12:46 – 11/11/10 – Sicilia: I Concorsi a Preside Truccati…

In Sicilia ci sono 416 presidi in carica da quattro anni grazie a un concorso truccato.

Invano gli esclusi hanno cercato di chiedere la ripetizione delle prove: nulla da fare. E questo nonostante una lunga sequenza di sentenze e ordinanze che davano loro ragione. Ora è intervenuto il Consiglio di stato, che ha nominato un commissario “ad acta” perché sia indetto un nuovo concorso che metta tutti i concorrenti sullo stesso piano.

Una vicenda paradossale che il ministro Maria Stella Gelmini ha tollerato, permettendo che il suo direttore scolastico regionale lasciasse “congelati” i presidi in carica in modo abusivo senza rimediare all’ingustizia subita dai candidati messi fuori gara.

Come si legge nei numerosi ricorsi presentati dai “bocciati” al termine della prova scritta del concorso, centinaia di temi non erano stati neppure corretti. Accusa inconfutabile perchè i tempi impiegati per la valutazione delle prove erano talmente ristretti da rendere praticamente impossibile qualsiasi forma di correzione: la commissione aveva infatti candidamente ammeso di aver impiegato mediamente due minuti per ogni compito.

In definitiva per anni è stata tollerata una colossale operazione di favoritismi a cui ora però sarà necessario porre rimedio: si aspetta infatti che il commissario ad acta nominato dal consiglio di Stato (un ruolo ricoperto da un magistrato) indichi il nuovo concorso, per i “congelati” e per i bocciati. Sperando che questa volta siano seguite le regole, che cioè vengano scelti presidi in base al merito e non alla raccomandazione. E’ il minimo che si possa pretendere, anche se per anni c’è chi ha ricoperto un incarico in modo abusivo e con una retribuzione ben superiore a quella di chi, come i bocciati, è rimasto un semplice insegnante.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

18:38 – 08/11/10 – Vietato Criticare…

Da sabato 6 novembre è attivo il nuovo Codice Disciplinare per i dirigenti scolastici, che prevede sanzioni, multe e divieti.

In particolare, le espressioni in pubblico del dissenso nei confronti dei provvedimenti del ministro potrebbero essere considerate manifestazioni ingiuriose nei confronti dell'amministrazione salvo che siano espressione della libertà di pensiero, e quindi, in quanto lesive dell'immagine della pubblica amministrazione, punibili con la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di sei mesi.

A stabilire se si tratti di libertà di espressione o ingiuria il Direttore dell'Ufficio scolastico regionale. Saranno puniti anche gli atteggiamenti di tolleranza dei capi di istituto verso docenti e personale ATA.

Dopo i fatti avvenuti nei mesi scorsi in Emilia Romagna e che hanno riguardato il Direttore dell'USR Marcello Limina e i suoi atti contro il prof. Francesco Mele e le posizioni espresse nel collegio dei docenti, (e che hanno dato vita all'appello a cui si può aderire) si sancisce per via amministrativa che nelle scuole è vietato discutere, esprimersi e tanto meno agire contro i provvedimenti del ministro.

Questo sì che si chiama governare!

Fonte: C.I.D.I.

18:08 – 04/11/10 – Prof. Sperimentatore Ammazza i Conigli a Martellate…

(ASCA) – Roma, 4 nov – Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha risposto all’interrogazione parlamentare attivata dalla LAV, e sostenuta dall’Onorevole Paola Frassinetti (PdL), in relazione all’uccisione di due conigli ad opera di un insegnante di un Istituto di Scuola Superiore di Milano, allo scopo di usarli durante una lezione di anatomia.

Gli animali, 4 conigli, erano stati fatti appositamente uccidere per l’esercitazione didattica, ma due di questi, ancora vivi, sarebbero usciti fuori dal contenitore. A quel punto il docente avrebbe prima cercato di strangolarli, quindi li avrebbe presi ripetutamente a pugni, ma uno degli animali sarebbe sopravvissuto alla prolungata violenza e l’insegnante lo avrebbe ucciso colpendolo a martellate sulla testa. La LAV ha presentato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Milano, per violazione dell’articolo 544 bis del Codice penale (uccisione di animali senza necessità).

L’interrogazione e’ stata discussa il 26 ottobre e da essa si evince come l’Ufficio scolastico regionale avesse già richiamato ripetutamente la nota ministeriale che vieta l’uso di animali per esercitazioni scolastiche e segnalato la possibilità di accedere a supporti didattici alternativi all’impiego di animali o parti di animali per l’insegnamento delle discipline scientifiche. E’ attualmente ancora in corso un’ispezione promossa dall’Ufficio stesso che ha, anche, acquisito copia delle controdeduzioni fornite dal docente ed ha rilevato che, in effetti, le stesse non chiariscono i fatti.

L’onorevole Paola Frassinetti (PdL) si e’ dichiarata parzialmente soddisfatta della risposta ricevuta, sebbene avesse preferito che il Governo fornisse maggiori dettagli circa i provvedimenti disciplinari che verranno adottati a carico dell’insegnante responsabile del fatto denunciato nel suo atto di sindacato ispettivo, ritenendo che si tratti di episodi che devono essere puniti con rigore e in maniera esemplare, per evitare che possano ripetersi in futuro.

L’onorevole Frassinetti ricorda che in materia sono stati fatti passi avanti, con la firma di protocolli di intesa con la LAV e l’introduzione nel Codice penale di uno specifico reato per questo tipo di fattispecie.

”L’USR e il Ministero prenderanno, al termine degli accertamenti, i relativi provvedimenti – commenta Michela Kuan, biologa responsabile Vivisezione della LAV – nel frattempo sono in corso le indagini conseguenti alla nostra denuncia e vigileremo i successivi passi affinche’ tale tetro ed inconcepibile avvenimento non si ripeta piu’, sperando che tale episodio fornisca lo stimolo a tutte le scuole che ancora si avvalgono di animali, affinche’ li sostituiscano con supporti didattici alternativi”.

La LAV ha, inoltre, scritto al Dirigente Scolastico dell’Istituto per invitarlo a prendere immediati provvedimenti verso il docente e segnalato l’episodio alla FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) a prendere immediati provvedimenti verso il docente, medico chirurgo, per la violazione delle norme del Codice di Deontologia Medica con particolare riferimento agli articoli 5 e 50.

Fonte: ASCA.

22:12 – 03/11/10 – Trattenuta ex-ENAM: Rubi il Balzello? E Io Firmo l'Appello…

La FLC CGIL lancia un appello per cancellare la doppia trattenuta dallo stipendio dei lavoratori a favore dell'INPDAP.

Con la circolare che alleghiamo, rivolta ai dirigenti delle proprie strutture regionali e provinciali e ai dirigenti ex ENAM, l'INPDAP fornisce prime istruzioni operative per il subentro dell'ente previdenziale nell'erogazione delle prestazioni.

La circolare fa seguito ad una nota del Ministero del Lavoro del 6 agosto, con la quale vengono trasmesse all'INPDAP le “prime linee attuative in materia di soppressione e incorporazione dell'ENAM precisando che l'INPDAP è legittimato a provvedere, dal 31 luglio 2010, alla gestione dei fatti amministrativi dell'ENAM ed alla gestione dei rapporti pendenti attivi e passivi, inclusi quelli con gli istituti tesorieri e cassieri”.

Con la circolare dell'INPDAP, apprendiamo anche alcune cose “curiose”, tra le quali che è stato nominato un commissario ad acta nella persona del presidente del disciolto Consiglio di Amministrazione dell'ENAM, dott. Di Francia; che nella gestione di questa fase transitoria le direzioni provinciali dell'INPDAP potranno avvalersi della collaborazione di presidenti e segretari di comitati provinciali, purché questo avvenga esclusivamente su base volontaria, e che archivi e beni mobili possono restare nei locali in cui si trovano attualmente se questo avviene in condizioni di gratuità.

In attesa del decreto interministeriale, viene comunque ravvisata “l'esigenza di mantenere per l'immediato futuro, i criteri e le modalità di erogazione delle prestazioni”.

Le attività dell'ex ENAM che l'INPDAP intende mantenere nell'immediato, vanno in due direzioni:

  1. Attività relative all'assistenza sanitaria e formativa (assegni di frequenza, contributi formativi e assegni di solidarietà). L'ambito principale di queste attività riguardava il campo dell'assistenza sanitaria per la quale era previsto un contributo fino a 3.000 €. Le istanze di contributi per spese sanitarie non definite dai comitati provinciali ex ENAM, saranno istruite dalle sedi provinciali dell'INPDAP. Le nuove istanze di prestazioni sanitarie andranno rivolte direttamente all'INPDAP. Per le richieste superiori ai 3.000 €, resta ferma la modalità di richiesta precedente che, per il momento, dovrà continuare ad essere indirizzata alla sede centrale dell'ENAM.
  2. prestazioni relative all'assistenza climatico termale, agli anziani non autosufficienti, assistenza scolastica e culturale, previdenziale e sanitaria. Sono le attività istituzionali di competenza degli uffici centrali ex ENAM che hanno una evidente attinenza con molte di quelle gestiste dalla Direzione Centrale Welfare e Strutture Sociali dell'INPDAP; motivo per il quale, quest'ultima struttura ha il compito di subentrare nella gestione di dette funzioni. Analogamente, per quanto riguarda la gestione della cassa mutua di piccolo prestito, le funzioni verranno assunte dalla Direzione Centrale Credito, Investimenti e Patrimoni, che viene individuata come la naturale “erede” di queste attività svolte dall'ex ENAM.

La FLC CGIL, che si è opposta alla decisione unilaterale del Governo di sopprimere l'ENAM, ritiene giusto che le aspettative di coloro che avevano precedentemente prodotto domande di assistenza vengano soddisfatte ma nel contempo ribadisce che la doppia trattenuta a favore dell'INPDAP, nella busta di lavoratrici e lavoratori della scuola primaria e dell'infanzia, sia a questo punto ingiustificata e quindi da sopprimere.

Per questo invitiamo i lavoratori a sottoscrivere l'appello – che alleghiamo – per la cancellazione della trattenuta ex ENAM.

Scarica l'appello e la circolare:

Fonte: FLC-CGIL.

12:24 – 23/10/10 – Scuola Pubblica Vendesi?

Comprami, Io Sono in Vendita....
Comprami, Io Sono in Vendita....

L'ipotesi di una costituenda Scuola Spa è apparsa su alcuni quotidiani nei giorni scorsi ma non è stata seguita da dichiarazioni ufficiali da parte di nessuno dei tre Ministeri (Economia, Infrastrutture ed Istruzione) da cui sarebbe partita la proposta. Questa circostanza, già di per sé singolare, desta grande preoccupazione perché, alla luce di episodi precedenti (link all’elenco delle 12.000 scuole a rischio sicurezzalink all’elenco delle 2.400 scuole rischio amianto).

Si è visto come spesso trapelino notizie per le quali si aveva già pronto un piano di interventi e di finanziamenti non condiviso con i soggetti istituzionalmente preposti per competenze, regioni, province, comuni, men che meno con le famiglie e i ragazzi direttamente coinvolti.

Che cosa ci si propone con la scuola Spa? Di dar vita ad un soggetto misto, pubblico–privato, nazionale, che si occupi della gestione dell'edilizia scolastica ma anche della gestione di mense, corsi di formazione e aggiornamento. Per far questo i tre Ministeri starebbero lavorando ad un piano operativo e, forse, ad un testo legislativo che, entro la fine di ottobre, dovrebbe dare vita ad una Spa rilevando tutte le competenze, oggi proprie degli enti locali, riguardanti la proprietà, la costruzione, la manutenzione, la messa in sicurezza degli edifici scolastici.

I fondi inizialmente a disposizione della Spa sarebbero quelli dell'ultimo stralcio dei fondi CIPE destinati all'edilizia scolastica, di circa 400 milioni di euro.

Tra le righe si parla anche del grave stato in cui versa l'edilizia scolastica al punto che sembrerebbe che 10.000 edifici scolastici sarebbero da demolire.

Alcuni elementi dell'operazione destano in noi molta preoccupazione.

Innanzitutto non è ammissibile scoprire per caso, da un articolo di giornale, che 10.000 dei 42.000 edifici scolastici pubblici dovrebbero essere demoliti, quando da anni aspettiamo di sapere quale sia la reale situazione e dimensione del problema, attraverso i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, di cui sembra che solo pochi abbiano il privilegio di conoscere i risultati.

In secondo luogo, non capiamo la necessità di ricorrere a strumenti straordinari e non avviare piuttosto, come avviene in tutti gli altri paesi europei, programmi decennali di edilizia scolastica, compartecipata, senza interruzioni e senza tentennamenti al di là del succedersi dei governi.

In terzo luogo, ci chiediamo come si possa conciliare l'avvento del federalismo nell'istruzione (ancora in gestazione) con atti che non solo centralizzano ma privatizzano beni pubblici preziosi e vitali come le scuole, togliendo di fatto a regioni ed enti locali i poteri di cui sono competenti per legge in materia di edilizia scolastica. E sicuramente gli stessi sarebbero ulteriormente penalizzati: con questa operazione dissennata, gli enti locali si troverebbero più poveri di quanto già non siano per aver perso un patrimonio inestimabile prima (gli edifici scolastici) e per dover pagare poi gli affitti degli immobili di cui attualmente sono proprietari. Sarebbe meno paradossale e più semplice lavorare sulla revisione dei limiti imposti dal Patto di stabilità, consentendo ai Comuni virtuosi di spendere quanto a loro disposizione e a quelli inadempienti di essere colpiti con sanzioni e azioni di surroga da parte del Governo centrale.

Che dire poi dell'oggetto dell'operazione: non si possono mettere sullo stesso piano edilizia scolastica e gestione delle mense, gestione del personale ATA e corsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti. Ma non sarà che, in fondo, si considerano i bambini che mangiano, il personale docente che si aggiorna, il personale ATA che si professionalizza, al pari delle suppellettili e delle strutture scolastiche da aggiustare e rimodernare?

Per tutto questo la Spa non ci sembra la soluzione al problema. Ci sembra piuttosto la strada più breve e rapida per distruggere il bene pubblico scuola ed accelerarne la sua totale privatizzazione, accampando motivazioni legate all'urgenza e alla gravità della situazione.

Adriana Bizzarri .
Coordinatrice nazionale della Scuola di cittadinanza attiva
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Fonte: CittadinanzAttiva.

Vedi anche:
Speciale sulla Sicurezza nelle Scuole Italiane. (Dossier di articoli).
11:31 – 08/06/10 – Elenco Nazionale delle Scuole con Problemi di Sicurezza.
12:27 – 09/08/10 – Scuole a Rischio Amianto ma i Soldi per Bonificarle Spariscono…

21:00 – 19/10/10 – Ore21: Lezione di Banche e Investimenti Finanziari…

Lezione a cura del Prof. Beppe Scienza – Università degli Studi di Torino.

A cosa servono le banche in Italia? Questa domanda, semplice, semplice, ha molte risposte, nessuna rassicurante per i risparmiatori. Se i partiti sono i camerieri dei banchieri, i banchieri per conto di chi operano, chi servono a tavola? Chi muove i fili dei grandi banchieri della finanza, da Passera a Geronzi? Qual è il reale potere di questi ultimi? A giudicare dalla fine di Arpe e Profumo licenziati dalla mattina alla sera, non molto. Qualcuno dura più di altri perché è più funzionale al sistema. Le banche rispondono a interessi superiori, sconosciuti ai più, investono i soldi dei risparmiatori in buchi neri, come è avvenuto per Telecom, per Alitalia, per Air One. Investimenti a fondo perduto buttati nel cesso fatti con i soldi dei correntisti, di chi deposita i suoi risparmi. Le banche sanno sempre prima quello che i loro clienti sapranno dopo. Questo è il trucco che gli consente di vendere i derivati con il buco dentro o di consigliare l'acquisto di obbligazioni Parmalat fino a un'ora prima della bancarotta. Le banche possono consigliare, vendere azioni di aziende a un valore inesistente, come è avvenuto per Saras, il cui titolo è stato subito svalutato dal mercato, senza mai rischiare nulla.
Le banche italiane sono un monopolio di fatto, i loro servizi hanno un costo superiore (spesso di molto) alle banche europee. Sono al servizio di politica, lobby. Finanziano cemento e centrali nucleari, Tav e ponte di Messina, ma ottenere un prestito per un piccolo imprenditore per la sua azienda o un mutuo per una famiglia è peggio che scalare l'Everest. Le banche decidono se un'impresa vive o muore, se un territorio è distrutto o rilanciato.

Intervista a Beppe Scienza del Dipartimento di Matematica Università di Torino.

Le banche, il vero nemico (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
“Sono Beppe Scienza, mi occupo di matematica e di soldi, di matematica finanziaria e oggi parleremo di imposte, di tasse perché l'argomento interessa sempre gli italiani, gli italiani odiano il fisco, non entro in merito se questo odio sia motivato, esagerato, su cui si specula, però una cosa merita chiarire. Per i risparmiatori il vero nemico non è assolutamente il fisco, ma in generale sono le banche, il sistema finanziario, i fondi comuni a portare via soldi ai risparmiatori, molti di più di quelli che porta via il fisco.

Riprendete il controllo dei vostri soldi ! (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Prima conclusione direi inconfutabile, il mondo finanziario, le banche, le banche e i loro collegati vari etc., portano via in Italia molti più soldi ai risparmiatori, di quanti gliene porta via il fisco, quindi prima di lamentarsi delle tasse i risparmiatori devono lamentarsi semmai delle banche, però vorrei aggiungere qualcosa sempre riprendendo le analisi dell'ufficio studi di Mediobanca,

perché uno dei confronti che fanno da anni è tra i fondi comuni da un lato e i Bot dall'altro, come dire tra un investimento evoluto, prodotto comunque da una forma di ingegneria finanziaria e dall'altro lato invece l'investimento della vecchietta, non siamo a livello di buoni postali fruttiferi, ma siamo vicini, come direi che ci vuole a prendere i Bot, poveri scemi quelli che prendono i Bot, poveri scemi non lo credo, ma comunque viene fuori che di regola chi è rimasto ancorato ai Bot, non ha fatto faville, non ha ottenuto investimenti strabilianti ma comunque ha ottenuto di più che con i fondi comuni che, questa mi i sembra una condanna senza appello, se non riescono neanche nell'arco di 26 anni a fare meglio di chi va ogni anno ai nuovi Bot, siamo veramente messi male.
Qui vediamo due dati, il nero sono i 10 anni che abbiamo visto prima, questi sono gli ultimi 10 anni dove ogni anno chi si è fidato dei fondi comuni ci ha mediamente rimesso il 3% rispetto ai Bot, un po' diverso se guardiamo gli ultimi 5 anni, comunque ha perso quasi l'1%, ma soprattutto significativo da fine 1984 a fine 2009 chi ha affidato i suoi risparmi al risparmio gestito, ha ottenuto mediamente lo 0,8% all'anno meno di chi li ha tenuti in Bot e tra l'altro meglio ancora è stato l'investimento nei Btp, nei Cst, o nei buoni fruttiferi postali che hanno reso ancora di più.
Conclusioni? Il discorso è complesso, però a parte come già detto che sono più rapaci le banche, i fondi del fisco, a questa rapacità si può sfuggire perché al fisco non si può sfuggire, ma alla rapacità delle banche e dei fondi unici si può sfuggire, basta non dargli i soldi in gestione e vista l'esperienza fallimentare di 26 anni del risparmio gestito con le eccezioni che sono minime, direi che quando un gruppo di persone ha dato prova di tale inettitudine o addirittura disonestà meglio riportare i remi in barca, riprendere il controllo dei propri soldi, al limite rinvestirli in Bot di altri Stati se uno li ritiene più sicuri, come la Francia o la Germania, ma non lasciare i propri soldi in mano a altri, non lasciare che altri gestiscono, ma prenderli, comprare dei titoli, quello che si vuole e tenerseli ben stretti.

E poi non dite che non vi avevamo informati…