12:02 – 29/09/10 – L'Ignoranza degli Italiani…

Di Piero Ricca.

E se fosse l’ignoranza il primo problema della democrazia in Italia?

Sono allarmanti, ma non hanno generato un gran dibattito, i risultati di due indagini internazionali sull’istruzione primaria e la cultura diffusa degli italiani pubblicati a cura della ricercatrice Vittoria Gallina nei saggi: “La competenza alfabetica in Italia. Una ricerca sulla cultura della popolazione” (Franco Angeli 2000); “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana” (Armando editore 2006).

Cosa dicono queste indagini? “Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea“.

Sono parole del linguista Tullio De Mauro.
Sono numeri che spiegano molte cose.

Sia chiaro: la tendenza al declino delle competenze e all’analfabetismo di ritorno riguarda tutte le società occidentali. Ma in Italia il fenomeno ha un impatto maggiore. Tant’è vero che siamo in coda all’Europa per lettura di libri e giornali. Secondo l’Istat più della metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, mentre la tv generalista, pur in declino, rimane il mezzo di comunicazione dominante.

Inutile dire che l’homo videns, come l’ha definito Giovanni Sartori in un suo saggio, è assai più suggestionabile dalla propaganda e dalla demagogia rispetto alla minoranza ancora affezionata alla parola scritta. Tra i pochi intellettuali che denunciano il rischio per la tenuta della democrazia della de-alfabetizzazione di massa c’è proprio De Mauro, “La democrazia vive se c’è un buon livello di cultura diffusa”, mi ha detto nell’intervista che allego, “se questo non c’è, le istituzioni democratiche – pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi  –  sono forme vuote”. Prima ancora del deficit di informazione, dunque, alla radice del caso Italia c’è un problema di formazione, anzi meglio: di istruzione primaria. “Quanti di noi hanno la possibilità di ragionare sui dati di fatto – prosegue  De Mauro – partecipando alle scelte collettive con la possibilità di documentarsi sul senso di quelle scelte?

Vedi anche:

14:25 – 23/09/10 – Sistemi Educativi a Confronto: Italia vs Cuba…
AnalfabetismoEnhanced Wikipedia Global Search.
Analfabetismo – Documenti in formato pdf da scaricare.
Analfabetismo – Alcune Presentazioni in PowerPoint da scaricare.

15:58 – 25/09/10 – Sicurezza nelle Scuole: Perché il Volontariato è Importante.

Lamezia Terme da sempre si è distinta per l’impegno che ha profuso nel sociale: molte sono le associazioni che si adoperano, affinché molti problemi vengono portati all’attenzione di chi ha il compito (oltre che il dovere) di porre una soluzione.

Tra queste da anni si distingue Cittadinanzattiva, iniziando 30 anni fa il suo impegno nella tutela dei diritti degli ammalati, contribuendo in modo concreto a migliorare alcuni aspetti della nostra sanità pubblica, attraverso il Tribunale per i Diritti degli Ammalati.

Sulla stessa scia da quasi otto anni sta prendendo piede la Rete Scuola di Cittadinanzattiva, una rete appunto, del movimento che cerca con molta fatica ma con altrettanto impegno di promuovere la cultura della SICUREZZA degli edifici scolastici, attraverso il monitoraggio delle strutture presenti nel nostro territorio, effettuato dai nostri monitori civici, che vengono formati ogni anno. Persone che hanno scelto di mettersi a disposizione della società aiutando e collaborando con competenza, dedizione ma soprattutto serietà. Non si tratta di attività ispettiva, come molti erroneamente pensano, ma è una valutazione civica: un sistema di attività poste in atto dai cittadini per far valere, comunicare e definire il proprio punto di vista riguardo alle questioni di rilevanza pubblica e sociale, soprattutto quando riguardano la tutela dei diritti e la qualità della vita

Questa indagine che viene fatta in collaborazione di dirigenti scolastici ed enti locali, vuole evidenziare quelle situazioni di criticità a livello strutturale, di qualità, di prevenzione, di vigilanza e di organizzazione, delle nostre scuole e credeteci ce ne sono tante. Ma tanto è l’impegno che tutti ognuno per la sua parte, stiamo mettendo affinché si intervenga nelle situazioni più urgenti e si programmino gli interventi di messa in sicurezza o addirittura la costruzione di nuovi edifici: così come è successo con la ristrutturazione della Scuola dell’infanzia Leopardi, il trasferimento della Scuola primaria Donna Mazza, e lo stanziamento da parte del CIPE di €. 500.000,00 per la messa in sicurezza dell’ I.C. Fiorentino da noi segnalata lo scorso anno.

Anche quest’anno tutto si è svolto come sempre con la massima trasparenza e chiarezza: in tutta Italia sono stati monitorati 82 edifici scolastici ed in Calabria solo 14, 12 dei quali a Lamezia Terme. Un misero campione dicono i più, è vero anche perché questo dipende dalla poca disponibilità di alcuni Dirigenti a farci visitare le scuole; ma anche se il campione è esiguo ci fa capire che ogni anno abbiamo poco di nuovo.

E a queste scuole chiediamo: dove sono i certificati di agibilità? I certificati igienico-sanitari? Il certificato di prevenzione incendio? Le barriere architettoniche sono state completamente abbattute? I bagni per disabili? I laboratori e le aule computer sono sempre accessibili ai disabili? O sono sistemati ai piani superiori nonostante la scuola non sia dotata di ascensori o quando ci sono non funzionano? Gli idranti sono sempre collegati all’impianto idrico? Le porte sono tutte antipanico? Quante uscite di sicurezza sono sgombre da mobili o altro? Nelle scuole dell’infanzia i termosifoni sono protetti o incassati nel muro per evitare che i bimbi correndo possano sbattere contro? Le finestre sono scorrevoli o aprono all’interno dell’aula? Gli armadietti sono ben ancorati ai muri così da non cadere addosso agli alunni? Le finestre hanno vetri conformi? O un colpo di vento può frantumarli ferendo seriamente qualcuno? Purtroppo con questo tipo di domande potremmo continuare per un bel po’ e far capire che non basta far vedere una bella struttura per definirla effettivamente SICURA.

Vorremmo che i soggetti Incriminati rispondessero positivamente almeno alla metà di queste domande. Purtroppo siamo coscienti che non sono nelle condizioni di poterlo fare.

E ci indigna il fatto che della sicurezza delle scuole non interessi a molti: il problema principale è di proteggere e tutelare a tutti i costi l’immagine dei propri istituti. Eppure per la tragedia di Rivoli non è passato tanto tempo e non ha insegnato molto a parecchi!

Dobbiamo abituarci a guardare alle scuole come ad un bene comune da tutelare e consegnarle ai nostri figli nel migliore dei modi: esse non sono un bene privato.

La scuola è di tutti.

In ogni caso le nostre scuole non sono peggiori di altre , ma hanno ancora bisogno di tante cure ed attenzioni da parte di tutti noi: amministratori, genitori, insegnanti, dirigenti, semplici cittadini.

Ci è sembrato ingrato e semplice da parte di chi educa al vivere civile attaccare gratuitamente chi non vuole essere connivente, ma soprattutto non ci sembra giusto mortificare l’impegno di ognuno di noi il cui unico scopo è quello di mettere in luce delle criticità affinchè vengano risolte al più presto, senza danni per nessuno e senza chiedere in cambio nulla: a proprie spese.

Cittadinanzattiva ha sempre operato e risolto piccoli problemi in silenzio ed in punta di piedi facendosi notare solamente per gli argomenti concretamente affrontati.

Non abbiamo mai avuto bisogno di fare o creare scalpore.

Ma non saranno certamente questi incidenti di percorso che fermeranno l’impegno che Cittadinanzattiva ha preso nei confronti della comunità calabrese e soprattutto lametina.

L’indagine di quest’anno si concluderà con la Giornata Nazionale sulla Sicurezza delle Scuole a Novembre………..e a Gennaio 2011 ricomincerà il monitoraggio: saremo nuovamente presenti nelle scuole, come sempre a dare voce a chi non riesce a farsi sentire.

La Coordinatrice della Rete Scuola.

Annamaria Serratore.

23:56 – 24/09/10 – Adesso Chiudiamo anche Il Convitto per i Sordi. E poi?

Non abbiamo neppure i soldi per i nostri ragazzi sordi, che altro dire…

“La mia situazione lavorativa è diventata insostenibile: sono supplente dal 2006 come educatore nel Convitto sordi di Roma e io e altri 13 educatori siamo al lavoro senza contratto (pur avendo avuto la nomina dal ministero)…questo perché nel luglio scorso il nostro dirigente è stato trasferito in tre giorni…la motivazione?

Il Convitto non ha personalità giuridica e deve essere annesso alla scuola (Magarotto). Ad ora non abbiamo nessuno che ci firma i contratti, i nostri dati non vengono trasmessi al Tesoro e non saremo pagati…stiamo lavorando perché dobbiamo aver cura di ragazzi minorenni e per di più con handicap…è difficilissimo rimandarli tutti a casa (molti di loro vengono da molto lontano).

Siamo stati al CSA di Roma e per ben due volte al ministero della P.I., solo promesse di risoluzione…ma intanto senza un dirigente non avremo neanche più i detersivi per pulire i bagni delle camere dei ragazzi.

Abbiamo contattato l’Ente Nazionale Sordi (ENS) …diversi sindacati, ma la situazione resta invariata. Stamattina leggevo un discorso di Piero Calamandrei (ascolta gli audio) pronunciato nel 1950 a difesa della scuola pubblica…sono arrabbiata e forse l’unico modo per farmi ascoltare sarà salire su di un monumento romano…minacciare di buttarmi giù e vedrò accorrere tanti giornalisti pronti a scrivere.

Saluti cari da una di 10 educatrici avvilite.” Emma L.

Testo Integrale del Discorso di Piero Calamandrei a Difesa della Scuola Pubblica.

14:25 – 23/09/10 – Sistemi Educativi a Confronto: Italia vs Cuba…

Italia – Secondo i dati pubblicati nel 2005 da una ricerca dell’Università di Castel Sant’Angelo dell’UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo), quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti. Rappresentano il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati. L’Italia è fanalino di coda fra i 30 Paesi più istruiti. Solo il Portogallo e il Messico hanno un tasso più elevato. La ricerca, intitolata La Croce del Sud – arretratezza e squilibri educativi nell’Italia di oggi, è stata condotta da Saverio Avveduto e pubblicata dall’Università di Castel Sant’Angelo dell’Unla. Senza alcun titolo di studio (o in possesso della sola licenza elementare) è invece il 36,52% della popolazione, circa 20 milioni sui 53 censiti nel 2001. Questa popolazione è considerata dalla ricerca come ana-alfabeta, cioè del tutto analfabeta o appena alfabeta. Questa situazione è stazionaria da 10 anni.

(Fonti Enhanced WikiPedia: Analfabetismo Diritti Umani a Cuba: Il Diritto all'Istruzione.)

Cuba – Il tasso di scolarizzazione attuale è del 100% fino agli 11 anni, e l’indice di analfabetismo si è attestato all’1,9% nella popolazione compresa tra i 10 e i 49 anni. Il dato assoluto della popolazione analfabeta è del 3,8%.

Su una popolazione di undici milioni di abitanti i giovani che frequentano i diversi livelli scolastici sono 2,5 milioni, mezzo milione sono i laureati universitari, uno ogni 15 abitanti.

A Cuba ci sono 2.111 centri di educazione e 46 centri universitari distribuiti in tutto il territorio. La spesa pubblica per l’istruzione si aggira intorno al 23,6% del PIL, che significa 92,9 dollari per abitante.

(Fonte: Il Sistema Educativo Cubano.)

Indagine: Come si Vive in Italia? (Università degli Studi di Firenze).

12:48 – 19/09/10 – Capire gli Italiani in Italia…

Di Aldo Mencaraglia

Oggi mi sono svegliato e come ogni giorno la prima cosa che faccio è approvare i commenti che arrivano durante la notte. Mi sono girate le scatole leggendo un commento fatto a questo articolo (lascio a voi indovinare quale) e ho comunicato su Twitter la mia delusione e rabbia.

Mi sono arrivati moltissimi commenti di sostegno. Grazie a tutti!

In particolare mi ha scritto Fabio che mi ha fatto capire molto meglio la possibile genesi di certi commenti. Gli lascio la parola.

Aldo non ti arrabbiare!!! :D

Il vero problema è che l’Italia sta davvero andando a rotoli, aggiungi una giornata di cacca come la mia di oggi e il commento di Angelo è automatico.

Aldo fai un lavoro preziosissimo per tutti noi, credimi, ma quando sei arrabbiato perchè ti è andata male, hai solo invidia degli altri che ce l’hanno fatta…

In realtà, probabilmente, non abbiamo lo stesso spirito di avventura, l’ambizione, la grinta e la voglia di farcela di tanti di quelli che spiccano sugli altri.

Ti porto il mio esempio personale: come forse ricordi sono stato a Perth, nel 2008, ho fatto un corso di inglese e poi,ho deciso di tornare in Italia.

Questo perchè?!? Sono un ragioniere ed il mio titolo di studio “non” è accettato in Australia e comunque, il mio livello di Inglese, non è talmente alto, anche se buono, per intraprendere una carriera di questo tipo.

Credimi Aldo, in una giornata come quella appena finita, la voglia di prendere e ritornare in down unda, è tantissima…

Ma quale futuro?!!? è difficile e non voglio trovarmi senza soldi e dover chiamare mammina e papino per farmi pagare il biglietto di ritorno… vorrei farcela da solo e senza raccomandazioni… e credimi, per arrivare a quel punto, bisogna ingoiare tanti, ma tanti, ma tanti rospi……..

In Italia, nonostante tutto (E SONO FORTUNATISSIMO!!!!) ho un buon lavoro, ho tessuto una rete di conoscenze (positive, non da raccomandato) che mi aiutano e sono stimato… in Australia dovrei ricominciare da zero, magari come barista…

Beh, non è facile! sia sotto un profilo economico, sia sotto un profilo di feelings… con questo intendo il fatto che la mia vita non può funzionare bene se il mio lavoro non mi soddisfa… ed il barista lo posso fare per un po’ di tempo, poi starei male! e nota bene, non denigro i baristi o chi va a zappare nei campi!!! massimo rispetto! semplicemente so di essere bravo nel mio lavoro e il mio lavoro mi rende felice! quello che non sopporto più è il clima italiano, la politica italiana, la burocrazia italiana, lo spirito italiano….

Sventoliamo tanto la bandiera del Made in Italy come qualcosa di pregiato, ma se vai a fare un’intervista gli Italiani non si sentono più Italiani, o meglio, non si identificano come tali! tiriamo fuori la bandiera solo per i mondiali di calcio o per vendere un prodotto fatto in Cina con un ricarico del 5000% sul costo reale, perchè poi ci attacchiamo l’etichetta a Milano……..

è questo che ci delude e ci vuol far scappare di qui! ci stanno tutti prendendo prendendo in giro e probabilmente non siamo sufficientemente bravi o arguti da ribellarci al sistema…. anche se il sistema lo creiamo noi con i nostri modi burberi…………..

Aldo, tante volte, è bello sentire le storie di questa gente che ce l’ha fatta, che stimo e che ha tutto il mio rispetto, ma, tante volte, sono anche delle coltellate al cuore…. perchè lui ce l’ha fatta ed io no?

Torno al mio esempio personale, paragonato alla tua storia: tu hai frequentato le superiori a Torino e poi sei andato a Londra…. Io volevo fare il quarto anno di superiori all’estero, ma i miei non hanno voluto (e non perchè economicamente non potessero sostenere la cosa, ma perchè non lo ritenevano una saggia scelta per me!!!!!!)…. poi mi sono iscritto all’università dopo avere superato il test, ma non volendo dipendere economicamente dai miei genitori, ho preferito rinunciare e iniziare a lavorare….

Bene, supponendo di essere nati nello stesso periodo e paragonando le nostre storie, è ovvio, che tu, parti avvantaggiato, all’ingresso del mondo del lavoro, poichè parli inglese alla perfezione, hai un titolo di studio conseguito all’estero… io sono solo un misero ragioniere che parla un inglese decente… eppure, anche io, economicamente parlando (grazie ai miei genitori), avrei potuto intraprendere una carriera accademica come la tua…. ma non è stato così… e quindi, ti arrabbi con chi ha avuto più opportunità di te (o che forse è più sveglio di te e le ha sapute cogliere!), anche se non è giusto!

è questo il vero problema!

ti saluto e grazie ancora per il tuo servizio…. questo weekend mi scarico la guida della Lea… vediamo se questa mi aiuta! ;)

ciao e buona giornata…. ora è meglio che vada a letto, se no, domani mattina, chi mi tira più fuori dal letto??!

Fabio

Fabio, grazie mille della testimonianza, mi è utilissima per capire la tua (vostra) situazione in Italia e ne terrò conto nello scrivere gli articoli futuri!!

E voi, cosa ne pensate?

15:56 – 14/09/10 – La Nostra Opposizione…

Intervento del Coordinamento Buona Scuola di Carpi alla tavola rotonda dell'11 settembre a Bologna, nell'ambito della FESTA NAZIONALE DEL PD SULLA SCUOLA

Di Libero Tassella

Sono un docente ma parlo a nome dei genitori, studenti e docenti che sono il movimento resistente di Carpi, non una città grande, ma un contesto in cui grande è sempre stata l'attenzione alla difesa dei diritti costituzionali e, nello specifico, della Scuola della Repubblica.

Sono anche presidente di un'associazione – ScuolaFutura – che da ormai 8 anni, pazientemente e con abnegazione, conduce la sua battaglia di opposizione al disegno disgregatore della Scuola Statale, sempre rinnovandosi e coinvolgendo risorse ed energie nuove.

Per la nostra opposizione siamo sempre comunque partiti da campagne d'informazione nei confronti delle famiglie, degli studenti, dei docenti, della cittadinanza in generale, che con grande impiego di energie e intelligenze, siamo riusciti e riusciamo a coinvolgere anche in modo significativo. Sentiamo però, con la nostra azione dal basso, di colmare la carenza di azione politica che dovrebbe essere propria di partiti e sindacati, che hanno macchine organizzative che noi neanche ci sogniamo e invece ci vediamo sempre costretti a questuare un locale per riunirci, un ciclostile e della carta per stampare volantini, una sala per tenere le nostre, quasi sempre affollate, assemblee pubbliche. Non sempre è possibile ottenere gratuitamente tutto questo e spesso allora dobbiamo autotassarci per perseguire gli obiettivi di difesa del bene comune che ci prefiggiamo. Una presenza di partiti e sindacati non al traino ma propulsiva è quanto auspichiamo nei territori, nelle grandi città, ma soprattutto alla periferia.

Ma a cosa ci opponiamo?

Ci opponiamo ad una riforma caduta dall'alto, senza dibattito e senza confronto, fatta da persone che non provengono dal mondo della scuola e che hanno mirato all'impoverimento dell'offerta formativa, togliendo risorse fondamentali per un normale funzionamento, disperdendo esperienze e preparazione maturate in decenni di serio lavoro.

Ci opponiamo, quindi, alla concreta impossibilità di contribuire democraticamente alla costruzione di una scuola migliore, che parta dalle migliori sperimentazioni realizzate in questi anni e miri agli esempi che ci offrono altre nazioni, con formazione permanente e obbligatoria, ma soprattutto con investimenti.

Ci opponiamo ad una scuola classista in cui le risorse vengono sottratte, in nome di una selezione meritocratica, alle fasce in situazione di svantaggio e si arricchiscono invece le scuole private, spesso di vocazione confessionale.

Ci opponiamo alle discriminazioni, che portano a contingentare i bambini stranieri per classe, quando invece abbiamo in mano un tesoro che può solo arricchirci. Noi pensiamo invece che sia un'occasione da non sprecare perché l'interazione culturale nasce nella scuola, che è il luogo naturale di convivenza tra bambine e bambini di diverse culture. Non possiamo permettere che si torni indietro di 80 anni. La storia, la memoria, deve servirci a non ripetere errori, e la scuola serve proprio a questo.

Ci opponiamo ad una scuola essenziale, come la vuole il governo di centrodestra, la scuola dei meno. Vogliamo invece una scuola ricca, di risorse certo, ma anche di esperienze costruite insieme, con tempi rispettosi dei ritmi di apprendimento di ciascuno; una scuola in cui si sperimenta e si fa ricerca, una scuola sempre aperta, che sia centro culturale, non solo per i bambini, ma anche per gli adulti, con offerte, proposte, iniziative.

Abbiamo tante proposte da fare, e la LIP (Legge di Iniziativa Popolare) è lì a dimostrare non solo e non tanto la nostra capacità di elaborazione, ma soprattutto la correttezza del metodo che abbiamo utilizzato per costruire quella proposta, con oltre 100 comitati sparsi per tutto il Paese, isole comprese, che hanno discusso e si sono confrontati in modo democratico e plurale. Eppure non ci hanno ascoltato mai, nessuno lo ha fatto realmente, intendo con la reale volontà di applicare il metodo della partecipazione attiva. Ripeto, Nessuno.

Questa riforma non la vogliamo, non solo per il problema dei posti di lavoro, che creerà una situazione di gravissima emergenza sociale, e da solo sarebbe motivo più che sufficiente per non accettarla, ma perché una scuola così è solo una scuola impoverita in tutti gli aspetti, nella sua offerta formativa, nelle sue strutture edilizie, nella mancanza di laboratori, nella mancanza o diminuzione del materiale didattico. Insomma, una scuola povera per i poveri. Noi vogliamo una scuola pubblica che sia un modello, e per farlo non basta la buona volontà.

Qualcuno dirà che tutto questa è utopia in tempi di crisi economica, noi rispondiamo che senza l'utopia continueremmo a star fermi e ad arretrare sotto il peso di un realismo che spesso ha colpito anche il centro sinistra, che non ha saputo portare a profitto le occasioni che ha avuto a disposizione, arrivando anche ad imboccare strade ambigue e talvolta decisamente pericolose.

Tre esempi per tutti:

  • la famigerata clausola di salvaguardia ancora operante (se non si riducono le spese per la scuola i finanziamenti successivi verranno comunque ridotti per un pari importo) è un'invenzione di Padoa Schioppa;
  • la significativa riduzione dei finanziamenti per le supplenze temporanee a carico delle scuole era nei famosi capitoloni introdotti da Fioroni, la Gelmini ha lasciato invariati i parametri e ha solo inasprito il taglio;
  • i residui attivi di cui tanto si è parlato nell'ultimo anno scolastico, e ancora si parla, hanno continuato ad accumularsi anche durante il governo di centrosinistra.
  • Concludo rubandovi un altro minuto per leggere un appello che l'associazione Professione Insegnante mi ha chiesto di rappresentarvi. Si tratta di una proposta che l'associazione rivolge a PD e IdV. Lo faccio con piacere perché si tratta di posizioni del tutto condivisibili:

C'è necessità che il problema scuola ritorni in Parlamento.

Bisogna che le forze politiche di opposizione procedano ad un'analisi parlamentare impietosa sull'azione fallimentare del Ministro Gelmini e ne chiedano le dimissioni.

Inoltre occorre avanzare la richiesta di una commissione parlamentare che riferisca al Parlamento sullo stato della scuola pubblica statale italiana e ascolti “il grido di dolore” che da tanta parte di Italia si leva, perché si verifichi quanto sia ampio il danno e in quali aree il sistema sia in uno stato comatoso.

In proposito si legga il significativo documento, non nostro, ma del dirigente dell'USP di Firenze affinché vengano rimossi i provvedimenti berlusconiani di razionalizzazione. Mentre l'Italia si taglia il futuro, togliendo risorse ai giovani, in Germania si investe sull'istruzione come negli Stati Uniti di Obama.

Le barzellette sul numero di bidelli e dei carabinieri o sui posti e le ore di insegnamento che vanno soppressi per premiare gli insegnanti meritevoli e trasformare la scuola in una istituzione di qualità, “all'apparir del vero”, inizio anno scolastico 2010/11, si sono trasformate da battute in tragedia.

Di questa tragedia il parlamento deve essere consapevole.

Aggiungo e concludo dicendo che di questa tragedia occorre informare il paese intero: TUTTI DEVONO SAPERE!

È lo slogan partito dall'assemblea delle scuole di Bologna,

DOBBIAMO IMPEGNARCI TUTTI A FARLO DIVENTARE QUOTIDIANITÀ NON SOLO NELLE SCUOLE, MA ANCHE NELLE PIAZZE, SUI MEDIA, NEI LUOGHI DI LAVORO PERCHÉ NELLA SCUOLA C'È IL MIGLIOR FUTURO CHE POSSIAMO COSTRUIRE PER TUTTI NOI, MA SOPRATTUTTO PER I NOSTRI FIGLI.

19:15 – 13/09/10 – Il Mondo della Scuola Torna in Piazza. La Protesta…

Milano – 13 Settembre 2010. Alla vigilia del nuovo anno scolastico, riparte la protesta del mondo della scuola contro la riforma Gelmini. Secondo i manifestanti il provvedimento ha già provocato un notevole aumento del numero dei precari, oltre a mettere a rischio la qualità delle infrastrutture e dell’insegnamento. Se i tagli continueranno a far sentire i loro effetti – dicono gli organizzatori – l’intero sistema di istruzione pubblico è a rischio. Il corteo, partito da piazza Missori, ha visto sfilare insieme genitori, insegnanti e studenti, tra cui molti giovani e giovanissimi. Servizio di Marco Billeci

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