiate alcune auto “siete solo teppisti!” gridava un agente, e i carabinieri hanno fatto un largo uso di manganelli e scudi. In piazza dei Mercanti si è assistito ad un ulteriore scontro che ha portato al fermo di quattro ragazzi, due dei quali arrestati, e ad alcune denunce. “È per questo che non risulto come contuso o ferito”, commenta un liceale con grossi lividi, “non voglio mica farmi identificare, sono una vittima”.

Dopo una trattativa con alcuni funzionari della Digos, è stato permesso agli studenti di muoversi in corteo verso piazza Fontana. La giornata si è chiusa con un presidio in piazza San Babila, solidale con i ragazzi portati in questura. Ma, a Milano, sono giorni “particolari”; giorni in cui la tensione si sente. La Moratti ha fatto sgomberare del liceo Gandhi: dopo una notte di occupazione, la polizia è inter-venuta con una fiamma ossidrica. Sempre nei giorni scorsi sono stati arrestati cinque militanti dei collettivi che avevano fatto un’irruzione in una sede milanese degli studenti cattolici di CL.

Quindi ieri…Nel resto di Italia, invece, le manifestazioni si sono svolte pacificamente. A Catania e Palermo il traffico è andato in tilt. “Cani sciolti”, nella maggioranza dei casi. A Torino e a Bari gli universitari hanno occupato il rettorato in seguito a manifestazioni a cui hanno partecipato in migliaia. Nel capoluogo piemontese si è assistito a un innocuo lancio di uova contro la sede regionale del ministero, mentre i manifestanti esponevano un enorme profilattico finto con la scritta “preserviamo l’università”. A Firenze gli studenti hanno occupato i binari della stazione S.M. Novella. A Napoli hanno sfilato in cinquemila, mentre a Roma sono state distribuite banane come denuncia dello stato della nostra Repubblica.

Tutti dei centri sociali come dice la Gelmini? Risponde Luca, un quindicenne di Milano: “Siamo nati quasi tutti dopo la caduta del muro, il ministro tenta di delegittimarci, ma non risponde alla domanda di soldi senza i quali la scuola pubblica è spacciata”. “E’ vero che vado al centro sociale,” continua, “ma proprio per questo le iniziative le organizziamo autonomamente, senza partiti o sindacati che ci dicano che fare o ci finanzino”. L’ex – Onda intanto si prepara per le prossime mobilitazioni, in attesa che qualcuno provi a mettersi alla testa di questa rabbia senza leadership.da

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2009